Le sinfonie d’autunno da ZASH

Ottobre alle pendici dell’Etna assume nuances cangianti, accarezzate da una luce meno perpendicolare ed iridescente degli agrumi che virano all’oro. A queste latitudini l’estate non si arrende, ma i tartufi e i porcini dei boschi ispirano nuove texture nel menù.

Lo Chef Giuseppe Raciti ha elaborato una palette sensoriale che vira all’esaltazione dei ricercati ingredienti primari attraverso minimalismo nell’elaborazione e caleidoscopici accenti, per arricchire di unicità ed inedite allegorie ogni assaggio.

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Parmentier al rosmarino e panelle a donare voluttuosa e suadente alchimia ad un masterpiece di ricercata tecnica, che trova riflessi asiatici nell’agrodolce esperidato.

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La passionalità sfrigolante della tuma fondente e l’eleganza del limone in due partiture – candito ed in gel – vivacizzano la battuta di manzo e ne arricchiscono di carattere la degustazione. Nel taglio e nella frollatura la suprema sintesi di un esercizio di stile.

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Anacardi tostati, zucca e capasanta: una trilogia di analogie che varia registri armonici nell’onda del risotto e nel garam masala.

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Vongole e ceci, l’opulenza minerale ed il brio della panure al finocchietto hanno l’eco dei faraglioni di Acitrezza e di quell’identità verista e è emblema autentico della letteratura del gusto siciliano.

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Una sofficissima trama si spiralizza nell’idillio del ragù battuto al coltello e nella dolcezza pungente delle albicocche, nell’ode balsamica dell’anice stellato: gli gnocchi che non dimenticherai mai, perché già dal primo si tatuano tra i desideri perpetui.

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Le molteplicità fondenti della spuma di formaggio e dell’uovo poché, si rivelano cangianti nel connubio alla sfrigolante panatura ed alla sorpresa delle more di gelso e tartufo. Coinvolgente e sempre irresistibile in ogni variante, ma è nella sua veste autunnale che l’uovo dello Chef Raciti esprime la sua più eclettica armonia.

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Non occorre enunciare, perché nella sua essenza risiede la padronanza tecnica dell’Alta Scuola: lo Chef Raciti con stile e leggiadria, interpreta il filetto di manzo, il foie gras e con l’umbratile generosità del tartufo siciliano ne fa un’opera omnia.

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Lamponi, biscotto Novecento, gelato allo yogurt e la commozione dell’olio extravergine: il dessert perfetto che esprime senza veli l’arte di sedurre attraverso lo stile, l’espressività dell’eleganza ed il carisma della celebrazione della maturità artistica.

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La proposta fine dining del ristorante Zash brilla di un calendario di eventi tematici di respiro internazionale, in un luogo di culto del design e dell’ospitalità.

Lo Chef Giuseppe Raciti coordina un team di cucina che brilla della costante ricerca e dell’armonia tra Rosita Cavallaro, Agatino Bruno e Giuseppe Ferlito.

In sala, charme e professionalità si rivelano nello stile del Sommelier Daniele Forzisi che cura una cantina di sofisticata personalità, e del Maître Giuseppe Romeo, coadiuvati da Marco Sciacca.

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ZASH 

chef Giuseppe Raciti

Strada Provinciale 2/I-II n.60

95018 Archi – Riposto (CT) – Sicilia

tel: +39 095 7828932

mobile: +39 3472765552

email: info@zash.it

 

DONNA CARMELA experience: i tropici tra l’Etna e lo Jonio

Il microcosmo celato tra il magmatico vulcano Etna ed il blu lapis dello Jonio incanta da ogni prospettiva e nell’immensità tropicale del parco delle tenute Faro rapisce ogni desiderio.

Donna Carmela è un resort di charme a Carruba di Riposto, Giarre, che si sviluppa attorno ad una dimora storica ottocentesca, e dalla pietra lavica e dall’incanto naturalistico trae infiniti rimandi di eloquente meraviglia ed è meta ideale anche per chi desidera visitare l’Etna, Catania, Taormina e la costa ionica.

Camere full comfort, ville private e lodge totalmente immersi nel parco, si integrano nell’atmosfera onirica del boutique hotel, che ha nel valore dell’accoglienza e nella sublime ospitalità la magnificenza.

La Prima Colazione

Infinitamente oltre i confini continental breakfast, la cosmogonia dolce e salata delle tipicità siciliane e della fragrante pasticceria: un risveglio che non si dimentica, per la trionfale espressività delle torte, della rosticceria e delle irresistibili selezioni del buffet, che si arricchiscono della carta delle uova e delle specialità internazionali, istoriate dalla frutta appena colta, dalle spremute e centrifugati, nel contesto incantato del dehors che ha il respiro della natura etnea.

Servizi & Attività

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Donna Carmela è una struttura ricettiva ideale anche per eventi, ricerca di benessere, leisure e slow living. Dispone di piscina e solarium panoramici, su richiesta si organizzano masterclass enologiche, visite in cantina nel territorio dell’Etna, percorsi  botanici, escursioni culturali, pesca turismo e mini crociere.

