Chef Massimo Giaquinta, la gioia della creatività e l’etica degli ingredienti.

Marzamemi è tempo rarefatto, è estate che non finisce, è la memoria di una tonnara che oggi si è evoluta, diventando polo culturale, d’avanguardia artistica, del cinema di frontiera e fulcro della movida siracusana.
Marzamemi è da pronunciare come un bacio, seducente nella sua luce assoluta, rarefatta nella sua essenza di borgo di pescatori, ti cattura, ti ammalia, come i riflessi adamantini del suo mare che ti fa respirare l’Africa.

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Il ristorante Cortile Arabo si svela nella raffinatezza e nell’unicità di un baglio abbracciato dal mare, tra essenze mediterranee che accentano ogni pietanza, plumerie tropicali in fiore, fichidindia e il candore che dipinge l’atmosfera onirica creata dai patron Mariangela Fronterrè, Santo Paternostro e Luca Ventura.

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Chef Massimo Giaquinta anima un menù che brilla di intuizione, sperimentazione, eclettismo ed estemporanea interpretazione degli ingredienti, utilizzando magistralmente le tecniche della cucina classica e d’avanguardia, trasmettendo ad ogni assaggio la passione e la felicità con cui crea le sue sinfonie di gusto.

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Il grano autoctono viene panificato ad arte in purezza, esaltando l’essenza e le caratteristiche sensoriali di ogni varietà siciliana. Il pane arriva in degustazione appena sfornato, insieme all’olio evo monocultivar 274º, Biancolilla che ha i riflessi aurei e la freschezza della brezza della Valle di Noto.

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Il gelato al limone concentra la polifonia sensoriale dell’agrume, si reinventa nella cremosità che dona l’iniziale percezione della mela cotogna, esaltando la minerale dolcezza del gambero rosso di Mazara. Spuma di lampone e chips di rapa rossa a donare profondità, curd di frutto della passione per l’acidità aromatica e voluttuosa mousse di avocado a sancire la persistenza dell’armonia dei sapori.

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L’ostrica porca sorprende con registri sensoriali multipli: l’umoralità affumicata del lardo a dialogare con la mineralità nocciolata del mollusco, la mediterranea dolcezza esperidata della polvere d’arancia e la vibrante passionalità delle more di gelso dell’Etna.

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Il pescato sostenibile dei piccoli pescatori di Marzamemi viene esaltato con estro compositivo: chef Massimo Giaquinta interpreta la cultura del gusto siciliano contaminandola con il brio della frutta esotica, l’agrodolce delle canditure e della concentrazione estiva del pomodoro Pachino, senza dimenticare le essenze balsamiche e la quintessenza del mare sublimata in croccanti chips.

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La mozzarella di Battipaglia presta la sua succosità alla bottarga di tonno e al caviale, nell’enfasi di un morso lussurioso e totalizzante, che lo Chef sdogana democraticamente nella veste di street food.

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Lo spaghetto di grano Margherito – di trafila propria – ha l’anima del pomodoro di Pachino. Viene valorizzato dalla delicata mantecatura e dal dualismo del gambero rosso crudo-e-cotto, armonizzato dalla panna acida al momento del servizio.

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I tortellini fioriscono nell’intensa ed umorale fonduta di Ragusano, screziata delle essenze iblee e del tartufo estivo, in assaggi dorati dalla mimosa di tuorlo.

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L’aragosta viene esaltata rimodulando gli ingredienti della catalana, in un gratin suadente che brilla dei pomodorini fondenti e della cipolla di Giarratana caramellata.

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Il gelato-non-gelato di foie gras trova naturale assonanza nella cialda di zafferano, dall’aroma di rosa e vaniglia, che anticipa la cremosità del gheriglio di ricotta e il carattere del Marsala Vecchio Samperi.

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Eterea mousse di yogurt è scrigno del gelato di barbabietola, in un’allegoria ai frutti gialli che delizia senza incupire il palato.

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Il più elegante Cannolo di Sicilia enfatizza il tulle della cialda con i sentori di passito, ha la salsa alla mela verde come unico controcanto di dolcezza e cela la purezza della crema di ricotta, esaltata dal croccante di frutta secca tostata.

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La vodka al bergamotto corrompe il sorbetto 100% ananas, trasformando il fine pasto in un’esperienza mixology.

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La cantina mette in luce il continente Sicilia, non manca una selezione nazionale e di Champagne. Ricercata la sezione dei vini da dessert e degli spiriti. Servizio dinamico, gioioso e puntuale.

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Da novembre a febbraio il Ristorante Cortile Arabo rimane chiuso. Ogni altro giorno accoglie in un suggestivo dehors, direttamente sul mare nell’incantevole terrazza, o in sale più riservate.

Chiuso il martedì per riposo settimanale, tranne a luglio, agosto e i primi di settembre, in cui chiude solo a pranzo il lunedì e martedì.

Una meta imperdibile ed imprescindibile in Sicilia, che resta tatuata nel cuore.

