Enrico Bartolini MUDEC, l’universo a Milano.

Il sancta sanctorum che custodisce la più universale esegesi del gusto, emulsionando design, arte, brio compositivo, lussuriosa leggibilità, superando la perfezione nella maestria tecnica, esponendo attraverso la sensorialità, eleganza innata e rivelazione di identità degli ingredienti di ricerca.

La cifra stilistica di Enrico Bartolini si manifesta anche attraverso performance sincrone tra cucina e sala, che all’unisono espletano totalizzante, coinvolgente ed incantevole armonia.

La centralità ed il protagonismo dei sapori si verticalizza nel lirismo di un’audace consapevolezza: la percezione sinfonica del talento, vivacizzato dalla lungimiranza delle sinergie e delle sintonie di un dream team che nella coralità trova consacrazione: l’executive chef Remo Capitaneo da dieci anni dona anima, mente, maestria e dedizione ai dettagli. Stacanovismo che è viscerale fluire di creatività, accentato dall’intelligenza e dalla filosofia della divulgazione, che abbraccia le professionalità eclettiche di Mario Capitaneo e di Sebastien Ferrara, sommo manager di sala.

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Pixel che si fanno nitidi nella manifesta esemplarità di paradigmatica compiutezza, espressiva di un manifesto intellettuale titanico:

il vettore dell’enogastronomia del ristorante Enrico Bartolini MUDEC è la genialità

nella sua forma più iridescente, che compenetra la letteratura classica del gusto alla soave avanguardia, esponendola attraverso la più seducente naturalezza. Superando la dimensione astratta e concettuale della cucina, enucleando le distorsioni, le desaturazioni molecolari, le esasperazioni e le orbite che distolgono dal protagonismo dei sapori.

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Nella magnificenza del benvenuto si leggono a chiare lettere le più rivelatrici sintesi dell’espressività mediterranea e del tributo a mentore Marchesi, tratteggiate da voluttuose e spigolose allegorie, variazioni di registro che arrivano all’anima del commensale e lo proiettano nell’universo Bartolini.

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Dalla teca dei grissini ricavata da uno scrigno appartenuto a Frida Kahlo agli ostensori dell’eucarestia di zafferano e menta: il misticismo si svela in ologrammi di viaggio, conturbanti della passionalità della melanzana alla brace, un gioiello di onice suadente lisergicamente baciato dal pompelmo e dall’umoralità della perla di scampi e caviale. Nella carezza dell’olio evo e della crema di castagne in degustazione, a riconnettere il palato ed il cuore con la stagionalità terrena.

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Il menù degustazione Pesci e Crostacei esplora oceani e scogli mediterranei, esotismo e ludiche allitterazioni di travolgente umami.

 

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Astice blu cotto nel cedro con elisir di fico verde, la sceneggiatura di un peregrinar odisseo tra gli arcipelaghi della Maddalena e delle Cicladi, tra sentori sublimati di mirto e  la mineralità delle lenticchie Beluga.

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Choux diafani di riso celano scampo Reale e foie gras, erbe e finger lime a diaframmare l’eloquente opulenza dei crostacei. Volumi eterei e carezze conturbanti, acidità eleganti e coscienza di desideri perpetui.

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I ravioli di arachidi toscane ai ricci di mare e ristretto di pollo ruspante descrivono la più espressiva manifestazione della genialità dei pairing tra gli elementi: didascalie iodiche, minerali ed allusive, nel medium di cristallina enfasi iconografica di un masterpiece.

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Peperoni di grano, un formato di pasta che reinventa la volumetria e dona nuovi orizzonti alla pasta di trafila, celando un cuore di ostriche e specchiandosi nella totalizzante espressività della salsa barbecue ai peperoni cruschi.

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Il “pesce dente” alla milanese trova consacrazione nel “risotto” di finocchi e nella texture  del carpaccio di funghi porcini ed orchidea: un costructo polifonico che attorno alla fondente rivelazione del filetto di pesce australiano, svela un caleidoscopio di sensorialità cosmopolite.

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Menzione speciale per il servizio del pane, dell’olio e dei burri

A scandire il ritmo della successione delle vivande, dalla cucina giunge lo Chef responsabile della panificazione ad esprimere la suprema eloquenza delle lievitazioni:

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grissini dalla friabilità ricercata e pani ai cereali impreziositi da spezie balsamiche a donare tridimensionalità ai compendi, su tutti, il burro alla glassa di aceto di lampone e montato al tè Matcha ed alghe, che da solo merita devozione.

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Nuvola di bosco è un dessert che compone attorno alla meringa, ai funghi, alle more e al tartufo bianco, un’esperienza trascendentale. La pasticceria dinamica che nella composizione al piatto dialoga senza soluzione di continuità con le partiture del menù, sottolineandone adagi ed inflessioni, esponendone acuti e simmetrie, nell’empireo di una memoria che si tatua nell’anima.