Il Ristorante:

La Cucina di Donna Carmela

Eclettica, di travolgente espressività tecnica, maestria compositiva e raffinatezza esecutiva: la cifra stilistica degli chef Rosario Parisi e Piergiorgio Alecci ha la connotazione del sublime, seduce nei riflessi adamantini di orizzonti in divenire, istoriati da un talento di abbagliante unicità.

Oltre gli equilibri, oltre i puntuali e vivaci bilanciamenti, oltre l’eleganza e le armonie, traspare la vivacità, la solarità e la purezza di un’anima ispirata all’esaltazione dell’ingrediente di prossimità, alla biodiversità ed al culto della stagionalità.

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Una carezza mantecata, una sontuosa acidità fruttata e l’opulenza della seppia: il Risotto al nero si reinventa nell’idillio della mela, nell’audacia indelebile di una dichiarazione d’amore perpetuo.

 

Estetica compositiva ed architetture sensoriali si fanno concentrici, nel dualismo crudo-cotto del pescato: la tartare di branzino trova enfasi nella bisque, nell’opulenza dei mitili e nella vivacità dello scoglio e dei crostacei.

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La sala del ristorante La Cucina di Donna Carmela non ha soluzione di continuità col fascino del parco di ulivi secolari, dove è possibile anche cenare sotto il cielo stellato e dedicarsi alla degustazione delle carismatiche selezioni enologiche, che si impreziosiscono di rare cuvée di Champagne e di verticali della Cantina PIETRADOLCE, guidati dalla sapienza e dallo stile di Alessandro Mancuso ed Alessia Zuppelli.

Il team di cucina, supervisionato dagli chef Piergiorgio Alecci e Rosario Parisi, si avvale della professionalità di Enrico Ragusa, William Macchi e della sensibilità artistica della pastry chef Annalisa Volpe.

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L’Etna, altera, passionale e carismatica nella soave mousse di ricotta, cristalli di zenzero e rapa rossa: un dessert iconico che riscrive i paradigmi della pasticceria siciliana contemporanea.

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Perfezione tecnica ed infiniti rimandi ludici e voluttuosi nell’assoluto di nocciola, cioccolato, caramello salato e gelatina Nepèta. Vivacità esperidata e balsamica a controcanto della lussuriosa alchimia della ganache.

Brio, espressività, eloquenza tecnica, abilità interpretativa, cosmopolitismo, personalità e indomito talento: gli  ingredienti degli esercizi di stile della brigata di cucina del ristorante La Cucina di Donna Carmela, che i professionisti che vi operano ai vertici degli Chef emergenti di Sicilia.

 

Chef ROBERTO TORO, e le stelle a Taormina stanno a guardare.

Esemplarità, equilibrio, magnificenza ed un lusso percepito come irripetibilità, dedizione al cliente e familiarità nell’accoglienza: ogni componente del dream team degli esclusivi hotel Belmond di Taormina – Villa Sant’Andrea sul mare ed il Grand Hotel Timeo al Teatro Greco – è ambasciatore dei valori dell’ospitalità italiana, trasposti con classe ed eleganza innata.

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Otto tavoli si vestono a cena della sontuosa manifattura dei tovagliati di sfilato siciliano, su cui brilla la ricercata mise en place selezionata tra le più fini porcellane e l’argenteria storica del Grand Hotel Timeo, su tutto la filosofia che dà il nome al ristorante fine dining:

Otto Geleng fu il pittore tedesco che intuì per primo il valore di  Taormina nel panorama una meta turistiche culturali, e proprio sulla terrazza costellata di giardini esperidati e bougainvillee da cui il suo sentire divenne sentire universale, vanno in scena i menù ideati dall’executive chef del Belmond Grand Hotel Timeo, innovati nell’espressività e travolgenti come la sensibilità stilistica di Roberto Toro.

Mi piace partire dai sapori della tradizione siciliana che reinvento, proponendo piatti classici della cucina locale ma in chiave moderna.

Mi piace esaltare i prodotti della mia terra”.

Dagli eventi internazionali dei grandi della terra al G7 a Taormina alle cene evento  delle rassegne culturali, Roberto Toro  espone al Ristorante Otto Geleng una vivacità avanguardista e cosmopolita che sottolinea sempre l’anima sensoriale degli ingredienti di ricerca.

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Una pralina di ostrica, nocciole e passion fruit come dichiarazione d’intenti: esaltazione dell’unicità delle materie prime e audaci slanci di un eclettismo sempre leggibile nella passionalità degli assaggi.

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L’opulenza ed il carisma della ventresca di tonno trovano controcanto nello specchio umami delle salse, tra le trame multiple e voluttuose della degustazione.

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I tartufi di mare incantano nell’abbinamento all’hummus di ceci dei ravioli, vivacizzati dalla salsa al caprino: come fosse un tramonto che dalla baia di Naxos al magma dell’Etna contende le prospettive da ammirare, una composizione che è emblema del cosmopolitismo sussurrato dello Chef.