Ristorante Cortile Arabo

Chef Massimo Giaquinta
Marzamemi, Pachino (SR)
TEL. +39 0931 841678

Ristorante visitato il 3 settembre 2017.

Sinestesie d’estate al RISTORANTE BRANCIFORTE, Palermo

La promozione culturale di Palermo passa attraverso luoghi che custodiscono e trasmettono il carisma delle vestigia storiche, rimodulate dagli intarsi di fruibilità contemporanea.
Palazzo Branciforte, sede espositiva della Fondazione Sicilia, è naturalmente proiettato alla contaminazione tra arte e gusto. Grazie all’attento restauro opera di Gae Aulenti, dispone di ambienti polifunzionali e senza soluzione di continuità tra ospitalità e istituzionalità.

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Chef Gaetano Billeci si avvale della preziosa collaborazione del Direttore Teresa Dawidowska e di uno Staff giovane, brioso e professionale per portare in scena ogni giorno opere uniche di gusto.

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Il menù estivo è un caleidoscopico inno alla gioia: i sapori rassicuranti codificati nella memoria della cucina dei Monsù palermitani, vengono diaframmati con inediti accenti di armoniosa freschezza e verve contemporanea, frutto della cucina colta e della padronanza tecnica dello Chef e del suo bagaglio di viaggi e significative esperienze formative.

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I pani, l’olio evo in degustazione e i fritti gioiello di benvenuto raccontano l’ospitalità della capitale mondiale dello street food, il gusto di Palermo, sempre polifonico di rimandi mediorientali e luminoso di passionalità mediterranea e zenit agrodolci.

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La caponata di mela prepara il palato con soave stupore, brilla di capperi lillipuziani e dolce e fondente uvetta di Corinto, solleticando la salivazione con l’umoralità dell’oliva.

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Calamaro, salsa di scampi e asparago dialogano sui vertici dell’eleganza, un esercizio di stile che affascina all’assaggio.

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Il carpaccio di astice regala un’assonanza di dolcezze fruttate: mango e mela verde irradiati dai vertici salini e lussuriosi del caviale.

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L’involtino primavera è esegesi d’Oriente, ammalia con vibrazioni di vitrea croccantezza che rivelano la mediterranea espressività del tonno, folgorata dal dualismo dei fagiolini e germogli di soia e il brivido del limone candito.

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Gli spaghetti raccontano all’assaggio il rigore e il vertice della qualità: grano durum siciliano, acqua delle gole dell’Alcantara e nessun contaminante, regalano una straordinaria enfasi nell’indissolubile legame alle gonadi di ricci di mare.

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La zucchina siciliana è il leitmotiv estivo dell’arte popolare di onorare il piacere del gusto; chef Gaetano Billeci narra i sapori familiari svelando la purezza dei germogli e sorprendendo col fiore ripieno di cremosa ricotta in tempura, in un mosaico vegetariano che coinvolge e appaga.

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L’escabeche di triglia affabbula e rimanda ad approfondire assaggi che svelano sinfonie esperiate, nel magistrale equilibrio di cotture ed esaltazione della delicatezza del pesce.
A corollario la golosità della cialda che puntualizza ed amplifica i canoni mediterranei di olive, basilico e pomodoro.

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La salsa agghiotta è un ologramma di antropologia: rimanda alla pesca ancestrale del tonno, del pesce spada e all’esigenza di dare anima al baccalà, al coniglio e all’austerità degli avanzi e degli ortaggi, che trovano nella base di sedano, cipolla, pomodoro, capperi e olive verdi l’espressività gastronomica.
Chef Gaetano Billeci ne fa un masala, con cui dipinge il mediterraneo sul pescato del giorno: cernia, ricciola o ciò che il mare regala, trionfano illuminati dalla mineralità delle verdure di stagione appena scottate.

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La carta del dessert sorprende per l’unicità e il valore della proposta: l’enfasi della frutta estiva viene elaborata con raffinatezza e leggerezza, invitando a molteplici assaggi.
Anguria, sorbetto al frutto della passione, susine di Monreale custodiscono l’essenza della loro freschezza nelle irresistibili composizioni che sanno stupire senza mai annoiare il palato.

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La cantina affascina incuriosendo con proposte che valorizzano le unicità del continente Sicilia e regala una selezione di respiro nazionale ed estero.
Il servizio si distingue per amorevole accoglienza e discrezione.

Varie le proposte di menù degustazione, alla carta, antipasto-primo-dessert da 35 euro, bevande escluse.

 

Ristorante Palazzo Branciforte, il tempio del gusto a Palermo.
via Bara all’Olivella, 2
Palermo
tel. 091 321748

Chiuso il lunedì, ferie variabili.
ristorantepalazzobranciforte@gmail.it
http://www.ristorantepalazzobranciforte.it

Ristorante visitato l’11 e il 21 luglio 2017.

Ristorante Le Traveggole, Favara/Sicily

La bellezza salverà il mondo.

