DONNA CARMELA experience: i tropici tra l’Etna e lo Jonio

Il microcosmo celato tra il magmatico vulcano Etna ed il blu lapis dello Jonio incanta da ogni prospettiva e nell’immensità tropicale del parco delle tenute Faro rapisce ogni desiderio.

Donna Carmela è un resort di charme a Carruba di Riposto, Giarre, che si sviluppa attorno ad una dimora storica ottocentesca, e dalla pietra lavica e dall’incanto naturalistico trae infiniti rimandi di eloquente meraviglia ed è meta ideale anche per chi desidera visitare l’Etna, Catania, Taormina e la costa ionica.

Camere full comfort, ville private e lodge totalmente immersi nel parco, si integrano nell’atmosfera onirica del boutique hotel, che ha nel valore dell’accoglienza e nella sublime ospitalità la magnificenza.

La Prima Colazione

Infinitamente oltre i confini continental breakfast, la cosmogonia dolce e salata delle tipicità siciliane e della fragrante pasticceria: un risveglio che non si dimentica, per la trionfale espressività delle torte, della rosticceria e delle irresistibili selezioni del buffet, che si arricchiscono della carta delle uova e delle specialità internazionali, istoriate dalla frutta appena colta, dalle spremute e centrifugati, nel contesto incantato del dehors che ha il respiro della natura etnea.

Servizi & Attività

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Donna Carmela è una struttura ricettiva ideale anche per eventi, ricerca di benessere, leisure e slow living. Dispone di piscina e solarium panoramici, su richiesta si organizzano masterclass enologiche, visite in cantina nel territorio dell’Etna, percorsi  botanici, escursioni culturali, pesca turismo e mini crociere.

Il Ristorante:

La Cucina di Donna Carmela

Eclettica, di travolgente espressività tecnica, maestria compositiva e raffinatezza esecutiva: la cifra stilistica degli chef Rosario Parisi e Piergiorgio Alecci ha la connotazione del sublime, seduce nei riflessi adamantini di orizzonti in divenire, istoriati da un talento di abbagliante unicità.

Oltre gli equilibri, oltre i puntuali e vivaci bilanciamenti, oltre l’eleganza e le armonie, traspare la vivacità, la solarità e la purezza di un’anima ispirata all’esaltazione dell’ingrediente di prossimità, alla biodiversità ed al culto della stagionalità.

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Una carezza mantecata, una sontuosa acidità fruttata e l’opulenza della seppia: il Risotto al nero si reinventa nell’idillio della mela, nell’audacia indelebile di una dichiarazione d’amore perpetuo.

 

Estetica compositiva ed architetture sensoriali si fanno concentrici, nel dualismo crudo-cotto del pescato: la tartare di branzino trova enfasi nella bisque, nell’opulenza dei mitili e nella vivacità dello scoglio e dei crostacei.

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La sala del ristorante La Cucina di Donna Carmela non ha soluzione di continuità col fascino del parco di ulivi secolari, dove è possibile anche cenare sotto il cielo stellato e dedicarsi alla degustazione delle carismatiche selezioni enologiche, che si impreziosiscono di rare cuvée di Champagne e di verticali della Cantina PIETRADOLCE, guidati dalla sapienza e dallo stile di Alessandro Mancuso ed Alessia Zuppelli.

Il team di cucina, supervisionato dagli chef Piergiorgio Alecci e Rosario Parisi, si avvale della professionalità di Enrico Ragusa, William Macchi e della sensibilità artistica della pastry chef Annalisa Volpe.

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L’Etna, altera, passionale e carismatica nella soave mousse di ricotta, cristalli di zenzero e rapa rossa: un dessert iconico che riscrive i paradigmi della pasticceria siciliana contemporanea.

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Perfezione tecnica ed infiniti rimandi ludici e voluttuosi nell’assoluto di nocciola, cioccolato, caramello salato e gelatina Nepèta. Vivacità esperidata e balsamica a controcanto della lussuriosa alchimia della ganache.

Brio, espressività, eloquenza tecnica, abilità interpretativa, cosmopolitismo, personalità e indomito talento: gli  ingredienti degli esercizi di stile della brigata di cucina del ristorante La Cucina di Donna Carmela, che i professionisti che vi operano ai vertici degli Chef emergenti di Sicilia.

 

Chef ROBERTO TORO, e le stelle a Taormina stanno a guardare.

Esemplarità, equilibrio, magnificenza ed un lusso percepito come irripetibilità, dedizione al cliente e familiarità nell’accoglienza: ogni componente del dream team degli esclusivi hotel Belmond di Taormina – Villa Sant’Andrea sul mare ed il Grand Hotel Timeo al Teatro Greco – è ambasciatore dei valori dell’ospitalità italiana, trasposti con classe ed eleganza innata.