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Ogni portata viene enunciata dall’espressività di un servizio di sala esemplare, che con puntualità e professionalità scandisce la sinfonia del menù. L’enciclopedica selezione enologica, curata della Sommelier Simona Di Goro, espone molteplici verticali mitologiche, oltre alle più di quattrocento etichette della cantina. La carta ha a compendio la selezione degli esclusivi drink del Bar, da poter sorseggiare anche nell’area lounge, sull’affaccio più suggestivo d’Italia.

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La maestria tecnica dell’executive chef Roberto Toro sa ricreare la passionalità umami nella somma di ricci e legumi verdi, in un mantecato che è una costellazione di lussuriose trame: allitterazioni ed esercizi di stile nel Risotto per antonomasia.

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La Triglia Maggiore brilla nello studio degli abbinamenti: scogli ed ancestralità, nell’agrodolce della caponatina iridescente e nell’esatta cottura dei nobili filetti.

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Tostata, eppure eterea, la mandorla del sorbetto è un sospiro ideato dal team di pasticceria, come preludio delle alchimie dessert: Alessandra Bertola ha affinato il desiderio di trasporre la matrice siciliana dei sapori nella composizione artistica dagli orizzonti dinamici.

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Cioccolato, olive nere e gel di lemon grass: si alza il tono della passionalità e si esprime la consapevolezza che la pasticceria nell’alta ristorazione non è una distrazione, ma il vertice di un crescendo che al Ristorante Otto Geleng ammalia. Sempre, come la genialità dell’executive chef Roberto Toro.

 

Otto Geleng

Via Teatro Greco 59,

Taormina, ME

Tel. 0942 6270200 

 

 

Locanda Don Serafino, la cattedrale dell’ospitalità a Ragusa Ibla

Per le scale di Ragusa Ibla ogni scorcio dona prospettive dalle connotazioni spazio-temporali rarefatte ed oniriche, oltre alle stratificazioni architettoniche, antropologiche e paesaggistiche, i panorami s’interfacciano ad uno stile di vita votato a preservare identità culturale, un’identità che nell’enogastronomia ha un vettore d’elezione.

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La Famiglia La Rosa, a Ragusa Ibla ed a Marina di Ragusa, sublima l’accoglienza attraverso una proposta luxury che enuncia carismatica eleganza e stile cosmopolita, intrattenendo attraverso la letteratura del gusto di una cucina dagli orizzonti in divenire, una monumentale selezione di rarità enologiche e la quintessenza del mare a Lido Azzurro, storico avamposto leisure fronte mare.

Non si contano le referenze internazionali ed enunciare l’enciclopedica vastità delle verticali trascende nella mitologia della più carismatica cantina di Sicilia, un’enoteca in cui respirare  la storia ed il culto per la divulgazione del valore culturale del vino.

L’ispirazione creativa dell’executive chef Vincenzo Candiano trascende dai vincoli di prossimità e trova nella vivacità delle cromìe, nell’esegesi della tecnica magistrale e nel rigore della selezione eccelsa degli ingredienti pragmatismo compositivo.

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Eclettica sintesi dei profumi estivi e codificati nella memoria familiare, la pizzaiola destrutturata dello Chef si ricompone nella somma alchemica dei sapori mediterranei emblematici, che si spiralizzano attorno alla trama setosa del manzo scozzese, lisciato all’olio balsamico.

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Ricci e seppia nell’enfasi di una chitarra che scandisce le note passionali del mare, scoglio verace ed umorale, diaframmato all’eleganza delle tessiture ed alla voluttuosa ricotta iblea che ricolloca geograficamente il signature dish dello Chef.

Un paesaggio marino ricreato attraverso un esercizio di stile che evoca la celebre purée di Robuchon, celata in uno “scoglio” che enfatizza la croccantezza della lampuga affumicata, in un carosello di perlage aromatici: Vincenzo Candiano esprime la propensione artistica mirando alla concettualità del gusto, e nelle architetture compositive ricerca la componente emozionale della lirica.

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Chinotto candito e torrone salato a dare enfasi al maialino, in una somma di essenze che trascendono verso una complessità asiatica di armonie: vivaci, coinvolgenti e rivelatrici.

Virtuosismi francesi ispirano la pasticceria, che celebra l’esperidato degli agrumi a compendio del menù degustazione estivo più articolato.

Ristorante visitato il 23 giugno 2019

Locanda Don Serafino

Hotel: Via XI Febbraio, 15 – 97100 Ragusa Ibla (RG)

Tel: +39 0932 220065 

Ristorante: Via Avv. Giovanni Ottaviano, 13 – 97100 Ragusa Ibla (RG)

Tel +39 0932 248778

Lido Azzurro: Lungomare A.Doria – 97010 Marina di Ragusa (RG)

Tel: +39 0932 239522

World Oceans Day a CAPOFARO LOCANDA&MALVASIA, Salina

L’otto giugno scorso, nella giornata mondiale per la salvaguardia del mare istituita dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, al fine di focalizzare attenzione e responsabilità sull’impatto che le scelte quotidiane di ciascuno hanno sugli ecosistemi marini, è stato celebrato Unknown Fish a CAPOFARO LOCANDA&MALVASIA, in un’edizione dalle nuances incisive e coinvolgenti, attraverso l’esegesi fine dining.