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La riqualificazione urbana di Favara, città proiettata sulla Valle dei Templi e sulla costa di sabbie dorate e scogliere dal candore abbagliante di Agrigento, parte dall’arte, dalla cultura, dall’architettura e dalla rigenerazione dei canoni stilistici, della qualità della vita e dei valori etici.

Antonio Alba, già dai primi anni duemila, ha investito genialità, know how, lungimiranza ed abnegazione, consegnando alla Sicilia un esempio di rinascita e di ammaliante dialogo tra avanguardia design e suggestioni gattopardiane.

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Alba Palace è un hotel di lusso sussurrato e sofisticato, un’oasi di buone vibrazioni sensoriali, attraente trecentosessantacinque giorni l’anno, incastonato in un microcosmo del continente Sicilia costellato di percorsi culturali e naturalistici, di estati che non finiscono e poetiche fioriture di mandorli già a Natale. Struttura polifunzionale inaugurata a marzo 2017, Alba Palace ospita il Ristorante Le Traveggole, al piano terra del nobiliare palazzo ottocentesco che si sviluppa attorno ad un’abside e con straordinarie prospettive sul centro storico e la cattedrale. Vetrate a tutta altezza, essenze preziose, pavimentazioni etniche e sapienti tagli di light design, creano un’accoglienza assoluta e senza tempo.

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Chef Salvatore Tortorici ricerca la qualità della materia prima, esprimendola con tecniche e cotture puntuali che esaltano il gusto e tutte le percezioni sensoriali.

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Nell’attesa degli antipasti ti allieta con lapilli dorati e fondenti di tuma al sale nero e una bruschetta che è una narrazione d’estate.

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La fava Cottòia di Modica diventa un macco etereo e spumoso, dal sentore balsamico di finocchietto selvatico che abbraccia il trionfo di gambero rosso.

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Il polpo seduce il palato con fondente armonia, nonostante la doppia cottura, ceci al rosmarino e cipolla caramellata tratteggiano assaggi che trasmettono suggestioni mediorientali.

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La Caponata è un viaggio nella passionalità siciliana, l’esatta esecuzione della ricetta familiare, per trasmettere l’amore domestico a chi conserverà il gusto dell’estate.

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Il pistacchio agrigentino e la crema di ricotta tradizionale trovano sublime espressività nel semifreddo, magistralmente equilibrato e variegato all’assaggio da aromatica granella e cioccolato.

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La crème brûlée seduce con la più esclusiva enfasi di vaniglia e l’ideale cremosità.

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La cantina seleziona le più carismatiche realtà siciliane, servizio amorevole, curato, e professionale.

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Il roof top dell’hotel ospita una suggestiva terrazza panoramica ideale per eventi, suite esclusive, Bar e Ristorante; location da sogno anche per cocktail, dopocena, SPA e lounge.

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Alba Palace è la punta di diamante nell’affermazione internazionale di Favara, città in pieno rinascimento, dal 2010 fulcro d’arte contemporanea e design del Sud Italia, grazie a FARM CULTURAL PARK, museo diffuso, polo culturale e laboratorio di rigenerazione urbana e sociale, sogno realizzato di Florinda e Andrea Bartoli.

Ristorante Le Traveggole

via Belmonte 19, Alba Palace, Favara AG

Telefono 0922 437146

Aperto a pranzo e cena, la domenica su prenotazione.

info@letraveggole.it

Ristorante visitato il 16 luglio 2017

 

Sàpio Restaurant a Catania

Sàpio Restaurant si distingue nella proposta del gusto catanese dichiarando “ricerca di esperienze sensoriali, sinfonie di sapori ecletticamente armonizzati che possano condurre ad una sfera sconosciuta”.
Date le premesse e la giovane esuberanza dello chef Alessandro Ingiulla, ho atteso qualche mese “di assestamento” per visitare il nuovo ristorante della centralissima e riservata via Messina, a due passi da Piazza Europa e dalle boutique di fashion&design.

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Eleganza, sobrietà e riservatezza tratteggiano la preziosa atmosfera delle sale, sapientemente valorizzate dall’attento restauro di un antico locale a volte, intarsiato di luce contemporanea. Illustrazioni artistiche rimandano agli scorci più suggestivi e caratterizzanti della città.

Nel menù estivo si scorge risotto Carnaroli riserva sette anni mantecato al Piacentino ennese, asparagi, battuta di manzo e distillato di pepe; piccione al burro salato, pancia di maialino e patate Ratte al tartufo, o petto d’anatra con purea di sedano rapa e funghi.
Varie ed articolate le proposte degustazione, che possono essere scelte solo con l’accordo di tutti i commensali del tavolo.

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Dalla cucina arrivano l’olio già versato e una salsa alla senape da accompagnare alla miriade di pani gioiello che si alterneranno – a scelta – durante il servizio.

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La generosità dello Chef si esprime in ben due portate di benvenuto:

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baccalà mantecato al soave olio di Nocellara Etnea, dialoga col tonno fresco e una vellutata calda di zucchine. Un assaggio che esprime grande raffinatezza e magistrale esecuzione.