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Otto tavoli si vestono a cena della sontuosa manifattura dei tovagliati di sfilato siciliano, su cui brilla la ricercata mise en place selezionata tra le più fini porcellane e l’argenteria storica del Grand Hotel Timeo, su tutto la filosofia che dà il nome al ristorante fine dining:

Otto Geleng fu il pittore tedesco che intuì per primo il valore di  Taormina nel panorama una meta turistiche culturali, e proprio sulla terrazza costellata di giardini esperidati e bougainvillee da cui il suo sentire divenne sentire universale, vanno in scena i menù ideati dall’executive chef del Belmond Grand Hotel Timeo, innovati nell’espressività e travolgenti come la sensibilità stilistica di Roberto Toro.

Mi piace partire dai sapori della tradizione siciliana che reinvento, proponendo piatti classici della cucina locale ma in chiave moderna.

Mi piace esaltare i prodotti della mia terra”.

Dagli eventi internazionali dei grandi della terra al G7 a Taormina alle cene evento  delle rassegne culturali, Roberto Toro  espone al Ristorante Otto Geleng una vivacità avanguardista e cosmopolita che sottolinea sempre l’anima sensoriale degli ingredienti di ricerca.

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Una pralina di ostrica, nocciole e passion fruit come dichiarazione d’intenti: esaltazione dell’unicità delle materie prime e audaci slanci di un eclettismo sempre leggibile nella passionalità degli assaggi.

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L’opulenza ed il carisma della ventresca di tonno trovano controcanto nello specchio umami delle salse, tra le trame multiple e voluttuose della degustazione.

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I tartufi di mare incantano nell’abbinamento all’hummus di ceci dei ravioli, vivacizzati dalla salsa al caprino: come fosse un tramonto che dalla baia di Naxos al magma dell’Etna contende le prospettive da ammirare, una composizione che è emblema del cosmopolitismo sussurrato dello Chef.

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Ogni portata viene enunciata dall’espressività di un servizio di sala esemplare, che con puntualità e professionalità scandisce la sinfonia del menù. L’enciclopedica selezione enologica, curata della Sommelier Simona Di Goro, espone molteplici verticali mitologiche, oltre alle più di quattrocento etichette della cantina. La carta ha a compendio la selezione degli esclusivi drink del Bar, da poter sorseggiare anche nell’area lounge, sull’affaccio più suggestivo d’Italia.

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La maestria tecnica dell’executive chef Roberto Toro sa ricreare la passionalità umami nella somma di ricci e legumi verdi, in un mantecato che è una costellazione di lussuriose trame: allitterazioni ed esercizi di stile nel Risotto per antonomasia.

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La Triglia Maggiore brilla nello studio degli abbinamenti: scogli ed ancestralità, nell’agrodolce della caponatina iridescente e nell’esatta cottura dei nobili filetti.

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Tostata, eppure eterea, la mandorla del sorbetto è un sospiro ideato dal team di pasticceria, come preludio delle alchimie dessert: Alessandra Bertola ha affinato il desiderio di trasporre la matrice siciliana dei sapori nella composizione artistica dagli orizzonti dinamici.

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Cioccolato, olive nere e gel di lemon grass: si alza il tono della passionalità e si esprime la consapevolezza che la pasticceria nell’alta ristorazione non è una distrazione, ma il vertice di un crescendo che al Ristorante Otto Geleng ammalia. Sempre, come la genialità dell’executive chef Roberto Toro.

 

Otto Geleng

Via Teatro Greco 59,

Taormina, ME

Tel. 0942 6270200 

 

 

Locanda Don Serafino, la cattedrale dell’ospitalità a Ragusa Ibla

Per le scale di Ragusa Ibla ogni scorcio dona prospettive dalle connotazioni spazio-temporali rarefatte ed oniriche, oltre alle stratificazioni architettoniche, antropologiche e paesaggistiche, i panorami s’interfacciano ad uno stile di vita votato a preservare identità culturale, un’identità che nell’enogastronomia ha un vettore d’elezione.

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La Famiglia La Rosa, a Ragusa Ibla ed a Marina di Ragusa, sublima l’accoglienza attraverso una proposta luxury che enuncia carismatica eleganza e stile cosmopolita, intrattenendo attraverso la letteratura del gusto di una cucina dagli orizzonti in divenire, una monumentale selezione di rarità enologiche e la quintessenza del mare a Lido Azzurro, storico avamposto leisure fronte mare.