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In occasione del World Oceans Day, l’executive chef Ludovico De Vivo, ha ideato ed elaborato un menù dedicato alla valorizzazione del pescato a miglio zero, emblema della sostenibilità e della stagionalità, idealmente consacrato al gusto dalla testa alla coda, responsabilmente esaltato da magistrale tecnica ed eleganza creativa cosmopolita.

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Un laboratorio permanente ad impatto zero nell’eden di CAPOFARO, un laboratorio di biodiversità, sostenibilità, ricerca, attività programmatiche e lusso soavemente percepito, mai ostentato, attraverso la manifesta naturalezza dell’ospitalità e la divulgazione dei sapori più autentici. Applicazione etica che trova nella cucina e nella viticoltura, catalizzatori e propulsori del valore del rispetto di un patrimonio naturalistico, antropologico e culturale così dirompente, così sfruttato e così minacciato da chiedere a ciascuno di noi atti di tutela imprescindibili e consapevoli.

La gestione delle attività che legano al mare e l’agricoltura alla condotta civile e morale, coinvolge ognuno di noi, anche indirettamente, attraverso scelte di consumo e di leisure. A CAPOFARO LOCANDA&MALVASIA, autoproduzione, stagionalità, sostenibilità energetica, valorizzazione e rispetto delle risorse, affrancamento dalla plastica e rispetto per l’ambiente s’interfacciano con l’hôtellerie de charme.

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A Salina, senza soluzione di continuità tra i vigneti e la vegetazione spontanea, alle pendici dei vulcani gemelli Didyme, dove uno dei fari più importanti del Tirreno richiama memorie e suggestioni, nell’arcipelago Patrimonio dell’UNESCO e riserva naturale dal 1981, la Famiglia Tasca d’Almerita ha istituito un luogo dedicato al culto dell’anima e aperto ad esperienze slow living, che si interfacciano alla sublime e colta cucina dell’executive chef Ludovico de Vivo, carismatico interprete del sublime.

In cucina coordina le professionalità di Gabriele Camiolo, Angelo Mennillo, Gerardo Costiero Giulia Miatto; in sala Gianmichele Fois, Giulio Bruni, Giulio D’Amore, Jessica Gomez, Chiara Ginotta, Allessia Di Caro, Mirko Taranto, Martina Marchisio e Kevin Torres, un team di impareggiabile e soave classe, che perpetua nell’accoglienza un valore aggiunto.

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Pesca e pomodorini gialli a dare brio al pesce bianco, una tartare dalla trama identitaria, un manifesto di eclettismo e leggiadria compositiva.

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Le erbette amaricanti spontanee, i capperi selvatici e la quintessenza panormita di pinoli ed uvetta, a richiamare la letteratura gastronomica della famiglia Tasca. Su tutto, la trama onirica delle linguine di trafila artigianale che hanno l’anima dei grani di Regaleali.

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Cavolo di vigna, misticanza selvatica e la dolcezza caramellata del cipollotto, a donare mineralità ed iridescenti contrasti all’occhiata alla griglia.

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Emblematico ed incisivo il dessert creato dal Pastry Chef Gabriele Camiolo, mousse al cioccolato, gelatina di tè ed una presa si coscienza sullo stato del mare, degli oceani ad ampio raggio e sull’impoverimento della flora e della fauna degli ecosistemi marini.

I vigneti, gli orti e la macchia mediterranea circondano le candide unità full comfort,  edifici armonici in stile eoliano, suite arredate con ricercatezza e design, che si specchiano su Panarea e Stromboli.

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Il Pastry Lab. di CAPOFARO, fin dalla prima colazione curata con devozione da Giulia Miatto, propone un percorso di risveglio sensoriale che ammalia attraverso una proposta continentale indissolubilmente legata agli ingredienti selezionati per esporre espressività di fragranze e trame indelebili.

La monumentale rosticceria palermitana, le brioche e la viennoiserie, lo yogurt colato, le marmellate speziate e le granite espresse, senza tralasciare la frutta appena colta e la carta delle uova, in un’atmosfera imbastita di sorrisi e cordiale eleganza.

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Eclettico compositore d’ispirata padronanza artistica ed audacia compositiva, l’executive chef Ludovico De Vivo sa captare ogni attenzione nell’esposizione della sua caleidoscopica cultura, dagli orizzonti in divenire e dalle connessioni che intrecciano la musicalità del suo carisma.

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Nella maestria della lavorazione dello sgombro, nell’ombra balsamica del finocchietto selvatico e nella fermentazione dei germogli di cappero, si scorge la lungimiranza e la trasposizione nordeuropea diaframmata al foraging delle Eolie, dove entroterra e mare sono lo stesso orto.

C’è la quintessenza dell’estate nella scapece di zucchine salmastre e ricciola, nella tapenade iridescente, nel ricordo di foglia di pomodoro del burro d’olio evo che inebria il pane sfornato al momento: c’è la coralità dell’estetica del gusto e della sensibilità introspettiva che eleva l’ingrediente ad esperienza.