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Non si fanno attendere le fragranti pepite di branzino, idealmente accompagnate da una crema al peperone e zucchine marinate; si rivelano irrimediabilmente salate all’assaggio.

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Il sospiro monocromatico dell’insalata di granchio si svela intrigante e polifonico al palato: fiori di zucca marinati, quinoa, aria esperidata di bergamotto e salsa di ceci tiepida.

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Mi attrae la stagionalità delle melanzane dei tortelli, che non arrivano però ad esprimersi per difetto di cottura.

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Il trancio di dentice gratinato, servito con perle di ortaggi, non giova dell’eccessiva cottura. Solo la succosa umoralità delle cozze a corollario dona valenza alla portata.

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Ineccepibile ed esemplare l’esecuzione delle basi dessert. Mousse al mascarpone, cremoso al cioccolato e fragranti briciole al cacao, nella composizione restano però solisti, non trovano vivacità nel tè, wasabi e yuzu, enunciati ma non percepibili.

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Al momento del caffè si potrà scegliere tra l’acidità spinta dell’Arabica in purezza e la sua miscela con Robusta. Arriverà accompagnato da innumerevoli ma monotematici esercizi di piccola pasticceria.

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Roberta Cozzetto con gioiosa professionalità e ideale discrezione, coordina il servizio in sala e la cantina, fulcro architettonico del ristorante. La selezione dei vini parte dalle peculiarità dell’Etna con timide aperture alle eccellenze nazionali ed estere.

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Sapere e sapore, avanguardia, personalità e padronanza delle cotture restano sospese nell’interrogativo degli assaggi e in un giudizio congelato nell’attesa che possa maturare l’espressività della cucina.

Ristorante visitato il 30 giugno 2017.

Sàpio Restaurant

Via Messina, 235, 95129 Catania CT

+39 095 097 5016

info@sapiorestaurant.it

Lunedì: chiuso | Martedì: 19:30 – 23:00 | Mercoledì – Giovedì – Venerdì: 12:00 – 14:30 / 19:30 – 23:00 | Sabato: 19:30 – 23:00 | Domenica: 12:00 – 14:30 / 19:30 – 23:00

In estate il Ristorante apre a pranzo su prenotazione.

 

 

 

 

Chef Gabriele Rizzo, MEMENTO a Palermo

Carisma, temperamento, passionalità, talento indomito, straordinaria padronanza delle tecniche, esegesi della Cucina Classica, sublimazione della materia prima e brio sperimentale, sono solo alcuni degli “ingredienti” che chef Gabriele Rizzo mixa con rara sagacia, per comporre seducenti ed inediti assoluti sensoriali.

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MEMENTO è il nuovo progetto che riporta a Palermo chef Gabriele Rizzo, dopo significative e prestigiose collaborazioni internazionali; il Ristorante trova armonica ubicazione all’interno di uno scrigno di gusto&design, SciúRum in via Maqueda.

SciúRum nasce come lounge-bar e show-room nel cuore del centro storico – a pochi passi dal Teatro Massimo – da un’idea e dall’estro creativo e progettuale di Ester Badami e Nasser M. Ayazpour. Un luogo d’elezione per l’espressività artistica e gastronomica in Città. 

La cucina a vista svela lo straordinario affiatamento della giovanissima Brigata, e da ogni angolo della sala si può ammirare un esclusivo spettacolo di arte del gusto.

Palermo ritrova così una dirompente e contemporanea autorevolezza nel panorama gastronomico siciliano, sdoganata finalmente dai cliché gattopardiani.

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Il menù degustazione intriga con l’eclettica sinfonia di assaggi, vibranti composizioni che raccontano l’attitudine introspettiva verso l’ingrediente, la luminosa contaminazione di sapori e la cultura botanica, che da millenni trovano in Sicilia naturale laboratorio sperimentale.

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I funghi pioppini arrivano a tavola in un sottobosco di essenze balsamiche, inducono alla convivialità e istigano alla lussuria, intingendosi nel compendio cremoso profumato alla polvere di porcini.

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Lattuga, lardo e l’ombra fredda e resinosa del pino regalano un assaggio che è archetipo di Caesar Salad, da gustare in punta di dita.

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Un taco fragrante abbraccia rimandi mediorientali e coreani che si fondono al palato in estasi: l’agnello si coniuga a polifonie aromatiche e alla massima espressività di gusto.

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Le patate librano in un dualismo fragrante e ludico: in un nido che cela l’uovo di quaglia fondente e nel camouflage delle chips di bucce.

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La carota trova sensuale espressività nel midollo affumicato, svela anche la sua anima fibrosa che rimanda alla dolcezza cupa della liquirizia.

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Dalle corruzioni sensoriali di benvenuto si arriva agli antipasti attraversando un’epifania di pane al latte appena sfornato, che trova lisergici vertici espressivi nell’abbinamento alla nduja e miso.

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In un’alzata trionfale va in scena il pane a lunga fermentazione ed estrema idratazione, con una nuvola di burro e miele di abete, come in una rituale celebrazione della sacralità dell’Alimento.