Non si contano le referenze internazionali ed enunciare l’enciclopedica vastità delle verticali trascende nella mitologia della più carismatica cantina di Sicilia, un’enoteca in cui respirare  la storia ed il culto per la divulgazione del valore culturale del vino.

L’ispirazione creativa dell’executive chef Vincenzo Candiano trascende dai vincoli di prossimità e trova nella vivacità delle cromìe, nell’esegesi della tecnica magistrale e nel rigore della selezione eccelsa degli ingredienti pragmatismo compositivo.

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Eclettica sintesi dei profumi estivi e codificati nella memoria familiare, la pizzaiola destrutturata dello Chef si ricompone nella somma alchemica dei sapori mediterranei emblematici, che si spiralizzano attorno alla trama setosa del manzo scozzese, lisciato all’olio balsamico.

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Ricci e seppia nell’enfasi di una chitarra che scandisce le note passionali del mare, scoglio verace ed umorale, diaframmato all’eleganza delle tessiture ed alla voluttuosa ricotta iblea che ricolloca geograficamente il signature dish dello Chef.

Un paesaggio marino ricreato attraverso un esercizio di stile che evoca la celebre purée di Robuchon, celata in uno “scoglio” che enfatizza la croccantezza della lampuga affumicata, in un carosello di perlage aromatici: Vincenzo Candiano esprime la propensione artistica mirando alla concettualità del gusto, e nelle architetture compositive ricerca la componente emozionale della lirica.

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Chinotto candito e torrone salato a dare enfasi al maialino, in una somma di essenze che trascendono verso una complessità asiatica di armonie: vivaci, coinvolgenti e rivelatrici.

Virtuosismi francesi ispirano la pasticceria, che celebra l’esperidato degli agrumi a compendio del menù degustazione estivo più articolato.

Ristorante visitato il 23 giugno 2019

Locanda Don Serafino

Hotel: Via XI Febbraio, 15 – 97100 Ragusa Ibla (RG)

Tel: +39 0932 220065 

Ristorante: Via Avv. Giovanni Ottaviano, 13 – 97100 Ragusa Ibla (RG)

Tel +39 0932 248778

Lido Azzurro: Lungomare A.Doria – 97010 Marina di Ragusa (RG)

Tel: +39 0932 239522

Il Cappero, a Vulcano brilla la stella delle Eolie, Giuseppe Biuso

Eclettismo, raffinate cromìe, sofisticate architetture di gusto e mise en place, che nella ricerca e nell’identità della letteratura mediterranea trovano celebrazione. I menù del ristorante fine dining IL CAPPERO al Therasia Resort di Vulcano, l’enclave gourmet dell’executive chef Giuseppe Biuso, brillano non solo della stella Michelin confermata, brillano soprattutto del valore della sensibilità artistica dello Chef.

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Allegorie ed attitudine al senso ludico, rimandi espressivi ad una sensorialità ricercata, attenzione all’etica non alla mera estetica, perché nel desiderio di essere ambasciatore dei sapori audaci e rivelatori c’è la totale consapevolezza tecnica e l’esaltazione delle sfumature più vivaci degli ingredienti.

Il ristorante IL CAPPERO è inserito nell’offerta caeidoscopica del Therasia Resort, che da quest’anno mira anche all’esclusività del proprio orto biologico, non solo presso gli altri ristoranti della struttura, I Grusoni e L’Arcipelago, ma anche nell’esaltazione vegetariana del ristorante Tenerumi.

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L’executive chef Giuseppe Biuso vanta collaborazioni internazionali, tecnica magistrale affinata al fianco di Nino di Costanzo ed Antonino Cannavacciulo, ed espone la sua cifra stilistica nella scelta di dare anima alle distinte linee ristorative del Therasia Resort di Vulcano, non tralasciando la trasparenza delle sue origini palermitane e la cultura cosmopolita.

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da dx. Giuseppe Biuso, Graziano Biviani e Giuseppe Fiorito

Davanti ai faraglioni di Lipari, con l’espressività di un orizzonte che delinea tutto l’arcipelago delle Isole Eolie, l’executive chef Giuseppe Biuso dirige un’orchestra sinfonica che ammalia per soave leggerezza, armonie di abbinamenti e sorprendente ritmo in sala, scandito amabilmente dal Sommelier Giuseppe Fiorito e dal Restaurant Manager Graziano Biviano, maestri di accoglienza e carismatici professionisti.

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I faraglioni arrivano ad evocare i magmatici sapori della pralina di una Norma alchemica, delle panelle e della freschezza dell’anice a dare brio alla degustazione.

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Ricciola ed avocado, diaframmati dall’agrodolce e dalla fluidità di un’onda intersecata dal rigore tecnico che espone espressività del gusto.