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Dove la pasta con le sarde diventa un giardino zen, dove un sussurro di eleganza si fa brivido di elisir di finocchietto, dove la croccantezza delle briciole di mollicata si fa trama che perpetua la valenza degustativa: nella concettualità della millenaria tradizione siciliana, lo Chef individua un potenziale ambasciatore, identitario dei sapori nitidi di una costellazione di stile e vivacità interpretativa.

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L’umoralità travolgente dell’agnello delle Madonie e la dolcezza tantrica della salsa al pistacchio di Raffadali, tratteggiate dall’umami della variazione di pomodori: un tributo all’opulenza e un raffinato esercizio di stile che seduce ad ogni conturbante assaggio.

Spensieratezza, gioco, vibranti alchimie e rimandi continui nei viaggi dei dessert di Gabriele Camiolo, esteta e profeta di essenze, rigoroso nella tecnica, imprevedibile nell’ispirazione, soave nelle edulcorazioni e irrimediabilmente seducente nelle strutture.

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Pane, caramello e latte, ad evocare voluttuose sensorialità e affettività, nella ricercatezza della sostenibilità anche in pasticceria.

Visibilio per la piccola pasticceria, che trova climax e punto di non ritorno nelle olivette di pasta reale affinate all’olio evo, un desiderio perpetuo che mi riporterà a CAPOFARO.

CAPOFARO LOCANDA&MALVASIA

TENUTA CAPOFARO

Via Faro, 3 – 98050 – Salina Isole Eolie (ME)
tel. +39 090 98 44 330
mob. +39 338 63 33 999
info@capofaro.it

La colazione dei sogni, al Belmond Villa Sant’Andrea, Taormina

Il trend del brunch? Definitivamente archiviato, la vera tendenza è poter godere di un risveglio da fiaba e di una mise en place che al Belmond Villa Sant’Andrea di Taormina resta sospesa tra sogno, idillio formale ed incantevole eloquenza.

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La fragranza della viennoiserie appena sfornata, ideata dal nuovo team di pastry chef, dedizione al cliente ed al lusso percepito come affettuosità del servizio, esemplarità della qualità, cura dei dettagli e della selezione dei prodotti, in una atmosfera d’impareggiabile meraviglia.

Dalle sale accoglienti e dalla terrazza si gode di ogni riflesso del mare e del giardino, che si sviluppa in un parco secolare di essenze esotiche e mediterranee.

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Ogni referenza della colazione continentale, la tipicità e l’anima siciliana nella proposta delle granite e delle confetture, della frutta fresca e dei latticini, focalizzando ogni esigenza nutrizionale e di benessere.

Dall’enciclopedica carta delle uova è possibile scegliere interpretazioni d’Autore: Benedict, Royal al salmone, Florentine, Poché all’avocado e le Omelette siciliane o fit agli albumi e semi di chia. Senza tralasciare la voluttuosa polifonia dei pancake e dei waffle espressi, da accompagnare agli estratti di frutta e verdura o alle spremute e alla ricercata caffetteria.

 

Un sorriso accompagna sempre il cestino di pane, brioche, burro montato e marmellata al tavolo, per poi perdersi nell’esposizione dolce e salata e tra le referenze del menù.

La memorabilità perpetua che ti riporterà sempre al Belmond Villa Sant’Andrea.

Belmond Villa Sant’Andrea

Via Nazionale 137, 98039 Taormina Mare (ME), Italia

Telefono: +39 0942 6271 200

reservations.vsa@belmond.com

Prenotazioni: + 39 0185 2678 453

 

Storie di Nerelli, tra Etna e Faro Superiore, gli eventi imperdibili ZASH

Storie di Nerelli, un plurale che sancisce le felici divagazioni dei blend che fanno capo alle denominazioni Etna Rosso e Faro, sulle colline messinesi. Nerello Mascalese e le nuances dei suoli e delle latitudini che vibrano nei palpiti delle altre cultivar a bacca rossa più rappresentative: Nero d’Avola, Nerello Cappuccio e Nocera. Terroir, passionalità e gioiosa leggibilità di sorsi che hanno saputo animare il certamen incentrato sugli abbinamenti che l’executive chef di ZASH, Giuseppe Raciti, ha ideato con lirica eleganza ai vini delle cantine PIETRADOLCE e LE CASEMATTE.

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A Seby Sorbello il preludio mixology dell’evento, distillato in un drink dall’autenticità siciliana e dal cosmopolitismo degli equilibri, un’ode alla mandorla nella palette sweet&sour che ha accolto gli ospiti nell’atmosfera del palmento costellato dal design e dallo stile del servizio di sala affidato al Maître Giuseppe Romeo e al Sommelier Daniele Forzisi che hanno selezionato i più audaci incipit di pairing.

Ai rosati PIETRADOLCE Etna Rosato 2017 e LE CASEMATTE ROSEMATTE 2017, la liaison all’uovo poché, iridescente negli accenti di lampone, legumi verdi ed asparagi: una riedizione di un masterpiece dello Chef Raciti, che negli esercizi di stile trova sempre evocative e sorprendenti chiavi di lettura.