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L’alaccia di Aspra, la sardinella aurea, enfatizza la qualità delle sue carni nella granita di gin e cipresso, assaggi da pescare e ripescare, valorizzati dal corollario cremoso, aromatico e agrodolce.

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Come in un abbraccio clorofillico, gli spinaci si armonizzano al tuorlo fondente e alla spuma di ragusano, increspati da pepite di pane croccante ed essenza di tartufo.

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Il sedano rapa, magistralmente valorizzato dalla cottura, assume molteplici personalità al palato, coniugandosi al ravanello marinato e alla cremosa parmentier.

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Il calamaro seduce al primo assaggio, un ologramma di una spiaggia di conchiglie su cui spiccano gli accenti minerali di verza e nasturzio.

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L’agnello brilla dell’iridescente eleganza della crema di sedano montata e del kumquat semi-candito alla citronella.

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Un vortice espressivo di erbette stagionali illumina la guancia, umoralmente laccata dal suo fondo.

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La freschezza della mela e l’esperidata e vibrante dominanza del lime, tratteggiano la meringa dessert, antifone di un assaggio che rivela una dolcezza aromatica di rara eleganza nella gelatina di tè Oolong al caffè.

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Le cialde al sesamo, il cioccolato mistico e le madeleine calde, tatuano l’esperienza al ristorante MEMENTO nell’empireo dell’eccellenza.

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Il servizio in sala è curato con eleganza e soave discrezione, in perfetto sincronismo con i ritmi fluidi della cucina. Cantina in evoluzione.

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L’Alta Cucina a Palermo ha un nome e un cognome, Gabriele Rizzo.

Ristorante MEMENTO

SciúRum

via Maqueda 288, Palermo

mobile 349 117 6867

chiuso il Lunedì, aperto solo a cena.

Ristorante visitato il 4 maggio 2017

Chef Pino Cuttaia e la cultura: l’incisività del gusto autentico di Sicilia

Ricondurre ai sapori familiari, evocare memorie sopite, raccontare il territorio attraverso l’unicità degli ingredienti e le armonie di sapori codificati da millenarie e resilienti preparazioni classiche: è l’alchemica missione di Pino Cuttaia.
Il ruolo dello Chef contemporaneo non può prescindere dalla valorizzazione del patrimonio antropologico e culturale, scomponendolo nelle essenze e nei sapori più autentici e vibranti, come in un mosaico di rimandi evocativi delle dominazioni moresche, normanne, spagnole e di tutto ciò che germoglia in una Terra di passaggio dal fascino assoluto.

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Cannolo di melanzana Perlina

È l’approccio etico che lo Chef perpetua da sempre e reinventa con luminoso slancio compositivo attraverso l’arte delle sue portate.
Incisività distintiva che lo accomuna alla spazialità di Lucio Fontana, nel rimando a molteplici livelli percettivi, che si apprezzano assaporando la dirompente personalità degli ingredienti che compongono assaggi nitidi e di ludica golosità.

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Risone alla Marinara

La costante sperimentazione imbastisce trame che amplificano la sensorialità degli ingredienti: l’umoralità del pomodoro si evolve attraverso il cous cous, approdando ad un mantecato di risoni partenopei, la cui cremosa voluttà s’infrange nella risacca di Parmigiano e acciughe.

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Puzzle di insalata mediterranea

L’attualità accomuna i Classici del menù alle portate inedite, scaturite da percezioni estemporanee. Convergono in assaggi esclusivi e senza ancore temporali e donano esperienze mai ripetitive.

 

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Capesante

 

L’alta cucina di Pino Cuttaia ricerca ed elabora con rispetto e minimalismo ingredienti territoriali, valorizza la stagionalità e diventa naturale riscatto per Contadini e Produttori artigianali, mirando alla sostenibilità e promuovendo la biodiversità.

 

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Ritratto di primavera

L’estetica compositiva che definisce le creazioni dello chef Pino Cuttaia lascia trasparire rimandi ad un’imperfezione ricercata, come il seme di limone in Memoria Visiva –simbolo di vita e amore materno – o riesce ad evocare la candida morfologia abbagliante di Scala dei Turchi, attraverso il monumentale impatto della purezza monocromatica della Spigola in crosta di sale.

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Spigola in crosta di sale

Un viaggio in Sicilia che fa tappa al Ristorante La Madia ha l’esclusività della cultura veicolata dal gusto, della dirompente espressività degli assaggi, che sanno coinvolgere in un’esperienza che tramanda il valore dei sapori.

 

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Bieta e molluschi in crema di topinambur

Pino Cuttaia trasmette la consapevolezza radicale dell’indissolubile legame affettivo al gusto, scompone le architetture che diaframmano essenza e spontaneità, nella percezione di un sapere, che attraverso il palato, sa narrare la Sicilia più autentica e che resta nel cuore.

 

Ristorante La Madia

Corso Filippo Re Capriata, 22

Licata (AG)

tel. 0922 771443

chiuso martedì

visitato il 15 aprile 2017

Chef GAETANO BILLECI: l’imperatore del gusto a Palermo!