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L’epopea della Parmigiana, nella teatrale esposizione dell’eloquenza di ogni componente e nella trasfigurazione stilistica che cela nella cosmogonia dei sapori l’esatta rivelazione.

I gelsi intarsiano la trama dei tagliolini al polpo, la veracità e la fondente nuances del ragù si rivelano nella degustazione che ammalia per stile esecutivo.

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L’internazionalità dei drink, lo studio delle criomacerazioni e della miscelazione, le fermentazioni, le distillazioni e la conoscenza dei microcosmi enologici, vengono trasmessi attraverso proposte che sanno esaltare i menù, nell’attitudine del Dottor Giuseppe Fiorito a saper essere interprete dei desideri dell’ospite.

La quintessenza dello sfincione in un risotto che trova verticalità nei tartufi di mare, in bilico tra l’umami del pomodoro e la sensualità iodica.

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Rana-Grana e Rana Pescatrice, pescando nelle sofisticate tonalità, si scandiscono le molteplici strutture che si compenetrano nella contemporanea edizione della libertà espressiva. Puntualità nelle cotture e nelle strutture: spume, creme, sfrigolanti allitterazioni in equilibri multipli di sensorialità.

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Ostriche in tempura, carciofo e maialino dialogano dei massimi sistemi della verticalità dei sapori: un viaggio ideale tra Francia e Corea, un’emozione diaframmata dalle suadenti note minerali e dalle voluttuose tessiture.

La polifonia ricercata del carosello dei dessert e dei vini e distillati da fine pasto, culminano in Stella Gemella, la celebrazione di limone, fragola e basilico del riconoscimento Michelin al Ristorante Il Cappero, e soprattutto dell’eclettismo dello chef Giuseppe Biuso, magister di estro compositivo ed designer sensoriale.

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Ristorante Il Cappero

Therasia Resort

località Vulcanello, Isola di Vulcano – 98050 Lipari (ME)

Tel +39 090 9852555

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Summer Light: in scena il nuovo menù dello Chef Joseph Micieli ed in anteprima anche il Pas Dosé di Nero d’Avola Principi di Butera

I riflessi della luna sul mare di Punta Secca e del faro, il dehors del ristorante fine dining Scjàbica Cuoco Pescatore allestito esaltando le atmosfere lounge, le note jazz di Antonella Catanese e Marcello Di Dio ed il solstizio d’estate celebrato dall’eloquenza della creatività dello Chef Joseph Micieli, che stagione dopo stagione, innova sotto la lente del suo carisma tecnico e del suo cosmopolitismo compositivo, i sapori della biodiversità del pescato e degli orti di prossimità. Un menù imbastito di trame travolgenti e screziato di tessiture voluttuose, che seducono attraverso l’identità degli ingredienti accarezzati e donati al palato nella loro essenza.

Un percorso di scoperta e brillante intrattenimento: lo chef Joseph Micieli ed il direttore dell’Azienda Principi di Butera, l’enologo Antonio Paolo Froio, hanno tratteggiato gli abbinamenti esponendo analogie ed evocativi rimandi sensoriali, dando all’evento conviviale un’anima divulgativa. La giornalista Sabrina Gariddi ha moderato i dibattiti,  mettendo in luce i percorsi intrapresi e proiettando con lungimiranza il ruolo dell’enogastronomia nel turismo culturale.

La monumentale esposizione della cucina espressa dello Chef Joseph Micieli ha conquistato l’entusiasmo degli ospiti e della critica di settore: dinamismo ed elaborazioni rigorosamente espresse, esemplari negli equilibri, nella precisione tecnica e nella valorizzazione degli ingredienti.

Antonio Paolo Froio, ambassador ed anima tecnica della cantina Principi di Butera, ha selezionato le etichette della serata: Grillo, Insolia e la quintessenza del Nero d’Avola.

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Trentasei mesi sui lieviti, l’intuizione delle potenzialità di una vendemmia precoce e la genialità di saper donare al vitigno autoctono più rappresentativo dell’entroterra siciliano una luce inedita ed un’espressività intrigante, esperidata e balsamica, ad evocare zagara, more di gelso bianco, agrumi verdi e lavanda.

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In cucina, Chef Joseph Micieli, Peppe Bellina e Agata Rizza

La pralina di gambero Rosso al pistacchio tostato, su specchio di limone IGP di Siracusa, il trionfo di polpo cocktail, umorale di Datterino e cavolfiore agrodolce e le crocchette di alici ripiene di finocchietto e provola dei Nebrodi su crema di patacche selvatiche, hanno introdotto gli ospiti nella degustazione.