To be continued…

ENRICO BARTOLINI – MUDEC

 Via Tortona 56,  Milano (MI)

Chiuso il lunedì a pranzo e la domenica

 

Ristorante visitato a novembre 2019

Terrazza Costantino new style

Tornare a Terrazza Costantino regala sempre un’emozione rara, perché lungo un percorso di incontaminata, aspra e cangiante natura, respiri autenticità ed un’atmosfera istoriata dal desiderio di narrare attraverso la biodiversità, una Sicilia non barocca e più audace.

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uovo, aria Parmentier, pesto e tartufo

Giuseppe Costantino, chef e patron del ristorante, ha affinato stile e leggiadria: nei suoi orizzonti contemporanei espone libertà dai dogmi e si dedica a svelare lungo il percorso di degustazione, sfaccettature cosmopolite degli ingredienti di prossimità.

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Le Alici, microcosmi mediterranei e redzepiani all’unisono: sì ancorate alle vulcaniche brezze dei cucunci e dell’origano delle Eolie, ma nella diaframmata trasparenza balsamica del pesto e della cipolla in osmosi. Un signature dish che resta nei desideri.

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Ologramma di quintessenza di gambero di Mazara, nel percorso emozionale di tortelli di foie gras d’anatra in purezza, code di gamberi, tartufo ennese e sumac a km zero. Idillio per scomposizione, manifesto di ricerca e di allegorie.

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Nelle carni la leggiadra verve ruba la scena al manierismo, nella suprême di pollo ai porcini e misticanza delle Madonie, in salsa di uova di pesce, e negli accenti di cardamomo dell’agnello.

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Scelte identitarie, che elaborano le razze autoctone e ne valorizzano l’unicità della trama e dei sapori non omologati.

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Gli agrumi trionfano nel carosello dei dessert, nello shot di pompelmo e pesca e nell’assoluto di arancia: variazioni di trame e acidità lattee e voluttuose, impreziosite della citronella e dall’essenza di arancia amara.

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Cantina di respiro internazionale, ricercata nelle selezioni dei millesimi importanti. Servizio di sala premuroso e professionale, ospitalità e dinamismo.

 

Terrazza Costantino

Chef Giuseppe Costantino

Rione Sant’Antonio, 24

Sclafani Bagni (PA)

mobile 339 1155915

 

Aperto a cena, domenica a pranzo.

Ristorante visitato ad ottobre 2019.

Le sinfonie d’autunno da ZASH

Ottobre alle pendici dell’Etna assume nuances cangianti, accarezzate da una luce meno perpendicolare ed iridescente degli agrumi che virano all’oro. A queste latitudini l’estate non si arrende, ma i tartufi e i porcini dei boschi ispirano nuove texture nel menù.

Lo Chef Giuseppe Raciti ha elaborato una palette sensoriale che vira all’esaltazione dei ricercati ingredienti primari attraverso minimalismo nell’elaborazione e caleidoscopici accenti, per arricchire di unicità ed inedite allegorie ogni assaggio.

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Parmentier al rosmarino e panelle a donare voluttuosa e suadente alchimia ad un masterpiece di ricercata tecnica, che trova riflessi asiatici nell’agrodolce esperidato.

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La passionalità sfrigolante della tuma fondente e l’eleganza del limone in due partiture – candito ed in gel – vivacizzano la battuta di manzo e ne arricchiscono di carattere la degustazione. Nel taglio e nella frollatura la suprema sintesi di un esercizio di stile.

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Anacardi tostati, zucca e capasanta: una trilogia di analogie che varia registri armonici nell’onda del risotto e nel garam masala.

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Vongole e ceci, l’opulenza minerale ed il brio della panure al finocchietto hanno l’eco dei faraglioni di Acitrezza e di quell’identità verista e è emblema autentico della letteratura del gusto siciliano.

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Una sofficissima trama si spiralizza nell’idillio del ragù battuto al coltello e nella dolcezza pungente delle albicocche, nell’ode balsamica dell’anice stellato: gli gnocchi che non dimenticherai mai, perché già dal primo si tatuano tra i desideri perpetui.

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Le molteplicità fondenti della spuma di formaggio e dell’uovo poché, si rivelano cangianti nel connubio alla sfrigolante panatura ed alla sorpresa delle more di gelso e tartufo. Coinvolgente e sempre irresistibile in ogni variante, ma è nella sua veste autunnale che l’uovo dello Chef Raciti esprime la sua più eclettica armonia.

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Non occorre enunciare, perché nella sua essenza risiede la padronanza tecnica dell’Alta Scuola: lo Chef Raciti con stile e leggiadria, interpreta il filetto di manzo, il foie gras e con l’umbratile generosità del tartufo siciliano ne fa un’opera omnia.

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Lamponi, biscotto Novecento, gelato allo yogurt e la commozione dell’olio extravergine: il dessert perfetto che esprime senza veli l’arte di sedurre attraverso lo stile, l’espressività dell’eleganza ed il carisma della celebrazione della maturità artistica.