Arrivi a Palazzo Branciforte passeggiando lungo i vicoli che dal Teatro Massimo arrivano al mare, tra i chiaroscuri del centro storico.
A Palermo l’architettura del cinquecento è oggi valorizzata non solo come sede espositiva, qui il gusto è sovrano: al piano terra si snodano una scuola di cucina e l’omonimo Ristorante che accoglie ogni esigenza, dalla caffetteria, all’aperitivo più ricercato, offrendo location ideali per eventi, meeting, ricevimenti, afternoon tea, senza trascurare lo show brunch domenicale unico in città ed in Sicilia.

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Il Ristorante Branciforte continua nella sua inarrestabile evoluzione, oggi brilla del sofisticato restyling: eleganti toni mastice enfatizzano la nuova cantina a vista e il candore della mise en place e delle accoglienti sedute. Le nuove opere d’arte contemporanea accentano gli angoli più suggestivi della sala.

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Ogni dettaglio di stile ed accoglienza è magistralmente curato dall’esperienza e dall’innata classe del Direttore Teresa Dawidowska e del delizioso staff, sorridente, ospitale e puntuale.

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Chef Gaetano Billeci esprime nelle sue creazioni briosa genialità compositiva, esalta il pesce azzurro come le materie prime di pregio, sorprende ed ammalia reinventando con freschezza ed originalità i classici della tradizione, intriga con gli abbinamenti agli ingredienti contemporanei ed innovativi, mantenendo un ritmo seducente di aromi e di sapori nitidi e folgoranti.

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L’olio evo Fattoria Lombardo arriva in degustazione con lo stuzzicante assortimento di pani. Dal flacone stappato a vista si sprigiona la sua ricchezza polifenolica, che crea un dialogo di reciproca valorizzazione coi fragranti lievitati.

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Il benvenuto della cucina è una sfrigolante ed esclusiva anteprima fuori menù: lo “spitino” palermitano si arricchisce di suggestioni asiatiche nella panatura ed elegantemente, rivisita l’armonia di pecorino&pere, con una primaverile punteggiatura di favette.

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Seducente e cosmopolita, la zuppa fredda di bufala e Champagne esalta il filetto di sarda, un assaggio che evoca il ricordo iridescente degli smørrebrød danesi.

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La Carbonara è una suggestione di opulenza e passionalità, l’interpretazione dello Chef conquista per l’idillio tra gambero rosso e guanciale, indissolubilmente legati dalla salsa agli stigmi iridescenti ed aromatici di zafferano e le briciole croccanti al nero di seppia.

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Magistrali anche le esecuzioni dei secondi, tecnica e carisma illuminano la trama del pesce, dei molluschi e del galletto ragusano, dando nuove percezioni ad ogni assaggio. Eclettismo ed inarrivabile identità di sapori abbracciano le vibranti spezie dal mondo e gli ortaggi mediterranei.

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I dessert regalano ludiche e seducenti esperienze, creazioni di alta pasticceria che sanno incuriosire e sorprendere il palato. Il “toast” alterna cremoso e soffice di cioccolato, brillantemente esaltato dalle “patatine” di ananas caramellato e “ketchup” di lampone.

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La Tentazione di Adamo è un viaggio-a-Parigi: una millefoglie di mela caramellata, succosa e fresca a fine pasto, conquista col gelato alla vaniglia e la fragranza della cannella.

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La cantina si arricchisce di intuizioni e contemporaneità, oggi vanta quasi duecento etichette che dipingono il territorio senza tralasciare le sicurezze nazionali ed estere.

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Due proposte di menù degustazione, servite per un minimo di due persone, da sei o nove portate, SENSAZIONALMENTE e rispettivamente a 60 e 90 euro.
Alla carta, antipasto-primo-dessert da 35 euro, bevande escluse.

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Ristorante Palazzo Branciforte, il tempio del gusto a Palermo.
via Bara all’Olivella, 2
Palermo
tel. 091 321748
ristorantepalazzobranciforte@gmail.it
http://www.ristorantepalazzobranciforte.it

Ristorante visitato il 23 marzo 2017.

frumento, la migliore pizzeria di Sicilia!

L’incanto del territorio racchiuso tra il vulcano Etna e il blu magnetico dello Ionio, tratteggia oasi naturalistiche, gioielli architettonici medievali e barocchi, borghi marinari e montani, piste da sci vista mare, giardini arabi e tropicali, spiagge di scogli lavici, essenze balsamiche ed esperidate e sapori assolati e assoluti.

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Ad Acireale, a pochi chilometri da Catania, frumento elabora rispettosamente e magistralmente ingredienti di qualità estrema, imbastendo composizioni di gusto dall’immediata e stupefacente percezione d’eccellenza.
La sala è simultaneamente briosa ed intima, si snoda tra tavoli conviviali e banconi con vista; il calore del legno naturale si fonde alle luci di design, accenti artistici e rurali caratterizzano ed armonizzano la contemporanea valorizzazione del sapere napoletano dell’Arte della pizza alla naturalezza dei sapori più vibranti.