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Rossini e le voluttuose trame della scaloppa di foie gras sanno sempre ammaliare, ma il valore che fa del burger dello Chef un indelebile assaggio, è la sua attitudine a sedurre attraverso l’evocatività della cucina classica diaframmata al desiderio di giocare con la leggerezza impartita dalla tecnica magistrale: battuto di carne d’asina, fondo bruno e tartufo, in pane soffice al sesamo che eleva la contemporaneità dell’hamburger ad opera antologica.

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PIETRADOLCE Santo Spirito 2016 Peloro Rosso 2016 LE CASEMATTE hanno con incisività valorizzato l’assaggio, con la carezza dei tannini e la rimembranza delle rose rosse recise, come in lungo e passionale bacio.

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La pasta fresca ripiena è un’altra passione dello Chef Raciti, che nell’esperidata anima degli agrumi, nella balsamicità del finocchietto e nell’ombra torrefatta del caffè ha trovato gli accenti più coinvolgenti per dare al ragù di faraona intriganti contrasti.

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Contrada Rampante 2016 di PIETRADOLCE e Faro 2016 LE CASEMATTE hanno dato enfasi al pairing, ora con carisma fumé ora con la profondità torrefatta delle spezie e del cuoio, tra flash fruttati ed eleganza.

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 La Vigna Barbagalli PIETRADOLCE arriva sempre alla sensorialità  più travolgente, che nel filetto alla Bernese ha trovato infiniti rimandi alla complessità speziata e alla conturbante polifonia delle amarene. Stessa annata, la 2015 per il Faro, speziato e salmastro, come la brezza di un’estate tanto attesa.

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Estetica compositiva, seducente tecnica ed amabilità del convivio hanno tratteggiato un evento ZASH che attraverso l’epica dei sapori e la valorizzazione delle selezioni enologiche, ha donato la percezione netta delle caleidoscopiche identità del Nerello Mascalese. Un evento divulgativo, che ha saputo affascinare anche attraverso la coinvolgente narrazione degli Ambassador e dei sapori.

Cioccolato, caramello, ananas e rosmarino gli ingredienti scelti per un dessert costruito sulla somma di tecnica e seducente armonia: lo chef Raciti padroneggia l’arte dell’estro compositivo attraverso dipinti che dal Mediterraneo si proiettano con orizzonti in divenire e sanno sorprendere nella magistrale esecuzione.

 

ZASH 

chef Giuseppe Raciti

Strada Provinciale 2/I-II n.60

95018 Archi – Riposto (CT) – Sicilia

tel: +39 095 7828932

mobile: +39 3472765552

email: info@zash.it

 

PIPERO ROMA, cosmopolita e seducente esegesi fine dining

Ritrovare le travolgenti sinergie di stile, eleganza dell’ospitalità ed eclettismo dei menù e delle selezioni enologiche, nell’enclave fine dining più audace ed iconica della Capitale, ti riconnette con l’esemplarità di tutto ciò che è patrimonio culturale della ristorazione italiana: un’alchimia che si esplicita nella cura dei dettagli che sanciscono il concetto del sublime.

“ Da Pipero esiste solo il massimo, punto.”

                                                           Alessandro

Alessandro Pipero, Achille Sardiello, Ciro Scamardella e l’intero Team, semplificano nell’innata vocazione ad emozionare la scenografia di una raffinatezza mai ostentata, ma sussurrata attraverso la dirompente compiutezza dei sapori e dell’esperienza in toto.

Bao di coda alla vaccinara, una bruschetta che sintetizza su “crosta” di pane la quintessenza del pomodoro, uno choux che è un “negativo” di supplì, l’aria di ceci e l’epifania di Pane&Olio sono la punteggiatura della dichiarazione d’intenti del menù degustazione Carta Bianca, perché al cospetto di Alessandro, Achille e Ciro non ci sono “se” e non ci sono “ma“. C’è solo fede e devozione.

Vulcanica sintesi d’identità, trasposta al brio iridescente di primavera 

Trionfate e conturbante, la mozzarella di bufala di Pæstum irradia col suo latticello l’ostrica, specchiandosi nella crema di topinambur e nell’esperidata brunoise di limone pane di Sorrento e cerfoglio. Voluttuosa, sapiosexual ed olografica sintesi della Costiera.

Ispirazione e genialità nell’esaltazione introspettiva della lattuga primaverile, violata nella sua clorofillica dolcezza dal pesto amaricante e liberata dagli stereotipi dal gel aggrumato e dalla croccantezza balsamica della misticanza.

Manzo affumicato, la maionese lisergica del suo estratto e la purezza lattea della mandorla, celati da una nuvola di acetosa: un editto di stile contemporaneo che rimodula gli stereotipi di tartare&carpaccio con allusività indie rock.

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Baccalà e coppiette di maiale come fossero bottarga: il desiderio di esplicitare l’anima romana in una vertigine di umoralità che si risolve nella vena siderale dell’aneto e della maestria tecnica delle cotture millimetriche.

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Inno alla gioia: la genovese di polpo, la salsa del suo fegato come fosse foie gras e la manifesta cifra stilistica dello Chef, in una sintesi emblematica di padronanza totalizzante della letteratura del gusto.