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Taboulé aureo di zafferano ibleo, brunoise di ortaggi, mitili e fonduta di Ragusano DOP, i paccheri al ragù di tonno, crema di caprino girgentano e panure al limone candito e le trenette di mare ad estasiare il pubblico, anche attraverso l’esposizione della professionalità del servizio di sala.

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Ricciola ecletticamente ammuttunata alla Tuma Persa, un secondo impreziosito dalla vivacità del sedano e dalla mela e la sfrigolante trama dello sgombro, inedito nella versione crispy e salsa tartara allo yogurt di bufala ragusana e gel di limone.

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Lamponi, meringa e curd di limone IGP di Siracusa, e mousse di ricotta di bufala, ciliegie poché dell’Etna al vino rosso e crumble speziato al caffè, a sancire l’idillio dei dessert.

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La vetreria artistica Thalass ha accentato le portate delle trasparenze marine, amplificando la valenza e la funzionalità della mise en place.

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Esperienza da ripetere ogni sera, al ristorante Scjàbica Cuoco Pescatore.

Storie di Nerelli, tra Etna e Faro Superiore, gli eventi imperdibili ZASH

Storie di Nerelli, un plurale che sancisce le felici divagazioni dei blend che fanno capo alle denominazioni Etna Rosso e Faro, sulle colline messinesi. Nerello Mascalese e le nuances dei suoli e delle latitudini che vibrano nei palpiti delle altre cultivar a bacca rossa più rappresentative: Nero d’Avola, Nerello Cappuccio e Nocera. Terroir, passionalità e gioiosa leggibilità di sorsi che hanno saputo animare il certamen incentrato sugli abbinamenti che l’executive chef di ZASH, Giuseppe Raciti, ha ideato con lirica eleganza ai vini delle cantine PIETRADOLCE e LE CASEMATTE.

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A Seby Sorbello il preludio mixology dell’evento, distillato in un drink dall’autenticità siciliana e dal cosmopolitismo degli equilibri, un’ode alla mandorla nella palette sweet&sour che ha accolto gli ospiti nell’atmosfera del palmento costellato dal design e dallo stile del servizio di sala affidato al Maître Giuseppe Romeo e al Sommelier Daniele Forzisi che hanno selezionato i più audaci incipit di pairing.

Ai rosati PIETRADOLCE Etna Rosato 2017 e LE CASEMATTE ROSEMATTE 2017, la liaison all’uovo poché, iridescente negli accenti di lampone, legumi verdi ed asparagi: una riedizione di un masterpiece dello Chef Raciti, che negli esercizi di stile trova sempre evocative e sorprendenti chiavi di lettura.

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Rossini e le voluttuose trame della scaloppa di foie gras sanno sempre ammaliare, ma il valore che fa del burger dello Chef un indelebile assaggio, è la sua attitudine a sedurre attraverso l’evocatività della cucina classica diaframmata al desiderio di giocare con la leggerezza impartita dalla tecnica magistrale: battuto di carne d’asina, fondo bruno e tartufo, in pane soffice al sesamo che eleva la contemporaneità dell’hamburger ad opera antologica.

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PIETRADOLCE Santo Spirito 2016 Peloro Rosso 2016 LE CASEMATTE hanno con incisività valorizzato l’assaggio, con la carezza dei tannini e la rimembranza delle rose rosse recise, come in lungo e passionale bacio.

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La pasta fresca ripiena è un’altra passione dello Chef Raciti, che nell’esperidata anima degli agrumi, nella balsamicità del finocchietto e nell’ombra torrefatta del caffè ha trovato gli accenti più coinvolgenti per dare al ragù di faraona intriganti contrasti.

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Contrada Rampante 2016 di PIETRADOLCE e Faro 2016 LE CASEMATTE hanno dato enfasi al pairing, ora con carisma fumé ora con la profondità torrefatta delle spezie e del cuoio, tra flash fruttati ed eleganza.

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 La Vigna Barbagalli PIETRADOLCE arriva sempre alla sensorialità  più travolgente, che nel filetto alla Bernese ha trovato infiniti rimandi alla complessità speziata e alla conturbante polifonia delle amarene. Stessa annata, la 2015 per il Faro, speziato e salmastro, come la brezza di un’estate tanto attesa.

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Estetica compositiva, seducente tecnica ed amabilità del convivio hanno tratteggiato un evento ZASH che attraverso l’epica dei sapori e la valorizzazione delle selezioni enologiche, ha donato la percezione netta delle caleidoscopiche identità del Nerello Mascalese. Un evento divulgativo, che ha saputo affascinare anche attraverso la coinvolgente narrazione degli Ambassador e dei sapori.

