Locanda Don Serafino, la cattedrale dell’ospitalità a Ragusa Ibla

Per le scale di Ragusa Ibla ogni scorcio dona prospettive dalle connotazioni spazio-temporali rarefatte ed oniriche, oltre alle stratificazioni architettoniche, antropologiche e paesaggistiche, i panorami s’interfacciano ad uno stile di vita votato a preservare identità culturale, un’identità che nell’enogastronomia ha un vettore d’elezione.

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La Famiglia La Rosa, a Ragusa Ibla ed a Marina di Ragusa, sublima l’accoglienza attraverso una proposta luxury che enuncia carismatica eleganza e stile cosmopolita, intrattenendo attraverso la letteratura del gusto di una cucina dagli orizzonti in divenire, una monumentale selezione di rarità enologiche e la quintessenza del mare a Lido Azzurro, storico avamposto leisure fronte mare.

Non si contano le referenze internazionali ed enunciare l’enciclopedica vastità delle verticali trascende nella mitologia della più carismatica cantina di Sicilia, un’enoteca in cui respirare  la storia ed il culto per la divulgazione del valore culturale del vino.

L’ispirazione creativa dell’executive chef Vincenzo Candiano trascende dai vincoli di prossimità e trova nella vivacità delle cromìe, nell’esegesi della tecnica magistrale e nel rigore della selezione eccelsa degli ingredienti pragmatismo compositivo.

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Eclettica sintesi dei profumi estivi e codificati nella memoria familiare, la pizzaiola destrutturata dello Chef si ricompone nella somma alchemica dei sapori mediterranei emblematici, che si spiralizzano attorno alla trama setosa del manzo scozzese, lisciato all’olio balsamico.

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Ricci e seppia nell’enfasi di una chitarra che scandisce le note passionali del mare, scoglio verace ed umorale, diaframmato all’eleganza delle tessiture ed alla voluttuosa ricotta iblea che ricolloca geograficamente il signature dish dello Chef.

Un paesaggio marino ricreato attraverso un esercizio di stile che evoca la celebre purée di Robuchon, celata in uno “scoglio” che enfatizza la croccantezza della lampuga affumicata, in un carosello di perlage aromatici: Vincenzo Candiano esprime la propensione artistica mirando alla concettualità del gusto, e nelle architetture compositive ricerca la componente emozionale della lirica.

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Chinotto candito e torrone salato a dare enfasi al maialino, in una somma di essenze che trascendono verso una complessità asiatica di armonie: vivaci, coinvolgenti e rivelatrici.

Virtuosismi francesi ispirano la pasticceria, che celebra l’esperidato degli agrumi a compendio del menù degustazione estivo più articolato.

Ristorante visitato il 23 giugno 2019

Locanda Don Serafino

Hotel: Via XI Febbraio, 15 – 97100 Ragusa Ibla (RG)

Tel: +39 0932 220065 

Ristorante: Via Avv. Giovanni Ottaviano, 13 – 97100 Ragusa Ibla (RG)

Tel +39 0932 248778

Lido Azzurro: Lungomare A.Doria – 97010 Marina di Ragusa (RG)

Tel: +39 0932 239522

Steinbrück expérience al ristorante Cuvée du Jour a Palermo

I sofisticati perlage delle magnum selezionate dal Barone Roberto Beneventano della Corte, ambasciatore dello Champagne e della Maison Steinbrück, hanno scandito l’evento che ha inaugurato la stagione del ristorante fine dining del Grand Hotel Villa Igiea di Palermo:

Cuvée du Jour si conferma anche per l’estate 2019, l’enclave di ricerca dell’executive chef Carmelo Trentacosti.

Un menù ideato dall’executive chef Carmelo Trentacosti per esaltare la complessità sensoriale e l’eleganza delle Cuvée, screziato di cosmopolitismo diaframmato alla mediterranea stagionalità degli ingredienti, esaltati dalla tecnica magistrale del team di cucina, rappresentato dai sous chef Salvatore Garbo e Antonio Lo Cicero, Giulio Spataro e  Giuseppe Barone.

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L’esemplarità del servizio di sala si avvalora dell’attenzione di Carlo Purpura, Adriano Graziano, Gabriele Tutone e del sommelier Paolo Bertero, che all’unisono hanno saputo illustrare i ricercati pairing tra gli Champagne e le portate in degustazione.

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Tra le nuove creazioni dell’executive chef Carmelo Trentacosti, il Falsomagro Inverso ha saputo rifondare i canoni della contemporanea letteratura del gusto panormita:

fondente filetto di maialino Nero dei Nebrodi, vivacizzato dalla sublimazione eterea della Tuma Persa e tartufo estivo. Un’iconografia del gusto della cucina dei monsù, trasposta con leggibilità estiva e seducente, che ha sedotto anche il palato dei commensali internazionali.

