#SAVETUMAPERSA, un hashtag per salvare un presidio di biodiversità

La TUMA PERSA è un formaggio simbolo del patrimonio culturale del gusto siciliano, una produzione artigianale che rischiamo di non poter più assaporare a causa dell’isolamento del caseificio Passalacqua.

Salvatore Passalacqua

Castronovo, il piccolo paese in provincia di Palermo dove si produce la TUMA PERSA, subisce un grave dissesto infrastrutturale a causa di uno smottamento avvenuto durante le alluvioni di novembre. Un assurdo immobilismo burocratico e una stasi politica che sono state affrontate nelle inchieste giornalistiche di Clara Minissale e che hanno avuto eco anche sulla stampa nazionale.

Una produzione di nicchia, che rischia di scomparire per sempre e che Salvatore Passalacqua produce da diciotto anni e distribuisce in Italia e all’estero.

O meglio produceva e distribuiva, perché oggi il latte non arriva più in azienda, e l’isolamento dovuto alla frana impedisce anche la commercializzazione.

“Continuando così rischiamo la chiusura del caseificio – racconta preoccupato il Casaro – siamo a quattro chilometri dal centro abitato e ad otto dalla Strada Statale 189, eppure siamo costretti a percorrere circa cinquanta chilometri in più per aggirare la frana e tornare a casa, per distribuire i nostri prodotti o per farci consegnare il latte, che devo acquistare ad un prezzo maggiorato dalle difficoltà di trasporto”

L’illustrazione della Chef Valentina Chiaramonte FUD OFF

Ma la Tuma Persa non può andare persa veramente!

Cosi FUD BOTTEGA SICULA grazie alla genialità di Andrea Graziano, founder ed ideatore del marchio, ha lanciato una campagna social per sostenere Salvatore e il suo formaggio, che è già virale.

L’Ambasciatore del Gusto Andrea Graziano

Tantissimi tra chef, produttori, giornalisti ed appassionati del settore hanno già aderito alla campagna.

Chef Joseph Micieli
Chef Marco Baglieri
Chef Lorenzo Ruta
Chef Carmelo Trentacosti
Chef Gaetano Billeci e la brigata
Chef Teresa, Giovanni e Vania Morello
Chef Pino Cuttaia

“Partecipare è facile – dice Andrea Graziano – basta prendere un foglio, un cartello o quello che si vuole e scrivere #Savetumapersa, fare una foto o un video e metterci la faccia, condividendo il proprio contenuto sui social e utilizzando l’hashtag #Savetumapersa. Un gesto semplice che ci consente però di poter non solo manifestare solidarietà nei confronti di un produttore che ha sempre fatto bene il suo lavoro e che adesso si trova in difficoltà economiche per una fatalità che potrebbe accadere a chiunque, ma anche di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle mancanze di un sistema statale e governativo che lascia sempre più soli gli imprenditori. Speriamo che dopo tanta mobilitazione, qualcosa si muova e si possa ripristinare al più presto la viabilità della strada per consentire a Salvatore di continuare a produrre la sua Tuma Persa.”

Non perdiamo la tuma persa!

Dall’Alpe Forno, il BETTELMATT selezionato da Giovanni Carena

Dal latte intero d’alpeggio, dai pascoli in fiore dell’Alpe Forno – quota 2.220 in alta Val Formazza – una toma rara e di qualità estrema e folgorante, che esprime la biodiversità del territorio: il Bettelmatt selezionato da Giovanni Carena .

Affinare formaggi, ricercare le produzioni più esclusive, narrare la personalità del casaro in un assaggio – valorizzando unicità più che tipicità – educare alla stagionalità, dipingere un terroir, rispettare il bioritmo degli animali è il fil rouge dei formaggi d’Autore scovati nelle valli più incantevoli delle Alpi e dei Pirenei, senza dimenticare alcune delle più rare produzioni del Regno Unito.

bettelmatt-03

Le note esplicative sul Bettelmatt di Giovanni Carena:

“Matli è il cognome del malgaro, un cognome di derivazione Walser, come Walser é il nome Bettelmatt, sul cui significato non tutti i ricercatori sono d’accordo. I più  fanno riferimento ad un “formaggio della questua” citato in alcuni testi del seicento, anche se l’etimologia presenta alcune zone d’ombra.
Quel che sale subito alle narici, e poi al palato, sono gli aromi tipici del formaggio stagionato in ambienti a temperatura  non controllata.
Il freddo artificiale aiuta sicuramente la conservazione, ma blocca i fermenti batterici nel loro prezioso lavoro.”

bettelmatt-02

In degustazione Bettelmatt di media stagionatura, la crosta esprime fragranze ruvide di bacche selvatiche, ghiande e resine officinali, un formaggio a pasta compatta dall’occhiatura eterogenea e rarefatta.
La cremosità evidenzia la ricchezza in grassi del latte d’alpeggio, che catturano le vitamine liposolubili come i carotenoidi antiossidanti,  ed essenze dei prati fioriti. All’assaggio, conquista la balsamicità delle erbe alpine, l’eleganza del cuoio e l’infinita persistenza.

Idealmente richiama polenta, castagne, grano saraceno, gnocchi e pane di segale, la frutta d’autunno, grue di cacao, vini rossi dimenticati in cantina e passiti.

bettelmatt-05

Un formaggio da commozione più che da meditazione, introvabile se non conosci

Filrouge, sentieri di gusto
Via Valobra, 162
Carmagnola TO

mobile 339 325 1477