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La proposta fine dining del ristorante Zash brilla di un calendario di eventi tematici di respiro internazionale, in un luogo di culto del design e dell’ospitalità.

Lo Chef Giuseppe Raciti coordina un team di cucina che brilla della costante ricerca e dell’armonia tra Rosita Cavallaro, Agatino Bruno e Giuseppe Ferlito.

In sala, charme e professionalità si rivelano nello stile del Sommelier Daniele Forzisi che cura una cantina di sofisticata personalità, e del Maître Giuseppe Romeo, coadiuvati da Marco Sciacca.

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ZASH 

chef Giuseppe Raciti

Strada Provinciale 2/I-II n.60

95018 Archi – Riposto (CT) – Sicilia

tel: +39 095 7828932

mobile: +39 3472765552

email: info@zash.it

 

S U M : l’identità e la consapevolezza dello Chef Davide Guidara

I numeri primi ispirano da millenni congetture, orbitano nelle galassie dell’algebra, della geometria e della crittografia, e di messaggi cifrati lo chef Davide Guidara è sommo compositore, padroneggiando chimica bromatologica e spiritualità alchemica, in bilico tra avanguardia e atavico sapere.

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Mezedes come incipit: osando nella briosa asperità dolceagra che reinventa cipolla, aglio, pomodoro e mandorla.

Nella trilogia S U M condensa autorevolezza, maturità compositiva e tecnica, e soprattutto estrema consapevolezza. Consapevolezza della propria identità, della propria filosofia, dell’essere arrivato a venticinque anni al rigore zen e all’essenzialità che un cuoco normalmente raggiunge a tanti più lustri.

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La nitida  e venerabile eleganza del twist di acciuga.

SUM è un verbo intransitivo ed irregolare, nella sua incisività rispecchia l’intransigenza e l’anticonformismo dello Chef, che attraverso gli studi e l’affinamento stilistico ha catalogato nella sua antologia gli ingredienti mediterranei più ricchi di glutammato, ne ha ripercorso l’utilizzo ancestrale e ne ha decriptato il DNA sensoriale schiaffeggiando il palato con un menù di allitterazioni umami. Davide Guidara ha studiato “il buono”, la sua biochimica e la sua dinamica e ne ha dato contemporanee visioni.

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L’esemplarità della valorizzazione di grani autoctoni e lo studio delle fermentazioni si rivelano iconiche all’assaggio del pane di Tumminia.

Visioni che si svelano a tavola, ad ogni portata che viene impreziosita da compendi organolettici ed enunciati: l’introduzione curata dallo Chef è parte integrante della degustazione, è il Wi-Fi tra l’ingrediente e la sua leggibilità emozionale. Senza ricerca di confronto col commensale, ma con il valore dell’esegesi e della genesi delle portate.

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Alici nella loro cristallina ed umorale identità. Trovano nella texture metallica, nella lisergica somma degli olii esperidati del Verdello e del garum,  nella coniugazione alla clorofilla ed all’emulsione rancida, un mosaico di epifanica rivelazione.

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Scomposizione e trasfusione: di linfa, di ricercata texture e fragranza. Il peperone si reinventa protagonista fine dining, contestualizzando nella glassa i suoi umori e ricreando nell’assoluto l’evocativa sintesi estiva che lo irretisce tra capperi ed acciughe.

Nella nobilitazione dei legumi autoctoni, nell’esaltazione della loro essenza nella ricerca della fermentazione si compone un’opera omnia: fagioli di Scicli e pistacchio di Bronte, rimasterizzati nel trend koji, Aspergillus oryzae, fermento delle preparazioni base della cucina asiatica.

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In sequenza e senza soluzione di continuità giunge lo tsunami di lenticchie di Ustica e cozze, una creazione iconica dello Chef, che negli anni ha sublimato le trame e la polifonia, un assaggio eclettico e suadente, un paradigma di mare ed elementi minerali, un’opera assimilabile all’Arte Fenicia.

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Il climax di tecnica, carisma, raffinatezza di equilibri è palesato all’assaggio dei bottoni di baccalà. Sfoglia magistrale, l’aglio dolce, l’apologia del Datterino vivacizzata dalla temperatura di servizio a contrasto. Un indelebile esercizio di stile.

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Davide Guidara è ambassador di un’evidenza: chef di nasce. Avendo acquisito tecnica e  formazione al cospetto di Don Alfonso Iaccarino, Nino di Costanzo, Fabio Ciervo, e dopo le esperienze internazionali di Bruxelles, al NOMA e da Michel Bras, a Catania ha creato un laboratorio sperimentale di avanguardia gastronomica, che funge da polo di ricerca per la Sicilia di Collettivo Mediterraneo, al fianco di Marco Ambrosino.

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Ristorante SUM

executive chef Davide Guidara

viale Kennedy 28

Catania

Tel. +39 095 596 7521

chiuso il mercoledì, aperto solo a cena.