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Il forno non è a vista. Nell’attesa del palesarsi delle pizze, il menù degli antipasti invoglia a perdersi tra un assaggio di latticini di Paestum e le selezioni ricercate di formaggi e salumi o in conturbanti Caponata e Parmigiana.

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I fritti imprescindibili illuminano di sfrigolante ed irresistibile tentazione: chips di patate fresche “ruspanti” agli agrumi e panelle di ceci e mortadella Bologna sorprendono per carismatica personalità.

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Non solo pizza: tutti i giorni, dalle 18:30 a tarda sera, frumento è aperto anche per un disimpegnato aperitivo, una birra o per soddisfare con piatti unici di mare e terra ogni esigenza, componendo assaggi o una cena accattivante ed articolata.

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Le Margherite, le pizze della tradizione siciliana, le didascaliche proposte di stagione che valorizzano le eccellenze del maregambero rosso di Mazara, acciughe del golfo di Catania o baccalà – stuzzicano coi frutti esotici, le spontanee di primavera, gli ortaggi e i presìdi slow food come il cavolo di Aci o i porcini dell’Etna in stagione. Sorprende il vernacolo romanesco di puntarelle e sublimi alici Nardin o di carciofi alla Carbonara.

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Tre gli impasti tra cui scegliere: farina napoletana Caputo per una leggendaria “pizza canotto”, di grano Russello e Maiorca siciliano per una base integrale ricca di aromi, gusto e valore nutrizionale o di grano Khorasan per chi ama la pizza sottile e croccante.

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Puntigliosa scelta di birre e vini in prevalenza dell’Etna, soft drink Lurisia e cocktail estemporanei. Servizio dinamico, attento ed accomodante, sorrisi sinceri e disinvoltura nell’accontentare anche chi non ha convenientemente prenotato il proprio tavolo.

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Paragonato alla qualità eccellente dell’offerta, il conto è una carezza.
Si spendono da 6 a 14 euro per le pizze più ricercate, 10-18 euro per i piatti unici, 2 euro per coperto o supplementi. Ricarichi correnti per le bevande.

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La migliore pizzeria di Sicilia ha un nome: frumento, ad Acireale.

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Piazza Mazzini, Acireale, Catania.

Telefono 095 601496

Pizzeria visitata il 10 marzo 2017.

L’indirizzo foodie a Catania: Mc Turiddu

Dal mattino a dopo mezzanotte “la porta è sempre aperta e la tavola imbandita”.

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Sorrisi sinceri e ospitalità s’intravedono già dalle luminose vetrate su piazza Spirito Santo a Catania – oggi piazza Turi Ferro -, nel cuore del centro storico e appena defilato dalle vie commerciali.

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Me Cumpari Turiddu capta ogni esigenza di slow living e gusto, le sale si snodano tra caffetteria, sala da tè, bottega di prodotti d’Autore –c’è anche il cioccolato Sabadì-, wine bar, street food, bistrot, ristorante e offre anche spazi che si prestano a degustazioni, vernissage e a lasciarsi vivere; nell’incantevole atmosfera sospesa tra la familiarità di una scenografica cucina a vista e l’onirica intersezione di arredi retrò e di recupero, tra volte storiche e cementine policrome, che trovano naturale continuità con le assi di botte e il basalto.

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Tovagliato immacolato e una degustazione di pani appena sfornati e pomodoro Siccagno ti riportano immediatamente a sapori perduti: carrube, semola siciliana, olio evo aromatico ed estate assolata si svelano all’assaggio.

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Il menù espone una vasta interpretazione di prodotti del territorio di mare e terra, dai taglieri di formaggi e salumi, carni siciliane – anche d’asino ragusano-, al pescato esclusivamente fresco; i legumi e i primi della tradizione e un’enciclopedica offerta alla brace, mancano però le polpette in foglia di limone.

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I fagottini di pasta fresca “stipateddi” trovano perfetto equilibrio nella salsa di Nero dei Nebrodi, le scaglie di Ragusano DOP accentano l’assaggio di umoralità.

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L’Aricchia du Liotru è la cotoletta etnea, coglie l’assonanza tra la statua dell’elefante emblema di Catania e la milanese “orecchia d’elefante”.
Burrosa al taglio e senza traccia d’unto, sfrigolante come le chips al rosmarino servite a corollario. La riduzione di vino rosso e spezie dona dimensioni multiple all’assaggio. Realizzata con costata di manzo o asino a scelta.

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I dolci di Agata giocano attorno al cannolo, al tiramisù “Sùsimi” impreziosito da mandorle e chicchi di caffè pralinati -senza uova nella crema al mascarpone-, couscous al pistacchio e gelo di fichidindia con croccante espresso.

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La cantina valorizza ogni area enoica siciliana, la carta dei vini al calice integra l’offerta, soddisfando le esigenze di chi è solo o di passaggio. Birre artigianali e soft drinks.