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“Nel piatto ricerco l’equilibrio abbinato sempre all’emozione.” Ciro

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Trilogia di cavoletti di Bruxelles a controcanto del manzo al ginepro e gel di gin: tra graffianti umami ed emblematiche fermentazioni, il carattere speakeasy che ti sorprende ad ogni assaggio da comporre a sentimento.

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La sublimazione tecnica in pasticceria arriva ad ammaliare solo quando nella composizione si percepisce la trasposizione emozionale: le nuances esotiche di litchi e zenzero dialogano ora con la rosa ora coi pop corn, in rimandi tantrici che oltrepassano gli equilibri istrionici dei dessert.

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Il ristorante PIPERO ROMA sa accogliere nel caleidoscopio della professionalità distillata con soave verve, attraverso la memoria ed il carisma di Achille Sardiello e l’acume e l’infinita antologia espressiva dell’ironia di Alessandro Pipero, che condensate al manifesto talento dello Chef Ciro Scamardella, dipingono l’esatta somma dei desideri di chi si accosta alle contemporanee edizioni dell’esemplarità dell’Alta Ristorazione.

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Mecenatismo e design

PIPERO ROMA espone avanguardie stilistiche ed opere di artisti contemporanei, nel sodalizio con importanti gallerie romane. Il ristorante è oggi sede della personale di Francesco Mernini.

Ristorante visitato il 20 maggio 2019.

PIPERO ROMA

Corso Vittorio Emanuele II, 250
Roma

339 7565114

06 68139022

Aperto dal lunedì al sabato
dalle 12:30 alle 14:30 e dalle 19:30 alle 22:30

Il paradigma del sublime: il nuovo menù dello Chef ROBERTO TORO al Belmond Grand Hotel Timeo

Sogni la tua prossima incantevole esperienza leisure che possa conciliare arte, spiagge ancora assolate, boschi vulcanici, vigneti dalle nuances cangianti, cultura, gusto, luxury e panorami indimenticabili?

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Il Belmond Grand Hotel Timeo a Taormina è il fulcro di tutto ciò, è l’enclave dell’autentica ospitalità siciliana, di un lusso percepito come sublime ed affettuosa accoglienza, di sorrisi che dipingono la gioia e l’attenzione più esclusiva all’Ospite.

Taormina è storicamente la meta ideale del turismo destagionalizzato, ottieni ispirazione da un viaggio che illustra l’eclettismo più audace e travolgente dell’Executive Chef Roberto Toro, supremo interprete dell’eccellenza degli ingredienti del territorio dell’Etna e magistrale esegeta della letteratura del gusto internazionale, che soddisfa i palati più esigenti con brio, sorprendente personalità e sempre raffinatissima armonia.

Il dialogo forse più noto e citato di Platone è il Timeo. Platone ricerca la risoluzione della nemesi tra la cosmologia delle IDEE ed il pragmatismo delle cose, degli INGREDIENTI nel nostro caso. Entra in scena l’arte del demiurgo, artigiano che ha l’abilità di dare forma alla materia ad immagine e somiglianza delle idee.

Così l’Executive Chef Roberto Toro capta i paradigmi supremi della sensorialità e ne fa assaggi di indelebile delizia ed ispirata personalità.

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L’autunno si esprime nella crema di cachi, ostrica e noci pecan sorprendendo il palato attraverso gli equilibri multipli della quintessenza sensuale del mare che si specchia nella fruttata dolcezza, per ritrovare la spinta iodica delle alghe e il reset tannico delle noci, in un’opera di assoluto lirismo.

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L’oriente e l’alta scuola francese incontrano l’Etna, in una composizione di tantrica lussuria: il dashi come liaison umami che sublima la scaloppa di foie gras e lo scampo imperiale in voluttuosa assonanza, bilanciati nell’opulenza dalla misticanza di senape selvatica del vulcano e chips di carciofo. Irresistibile passionalità che si amplifica ad ogni assaggio.

La guancia di vitello si fa estasi al cucchiaio, accarezzata dalla parmentier soffiata, brillante dell’emulsione clorofillica e minerale del sedano e dell’esclusività del più pregiato e carismatico dei tartufi.

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Ore di delicata cottura e sapienti tecniche esecutive accompagnano la pancetta di maialino Nero dei Nebrodi all’assaggio indelebile.

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Fondente e suadente, la struttura delle carni brilla della salsa di pere etnee a corollario, e della cipolla semi fermentata, vibrando delle spontanee di stagione a definire la circolarità dell’equilibrio.

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Un dessert che svela gli orizzonti infiniti anche della sublime pasticceria del Belmond Grand Hotel Timeo, affidata alla maestria cosmopolita del Pastry Chef Benedetto D’Angelo coadiuvato anche da Alessandra Bertola. Trame di cioccolato e noci si specchiano nei riflessi aurei e cremosi della mousse, in un rimando di sensorialità travolgenti della Pecan Pie.

