Il miglior arancino di Sicilia: UMBRIACO ad Enna!

Non importa da dove arrivi, se passi da Enna nel tardo pomeriggio la deviazione è obbligatoria. Percorrendo i tornanti che conducono al centro storico, inizi già ad assaporare la sfrigolante passionalità del RE dello street food di Sicilia, che qui trova massima espressività.

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La testosteronica verve dell’ARANCINO ennese nasce dall’indomita creatività di Rosario Umbriaco, artigiano e ricercatore, custode della ricetta familiare e rifondatore dei canoni di perfezione di una preparazione del patrimonio del gusto siciliano, che annovera varianti infinite, ma indici di qualità precisi.

Perché l’Arancino di Rosario Umbriaco è il migliore?

Indipendentemente dai gusti e dalle differenze di ripieno, l’arancina/o perfetta/o va fritta al momento e degustata dopo alcuni minuti, per ricreare l’armonia di temperature e valorizzare gli ingredienti.

La frittura va eseguita ad immersione, in olio che abbia idoneo punto di fumo, garantendo la salubrità del prodotto finito e regalando un assaggio asciutto, croccante e dorato ed assicurando la digeribilità.

La panatura esterna non deve mai essere invadente e deve avere uno spessore minimo, per non turbare la delicatezza del riso, apprezzabile come ingrediente identitario e che deve avere masticabilità ed equilibrio nei condimenti e nelle spezie.

Il fondente ripieno deve avere proporzioni adeguate e consistenza idonea ad essere assaporato senza utilizzare supporti e posate.

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L’Arancino di Rosario Umbriaco soddisfa tutti i parametri e ne stabilisce di nuovi, che lo rendono iconico ed inimitabile.

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Lo studio della valorizzazione dei Formaggi Siciliani DOP ha ispirato la creazione dell’arancino a doppio strato, che ha un cuore di fonduta di Piacentino Ennese, il pecorino tradizionale aromatizzato al prezioso zafferano dell’altipiano.

Rosario Umbriacoha dato nuove prospettive alla coltivazione della spezia ennese, intuendo le potenzialità gastronomiche anche dei meravigliosi petali del Crocus sativus, ricchi di antiossidanti come gli stigmi.

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La boutique è gestita con solarità, simpatia e familiarità con la preziosa collaborazione di Patrizia Lo Grande, anima dell’ospitalità e di suggerimenti gourmand.

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L’artigianalità si respira dalla manualità di tutte le fasi di preparazione, dalla cura dei dettagli di degustazione, dalla massa di riso lavorata a mano sul banco di marmo, dallo stufato di carne sfilacciato solo dopo cottura per preservarne le caratteristiche, dalla freschezza delle preparazioni alle fritture espresse.

Tra gli ingredienti – rigorosamente stagionali e siciliani – brillano il riso di Leonforte, lo zafferano di Enna, la ricotta di Assoro, i porcini dell’Etna, la mortadella di asina di Chiaramonte Gulfi, la Vastedda del Belice, il pane di grani autoctoni e le erbette aromatiche che impreziosiscono le creazioni.

L’enciclopedica proposta di Rosario Umbriacoannovera più di trenta specialità, tra arancini e sfizi di gastronomia, da degustare appena fritti o sfornati.

Il lievito madre anima le lievitazioni peculiari delle pizze, delle focacce, dei calzoni e delle bombette.

Imperdibile anche l’assaggio dei rustici di sfoglia e dei prodotti selezionati tra presìdi slow food in vendita nella boutique-dispensa-enoteca, un incantevole luogo di ricercato design, rinato grazie al branding project firmato dall’ArchiStar Fatima Costa.

Solo grazie alla mia Silvia Polizzi.

OFFESTIVAL, detonante avanguardia a Catania

FUD OFF, in via Santa Filomena a Catania, è la rivoluzionaria cellula sperimentale delle connessioni lisergiche tra Alta Cucina ed Arte Mixology che torna a dettare i canoni degli imperdibili eventi del gusto.

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L’ultima cena a quattro mani ha visto protagonista, insieme all’ Executive Manager & Resident Chef Valentina Chiaramonte, l’eclettica ed istrionica Chef di Coromandel Roma, Ornella De Felice, che ha saputo sedurre con l’epifania dei suoi sapori: nitidi, verticali ed assoluti.

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L’incantevole raffinatezza di Sabina Nicastro ha affiancato per la serata, lo stile iconico di Domenico Cosentino, BarManager di FUD OFF, appena nominato membro del Drink Team 2018.

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Sabina Nicastro, ingegnere alchemico, ha elaborato con sofisticata sensorialità drink in abbinamento alle portate, capaci di trasmettere le percezioni di viaggi emozionali.