Cioccolato, caramello, ananas e rosmarino gli ingredienti scelti per un dessert costruito sulla somma di tecnica e seducente armonia: lo chef Raciti padroneggia l’arte dell’estro compositivo attraverso dipinti che dal Mediterraneo si proiettano con orizzonti in divenire e sanno sorprendere nella magistrale esecuzione.

 

ZASH 

chef Giuseppe Raciti

Strada Provinciale 2/I-II n.60

95018 Archi – Riposto (CT) – Sicilia

tel: +39 095 7828932

mobile: +39 3472765552

email: info@zash.it

 

PIPERO ROMA, cosmopolita e seducente esegesi fine dining

Ritrovare le travolgenti sinergie di stile, eleganza dell’ospitalità ed eclettismo dei menù e delle selezioni enologiche, nell’enclave fine dining più audace ed iconica della Capitale, ti riconnette con l’esemplarità di tutto ciò che è patrimonio culturale della ristorazione italiana: un’alchimia che si esplicita nella cura dei dettagli che sanciscono il concetto del sublime.

“ Da Pipero esiste solo il massimo, punto.”

                                                           Alessandro

Alessandro Pipero, Achille Sardiello, Ciro Scamardella e l’intero Team, semplificano nell’innata vocazione ad emozionare la scenografia di una raffinatezza mai ostentata, ma sussurrata attraverso la dirompente compiutezza dei sapori e dell’esperienza in toto.

Bao di coda alla vaccinara, una bruschetta che sintetizza su “crosta” di pane la quintessenza del pomodoro, uno choux che è un “negativo” di supplì, l’aria di ceci e l’epifania di Pane&Olio sono la punteggiatura della dichiarazione d’intenti del menù degustazione Carta Bianca, perché al cospetto di Alessandro, Achille e Ciro non ci sono “se” e non ci sono “ma“. C’è solo fede e devozione.

Vulcanica sintesi d’identità, trasposta al brio iridescente di primavera 

Trionfate e conturbante, la mozzarella di bufala di Pæstum irradia col suo latticello l’ostrica, specchiandosi nella crema di topinambur e nell’esperidata brunoise di limone pane di Sorrento e cerfoglio. Voluttuosa, sapiosexual ed olografica sintesi della Costiera.

Ispirazione e genialità nell’esaltazione introspettiva della lattuga primaverile, violata nella sua clorofillica dolcezza dal pesto amaricante e liberata dagli stereotipi dal gel aggrumato e dalla croccantezza balsamica della misticanza.

Manzo affumicato, la maionese lisergica del suo estratto e la purezza lattea della mandorla, celati da una nuvola di acetosa: un editto di stile contemporaneo che rimodula gli stereotipi di tartare&carpaccio con allusività indie rock.

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Baccalà e coppiette di maiale come fossero bottarga: il desiderio di esplicitare l’anima romana in una vertigine di umoralità che si risolve nella vena siderale dell’aneto e della maestria tecnica delle cotture millimetriche.

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Inno alla gioia: la genovese di polpo, la salsa del suo fegato come fosse foie gras e la manifesta cifra stilistica dello Chef, in una sintesi emblematica di padronanza totalizzante della letteratura del gusto.

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“Nel piatto ricerco l’equilibrio abbinato sempre all’emozione.” Ciro

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Trilogia di cavoletti di Bruxelles a controcanto del manzo al ginepro e gel di gin: tra graffianti umami ed emblematiche fermentazioni, il carattere speakeasy che ti sorprende ad ogni assaggio da comporre a sentimento.

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La sublimazione tecnica in pasticceria arriva ad ammaliare solo quando nella composizione si percepisce la trasposizione emozionale: le nuances esotiche di litchi e zenzero dialogano ora con la rosa ora coi pop corn, in rimandi tantrici che oltrepassano gli equilibri istrionici dei dessert.

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Il ristorante PIPERO ROMA sa accogliere nel caleidoscopio della professionalità distillata con soave verve, attraverso la memoria ed il carisma di Achille Sardiello e l’acume e l’infinita antologia espressiva dell’ironia di Alessandro Pipero, che condensate al manifesto talento dello Chef Ciro Scamardella, dipingono l’esatta somma dei desideri di chi si accosta alle contemporanee edizioni dell’esemplarità dell’Alta Ristorazione.

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Mecenatismo e design

PIPERO ROMA espone avanguardie stilistiche ed opere di artisti contemporanei, nel sodalizio con importanti gallerie romane. Il ristorante è oggi sede della personale di Francesco Mernini.

Ristorante visitato il 20 maggio 2019.