Eventi tematici ideati in sinergia tra l’executive chef Carmelo Trentacosti, Giovanni Mancino, Vito Giglio, rispettivamente F&B Manager e Direttore del Grand Hotel Villa Igiea, ed il Barone Roberto Beneventano della Corte, che ad ogni edizione, riesce attraverso la sua opera divulgativa, a donare inedite chiavi di lettura alla mitologia dello Champagne Steinbrück.

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Il design delle porcellane Villeroy & Boch ha saputo valorizzare la cifra stilistica delle creazioni, mettendo in evidenza l’eleganza compositiva dell’executive chef Carmelo Trentacosti, esteta del gusto ed artista sensoriale.

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La serata è stata moderata dalla PR Manager Carmela Piazza, che con proverbiale allure ha intrattenuto gli ospiti enunciando numerosi spunti culturali e dando alla convivialità le nuances adamantine dell’ospitalità del Grand Hotel Villa Igiea.

La cosmogonia del Nero d’Avola: l’inedita anima di Principi di Butera

I volti del Nero d’Avola dipinti dall’enologo Antonio Paolo Froio hanno sempre le più iridescenti caratterizzazioni ed il valore autentico della rivelazione: la lectio magistralis esclusiva tenutasi ieri al ristorante La Madia di Licata, tratteggiata dalla genialità artistica e dall’innata eleganza compositiva dello chef Pino Cuttaia, ha svelato la polifonia di un vitigno autoctono che ha animato l’evento con inedite nuances.

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Antonio Paolo Froio

La percezione di una mineralità eclatante, cristallina nell’anima platino delle officinali che si sprigionano nitide già nella presa di spuma studiata del NEROLUCE, elicriso-biancospino-more di gelso bianco-benzoino-mandorla acerba, si evolvono con l’affinamento di trentasei mesi sui lieviti del nuovo ed unico pas dosé di Nero d’Avola in allegorie di zagara e lavanda, brillante succosità di yuzu e carezzevole perlage, ed evocare la brezza del primo mattino che porta alle labbra le onde.

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Particelle nettamente distinte per suoli e latitudini, irraggiamento e drenaggio, danno vita ad espressività delle bacche di Nero d’Avola talmente divergenti da meritare micro vendemmie, mono vinificazioni e progetti enologici dedicati a ciascun cru.

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Alla presenza del Dottor Francesco Zonin, sono state messe in luce le recenti evidenze scientifiche delle analogie tra i DNA dei vitigni mediterranei e delle linee evolutive delle bacche bianche e rosse, in rapporto alla diversa destinazione d’uso dei biotipi di Nero d’Avola, che da vino da taglio si è affermato oggi come anima caleidoscopica della provincia nissena e agrigentina.

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Anna Maria Orlando, Pino Cuttaia, Francesco Zonin

Le anime liriche del metodo Charmat lungo del NEROLUCE e del pas dosé di Nero d’Avola Principi di Butera appena presentato, hanno enfatizzato le ricercate ed espressive scelte stilistiche d’apertura dello Chef Pino Cuttaia:

versatilità e contemporanee didascalie sensoriali d’estate a dare l’esatta tipizzazione e la trionfale intensità estiva della Caprese, del tonno Rosso, della Pizzaiola e delle conserve.

Principi di Butera-21.JPGDi tenerumi di zucchina legenaria, di mineralità iodiche della bottarga e della salsa d’acciuga e di tulle di calamaro che si fa ologramma delle tinte più audaci e sofisticate. Un dualismo tantrico che si risolve nell’opulenza sensuale dei crostacei: uno dei piatti storici dello Chef Pino Cuttaia, riscritto sempre nella contemporanea edizione della sua cifra stilistica. Trama di mare e ordito degli orti, che a Licata non hanno soluzione di continuità e filtrati dalla sensibilità eclettica di Pino Cuttaia catturano l’anima, molto più che il palato, distillando una componente emozionale che si tatua tra i desideri perpetui.

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L’esuberanza e la vivacità, l’essenza pura del Nero d’Avola, principe del terroir di Butera. Sa affascinare AMIRA, sa coinvolgere attraverso l’autenticità di sorsi che trasmettono identità e carisma, nell’agilità delle more e delle ciliegie, accarezzate da tannini suadenti ed una salinità austera.

Principi di Butera-27.JPGSpaghetti al pomodoro, si scrive così, e si legge al palato come un’epifania umami: nell’assoluta sintesi estiva dei sapori travolgenti mantecati ad arte.

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DELIELLA 2015 e 2000 hanno suggellato la cosmogonia del Nero d’Avola, con carisma e magistrale esposizione del know how aziendale Principi di Butera. Le scelte drastiche in vigna, l’escursione termica delle colline nissene e la culla ancestrale del vitigno siciliano per antonomasia, traspaiono nella coinvolgente lettura sensoriale, che ha nell’inconsueta eleganza verticale e nell’euforia della struttura un valore aggiunto.