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Il suo ginT(è)onic ha reiventato il gin tonic in chiave ludica, riportando alle vellutate tannicità delle bevande estive, attraverso sussurrate essenze zen.

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Lo SMOKEDHoney ha illustrato un’iperbole attorno all’idromele di melata d’abete del Maestro Andrea Paternoster: un drink dalle cupe percezioni fumé, vibrante di cangianti brividi esperidati.

 

Lapilli sfrigolanti in picchiapò e sensuali capesante alla salsa di passion fruit e petto d’anatra affumicato, hanno sancito il ritmo hardcore dell’evento. Sapori totalizzanti supportati da magistrale tecnica esecutiva di Ornella De Felice.

Quasi come un ologramma di puntarelle, il daikon è stato magnificato dalla sabbia di mandorla tostata, dalle zeste di limone verdello e dalla nordic wave dei ribes rossi, in un seducente intermezzo che ha saputo conquistare al primo assaggio.

Scottish Courage è il drink del Resident Bartender Domenico Cosentino che si sviluppa sullo studio dell’anetolo, valorizzando il finocchio brasato di Valentina Chiaramonte. Una dualismo tantrico tra la carnalità del finocchio e la sublime crema di cipolle montate alla birra, in un ricordo di melassa di fichi.

Domenico Cosentino torna a sorprendere con un suo signature drink, per l’occasione ribattezzato Zarina ed impreziosito dall’esotismo dello yuzu, evocando idealmente lo Sherry della mousse di fegatelli, esercizio di stile di  Valentina Chiaramonte.

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Mineralità, freschezza tannica delle favette ed umoralità del superbo trancio di scorfano in una vertigine di contrasti.

L’intensità della fragranza della radice di cren ha anticipato la verve di un risotto indimenticabile: aringa e polline, nella cremosa mantecatura, che al variare delle temperature ha scandito la sua cangiante armonia.

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La polifonia del melone glacé è stata scelta come preludio ad un’esegesi del cioccolato bianco: 

 

lamponi e il croccante al wasabi per regalare sospiri di lussuriosa golosità, in sublime analogia al Poeta, il cocktail finito con panna lucida al rosmarino, a tatuare come un bacio il desiderio della prossima data della kermesse #offestival.

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Andrea Graziano  anima di FUD e FUD OFF, Ambasciatore del Gusto e mente pratica e programmatica delle sinergie artistiche, culturali ed imprenditoriali che trascendono la dimensione del gusto, ha già in serbo nuovi ed entusiasmanti progetti… #steitiuuund

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#OFFESTIVAL

per il calendario, info e prenotazioni:

tel. 392 1316276

info@fudoff.it

La Capinera, a Taormina il caleidoscopio di design e stagionalità

Non importa quante volte tu sia già stato nell’eden di gusto e ricercato design che Cinzia e Pietro D’Agostino dipingono d’inedita meraviglia ad ogni stagione, ogni volta il misticismo imbastito di ospitalità, luminosa grazia compositiva, squisito stile nell’enunciare le più vibranti selezioni degli ingredienti di stagione e le scelte enoiche d’avanguardia che arricchiscono la preziosa cantina, ti proiettano nell’assoluta unicità dell’esperienza di gusto.

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Il Ristorante La Capinera, a Taormina, è solo uno dei laboratori dello chef Pietro D’Agostino: Kisté nel centro storico e il Cooking Lab. sono due delle attività che portano in scena l’espressività artistica dello Chef, da sempre impegnato nel promuovere la divulgazione del patrimonio del gusto siciliano e nelle attività sociali di etica, ricerca e nelle contaminazioni culturali.

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Aprile a Taormina anticipa già l’estate, il dehors e l’incantevole sala del Ristorante si snodano abbracciando il mare e ne captano le sfumature cangianti nella mise en place e nella purezza sofisticata degli arredi.

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Arriva a tavola preceduto dalla fragranza balsamica del finocchietto selvatico appena colto, il benvenuto dello chef Pietro D’Agostino seduce al primo assaggio: una cialda friabile e vibrante di grano, si spiralizza attorno alla più sublime ed inedita espressività della Cernia. Un mantecato voluttuoso ed etereo che reinventa il piacere di assaporare uno dei prodotti più iconici della pesca isolana.

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La Degustazione di crudo alla maniera di Pietro arriva come un dipinto di mare su porcellana: nove passionali idilli che sintetizzano il pesce azzurro, i crostacei, il pescato d’altura e di scoglio, con accenti aromatici di ricercata espressività.

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Il gambero rosso di Mazara emoziona in un ologramma zen. Brilla sfrigolante di sesamo tra le espressive salse di zafferano ennese, di finocchio e nella indissolubile cremosità della maionese ai pinoli. L’agrodolce degli ortaggi e dello zenzero tatuano al palato la passionalità dell’assaggio.