 

Ristorante visitato ad ottobre 2019.

Gli Chef Aliberti, Ravanà e Visciola: l’etica e la sostenibilità fine dining

La serie di eventi in itinere Sinergie è nata dal desiderio di divulgare attraverso i vettori del gusto e della convivialità i paradigmi di una contemporanea edizione di approfondimenti enogastronomici, una rassegna di valorizzazione dell’emblematicità di ricette tradizionali, interpretate dallo stile e dalla personalità eclettica di tre Chef d’avanguardia: Franco Aliberti, Alessandro Ravanà e Marco Visciola, in una triangolazione culturale che ricompone il patrimonio del gusto italiano nella sua poliedricità.

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Gli Chef insieme al Dott. Mario Cucci intervenuto all’evento

La dialettica tra i professionisti fine dining, anche in occasione della tappa di Porto Empedocle presso il ristorante Il Salmoriglio, si è misurata sul tema della sostenibilità delle scelte alimentari, sul pescato a miglio zero, sullo sfruttamento delle specie ittiche e sull’evocatività delle percezioni sensoriali che riconnettono alle memorie di ciascuno, senza mai perdere il focus sulla filiera corta, la ricerca dei produttori etici e la stagionalità degli ingredienti.

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La zuppa di pesce è la sublimazione del pescato della marineria empedoclina, una magmatica estrazione e concentrazione di essenze e passionalità che danno all’assaggio l’emblematicità mediterranea, imprescindibile leitmotiv della seconda tappa siciliana di Sinergie. L’attualità dei disperati flussi migratori africani e degli sbarchi di fortuna sulle coste di Agrigento ha ispirato l’Altra Marea, la riedizione dello chef Alessandro Ravanà.

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Vortici cromatici al nero di seppia e clorofilla, seppioline arrosto – umorali delle loro interiora – come allegoria di un momento geopolitico in divenire, in uno specchio di parmentier speziata all’anice e cardamomo. La risoluzione esperidata del limone fermentato a suggellare che il Mediterraneo è da millenni laboratorio culturale e d’integrazione.

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Si può evocare il mare e perpetuare la componente emozionale del gusto in un ologramma, anche attraverso l’umami del pomodoro dei coralli ideati da Franco Aliberti, executive chef del ristorante Tre Cristi a Milano. Una missione divulgativa e di sensibilizzazione, che nel simbolismo della fragilità di un ecosistema come quello dei reef delle barriere coralline, individua una sintesi parallela della zuppa di pesce, menzionando le specie ittiche in estinzione.

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Eclettismo artistico, ricerca dei contrasti incisivi, tecnica magistrale nel sintetizzare nella leggibilità di un assaggio l’armonia e la tattilità del gusto. Strutture complementari, molteplicità nei registri, assonanze minerali adamantine tra le alghe e l’eleganza della fermentazione del brodo, accentate dall’umbratilità delle uova di lumaca.

Il mare che vorrei è il manifesto allegorico di ciò che oggi non può più essere ignorato, una creazione ideata proprio durante la settimana Internazionale dei lavori sui cambiamenti climatici, che espone l’impoverimento della flora e della fauna marina per il surriscaldamento globale.

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Abissi trae invece ispirazione dalla cultura zen dello chef Marco Visciola: tecniche orientali nella elaborazione minimalista dei molluschi e dei crostacei, diaframmati alla passionalità dell’emulsione montata ai ricci di mare ed olio di vinaccioli ed al medium carismatico di lische ed alghe.

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Marco Visciola, chef del ristorante di Genova Il Marin, ha proposto una sinfonia del pescato stagionale: gamberi, cozze, cannolicchi, triglie e scorfano. La preparazione è stata impreziosita dalle chips al nero di seppia, alghe e salicornia, ad arricchire di nuances iodiche e registri sensoriali la sue rimasterizzazione della zuppa di pesce.

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Durante l’evento, Anna Alessandro dell’azienda enologica Alessandro di Camporeale, ha presentato le caratteristiche peculiari del Grillo e del Catarratto Vigna di Mandranova,  vini biologici selezionati in abbinamento alle portate rivisitate della serata.

 

La Ghiotta alla Marinisa, la tradizionale zuppa marinara empedoclina, arricchita dalle curve Mancini, elaborata dal resident chef Alessandro Ravanà ha lasciato nella memoria degli ospiti un messaggio programmatico: l’economia locale, l’ecosistema marino, il perpetuarsi dei sapori tradizionali è oggi responsabilità comune.

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L’eleganza e la passionalità dell‘Etna Rosso MONTELEONE ha suggellato l’assaggio della più umorale delle zuppe, un vino rosso che rivela ad ogni sorso identità vulcanica ed affinamento del progetto aziendale: Giulia Montelone cura con dedizione i vigneti etnei ed opera microvinificazioni per preservare il valore delle cultivar autoctone e delle contrade di provenienza.