Principi di Butera-37.JPGUn idillio che trova pairing ideale al maialino dei Nebrodi e ai dessert, che narrano l’opulenza dei fichi, del cioccolato e dei frutti rossi.

Il Cappero, a Vulcano brilla la stella delle Eolie, Giuseppe Biuso

Eclettismo, raffinate cromìe, sofisticate architetture di gusto e mise en place, che nella ricerca e nell’identità della letteratura mediterranea trovano celebrazione. I menù del ristorante fine dining IL CAPPERO al Therasia Resort di Vulcano, l’enclave gourmet dell’executive chef Giuseppe Biuso, brillano non solo della stella Michelin confermata, brillano soprattutto del valore della sensibilità artistica dello Chef.

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Allegorie ed attitudine al senso ludico, rimandi espressivi ad una sensorialità ricercata, attenzione all’etica non alla mera estetica, perché nel desiderio di essere ambasciatore dei sapori audaci e rivelatori c’è la totale consapevolezza tecnica e l’esaltazione delle sfumature più vivaci degli ingredienti.

Il ristorante IL CAPPERO è inserito nell’offerta caeidoscopica del Therasia Resort, che da quest’anno mira anche all’esclusività del proprio orto biologico, non solo presso gli altri ristoranti della struttura, I Grusoni e L’Arcipelago, ma anche nell’esaltazione vegetariana del ristorante Tenerumi.

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L’executive chef Giuseppe Biuso vanta collaborazioni internazionali, tecnica magistrale affinata al fianco di Nino di Costanzo ed Antonino Cannavacciulo, ed espone la sua cifra stilistica nella scelta di dare anima alle distinte linee ristorative del Therasia Resort di Vulcano, non tralasciando la trasparenza delle sue origini palermitane e la cultura cosmopolita.

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da dx. Giuseppe Biuso, Graziano Biviani e Giuseppe Fiorito

Davanti ai faraglioni di Lipari, con l’espressività di un orizzonte che delinea tutto l’arcipelago delle Isole Eolie, l’executive chef Giuseppe Biuso dirige un’orchestra sinfonica che ammalia per soave leggerezza, armonie di abbinamenti e sorprendente ritmo in sala, scandito amabilmente dal Sommelier Giuseppe Fiorito e dal Restaurant Manager Graziano Biviano, maestri di accoglienza e carismatici professionisti.

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I faraglioni arrivano ad evocare i magmatici sapori della pralina di una Norma alchemica, delle panelle e della freschezza dell’anice a dare brio alla degustazione.

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Ricciola ed avocado, diaframmati dall’agrodolce e dalla fluidità di un’onda intersecata dal rigore tecnico che espone espressività del gusto.

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L’epopea della Parmigiana, nella teatrale esposizione dell’eloquenza di ogni componente e nella trasfigurazione stilistica che cela nella cosmogonia dei sapori l’esatta rivelazione.

I gelsi intarsiano la trama dei tagliolini al polpo, la veracità e la fondente nuances del ragù si rivelano nella degustazione che ammalia per stile esecutivo.

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L’internazionalità dei drink, lo studio delle criomacerazioni e della miscelazione, le fermentazioni, le distillazioni e la conoscenza dei microcosmi enologici, vengono trasmessi attraverso proposte che sanno esaltare i menù, nell’attitudine del Dottor Giuseppe Fiorito a saper essere interprete dei desideri dell’ospite.

La quintessenza dello sfincione in un risotto che trova verticalità nei tartufi di mare, in bilico tra l’umami del pomodoro e la sensualità iodica.

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Rana-Grana e Rana Pescatrice, pescando nelle sofisticate tonalità, si scandiscono le molteplici strutture che si compenetrano nella contemporanea edizione della libertà espressiva. Puntualità nelle cotture e nelle strutture: spume, creme, sfrigolanti allitterazioni in equilibri multipli di sensorialità.

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Ostriche in tempura, carciofo e maialino dialogano dei massimi sistemi della verticalità dei sapori: un viaggio ideale tra Francia e Corea, un’emozione diaframmata dalle suadenti note minerali e dalle voluttuose tessiture.

La polifonia ricercata del carosello dei dessert e dei vini e distillati da fine pasto, culminano in Stella Gemella, la celebrazione di limone, fragola e basilico del riconoscimento Michelin al Ristorante Il Cappero, e soprattutto dell’eclettismo dello chef Giuseppe Biuso, magister di estro compositivo ed designer sensoriale.

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Ristorante Il Cappero

Therasia Resort

località Vulcanello, Isola di Vulcano – 98050 Lipari (ME)

Tel +39 090 9852555

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Summer Light: in scena il nuovo menù dello Chef Joseph Micieli ed in anteprima anche il Pas Dosé di Nero d’Avola Principi di Butera

I riflessi della luna sul mare di Punta Secca e del faro, il dehors del ristorante fine dining Scjàbica Cuoco Pescatore allestito esaltando le atmosfere lounge, le note jazz di Antonella Catanese e Marcello Di Dio ed il solstizio d’estate celebrato dall’eloquenza della creatività dello Chef Joseph Micieli, che stagione dopo stagione, innova sotto la lente del suo carisma tecnico e del suo cosmopolitismo compositivo, i sapori della biodiversità del pescato e degli orti di prossimità. Un menù imbastito di trame travolgenti e screziato di tessiture voluttuose, che seducono attraverso l’identità degli ingredienti accarezzati e donati al palato nella loro essenza.