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Brilla in sala l’eclettica e soave personalità della Sommelier Simona Di Goro, unica nel saper interpretare i desideri della clientela internazionale e degli ospiti esterni al Belmond Grand Hotel Timeo, che hanno il privilegio di gioire del servizi fine dining e bar della prestigiosa struttura.

Simona Di Goro sa affascinare con proposte carismatiche che attingono da una selezione enciclopedica di etichette di vini, che spaziano dalle contrade etnee alle magnum nazionali e francesi d’elezione, senza tralasciare le numerose unicità di Artisti Viticoltori.

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Belmond Grand Hotel Timeo

Via Teatro Greco 59, 98039 Taormina (ME), Sicilia, Italia

Telefono: +39 0942 6270 200

reservations.ght@belmond.com

I sofisticati perlage degli Champagne Steinbrück e l’eclettismo dello Chef Carmelo Trentacosti

“Una Cuvée di Champagne è rappresentativa di una persona umana, lo Chef de Cave delinea attraverso la caratterizzante percentuale di Chardonnay e Pinot Noir per Les Etoiles De La Gastronomie 2006, dei tratti di una signora affascinante, dal fisico straordinario e che ci sorprende:

al calice apprezziamo nitidamente sentori in evoluzione, come l’anice che lascia spazio alla sensualità della vaniglia dopo breve ossigenazione. Un’iridescente acidità dimostra l’inevasa vitalità, uno sogno di Champagne”

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Pompelmo, bergamotto, arancia e chinotto come note musicali, in un crescendo di suggestioni conturbanti e di vivace esuberanza dello Champagne PLM Grand Cru Bouzy Cuvée Blanc De Noirs e fino alla complessità leggiadra della Magnum Vieille France Cuvée Rosé.

 

 

Cannolo croccante con mousse di caponata e mandorle, Gelato ai ricci di mare e cialdina di pane soffiata, Raviolo aperto di seppia con gambero rosso e caviale e Tocchetto di tonno pinna gialla con bottarga, cipolla rossa in agro e spezie peruviane hanno saputo trasformare l’affettuosità dei sapori codificati nella memoria dello Chef, in opere di lirismo universale di gusto. Un aperitivo che ha allietato e scandito il benvenuto alla cena conviviale, ideata dal Direttore Vito Giglio per divulgare attraverso la masterclass sugli Champagne la valenza internazionale della raffinata ed eclettica proposta di Villa Igiea, Grand Hotel che brilla non solo del patrimonio storico e culturale, ma di avanguardia ed ineguagliabile stile, nel panorama siciliano e del turismo che sceglie l’Italia.

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Finto baccello di piselli

Amuse bouche che attorno all’allusività delle forme, imbastisce la fragranza del cracker di farina di piselli, mousse e germogli dei legumi verdi e terriccio di olive nere a bilanciarne la dolcezza clorofillica: un signature dish dello Chef, che sa sempre affascinare.

La Baby Parmigiana vede protagonista la melanzana gioiello, farcita e poi fritta in panure di Tumminia, accanto all’edizione classica della Parmigiana, in contrasto di consistenze e temperature. Due protagoniste di mediterranea passionalità, servite su specchio di gelatina di pomodoro Datterino, spiralizzata alla crema di Parmigiano e salsa al basilico.

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Baby Parmigiana

 

Il filetto di sgombro in “insalata pantesca” dal curato dressage dei componenti e stato valorizzato nella presentazione dalla stoviglia Villeroy&Boch, che ha saputo accogliere il gazpacho a corollario: idilliaco compendio dei capperi croccanti e della cipolla rossa in dolceagro.

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Filetto di sgombro in “insalata pantesca”

La sorpresa del bergamotto, il cuore di un ripieno che esprime il trionfale carisma panormita della “pasta con le sarde” nell’eleganza della sfoglia e nella vibrante caratterizzazione  del finocchietto selvatico: consacrazione di stile Trentacosti.

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Raviolo fondente di sarde, finocchietto selvatico e crumble di pane di Tumminia

 

 

I secondi hanno saputo narrare l’estro e la magistrale tecnica dello Chef Trentacosti: panko giapponese per la sfrigolante ed eterea croccantezza della triglia, servita con una sofisticata tartare di scampi e salicornia, per approfondire la quintessenza del mare.

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Triglia a beccafico, crudo di scampi e salicornia

Il piccione elaborato dallo Chef, è da ascriversi nell’empireo delle esperienze mistiche: salsa ai pinoli, chips di topinambur, mela cotogna e chinotto a tratteggiare la sublime cottura, il fondente carattere e l’irresistibile croccantezza del rocher di fegatini.

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Piccione in dolce cottura con purea di mela cotogna, pinoli e chinotto

Lo Chef Carmelo Trentacosti sa esprimere sensibilità artistica anche nella panificazione e nell’alta pasticceria. Sperimenta trame polifoniche di lievitazione, attraverso l’utilizzo di farine autoctone e versatili come quella di grano saraceno, seduce nell’esemplarità dei petit four, gemme di rara squisitezza. 

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selezione di pani

 

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Pera e Rhum

 

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“La mia Sicilia”
Bavarese al pistacchio, soffice di ricotta e cannella