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da sx Marco Visciola, Anna Alessandro, Franco Aliberti, Alessandro Ravanà e Giulia Monteleone

Nei sorrisi dei protagonisti il senso dell’evento: la gioia della divulgazione e della cultura alimentare che si fa convivialità e sensibilizzazione etica, con gusto!

Chef Alessandro Ravanà: l’eclettismo della sostenibilità

Le edizioni contemporanee della sostenibilità fine dining e l’impatto etico del gusto, trovano nelle contaminazioni culturali intriganti spunti, anche per veicolare l’esigenza di scelte più consapevoli sugli equilibri ambientali che riguardano l’educazione alimentare e la valorizzazione delle risorse ittiche, in un momento storico di sfruttamento di depauperamento del mare. Nella rilettura critica ed illuminata degli ingredienti di prossimità, nell’approccio gioioso e ludico alla composizione delle strutture, alla vivacità degli ossimori che si trasformano in assonanze ed allitterazioni sensoriali, s’intersecano le ispirazioni del nuovo menù del ristorante Il Salmoriglio di Porto Empedocle, alle latitudini dove l’estate non sa arrendersi alle primizie dell’autunno, e dove la creatività e la sensibilità artistica intarsiano l’eleganza dei sapori.

Un orizzonte in divenire quello dello chef Alessandro Ravanà, proiettato nel ruolo di ambasciatore della cucina mediterranea e dei valori di rifondazione del gusto, senza tralasciare la sperimentazione e l’evoluzione delle proposte di un menù che ogni giorno si riscrive per enunciare la passionalità delle preparazioni più emblematiche del territorio empedoclino e per portare a tavola il cosmopolitismo che è nel DNA del continente Sicilia.

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Il valore organolettico e nutraceutico del pesce azzurro, l’espressività clorofillica ed esperidata della salsa salmoriglio, la spigolosità delle fermentazioni lattiche e la profondità della tapenade come dichiarazioni d’intenti, in un benvenuto che è ha l’esponenziale valore di enunciare la tradizione senza le sovrastrutture dei dogmi, ma attraverso il brio e la libertà dell’interpretazione.

 

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Il pastrami di razza travolge nella rivelazione inedita delle alchimie speziate ed agrumate, in un continuo rimando tra Mediterraneo ed Americhe, in un’edizione pop e conturbante di un leitmotiv estatico.

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Sussurri d’autunno intarsiano il carpaccio, sussurri come carezze, sussurri di raffinatezza millimetrica nel misurare contrasti, salinità, affumicature, umami e trame che si rivelano oltre l’idillio.

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Stile manifesto e mai ostentato. Palesato nell’attitudine ad arrivare alla componente evocativa degli ingredienti, screziati di accenti aromatici ed rispettati dalla tecnica e dalle cotture magistrali.

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Tartufo ed infusioni balsamiche a controcanto dell’opulenza dei ravioli: sfoglia setosa e minimale a celare la quintessenza della passionalità, preludio di un desiderio perpetuo.

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Il seme di ulivo, la sintesi della cultura mediterranea, si fa polvere rivelatrice sul rombo, e tratteggia l’essenza programmatica del nuovo menù: ricreare e sperimentare, rimasterizzare il sapere e le certezze, per scrivere le nuove pagine della letteratura del gusto e dialogare con le tendenze internazionali.

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Il dinamismo e l’essenzialità dell’osmosi a suggellare il paradigma assoluto che l’identità sa essere totalizzante, come nell’assoluto di frutta e ortaggi, stuzzicato dal sorbetto di pesca gialla a corollario.

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Nella cosmogonia dessert, una parentesi graffa voluttuosa da meditazione: cioccolato, spezie, noci pecan e l’eclettismo dell’infuso lisergico di pepe Sansho giapponese. Musicalità e leggiadria, senza esitazioni, senza sofisticazioni, nella verità e nella sincerità di chi sa essere interprete e mai esecutore.

 

 

DONNA CARMELA experience: i tropici tra l’Etna e lo Jonio

Il microcosmo celato tra il magmatico vulcano Etna ed il blu lapis dello Jonio incanta da ogni prospettiva e nell’immensità tropicale del parco delle tenute Faro rapisce ogni desiderio.

Donna Carmela è un resort di charme a Carruba di Riposto, Giarre, che si sviluppa attorno ad una dimora storica ottocentesca, e dalla pietra lavica e dall’incanto naturalistico trae infiniti rimandi di eloquente meraviglia ed è meta ideale anche per chi desidera visitare l’Etna, Catania, Taormina e la costa ionica.

Camere full comfort, ville private e lodge totalmente immersi nel parco, si integrano nell’atmosfera onirica del boutique hotel, che ha nel valore dell’accoglienza e nella sublime ospitalità la magnificenza.