Un percorso di scoperta e brillante intrattenimento: lo chef Joseph Micieli ed il direttore dell’Azienda Principi di Butera, l’enologo Antonio Paolo Froio, hanno tratteggiato gli abbinamenti esponendo analogie ed evocativi rimandi sensoriali, dando all’evento conviviale un’anima divulgativa. La giornalista Sabrina Gariddi ha moderato i dibattiti,  mettendo in luce i percorsi intrapresi e proiettando con lungimiranza il ruolo dell’enogastronomia nel turismo culturale.

La monumentale esposizione della cucina espressa dello Chef Joseph Micieli ha conquistato l’entusiasmo degli ospiti e della critica di settore: dinamismo ed elaborazioni rigorosamente espresse, esemplari negli equilibri, nella precisione tecnica e nella valorizzazione degli ingredienti.

Antonio Paolo Froio, ambassador ed anima tecnica della cantina Principi di Butera, ha selezionato le etichette della serata: Grillo, Insolia e la quintessenza del Nero d’Avola.

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Trentasei mesi sui lieviti, l’intuizione delle potenzialità di una vendemmia precoce e la genialità di saper donare al vitigno autoctono più rappresentativo dell’entroterra siciliano una luce inedita ed un’espressività intrigante, esperidata e balsamica, ad evocare zagara, more di gelso bianco, agrumi verdi e lavanda.

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In cucina, Chef Joseph Micieli, Peppe Bellina e Agata Rizza

La pralina di gambero Rosso al pistacchio tostato, su specchio di limone IGP di Siracusa, il trionfo di polpo cocktail, umorale di Datterino e cavolfiore agrodolce e le crocchette di alici ripiene di finocchietto e provola dei Nebrodi su crema di patacche selvatiche, hanno introdotto gli ospiti nella degustazione.

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Taboulé aureo di zafferano ibleo, brunoise di ortaggi, mitili e fonduta di Ragusano DOP, i paccheri al ragù di tonno, crema di caprino girgentano e panure al limone candito e le trenette di mare ad estasiare il pubblico, anche attraverso l’esposizione della professionalità del servizio di sala.

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Ricciola ecletticamente ammuttunata alla Tuma Persa, un secondo impreziosito dalla vivacità del sedano e dalla mela e la sfrigolante trama dello sgombro, inedito nella versione crispy e salsa tartara allo yogurt di bufala ragusana e gel di limone.

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Lamponi, meringa e curd di limone IGP di Siracusa, e mousse di ricotta di bufala, ciliegie poché dell’Etna al vino rosso e crumble speziato al caffè, a sancire l’idillio dei dessert.

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La vetreria artistica Thalass ha accentato le portate delle trasparenze marine, amplificando la valenza e la funzionalità della mise en place.

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Esperienza da ripetere ogni sera, al ristorante Scjàbica Cuoco Pescatore.

World Oceans Day a CAPOFARO LOCANDA&MALVASIA, Salina

L’otto giugno scorso, nella giornata mondiale per la salvaguardia del mare istituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, al fine di focalizzare attenzione e responsabilità sull’impatto che le scelte quotidiane di ciascuno hanno sugli ecosistemi marini, è stato celebrato Unknown Fish a CAPOFARO LOCANDA&MALVASIA, in un’edizione dalle nuances incisive e coinvolgenti, attraverso l’esegesi fine dining.

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In occasione del World Oceans Day, l’executive chef Ludovico De Vivo, ha ideato ed elaborato un menù dedicato alla valorizzazione del pescato a miglio zero, emblema della sostenibilità e della stagionalità, idealmente consacrato al gusto dalla testa alla coda, responsabilmente esaltato da magistrale tecnica ed eleganza creativa cosmopolita.

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Un laboratorio permanente ad impatto zero nell’eden di CAPOFARO, un laboratorio di biodiversità, sostenibilità, ricerca, attività programmatiche e lusso soavemente percepito, mai ostentato, attraverso la manifesta naturalezza dell’ospitalità e la divulgazione dei sapori più autentici. Applicazione etica che trova nella cucina e nella viticoltura, catalizzatori e propulsori del valore del rispetto di un patrimonio naturalistico, antropologico e culturale così dirompente, così sfruttato e così minacciato da chiedere a ciascuno di noi atti di tutela imprescindibili e consapevoli.