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Gli spaghettoni di trafila propria sanno incantare nell’abbraccio tra gli ortaggi primaverili, il mare e la lussuriosa corruzione delle polveri aromatiche e dei pinoli tostati: cernia umorale, bietoline clorofilliche e la magistrale cottura regalano il desiderio di indagare ogni sapore.

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L’anatra laccata al miele d’Ape Nera e ai Pistacchi di Bronte, sorprende nell’analogia delle sua verve alla salsa di rapa rossa, fondente al palato, si specchia nella felice composizione di ortaggi e parmentier a corollario. 

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Il carosello dei dessert irradia di perfezione tecnica e di elegante poesia nel sublimare consistenze ed eclettismo di fragranza.

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Semifreddi e mousse che esprimono la purezza della mandorla e l’aromaticità dei frutti rossi, arrivando alle note calde del tabacco ad accarezzare la ganache fondente della più peccaminosa tartelette.

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La Capinera, la scelta di gusto che regala sempre l’emozione di un’esperienza artistica, non solo gourmand. Sul mare di Taormina, dove la sensibilità e la tecnica magistrale dello chef Pietro D’Agostino sanno distrarre dall’incanto del panorama, captando ogni attenzione a tavola e al calice.

 

 

Ristorante La Capinera

Chef Pietro D’Agostino

In sala Cinzia D’Agostino

Via Nazionale, 177
98039 Taormina mare
Loc. Spisone (ME)

+39 338 1588013

info@pietrodagostino.it

chiuso il lunedì

Ristorante visitato il 7 aprile 2018

Zash, la sensibilità artistica dello chef Giuseppe Raciti

Quando la fragranza delle limonaie in fiore della Riviera dei Ciclopi si fa talmente intensa da stordire significa che sei quasi arrivato, se anche il navigatore satellitare si perde sei già lungo la “strada della Femmina Morta” a Giarre, e dopo pochi tornanti scorgi l’ingresso di ZASH. Una meta d’elezione, che si svela solo a chi ha il desiderio di perdersi in un’esperienza sensoriale.

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Bussi al campanello e si apre il varco di un percorso verso la gioia assoluta per la ricercata ospitalità. Un antico casale amabilmente contestualizzato dall’ArchiStar Antonio Iraci nei giardini che hanno l’Etna e lo Jonio come orizzonte, atmosfere rarefatte di charme, coniglietti che ti incuriosiscono tra i prati e il respiro dolce dello slow living sussurrato.

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Ritorni con curiosità ad assaporare le composizioni creative dello Chef Giuseppe Raciti, percepisci nuovi stimoli e la stessa abilità nel dipingere attraverso il gusto.

 

I frittini di benvenuto si contendono l’attenzione con fragranti rustici salati catanesi, arrivano i pani e le focacce, che ti accompagnano nella degustazione dell’olio di Nocellara Etnea dalla vibrante eleganza.

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La passione dello chef Giuseppe Raciti per i latticini si coniuga spesso ai crostacei, alle uova, agli ortaggi e alle intense riduzioni mediterranee e alla dolcezza dei dessert.

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Come in un gazpacho, la cagliata di bufala seduce con la sua cremosità prima di sorprendere il palato con gli aromi balsamici delle cialde di grano.

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Il battuto di gambero rosso è forse una delle portate che più ispira gli chef da decenni, ma nella variante Raciti si scorge l’attenzione ad un percorso ludico, tra viole, germogli caleidoscopici al palato, ricci sensuali e zeste di mandarino ed evocare le atmosfere dell’incantevole territorio circostante.

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L’uovo dello chef Giuseppe Raciti sfrigola di eclettismo e genialità nella sublime verve delle more di gelso dell’Etna, ammalia con la profondità carismatica del tartufo pregiato ed invoglia ad indugiare negli accenti passionali di fonduta di formaggio.

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Ritorna la cremosità nella ricotta cesellata di limone candito e broccoletti, un nido per i gamberi di nassa sabbiati alla panure aromatica.

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La ricciola trionfa nell’idillio di crema di mandorla e dialoga con carciofo, in continui rimandi di mineralità ferrica ed affumicata.

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L’esotismo dei frutti gialli e cocco prepara ad una creazione magistrale di pâtisserie, una tartelette scrigno di sublime lemon curd, eteree meringhe e sorbetto al lampone, sintesi di tecnica e squisita sensibilità.

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Il servizio sorprende distinguendosi per garbo e puntualità, in sala la professionalità del Sommelier  conduce le curiosità espresse attraverso la millenaria vocazione enologica del territorio dell’Etna e sottolinea ogni sfumatura che rende imprescindibile tornare ancora, prestissimo.