La Prima Colazione

Infinitamente oltre i confini continental breakfast, la cosmogonia dolce e salata delle tipicità siciliane e della fragrante pasticceria: un risveglio che non si dimentica, per la trionfale espressività delle torte, della rosticceria e delle irresistibili selezioni del buffet, che si arricchiscono della carta delle uova e delle specialità internazionali, istoriate dalla frutta appena colta, dalle spremute e centrifugati, nel contesto incantato del dehors che ha il respiro della natura etnea.

Servizi & Attività

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Donna Carmela è una struttura ricettiva ideale anche per eventi, ricerca di benessere, leisure e slow living. Dispone di piscina e solarium panoramici, su richiesta si organizzano masterclass enologiche, visite in cantina nel territorio dell’Etna, percorsi  botanici, escursioni culturali, pesca turismo e mini crociere.

Il Ristorante:

La Cucina di Donna Carmela

Eclettica, di travolgente espressività tecnica, maestria compositiva e raffinatezza esecutiva: la cifra stilistica degli chef Rosario Parisi e Piergiorgio Alecci ha la connotazione del sublime, seduce nei riflessi adamantini di orizzonti in divenire, istoriati da un talento di abbagliante unicità.

Oltre gli equilibri, oltre i puntuali e vivaci bilanciamenti, oltre l’eleganza e le armonie, traspare la vivacità, la solarità e la purezza di un’anima ispirata all’esaltazione dell’ingrediente di prossimità, alla biodiversità ed al culto della stagionalità.

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Una carezza mantecata, una sontuosa acidità fruttata e l’opulenza della seppia: il Risotto al nero si reinventa nell’idillio della mela, nell’audacia indelebile di una dichiarazione d’amore perpetuo.

 

Estetica compositiva ed architetture sensoriali si fanno concentrici, nel dualismo crudo-cotto del pescato: la tartare di branzino trova enfasi nella bisque, nell’opulenza dei mitili e nella vivacità dello scoglio e dei crostacei.

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La sala del ristorante La Cucina di Donna Carmela non ha soluzione di continuità col fascino del parco di ulivi secolari, dove è possibile anche cenare sotto il cielo stellato e dedicarsi alla degustazione delle carismatiche selezioni enologiche, che si impreziosiscono di rare cuvée di Champagne e di verticali della Cantina PIETRADOLCE, guidati dalla sapienza e dallo stile di Alessandro Mancuso ed Alessia Zuppelli.

Il team di cucina, supervisionato dagli chef Piergiorgio Alecci e Rosario Parisi, si avvale della professionalità di Enrico Ragusa, William Macchi e della sensibilità artistica della pastry chef Annalisa Volpe.

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L’Etna, altera, passionale e carismatica nella soave mousse di ricotta, cristalli di zenzero e rapa rossa: un dessert iconico che riscrive i paradigmi della pasticceria siciliana contemporanea.

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Perfezione tecnica ed infiniti rimandi ludici e voluttuosi nell’assoluto di nocciola, cioccolato, caramello salato e gelatina Nepèta. Vivacità esperidata e balsamica a controcanto della lussuriosa alchimia della ganache.

Brio, espressività, eloquenza tecnica, abilità interpretativa, cosmopolitismo, personalità e indomito talento: gli  ingredienti degli esercizi di stile della brigata di cucina del ristorante La Cucina di Donna Carmela, che i professionisti che vi operano ai vertici degli Chef emergenti di Sicilia.

 

Chef ROBERTO TORO, e le stelle a Taormina stanno a guardare.

Esemplarità, equilibrio, magnificenza ed un lusso percepito come irripetibilità, dedizione al cliente e familiarità nell’accoglienza: ogni componente del dream team degli esclusivi hotel Belmond di Taormina – Villa Sant’Andrea sul mare ed il Grand Hotel Timeo al Teatro Greco – è ambasciatore dei valori dell’ospitalità italiana, trasposti con classe ed eleganza innata.

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Otto tavoli si vestono a cena della sontuosa manifattura dei tovagliati di sfilato siciliano, su cui brilla la ricercata mise en place selezionata tra le più fini porcellane e l’argenteria storica del Grand Hotel Timeo, su tutto la filosofia che dà il nome al ristorante fine dining:

Otto Geleng fu il pittore tedesco che intuì per primo il valore di  Taormina nel panorama una meta turistiche culturali, e proprio sulla terrazza costellata di giardini esperidati e bougainvillee da cui il suo sentire divenne sentire universale, vanno in scena i menù ideati dall’executive chef del Belmond Grand Hotel Timeo, innovati nell’espressività e travolgenti come la sensibilità stilistica di Roberto Toro.

Mi piace partire dai sapori della tradizione siciliana che reinvento, proponendo piatti classici della cucina locale ma in chiave moderna.

Mi piace esaltare i prodotti della mia terra”.

Dagli eventi internazionali dei grandi della terra al G7 a Taormina alle cene evento  delle rassegne culturali, Roberto Toro  espone al Ristorante Otto Geleng una vivacità avanguardista e cosmopolita che sottolinea sempre l’anima sensoriale degli ingredienti di ricerca.