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Materia prima ricercata, stagionalità, cucina espressa, valorizzazione dei sapori grazie alle tecniche e alla leggerezza delle cotture.
Servizio giovane, premuroso e puntuale, attento ai desideri del cliente.
Traspare l’amore per l’ingrediente che narra la cultura dei microcosmi siciliani e il gusto di portate a tavola identità, senza ostentare pretese gourmet.
Aperto da lunedì a domenica. 26 euro per antipasto, primo e dessert, beverage escluso, 6 euro per un calice.

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Me Cumpari Turiddu
Piazza Turi Ferro n. 36, 37, 38  (già Spirito Santo)

Catania
Tel +39 095 715 0142
putia@mcturiddu.it

Visitato il 21 gennaio 2017.

 

 

Il nuovo Ristorante CORIA a Caltagirone

Giuseppe Coria è l’autore di un’antologia di ricette e tradizioni siciliane, Profumi di Sicilia, titolo che sintetizza idealmente le fragranze più vibranti e autentiche che ogni portata degli chef Domenico Colonnetta e Francesco Patti esprime.

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Il Ristorante Coria a Caltagirone, Catania, dopo il recente restyling, brilla di una luce mitteleuropea: toni neutri, la grande e fervente cucina a vista, sale intime, lampade Foscarini – a focalizzare l’attenzione sulle portate- e legno, in molteplici essenze, a contornare la tavola nuda e la mise en place.

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Il benvenuto degli chef è una memoria da assaporare, riproduce il percorso di esperienze formative e di vita che ha ricondotto Domenico Colonnetta e Francesco Patti a Caltagirone: vari amuse-bouche che tratteggiano il Veneto col baccalà mantecato e le sarde in saor, Milano nella chips di risotto e ossobuco, la scaccia ragusana evocando il Mentore del Duomo di Ibla e il muffoletto che riporta alle origini. Brio e sintesi accattivante di equilibri e aromi che sono preludio del trionfale arrivo dei pani.

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Lievitati integrali di Russello e Margerito, grandi autoctoni che esprimono complessità sensoriale ed identità siciliana, sfoglie croccanti di semola, grissini fragranti, sfincione palermitano e pane cunzato da degustare con una vellutata di zucca, spaghetti di castagna, semi di zucca tostati e chips di patata viola. Su tutto lo champagne degli oli bio siciliani, Grottafumata di Mauro Cutuli.

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La triglia ripiena di carciofi in panure croccante dialoga con radici e tuberi glassati – daikon, rapa, pastinaca, topinambur e carota-. La cremosità della passata di fava larga di Leonforte aggiunge persistenza alle volubili dolcezze e mineralità armoniche del pesce e degli ortaggi, abbinamenti che rendono unico ogni assaggio.

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L’opulenza e l’umani della crema di porcini secchi e dello stracotto di vitello, diaframmati dalle pieghe dei ravioli, rimandano quasi ad enfasi asiatiche, dando nuovo carisma alla pasta ripiena che è sintesi dell’entroterra siciliano.

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Gli spaghetti alla chitarra abbracciano la quintessenza della brezza, nella manteca ai tartufi di mare e ricci, con la delicatezza esperidata del limone candito e olio evo.

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Il pesce San Pietro convince nel dualismo con la filangé di cardi, sentori tannici e balsamici di timo che si perdono nella dolcezza della cipolla rossa caramellata.

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Il piccione in due cotture non idealmente indovinate – coscetta alla brace e petto glassato – trova controcanto suadente nella crema di mais, pop corn e cavolo viola agrodolce.

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Il pre-dessert conquista per la connotazione non retoricamente dolce: mela-caprino-pomodoro candito resettano il palato invogliando al dolce.

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Il cannolo alla crema di ricotta con gelato al torrone e zappetta calda di fichi è un dichiarato tributo allo chef Ciccio Sultano e un manifesto omaggio all’altro ambasciatore del gusto siciliano nel mondo, chef Pino Cuttaia, per la forma spiralizzata a cornucopia.

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La piccola pasticceria incanta per la fragranza delle preparazioni espresse e corrompe con infinite sfumature di cioccolato, tra le migliori di Sicilia.

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Al Ristorante Coria va in scena l’estrema qualità della materia prima, grande attenzione alla stagionalità del pescato e degli ortaggi. Selezioni esclusive di eccellenze regionali e brillante valorizzazione dei prodotti del territorio per elaborare portate armoniche e accattivanti, in un ambiente che ammalia per stile, atmosfera e design contemporaneo.

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Servizio discreto e professionale, la cantina dipinge numerose microcosmi enoici siciliani, non manca una selezione di Champagne, vini francesi, sudafricani e nazionali. Diversi menù degustazione, alla carta per tre portate – antipasto, primo e dessert – si resta sulla soglia di 50 euro.

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Ristorante CORIA
Chef DOMENICO COLONNETTA e FRANCESCO PATTI

Via Infermeria, 24 – Caltagirone CT
Tel. 0933 334615

Aperto a pranzo e cena.

Chiuso domenica a cena e lunedì.

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visitato il 29 gennaio 2017