 

ZASH 
chef Giuseppe Raciti

Strada Provinciale 2/I-II n.60
95018 Archi – Riposto (CT) – Sicilia

tel: +39 095 7828932
fax: +39 095 7781485
mobile: +39 3472765552
email: info@zash.it

Ristorante visitato il 25 marzo 2018

 

Il nuovo RISTORANTE CROCIFISSO a Noto

Noto, in una notte di primavera, ha ancora il balsamico respiro ibleo diaframmato dalla teatralità barocca dell’incanto museale a cielo aperto. Sa coinvolgere la sensorialità dipingendo meraviglia ad ogni sguardo che conduce alla meta definitiva dell’Alta Cucina del territorio.

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Il nuovo Ristorante Crocifisso riapre dopo un prezioso intervento di interior design, in una veste seducente ed ammaliante che rielabora ambienti ed atmosfere, sorprendendo con sofisticati dettagli di stile e di luci, che tratteggiano l’anima audace e cosmopolita dello chef e patron Marco Baglieri.

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Velluti ed ebanisteria, ricercati complementi d’arredo, arte contemporanea e sospiri autenticamente siciliani, armonizzati da nuances cangianti in ambienti che si snodano senza soluzione di continuità, regalano le percezione di volumi infiniti e l’invito alla convivialità senza tralasciare l’intimità.

Carisma, stile, inevasa attitudine alla sperimentale introspezione degli ingredienti identitari e dell’eloquenza che fa iconico il patrimonio del gusto ibleo: sono le coordinate dell’Arte compositiva dello chef Marco Baglieri.

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L’incisività dell’esposizione d’avanguardia, autentica e totalizzante nei sapori puri, verticali ed allusivi, che sanno narrare senza mai perdere la connotazione di sorpresa al palato. Una mise en place di squisita eleganza espone le melodie e le sfaccettature della cucina e della cantina, tra soave lino candido, cristalli donanti e porcellane iconiche.

 

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In un bon bon sfrigolante si svela l’idillio di una preparazione che ha la connotazione emozionale della cucina delle nonne, le polpettine di patate, come stelle nel firmamento del benvenuto dello Chef.

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Pane-panelle-gambero rosso è da solo meta di pellegrinaggio a Noto, seduce ogni volta per l’armonia della trilogia degli ingredienti: passionali, veraci ed esaltati da una magistrale tecnica esecutiva che accarezza la delicatezza e tratteggia l’umoralità della felice sintesi di Sicilia occidentale in trasferta.

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In un crescendo espositivo arriva a tavola il carciofo: l’espressività della primavera in un vortice poetico, che emulsiona la Mandorla Pizzuta di Avola in purezza alla conturbante ombra della liquirizia. Aromi che accentano il dualismo croccante e fondente del carciofo, regalando assaggi di passionalità estrema e di contrasti esaltanti.

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Le fragranze iodiche e zen anticipano l’umami delle cozze appena scottate. Pure, nella loro succosa e seducente mineralità. Si specchiano nella più raffinata fonduta di Ragusano e dialogano con i broccoletti saltati e le trame delle chips al nero di seppia.

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Da un desiderio sussurrato si manifesta a tavola – con infinita generosità dello Chef – un fuori menù che detta i canoni definitivi della pasta alla Norma: spaghetti di Russello di trafila propria nell’abbraccio estivo del pomodoro di Pachino. L’anima cangiante della melanzana viene valorizzata con genialità sia nella mirepoix sfrigolante, che nella crema affumicata. Un esercizio di stile da standing ovation.

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La matelote francese permea la cucina aretusea di suggestioni fondenti ad aromatiche, che valorizzano il pesce pelagico di stagione. La ricciola viene elaborata arrivando alla massima espressività, nel rispetto delle sue carni e dei registri sensoriali al palato, che danzano dalle tonalità agrodolci e salmastre dei capperi, alla passionalità dei filetti di pomodoro, intersecando la freschezza della cipolla e la folgorante panure alle olive nere iblee.

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L’agnello esprime le vibranti essenze di aprile dei prati in fiore, in un idillio di variazioni di stinco e carré, esaltati da luminosa maestria esecutiva, e contornate da parmentier fumé e dalle spontanee di campo.

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Le sfumature tropicali del sorbetto seducono nel contrasto col cremoso di cioccolato bianco e anticipano la totalizzante dolcezza del tiramisù soffiato, che congeda con la promessa di tornare presto a contemplare la nuova carta dei dessert.

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La coralità tra cucina ed impeccabile servizio di sala, lo stile, il ricercato design, l’accoglienza, la brillante personalità del Sommelier Gian Marco Iannello e la sua attitudine a soddisfare ogni divagazione enoica – supportato dall’enciclopedica cantina e da preziose selezioni di etichette internazionali – regalano al Ristorante Crocifisso la connotazione definitiva di esperienza da ripetere con gioia.