PIPERO ROMA

Corso Vittorio Emanuele II, 250
Roma

339 7565114

06 68139022

Aperto dal lunedì al sabato
dalle 12:30 alle 14:30 e dalle 19:30 alle 22:30

PIANO PRIMO: laboratorio di ricerca e convivialità al ristorante IL SALMORIGLIO

Il desiderio di trasmettere la passione per l’identità del gusto e per la ricerca enologica, le sinergie catalizzatrici di progettualità, la cultura della biodiversità e l’amore per le edizioni limitate stagionali animano le atmosfere conviviali delle nuova avanguardia del panorama enogastronomico siciliano che detta le tendenze: PIANO PRIMO, la cantina-laboratorio del ristorante IL SALMORIGLIO a Porto Empedocle.

Il valore di un vino sta nella sua capacità di trasmettere, in un sorso, l’essenza e l’identità

Attraverso la divulgazione dei principi cardine della viticoltura spontanea, esplorando l’introspettiva essenza dei vitigni e l’evoluzione delle macro ossidazioni, frammentando i microcosmi enologici nelle più iridescenti espressività, durante le cene tematiche di PIANO PRIMO va in scena la coinvolgente riscoperta dell’identità, che si disconnette dall’omologazione.

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Lo chef Alessandro Ravanà, lungimirante ricercatore ed esponente emergente dell’Alta Cucina sostenibile, ha negli ultimi mesi elaborato menù incentrati sulla valorizzazione intimista degli ingredienti, attraverso allitterazioni cosmopolite e tecniche calibrate sull’esaltazione dei sapori, trovando dialogo e preziose ispirazioni nella dialettica dell’enologia intesa come mezzo di divulgazione culturale.

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Attitudine all’ospitalità, carisma interpretativo, audacia espressiva, confronto continuo, orizzonti in divenire e sperimentazione vanno in scena al PIANO PRIMO grazie alla coinvolgente teatralità del gusto e del bere che si snoda tra il banco di preparazione e la tavola conviviale, dove orbitano le etichette selezionate da Giuseppe Cipolla, ricercatore ed esponente di una viticoltura sentimentale ed integra, espressiva ed animata coralmente dalla verità e dal rispetto, che nel tempo trova valore.

 

 

Il pane di grani autoctoni siciliani, le lavorazioni sartoriali del pesce azzurro, i grissini tirati ad arte ed i saggi en primeur inducono sempre a confronti infiniti, animati dalla coralità di ricercate serate che rivisitano sapori ancestrali e divagazioni che abbracciano ogni ambito artististico.

 

Come fosse una porchetta, la spatola vibra della croccantezza pop della cotenna, in un idillio di misticanza e mostarda d’uva, incontrando l’umoralità della salsa ai pinoli: beccafico contemporaneo, eclettismo senza limiti ed espressività sensoriale che tratteggiano la cifra stilistica dello Chef Ravanà.

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Lussuriosa ed iridescente, nelle trame eteree della sfoglia all’uovo e clorofilla e nel voluttuoso ragù di coniglio, dai sussurri umami del fondo bruno e della fonduta: più una millefoglie che un ricordo di lasagne, dall’eleganza che non si dimentica.

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Le ali di razza planano nell’eclettismo della salsa ai capperi screziata di salmoriglio ed agrodolce di cipolla di Castrofilippo. La riedizione del pescato sostenibile che trova slanci coinvolgenti nei sentori mitteleuropei.

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Il rigore ed il classicismo del finacier ispirano un dessert costellato di estro e sensibilità artistica: noci pecan dei colli agrigentini, spezie dolci, cioccolato Dulcey, succosità esperidate e aria di mandorla in un caleidoscopio di trame sensuali.

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Anche stasera, lo Chef Alessandro Ravanà e Giuseppe Cipolla vi aspettano per una nuova cena conviviale al PIANO PRIMO, sempre al ristorante IL SALMORIGLIO a Porto Empedocle, dove la passione è il primo ingrediente manifesto di ogni portata.

Chef Giovanni Solofra al St George di Taormina

La vivacità nell’accoglienza e nel condurre l’ospite in un percorso sempre in bilico tra esegesi artistica e letteratura mediterranea., l’executive chef del St George Restaurant, a Taormina, divulga nella sua cifra stilistica la passione per il design, l’attenzione alla biodiversità stagionale ed il desiderio di narrare la sua anima indomita di ricercatore del gusto.

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Il gusto, nella filosofia di Giovanni Solofra è preservare l’essenza, sottrarre le sofisticazioni, trasporre a tavola l’esclusività della qualità senza compromessi.

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Ludica, travolgente, irriverente e conviviale è l’esposizione di un cortometraggio appetizer che ha al palato davvero la cinematografia di un viaggio sapiosexual:

gonadi di ricci di mare, petto d’anatra, rapa rossa, granchio al peperone, gambero gobbetto da assaporare baciando il lime costellato di mayo al plancton, una pellicola che vorresti riavvolgere e rivedere, tra gli ologrammi della baia all’orizzonte ed il perlage dello Champagne.