La gestione delle attività che legano al mare e l’agricoltura alla condotta civile e morale, coinvolge ognuno di noi, anche indirettamente, attraverso scelte di consumo e di leisure. A CAPOFARO LOCANDA&MALVASIA, autoproduzione, stagionalità, sostenibilità energetica, valorizzazione e rispetto delle risorse, affrancamento dalla plastica e rispetto per l’ambiente s’interfacciano con l’hôtellerie de charme.

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A Salina, senza soluzione di continuità tra i vigneti e la vegetazione spontanea, alle pendici dei vulcani gemelli Didyme, dove uno dei fari più importanti del Tirreno richiama memorie e suggestioni, nell’arcipelago Patrimonio dell’UNESCO e riserva naturale dal 1981, la Famiglia Tasca d’Almerita ha istituito un luogo dedicato al culto dell’anima e aperto ad esperienze slow living, che si interfacciano alla sublime e colta cucina dell’executive chef Ludovico de Vivo, carismatico interprete del sublime.

In cucina coordina le professionalità di Gabriele Camiolo, Angelo Mennillo, Gerardo Costiero Giulia Miatto; in sala Gianmichele Fois, Giulio Bruni, Giulio D’Amore, Jessica Gomez, Chiara Ginotta, Allessia Di Caro, Mirko Taranto, Martina Marchisio e Kevin Torres, un team di impareggiabile e soave classe, che perpetua nell’accoglienza un valore aggiunto.

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Pesca e pomodorini gialli a dare brio al pesce bianco, una tartare dalla trama identitaria, un manifesto di eclettismo e leggiadria compositiva.

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Le erbette amaricanti spontanee, i capperi selvatici e la quintessenza panormita di pinoli ed uvetta, a richiamare la letteratura gastronomica della famiglia Tasca. Su tutto, la trama onirica delle linguine di trafila artigianale che hanno l’anima dei grani di Regaleali.

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Cavolo di vigna, misticanza selvatica e la dolcezza caramellata del cipollotto, a donare mineralità ed iridescenti contrasti all’occhiata alla griglia.

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Emblematico ed incisivo il dessert creato dal Pastry Chef Gabriele Camiolo, mousse al cioccolato, gelatina di tè ed una presa si coscienza sullo stato del mare, degli oceani ad ampio raggio e sull’impoverimento della flora e della fauna degli ecosistemi marini.

I vigneti, gli orti e la macchia mediterranea circondano le candide unità full comfort,  edifici armonici in stile eoliano, suite arredate con ricercatezza e design, che si specchiano su Panarea e Stromboli.

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Il Pastry Lab. di CAPOFARO, fin dalla prima colazione curata con devozione da Giulia Miatto, propone un percorso di risveglio sensoriale che ammalia attraverso una proposta continentale indissolubilmente legata agli ingredienti selezionati per esporre espressività di fragranze e trame indelebili.

La monumentale rosticceria palermitana, le brioche e la viennoiserie, lo yogurt colato, le marmellate speziate e le granite espresse, senza tralasciare la frutta appena colta e la carta delle uova, in un’atmosfera imbastita di sorrisi e cordiale eleganza.

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Eclettico compositore d’ispirata padronanza artistica ed audacia compositiva, l’executive chef Ludovico De Vivo sa captare ogni attenzione nell’esposizione della sua caleidoscopica cultura, dagli orizzonti in divenire e dalle connessioni che intrecciano la musicalità del suo carisma.

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Nella maestria della lavorazione dello sgombro, nell’ombra balsamica del finocchietto selvatico e nella fermentazione dei germogli di cappero, si scorge la lungimiranza e la trasposizione nordeuropea diaframmata al foraging delle Eolie, dove entroterra e mare sono lo stesso orto.

C’è la quintessenza dell’estate nella scapece di zucchine salmastre e ricciola, nella tapenade iridescente, nel ricordo di foglia di pomodoro del burro d’olio evo che inebria il pane sfornato al momento: c’è la coralità dell’estetica del gusto e della sensibilità introspettiva che eleva l’ingrediente ad esperienza.

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Dove la pasta con le sarde diventa un giardino zen, dove un sussurro di eleganza si fa brivido di elisir di finocchietto, dove la croccantezza delle briciole di mollicata si fa trama che perpetua la valenza degustativa: nella concettualità della millenaria tradizione siciliana, lo Chef individua un potenziale ambasciatore, identitario dei sapori nitidi di una costellazione di stile e vivacità interpretativa.

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L’umoralità travolgente dell’agnello delle Madonie e la dolcezza tantrica della salsa al pistacchio di Raffadali, tratteggiate dall’umami della variazione di pomodori: un tributo all’opulenza e un raffinato esercizio di stile che seduce ad ogni conturbante assaggio.

Spensieratezza, gioco, vibranti alchimie e rimandi continui nei viaggi dei dessert di Gabriele Camiolo, esteta e profeta di essenze, rigoroso nella tecnica, imprevedibile nell’ispirazione, soave nelle edulcorazioni e irrimediabilmente seducente nelle strutture.