 

Ristorante Crocifisso

Chef Marco Baglieri

Via Principe Umberto 48,

96017 Noto, SR

(+39) 0931 571151       (+39) 338 8530241

info@ristorantecrocifisso.it

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Ristorante visitato il 3 aprile 2018

Chef Pietro D’Agostino: anticipazioni Cibo Nostrum 2018

Archiviata con straordinaria partecipazione ed entusiasmo programmatico per il nuovo triennio, la seconda edizione della Gran Festa dell’Associazione Cuochi Etnei, ha portato sul palco dell’auditorium dell’Esperia Palace Hotel di Zafferana Etnea, la coralità di intenti nella valorizzazione del territorio attraverso il patrimonio culturale e la biodiversità dei prodotti enogastronomici dello Jonio e del Vulcano.

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L’evento è stato brillantemente condotto dal giornalista Antonio Iacona, sul palco si sono alternati il Presidente dell’Associazione Provinciale Cuochi Etnei, lo chef Seby Sorbello, il Segretario Prof. Vincenzo Mannino  e numerosi rappresentanti del Direttivo dell’Associazione e Soci.

L’Associazione propone formazione continua, grazie ad Executive Chef affermati a livello nazionale ed internazionale, e promuove manifestazioni enogastronomiche che mirino alla divulgazione della cultura alimentare e alla formazione degli studenti, secondo i programmi della Federazione Italiana Cuochi.

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Una giornata celebrativa e di aggregazione, attorno alla presentazione dei prodotti etnei che si sono affermati nell’Alta Cucina come i fiori eduli: non solo compendio estetico,   vengono infatti sempre più spesso utilizzati dagli chef per arricchire i piatti di antiossidanti, con particolare attenzione al benessere a tavola.

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A sorpresa, lo chef Pietro D’Agostino, ha annunciato in anteprima un’importante patrocinio all’imminente evento etneo Cibo Nostrum 2018. 

La grande festa della Cucina Italiana ospiterà anche il musicista Roy Paci e la sua band, per lanciare un incisivo messaggio contro il cyberbullismo. Parte del ricavato dell’edizione 2018 verrà devoluto alla ricerca: sia alla Fondazione Limpe che sperimenta nuove strategie di cura della malattia di Parkinson, sia al Moige in favore della campagna di sensibilizzazione contro le nuove forme di violenza digitale.

Cibo Nostrum 2018 arriva alla sua settima edizione con numeri da capogiro: più di mille gli chef accreditati che nei tre giorni della kermesse, si alterneranno ai fuochi e tra laboratori gastronomici e master class, tra Taormina e il territorio dell’Etna, dal 20 al 22 maggio 2018.

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Lo chef Pietro d’Agostino ha intrattenuto la platea con il caleidoscopio delle sue composizioni artistiche, creando un dipinto di gusto che narra del mare e dell’entroterra.

Dall’utilizzo materico degli elementi naturali per i suoi piatti da portata, alla cura con cui anima ogni singolo ingrediente della sua insalata di mare rigorosamente stagionale: triglie, gambero di Porto Palo, tonnetto alletteratus, cozze di Ganzirri, polpo e seppioline primaverili. Sintesi del pescato più espressivo, illuminata dalla mineralità delle uova di lumaca madonita, dell’osso di seppia marinato, dei cipollotti all’agro, dei capperi e dalle salse che raccontano i ceci e il prezioso zafferano dell’ennese. Su tutto la fragranza dei mandarini tardivi di Ciaculli e le unicità siciliane di cui è ambasciatore nel mondo, in primis il pluripremiato olio evo.

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Il suo messaggio ai giovani allievi degli istituti alberghieri in platea:

Sperimentiamo, facciamo ricerca, ma sempre coi piedi per terra, rivisitiamo le tradizioni della cucina siciliana. “

Sabir Gourmanderie, sogno di primavera

Pochi giri di boa tra lo Jonio e i tornanti che ti conducono verso il respiro del vulcano, ed arrivi nel cuore del Parco dell’Etna che ha come irrinunciabile riferimento
Sabir Gourmanderie: il locus amœnus dove le trame sensoriali acquisiscono la dimensione emozionale suscitata dal gusto e dall’ospitalità sublime.

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Il menù di primavera ideato dallo Chef e Patron Seby Sorbello dipinge l’idillio del territorio etneo con tinte carismatiche e sfumature cangianti che volano oltre gli orizzonti siciliani, affermandosi nell’avanguardia internazionale dell’Alta Cucina.

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La cantina non ha limiti geografici e ha solo le coordinate dei desideri più intriganti, senza tralasciare le selezioni di distillati che ispirano l’arte mixology del Sommelier Giovanni La Rosa.

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Le sale si sviluppano senza soluzione di continuità tra l’incantevole vista sul parco e le ricercate atmosfere lounge déco, impreziosite dai dettagli di un prezioso studio di interior&light design.