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Una pralina di ostrica, nocciole e passion fruit come dichiarazione d’intenti: esaltazione dell’unicità delle materie prime e audaci slanci di un eclettismo sempre leggibile nella passionalità degli assaggi.

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L’opulenza ed il carisma della ventresca di tonno trovano controcanto nello specchio umami delle salse, tra le trame multiple e voluttuose della degustazione.

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I tartufi di mare incantano nell’abbinamento all’hummus di ceci dei ravioli, vivacizzati dalla salsa al caprino: come fosse un tramonto che dalla baia di Naxos al magma dell’Etna contende le prospettive da ammirare, una composizione che è emblema del cosmopolitismo sussurrato dello Chef.

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Ogni portata viene enunciata dall’espressività di un servizio di sala esemplare, che con puntualità e professionalità scandisce la sinfonia del menù. L’enciclopedica selezione enologica, curata della Sommelier Simona Di Goro, espone molteplici verticali mitologiche, oltre alle più di quattrocento etichette della cantina. La carta ha a compendio la selezione degli esclusivi drink del Bar, da poter sorseggiare anche nell’area lounge, sull’affaccio più suggestivo d’Italia.

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La maestria tecnica dell’executive chef Roberto Toro sa ricreare la passionalità umami nella somma di ricci e legumi verdi, in un mantecato che è una costellazione di lussuriose trame: allitterazioni ed esercizi di stile nel Risotto per antonomasia.

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La Triglia Maggiore brilla nello studio degli abbinamenti: scogli ed ancestralità, nell’agrodolce della caponatina iridescente e nell’esatta cottura dei nobili filetti.

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Tostata, eppure eterea, la mandorla del sorbetto è un sospiro ideato dal team di pasticceria, come preludio delle alchimie dessert: Alessandra Bertola ha affinato il desiderio di trasporre la matrice siciliana dei sapori nella composizione artistica dagli orizzonti dinamici.

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Cioccolato, olive nere e gel di lemon grass: si alza il tono della passionalità e si esprime la consapevolezza che la pasticceria nell’alta ristorazione non è una distrazione, ma il vertice di un crescendo che al Ristorante Otto Geleng ammalia. Sempre, come la genialità dell’executive chef Roberto Toro.

 

Otto Geleng

Via Teatro Greco 59,

Taormina, ME

Tel. 0942 6270200 

 

 

Locanda Don Serafino, la cattedrale dell’ospitalità a Ragusa Ibla

Per le scale di Ragusa Ibla ogni scorcio dona prospettive dalle connotazioni spazio-temporali rarefatte ed oniriche, oltre alle stratificazioni architettoniche, antropologiche e paesaggistiche, i panorami s’interfacciano ad uno stile di vita votato a preservare identità culturale, un’identità che nell’enogastronomia ha un vettore d’elezione.

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La Famiglia La Rosa, a Ragusa Ibla ed a Marina di Ragusa, sublima l’accoglienza attraverso una proposta luxury che enuncia carismatica eleganza e stile cosmopolita, intrattenendo attraverso la letteratura del gusto di una cucina dagli orizzonti in divenire, una monumentale selezione di rarità enologiche e la quintessenza del mare a Lido Azzurro, storico avamposto leisure fronte mare.

Non si contano le referenze internazionali ed enunciare l’enciclopedica vastità delle verticali trascende nella mitologia della più carismatica cantina di Sicilia, un’enoteca in cui respirare  la storia ed il culto per la divulgazione del valore culturale del vino.

L’ispirazione creativa dell’executive chef Vincenzo Candiano trascende dai vincoli di prossimità e trova nella vivacità delle cromìe, nell’esegesi della tecnica magistrale e nel rigore della selezione eccelsa degli ingredienti pragmatismo compositivo.

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Eclettica sintesi dei profumi estivi e codificati nella memoria familiare, la pizzaiola destrutturata dello Chef si ricompone nella somma alchemica dei sapori mediterranei emblematici, che si spiralizzano attorno alla trama setosa del manzo scozzese, lisciato all’olio balsamico.

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Ricci e seppia nell’enfasi di una chitarra che scandisce le note passionali del mare, scoglio verace ed umorale, diaframmato all’eleganza delle tessiture ed alla voluttuosa ricotta iblea che ricolloca geograficamente il signature dish dello Chef.

Un paesaggio marino ricreato attraverso un esercizio di stile che evoca la celebre purée di Robuchon, celata in uno “scoglio” che enfatizza la croccantezza della lampuga affumicata, in un carosello di perlage aromatici: Vincenzo Candiano esprime la propensione artistica mirando alla concettualità del gusto, e nelle architetture compositive ricerca la componente emozionale della lirica.

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Chinotto candito e torrone salato a dare enfasi al maialino, in una somma di essenze che trascendono verso una complessità asiatica di armonie: vivaci, coinvolgenti e rivelatrici.

Virtuosismi francesi ispirano la pasticceria, che celebra l’esperidato degli agrumi a compendio del menù degustazione estivo più articolato.