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Pane, caramello e latte, ad evocare voluttuose sensorialità e affettività, nella ricercatezza della sostenibilità anche in pasticceria.

Visibilio per la piccola pasticceria, che trova climax e punto di non ritorno nelle olivette di pasta reale affinate all’olio evo, un desiderio perpetuo che mi riporterà a CAPOFARO.

CAPOFARO LOCANDA&MALVASIA

TENUTA CAPOFARO

Via Faro, 3 – 98050 – Salina Isole Eolie (ME)
tel. +39 090 98 44 330
mob. +39 338 63 33 999
info@capofaro.it

La colazione dei sogni, al Belmond Villa Sant’Andrea, Taormina

Il trend del brunch? Definitivamente archiviato, la vera tendenza è poter godere di un risveglio da fiaba e di una mise en place che al Belmond Villa Sant’Andrea di Taormina resta sospesa tra sogno, idillio formale ed incantevole eloquenza.

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La fragranza della viennoiserie appena sfornata, ideata dal nuovo team di pastry chef, dedizione al cliente ed al lusso percepito come affettuosità del servizio, esemplarità della qualità, cura dei dettagli e della selezione dei prodotti, in una atmosfera d’impareggiabile meraviglia.

Dalle sale accoglienti e dalla terrazza si gode di ogni riflesso del mare e del giardino, che si sviluppa in un parco secolare di essenze esotiche e mediterranee.

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Ogni referenza della colazione continentale, la tipicità e l’anima siciliana nella proposta delle granite e delle confetture, della frutta fresca e dei latticini, focalizzando ogni esigenza nutrizionale e di benessere.

Dall’enciclopedica carta delle uova è possibile scegliere interpretazioni d’Autore: Benedict, Royal al salmone, Florentine, Poché all’avocado e le Omelette siciliane o fit agli albumi e semi di chia. Senza tralasciare la voluttuosa polifonia dei pancake e dei waffle espressi, da accompagnare agli estratti di frutta e verdura o alle spremute e alla ricercata caffetteria.

 

Un sorriso accompagna sempre il cestino di pane, brioche, burro montato e marmellata al tavolo, per poi perdersi nell’esposizione dolce e salata e tra le referenze del menù.

La memorabilità perpetua che ti riporterà sempre al Belmond Villa Sant’Andrea.

Belmond Villa Sant’Andrea

Via Nazionale 137, 98039 Taormina Mare (ME), Italia

Telefono: +39 0942 6271 200

reservations.vsa@belmond.com

Prenotazioni: + 39 0185 2678 453

 

Storie di Nerelli, tra Etna e Faro Superiore, gli eventi imperdibili ZASH

Storie di Nerelli, un plurale che sancisce le felici divagazioni dei blend che fanno capo alle denominazioni Etna Rosso e Faro, sulle colline messinesi. Nerello Mascalese e le nuances dei suoli e delle latitudini che vibrano nei palpiti delle altre cultivar a bacca rossa più rappresentative: Nero d’Avola, Nerello Cappuccio e Nocera. Terroir, passionalità e gioiosa leggibilità di sorsi che hanno saputo animare il certamen incentrato sugli abbinamenti che l’executive chef di ZASH, Giuseppe Raciti, ha ideato con lirica eleganza ai vini delle cantine PIETRADOLCE e LE CASEMATTE.

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A Seby Sorbello il preludio mixology dell’evento, distillato in un drink dall’autenticità siciliana e dal cosmopolitismo degli equilibri, un’ode alla mandorla nella palette sweet&sour che ha accolto gli ospiti nell’atmosfera del palmento costellato dal design e dallo stile del servizio di sala affidato al Maître Giuseppe Romeo e al Sommelier Daniele Forzisi che hanno selezionato i più audaci incipit di pairing.

Ai rosati PIETRADOLCE Etna Rosato 2017 e LE CASEMATTE ROSEMATTE 2017, la liaison all’uovo poché, iridescente negli accenti di lampone, legumi verdi ed asparagi: una riedizione di un masterpiece dello Chef Raciti, che negli esercizi di stile trova sempre evocative e sorprendenti chiavi di lettura.

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Rossini e le voluttuose trame della scaloppa di foie gras sanno sempre ammaliare, ma il valore che fa del burger dello Chef un indelebile assaggio, è la sua attitudine a sedurre attraverso l’evocatività della cucina classica diaframmata al desiderio di giocare con la leggerezza impartita dalla tecnica magistrale: battuto di carne d’asina, fondo bruno e tartufo, in pane soffice al sesamo che eleva la contemporaneità dell’hamburger ad opera antologica.

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PIETRADOLCE Santo Spirito 2016 Peloro Rosso 2016 LE CASEMATTE hanno con incisività valorizzato l’assaggio, con la carezza dei tannini e la rimembranza delle rose rosse recise, come in lungo e passionale bacio.