Le fragranze del finocchietto selvatico e dell’arancia Tarocco accentano i drink iconici, rivisitati con estro e sensibilità per intrattenere ed accompagnare le prime note della sinfonia della cucina.

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Cialde ai ceci, croissant gioiello sfogliati ed innumerevoli fragranti esercizi di stile impreziosiscono la proposta del pane da degustare con l’olio di Tonda Iblea.

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Il cappuccino di scampi e misticanza porta a tavola la brezza e la rugiada, controcanto della passionale dolcezza dei crostacei.

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Il ricordo d’infanzia accarezza la zuppetta di pisellini alla menta, in abbinamento alla ricciola affumicata al timo.

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I molluschi trionfano nella sfrigolante veste, conturbanti nella setosa grazia delle salse ai legumi verdi e ai ricci di mare.

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La guancia di vitello al mosto cotto sorprende con la sua trama fondente e regala il desiderio di perpetuare l’assaggio, supportata dall’etereo soffio di fagioli e dalla crocchetta agli asparagi.

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La sciara dell’Etna arriva a tavola sotto forma di chips di riso Venere, si svela al palato il brivido balsamico del gelato ai fiori di rosmarino e delle erbette spontanee.

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Un sussurro di soavi consistenze si esprime nella minestra di zucchina legenaria, ricotta esperidata al limone e pasta mista. Assaggi polifonici si susseguono, impreziositi dall’olio alla vaniglia.

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I ravioli tatuano l’esuberanza della bottarga all’assaggio, in un rimando di dolcezza dei fiori di zucca.

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Il pesce spada messinese ritorna trionfale protagonista della Cucina d’Autore, sublimato nel taglio, nella cottura. La salsa dell’orto regala la sintesi eclettica di vellutate percezioni agrodolci.

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La granita di carota di Ispica al pepe rosa è preludio della sinfonia dessert da condividere.
La pasticceria dinamica espone la sua più alta intuizione nell’identificare la dolcezza della crema soffiata di piselli, come primaverile compendio al soffice di carota appena sfornato e al latte di mandorla.

Gli agrumi, la trilogia di fragole, la mela Cola – riscoperta tra frutti antichi e dimenticati dell’Etna – danno brio, vivacità e caleidoscopica aromaticità all’Arte della Pasticceria che trova nel laboratorio di Sabir Gourmanderie massima espressività.

Sostenibilità, cultura della biodiversità, valorizzazione dei canoni del gusto del territorio, sintetizzati con estrema raffinatezza dalla squisita tecnica e dalla creativa attitudine compositiva dello Chef Seby Sorbello:
Sabir Gourmanderie.

Cortile Pepe, a Cefalù gusto, talento&design

In una domenica d’inverno a Cefalù puoi già scorgere i trend dell’estate che sarà, l’atteso rinascimento delle strutture ricettive, la vivacità di un territorio che abbraccia percorsi culturali e naturalistici tra l’arcipelago delle Eolie e il Parco delle Madonie, fulcro del patrimonio arabo-normanno di Sicilia e indissolubilmente legato al rilancio di Palermo Capitale della Cultura 2018.

A pochi passi dal Duomo, incastonato tra i palazzi storici che incantano con le stratificazioni architettoniche delle dominazioni millenarie, scorgi l’ingresso del ristorante Cortile Pepe, l’ammaliante enclave del gusto e dell’accoglienza che propone un nuovo concetto di ospitalità, intarsiata di sofisticati percorsi di valorizzazione degli ingredienti iconici e di ricerca, che si sviluppano in una struttura polifunzionale.  Sussurra lusso ed atmosfere lounge, tra l’intimità delle sale, giardini incantati, la scintillante cucina a vista o proposte smart e disimpegnate per un drink o un dopocena.

La luce naturale filtrata dalle vetrate a tutta altezza, dialoga con la puntualità del light design nel valorizzare le essenze preziose della tavola, le scelte armoniche della pavimentazione, degli arredi e dei tagli grafici della pietra a vista e delle volte, regalando un’atmosfera conviviale e di assoluta piacevolezza.

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Gli aromi fruttati dell’olio evo in degustazione valorizzano il pane di semola a lievitazione naturale, intriga la friabilità dei grissini e sorprende la focaccia al vapore, eterea nella trama e passionale nel regalare al palato la polifonia del grano e delle erbette balsamiche, grazie alle tecniche di panificazione dello chef Gianluca Miccoli.

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Il benvenuto dello Chef Gianni Lettica rispecchia una filosofia intimamente legata all’esaltazione dell’essenza degli ingredienti e alla potenzialità delle materie prime, esaltando l’umoralità del baccalà con una lattea emulsione che si coniuga alla cremosità del soufflé.