Ristorante visitato il 23 giugno 2019

Locanda Don Serafino

Hotel: Via XI Febbraio, 15 – 97100 Ragusa Ibla (RG)

Tel: +39 0932 220065 

Ristorante: Via Avv. Giovanni Ottaviano, 13 – 97100 Ragusa Ibla (RG)

Tel +39 0932 248778

Lido Azzurro: Lungomare A.Doria – 97010 Marina di Ragusa (RG)

Tel: +39 0932 239522

Il Cappero, a Vulcano brilla la stella delle Eolie, Giuseppe Biuso

Eclettismo, raffinate cromìe, sofisticate architetture di gusto e mise en place, che nella ricerca e nell’identità della letteratura mediterranea trovano celebrazione. I menù del ristorante fine dining IL CAPPERO al Therasia Resort di Vulcano, l’enclave gourmet dell’executive chef Giuseppe Biuso, brillano non solo della stella Michelin confermata, brillano soprattutto del valore della sensibilità artistica dello Chef.

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Allegorie ed attitudine al senso ludico, rimandi espressivi ad una sensorialità ricercata, attenzione all’etica non alla mera estetica, perché nel desiderio di essere ambasciatore dei sapori audaci e rivelatori c’è la totale consapevolezza tecnica e l’esaltazione delle sfumature più vivaci degli ingredienti.

Il ristorante IL CAPPERO è inserito nell’offerta caeidoscopica del Therasia Resort, che da quest’anno mira anche all’esclusività del proprio orto biologico, non solo presso gli altri ristoranti della struttura, I Grusoni e L’Arcipelago, ma anche nell’esaltazione vegetariana del ristorante Tenerumi.

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L’executive chef Giuseppe Biuso vanta collaborazioni internazionali, tecnica magistrale affinata al fianco di Nino di Costanzo ed Antonino Cannavacciulo, ed espone la sua cifra stilistica nella scelta di dare anima alle distinte linee ristorative del Therasia Resort di Vulcano, non tralasciando la trasparenza delle sue origini palermitane e la cultura cosmopolita.

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da dx. Giuseppe Biuso, Graziano Biviani e Giuseppe Fiorito

Davanti ai faraglioni di Lipari, con l’espressività di un orizzonte che delinea tutto l’arcipelago delle Isole Eolie, l’executive chef Giuseppe Biuso dirige un’orchestra sinfonica che ammalia per soave leggerezza, armonie di abbinamenti e sorprendente ritmo in sala, scandito amabilmente dal Sommelier Giuseppe Fiorito e dal Restaurant Manager Graziano Biviano, maestri di accoglienza e carismatici professionisti.

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I faraglioni arrivano ad evocare i magmatici sapori della pralina di una Norma alchemica, delle panelle e della freschezza dell’anice a dare brio alla degustazione.

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Ricciola ed avocado, diaframmati dall’agrodolce e dalla fluidità di un’onda intersecata dal rigore tecnico che espone espressività del gusto.

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L’epopea della Parmigiana, nella teatrale esposizione dell’eloquenza di ogni componente e nella trasfigurazione stilistica che cela nella cosmogonia dei sapori l’esatta rivelazione.

I gelsi intarsiano la trama dei tagliolini al polpo, la veracità e la fondente nuances del ragù si rivelano nella degustazione che ammalia per stile esecutivo.

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L’internazionalità dei drink, lo studio delle criomacerazioni e della miscelazione, le fermentazioni, le distillazioni e la conoscenza dei microcosmi enologici, vengono trasmessi attraverso proposte che sanno esaltare i menù, nell’attitudine del Dottor Giuseppe Fiorito a saper essere interprete dei desideri dell’ospite.

La quintessenza dello sfincione in un risotto che trova verticalità nei tartufi di mare, in bilico tra l’umami del pomodoro e la sensualità iodica.

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Rana-Grana e Rana Pescatrice, pescando nelle sofisticate tonalità, si scandiscono le molteplici strutture che si compenetrano nella contemporanea edizione della libertà espressiva. Puntualità nelle cotture e nelle strutture: spume, creme, sfrigolanti allitterazioni in equilibri multipli di sensorialità.

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Ostriche in tempura, carciofo e maialino dialogano dei massimi sistemi della verticalità dei sapori: un viaggio ideale tra Francia e Corea, un’emozione diaframmata dalle suadenti note minerali e dalle voluttuose tessiture.

La polifonia ricercata del carosello dei dessert e dei vini e distillati da fine pasto, culminano in Stella Gemella, la celebrazione di limone, fragola e basilico del riconoscimento Michelin al Ristorante Il Cappero, e soprattutto dell’eclettismo dello chef Giuseppe Biuso, magister di estro compositivo ed designer sensoriale.

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Ristorante Il Cappero

Therasia Resort

località Vulcanello, Isola di Vulcano – 98050 Lipari (ME)

Tel +39 090 9852555

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