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La pasta fresca ripiena è un’altra passione dello Chef Raciti, che nell’esperidata anima degli agrumi, nella balsamicità del finocchietto e nell’ombra torrefatta del caffè ha trovato gli accenti più coinvolgenti per dare al ragù di faraona intriganti contrasti.

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Contrada Rampante 2016 di PIETRADOLCE e Faro 2016 LE CASEMATTE hanno dato enfasi al pairing, ora con carisma fumé ora con la profondità torrefatta delle spezie e del cuoio, tra flash fruttati ed eleganza.

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 La Vigna Barbagalli PIETRADOLCE arriva sempre alla sensorialità  più travolgente, che nel filetto alla Bernese ha trovato infiniti rimandi alla complessità speziata e alla conturbante polifonia delle amarene. Stessa annata, la 2015 per il Faro, speziato e salmastro, come la brezza di un’estate tanto attesa.

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Estetica compositiva, seducente tecnica ed amabilità del convivio hanno tratteggiato un evento ZASH che attraverso l’epica dei sapori e la valorizzazione delle selezioni enologiche, ha donato la percezione netta delle caleidoscopiche identità del Nerello Mascalese. Un evento divulgativo, che ha saputo affascinare anche attraverso la coinvolgente narrazione degli Ambassador e dei sapori.

Cioccolato, caramello, ananas e rosmarino gli ingredienti scelti per un dessert costruito sulla somma di tecnica e seducente armonia: lo chef Raciti padroneggia l’arte dell’estro compositivo attraverso dipinti che dal Mediterraneo si proiettano con orizzonti in divenire e sanno sorprendere nella magistrale esecuzione.

 

ZASH 

chef Giuseppe Raciti

Strada Provinciale 2/I-II n.60

95018 Archi – Riposto (CT) – Sicilia

tel: +39 095 7828932

mobile: +39 3472765552

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PIPERO ROMA, cosmopolita e seducente esegesi fine dining

Ritrovare le travolgenti sinergie di stile, eleganza dell’ospitalità ed eclettismo dei menù e delle selezioni enologiche, nell’enclave fine dining più audace ed iconica della Capitale, ti riconnette con l’esemplarità di tutto ciò che è patrimonio culturale della ristorazione italiana: un’alchimia che si esplicita nella cura dei dettagli che sanciscono il concetto del sublime.

“ Da Pipero esiste solo il massimo, punto.”

                                                           Alessandro

Alessandro Pipero, Achille Sardiello, Ciro Scamardella e l’intero Team, semplificano nell’innata vocazione ad emozionare la scenografia di una raffinatezza mai ostentata, ma sussurrata attraverso la dirompente compiutezza dei sapori e dell’esperienza in toto.

Bao di coda alla vaccinara, una bruschetta che sintetizza su “crosta” di pane la quintessenza del pomodoro, uno choux che è un “negativo” di supplì, l’aria di ceci e l’epifania di Pane&Olio sono la punteggiatura della dichiarazione d’intenti del menù degustazione Carta Bianca, perché al cospetto di Alessandro, Achille e Ciro non ci sono “se” e non ci sono “ma“. C’è solo fede e devozione.

Vulcanica sintesi d’identità, trasposta al brio iridescente di primavera 

Trionfate e conturbante, la mozzarella di bufala di Pæstum irradia col suo latticello l’ostrica, specchiandosi nella crema di topinambur e nell’esperidata brunoise di limone pane di Sorrento e cerfoglio. Voluttuosa, sapiosexual ed olografica sintesi della Costiera.

Ispirazione e genialità nell’esaltazione introspettiva della lattuga primaverile, violata nella sua clorofillica dolcezza dal pesto amaricante e liberata dagli stereotipi dal gel aggrumato e dalla croccantezza balsamica della misticanza.

Manzo affumicato, la maionese lisergica del suo estratto e la purezza lattea della mandorla, celati da una nuvola di acetosa: un editto di stile contemporaneo che rimodula gli stereotipi di tartare&carpaccio con allusività indie rock.

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Baccalà e coppiette di maiale come fossero bottarga: il desiderio di esplicitare l’anima romana in una vertigine di umoralità che si risolve nella vena siderale dell’aneto e della maestria tecnica delle cotture millimetriche.

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Inno alla gioia: la genovese di polpo, la salsa del suo fegato come fosse foie gras e la manifesta cifra stilistica dello Chef, in una sintesi emblematica di padronanza totalizzante della letteratura del gusto.

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“Nel piatto ricerco l’equilibrio abbinato sempre all’emozione.” Ciro

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Trilogia di cavoletti di Bruxelles a controcanto del manzo al ginepro e gel di gin: tra graffianti umami ed emblematiche fermentazioni, il carattere speakeasy che ti sorprende ad ogni assaggio da comporre a sentimento.