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La parmentier evoca un viaggio Parigi-Mazara del Vallo: una spuma di patate montata al momento, come l’iconica pure di Robuchon, diaframma l’opulenza del gambero rosso e sintetizza la fragranza marina con la polvere di gonadi di ricci.

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Vongole e cime di rapa appena scottate, donano al palato il conturbante dualismo mare-terra, assecondando le analogie sferzanti di mineralità che planano sugli gnocchetti di ricotta.

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L’Assoluto di melanzana regala la carnalità di un ortaggio che matura alle latitudini del mare, convince con la valorizzazione delle due varietà, con gli accenti aromatici delle emulsioni al pomodoro e basilico e con la pungente dolcezza dei pinoli tostati, a rievocare suggestioni del Bosforo.

 

La leggerezza delle trame dei dessert e la sorprendente abilità compositiva del Pastry Chef Gianluca Miccoli affascinano quanto il suo vibrante eclettismo negli abbinamenti e nei contrasti.

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Melagrana-pistacchi-fichidindia, sinfonia di continui rimandi allusivi alla trionfale passionalità dei frutti di stagione, seducente nella sfaccettata armonia di ogni assaggio e che sa preservare anche i soavi e delicati aromi.

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La freschezza conturbante del cardamomo verde è la nota geniale che trasforma la composizione di frutta nel dessert da fine pasto per antonomasia, elegante nella dolcezza, sublime nella voluttuosa cremosità costellata dai sentori officinali.

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La fragranza balsamica dei fiori di rosmarino appena colti ritorna anche nella piccola pasticceria, in una ludica e seducente ironia che conduce attraverso intriganti percezioni.

La magistrale lavorazione del cioccolato espone l’eccellenza delle ganache che preservano la fruttata acidità della pregiata selezione di cacao.
Il cristallo di manna delle Madonie acquista il cangiante riflesso esperidato dell’arancia amara, arrivando alla sublimazione dell’ingrediente.

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Il personale di sala supporta le proposte della cucina con luminosa grazia, sottolineando con professionalità e soave discrezione il ritmo del servizio.
La cantina brilla di un’accurata selezione del territorio e di carismatiche etichette francesi.
Due i percorsi degustazione proposti, da nove e da undici portate, per antipasto-primo e dessert si può restare nell’intorno di 50 euro.

Ristorante visitato il 28 gennaio 2018

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Ristorante Cortile Pepe

Patron Toti Fiduccia

Chef Gianni Lettica
Pastry Chef Gianluca Miccoli

aperto a pranzo e cena
chiuso il mercoledì

via Nicola Botta 15
Cefalù, Palermo

tel. 0921 421630
info@cortilepepe.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Chef Lorenzo Ruta a Modica, e le stelle stanno a guardare

Modica induce al sogno, affascina da ogni prospettiva e si svela nelle sue stratificazioni culturali anche attraverso il polifonico repertorio gastronomico che associa mare e identità botaniche degli altipiani, che si apprezzano in purezza, nelle qualità delle carni e dei formaggi del territorio, impreziositi dalle polifoniche cultivar olearie e dalla briosa espressività stagionale degli orti.
Un casale rurale che accoglie come in uno scrigno candido di pietra di Comiso è il fulcro da cui si snodano giardini di agrumi, essenze officinali, dehors e sale intime che mettono in risalto l’arte ed il talento dello chef Lorenzo Ruta.

Taverna Migliore abbraccia i sensi conducendo gli ospiti attraverso percorsi di gusto imbastiti sulla vivacità degli ingredienti e sulla ricerca delle più esclusive selezioni del territorio, accordi aromatici e di gusto, che con sapienti accenti di spezie e aromi, arrivano dove i sapori si fanno ologrammi di emozioni.
Chef Lorenzo Ruta esprime carisma e maturità compositiva, magistrale padronanza tecnica, stile ed estro nelle portate, che sanno ammaliare con equilibri multipli studiati per mettere in risalto la purezza del gusto e l’espressività delle materie prime.

Dallo studio sui cereali autoctoni e sulla lievitazione naturale, giungono a tavola fragranti assaggi che donano al palato la dolcezza fruttata del grano Russello e Bidì, trame di gusto che si accentano dei vibranti riflessi dell’olio evo Verdese offerto in degustazione.

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Chef Lorenzo Ruta seleziona con dedizione le carni Alleva.Bio di Giuseppe Grasso, rivalutando i canoni etici dell’allevamento libero, sostenibile e a filiera chiusa.
La tartare arriva in una nuvola di pane al vapore, esprime l’eccellenza della qualità della carne e la godibilità organolettica donata dalla frollatura.

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Di Sasso è il controcanto di mare della tartare, seduce con l’opulenza del gambero rosso e la voluttuosa mousse di ricotta, in un rimando di cremosità minerale accentata dai pistacchi e dalla freschezza clorofillica dei germogli.