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La sublimazione tecnica in pasticceria arriva ad ammaliare solo quando nella composizione si percepisce la trasposizione emozionale: le nuances esotiche di litchi e zenzero dialogano ora con la rosa ora coi pop corn, in rimandi tantrici che oltrepassano gli equilibri istrionici dei dessert.

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Il ristorante PIPERO ROMA sa accogliere nel caleidoscopio della professionalità distillata con soave verve, attraverso la memoria ed il carisma di Achille Sardiello e l’acume e l’infinita antologia espressiva dell’ironia di Alessandro Pipero, che condensate al manifesto talento dello Chef Ciro Scamardella, dipingono l’esatta somma dei desideri di chi si accosta alle contemporanee edizioni dell’esemplarità dell’Alta Ristorazione.

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Mecenatismo e design

PIPERO ROMA espone avanguardie stilistiche ed opere di artisti contemporanei, nel sodalizio con importanti gallerie romane. Il ristorante è oggi sede della personale di Francesco Mernini.

Ristorante visitato il 20 maggio 2019.

PIPERO ROMA

Corso Vittorio Emanuele II, 250
Roma

339 7565114

06 68139022

Aperto dal lunedì al sabato
dalle 12:30 alle 14:30 e dalle 19:30 alle 22:30

PIANO PRIMO: laboratorio di ricerca e convivialità al ristorante IL SALMORIGLIO

Il desiderio di trasmettere la passione per l’identità del gusto e per la ricerca enologica, le sinergie catalizzatrici di progettualità, la cultura della biodiversità e l’amore per le edizioni limitate stagionali animano le atmosfere conviviali delle nuova avanguardia del panorama enogastronomico siciliano che detta le tendenze: PIANO PRIMO, la cantina-laboratorio del ristorante IL SALMORIGLIO a Porto Empedocle.

Il valore di un vino sta nella sua capacità di trasmettere, in un sorso, l’essenza e l’identità

Attraverso la divulgazione dei principi cardine della viticoltura spontanea, esplorando l’introspettiva essenza dei vitigni e l’evoluzione delle macro ossidazioni, frammentando i microcosmi enologici nelle più iridescenti espressività, durante le cene tematiche di PIANO PRIMO va in scena la coinvolgente riscoperta dell’identità, che si disconnette dall’omologazione.

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Lo chef Alessandro Ravanà, lungimirante ricercatore ed esponente emergente dell’Alta Cucina sostenibile, ha negli ultimi mesi elaborato menù incentrati sulla valorizzazione intimista degli ingredienti, attraverso allitterazioni cosmopolite e tecniche calibrate sull’esaltazione dei sapori, trovando dialogo e preziose ispirazioni nella dialettica dell’enologia intesa come mezzo di divulgazione culturale.

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Attitudine all’ospitalità, carisma interpretativo, audacia espressiva, confronto continuo, orizzonti in divenire e sperimentazione vanno in scena al PIANO PRIMO grazie alla coinvolgente teatralità del gusto e del bere che si snoda tra il banco di preparazione e la tavola conviviale, dove orbitano le etichette selezionate da Giuseppe Cipolla, ricercatore ed esponente di una viticoltura sentimentale ed integra, espressiva ed animata coralmente dalla verità e dal rispetto, che nel tempo trova valore.

 

 

Il pane di grani autoctoni siciliani, le lavorazioni sartoriali del pesce azzurro, i grissini tirati ad arte ed i saggi en primeur inducono sempre a confronti infiniti, animati dalla coralità di ricercate serate che rivisitano sapori ancestrali e divagazioni che abbracciano ogni ambito artististico.

 

Come fosse una porchetta, la spatola vibra della croccantezza pop della cotenna, in un idillio di misticanza e mostarda d’uva, incontrando l’umoralità della salsa ai pinoli: beccafico contemporaneo, eclettismo senza limiti ed espressività sensoriale che tratteggiano la cifra stilistica dello Chef Ravanà.

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Lussuriosa ed iridescente, nelle trame eteree della sfoglia all’uovo e clorofilla e nel voluttuoso ragù di coniglio, dai sussurri umami del fondo bruno e della fonduta: più una millefoglie che un ricordo di lasagne, dall’eleganza che non si dimentica.

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Le ali di razza planano nell’eclettismo della salsa ai capperi screziata di salmoriglio ed agrodolce di cipolla di Castrofilippo. La riedizione del pescato sostenibile che trova slanci coinvolgenti nei sentori mitteleuropei.

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Il rigore ed il classicismo del finacier ispirano un dessert costellato di estro e sensibilità artistica: noci pecan dei colli agrigentini, spezie dolci, cioccolato Dulcey, succosità esperidate e aria di mandorla in un caleidoscopio di trame sensuali.

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Anche stasera, lo Chef Alessandro Ravanà e Giuseppe Cipolla vi aspettano per una nuova cena conviviale al PIANO PRIMO, sempre al ristorante IL SALMORIGLIO a Porto Empedocle, dove la passione è il primo ingrediente manifesto di ogni portata.