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Il tributo a Modica si compone degli assaggi più iconici della letteratura gastronomica della Contea: scacce, arancina, un lapillo aureo di ricotta, insaccati artigianali e i pomodorini essiccati che mutuano il sole estivo e i profumi dell’orto.

Nella pasta ripiena lo Chef Lorenzo Ruta svela la personale lungimiranza nella chiarificazione delle ricette codificate dalla cucina iblea, preservando l’identificabilità dei sapori attraverso una reinterpretazione contemporanea.

La robiola di capra Girgentana dialoga con la fondente dolcezza della cipolla arrosto e il croccante di capocollo, preludio dei Ravioli Modicani impreziositi dalle sfumature balsamiche della maggiorana e dall’aroma di finocchietto selvatico della salsiccia, in una salsa di infinita eleganza ed equilibrio di contrasti.

Il piccione si sviluppa in una trilogia di partiture che dialogano vivacizzando le peculiarità del petto fondente e caramellato, del rocher panato al mais e dello choux di fegatini che è sintesi di conturbante armonia.

I dessert valorizzano il cioccolato di Modica nelle sue sfumature ancestrali, portano a tavola la purezza sensoriale della mandorla Pizzuta e dei lamponi di Cava d’Aliga, in un idillio che irradia di brillanti sinestesie.

La cucina di Lorenzo Ruta è istinto e rigore tecnico, perfezione nelle cotture, sensibilità artistica, gioia di narrare il territorio con creatività ed innovativa leggerezza.

Numerose referenze siciliane mettono in luce tutte le realtà enologiche dell’Isola, particolare cura nella selezione biodinamica e naturale, senza tralasciare le birre artigianali e i distillati.

Vari ed articolati i menù degustazione proposti a partire da 30 euro, stessa cifra sapendo scegliere con oculatezza antipasto, primo e dessert dall’affascinante carta, che coniuga intriganti ed inedite proposte di mare e di entroterra.

Sevizio amorevole e soave, dinamico e puntuale nell’impreziosire un’esperienza di gusto che va ripetuta con frequenza e curiosità.

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Taverna Migliore è aperta tutti i giorni a pranzo e a cena. Chiusura settimanale il lunedì per l’intera giornata e la domenica sera.

Ristorante visitato il 21 gennaio 2018

Ristorante Taverna Migliore

via Modica Ispica 95 – Modica (RG)
Tel. +39 338 498 1656
tavernamigliore.info@gmail.com

Amocù, a Catania il gusto senza confini

Non arrivi per caso all’ingresso di AMoCù, giungi sedotto dalla proposta di gusto fusion-glam, intrigato dal Sakè Bar ed ammaliato dalla più esclusiva enclave di design del panorama catanese.
Un punto di vista sofisticato sul quadrilatero della moda etneo, definito da uno squisito studio di interior design che ha reinventato gli spazi, plasmandoli sulla contemporanea tendenza lounge.

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Cocktail Bar, spazi all’aperto, sale più intime e cosmopolite dining room diaframmate dall’iconica cucina a vista e dai gioielli enoici della cantina. Ambienti polifunzionali vengono enfatizzati da languidi velluti e da riflessi metallici, da luci studiate per puntualizzare stile, disimpegnata eleganza e per valorizzare le portate dello Chef.

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Rui Antunes capta l’attenzione con una proposta dichiaratamente asiatica, che arriva a sorprendere con contaminazioni andine, messicane, creole, tropicali e portoghesi, indugiando su voluttuosi accenti di foie gras e distraendo con perlage aromatici di sintesi.

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Estro compositivo, tecnica magistrale, incisività stilistica dello Chef sanno armonizzare ostriche e tartare a tacos, tempura, ceviche, sushi e proposte di street food che invitano al convivio. Una narrazione gastronomica senza confini, senza rigidità nell’alternarsi delle portate, senza cliché: a pranzo e cena, per un drink formulato nel laboratorio di arte mixology o per un distillato, per godere solo di buone vibrazioni.

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Servizio accogliente, puntuale ed accurato nel dipingere la luminosa ed eclettica proposta del menù, i vitigni autoctoni dell’Etna aprono la scena ad etichette internazionali e dei microcosmi siciliani, godibili anche al calice i sakè delle più rappresentative prefetture giapponesi.

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La ricercatezza delle scelte incide sul costo totale del menù da comporre: 18 euro per le capesante, 22 euro per gli uramaki al granchio reale, 9 euro per i tacos, 6 euro per un calice di vino.

AMoCù è la scelta giusta per una contemporanea e vibrante esperienza di gusto che ti congeda già col desiderio di tornare, presto.

Ristorante visitato il 13 gennaio 2018.

AMoCù

Via Vecchia Ognina 147 b

95127, Catania

tel. 095 382 988

http://www.amocu.it