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Il backgroung analitico dell’alimento cardine della cultura del Mediterraneo occupa quasi la totale superficie del tavolo, come fosse una dichiarazione d’identità, arrivando ad essere un tributo alla Sicilia nell’esponenziale brioche da prima colazione. Pani da assaporare in purezza, senza compendi, in uno tsnunami di lievitazioni senza sorprese, dove spiccano i grissini friabilissimi all’acqua di peperone.

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Il menù degustazione ideato dallo Chef, dopo la laminare somma di ventresca di tonno, sfoglia di peperone e polvere di origano, espone la monumentale allitterazione di pomodoro e tonno, uno dei due piatti memorabili del menù.

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Una lametta di semi di pomodoro a donare la gestualità manifesto di Fontana, l’incisività della ricerca di nuove dimensioni, che nell’umami totalizzante dei pomodori e del tonno trova magistrale espressività.

Foglie di cappero e pop corn di semi di pomodoro ad accentare le texture di una superba concassé di filetto di tonno ed una studiata selezione di pomodori.

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Scampi imperiali e caviale, nella somma delle dolcezze pronunciate che non trovano distorsioni nei coriandoli manieristi e nella salsa di zucchina. L’olio chiude un cerchio che manca di sussurri aciduli o amaricanti.

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Ode alla pasta con le sarde nell’esercizio di stile più coinvolgente:  i cappelletti che enunciano l’essenza sublimata dalla leggiadra esecuzione. Sfoglia setosa e minimalista a celare arancia ed uvetta, croccante al finocchietto selvatico, idilliaca sarda marinata e la quintessenza del garum in un’opera omnia.

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Pallida e sovrastata dal tannico delle fave, la pregiata triglia non trova enfasi in una partitura che la decontestualizza dall’eleganza del menù, come i dessert proposti.

Lo stile che ammalia è imbastito di cultura, ricamato di ricerca, stirato di carisma, piegato dell’eclettismo e dalla personalità: 

lo Chef Giovanni Solofra è esteta, interprete e carismatico architetto di cattedrali edificate sulla solidità degli ingredienti, si avvale della professionalità di un Servizio di Sala che dell’intrattenimento fa valore.

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La carta dei vini è studiata sulle referenze internazionali più conosciute e ricerca unicità di avanguardia con importanti ricarichi; il pairing di cinque e sette calici a 70 e 90 euro. I due menù degustazione al buio vengono proposti rispettivamente a 130 e 160 euro. La scelta di antipasto, primo e secondo alla carta può superare agevolmente i 100 euro.

Ristorante visitato il 28 aprile 2019.

 

St. George Restaurant

Chef Giovanni Solofra

Viale San Pancrazio n.46 98039 Taormina (ME)

Tel +39 0942 23537 

info@theashbeehotel.com

Menù degustazione solo a cena

Ristorante [ b u : r ], al cospetto del Magnifico Eugenio Boer

Tanto ambita, tanto desiderata, tanto sognata fin dall’apertura del ristorante nel giugno 2018, e rivelata nell’esclusività di un evento irripetibile, lo svolgersi di un percorso enogastronomico studiato alla luce di un memorabilia, che ha enunciato la coralità delle sinergie che accentano la cifra stilistica dell’executive chef del ristorante [ b u : r ] a Milano, Eugenio il Magnifico, Eugenio Boer.

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L’anima, la luce rivelatrice dell’anima di Eugenio Boer, il lirismo adamantino che trae infinita espressività nel dualismo delle indissolubili matrici, quella olandese e quella mediterranea, profondamente legata alla nostra Sicilia.

Una sensibilità magnetica e magmatica, il senso d’inedita meraviglia travolge ad ogni assaggio, negli idilli che orbitano attorno ad un ingrediente raro: la libertà.

Libertà dalle sovrastrutture che ingabbiano la cucina italiana contemporanea, libertà dagli abbinamenti codificati, libertà dallo svolgersi iconografico di ricette immutabili nella memoria collettiva ed audace stile travolgente, punteggiato di sublimazione tecnica ed esegesi magistrale dell’ospitalità, mediata da un servizio di sala brillante nel coinvolgere, espressivo nel divulgare la monumentale carta dei vini e puntuale nel ritmo di gestione del teatro del gusto.

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Il ristorante [ b u : r ] a Milano è enclave di alta cucina d’avanguardia e di storia della letteratura enogastronomica cosmopolita, all’unisono, senza collisioni, attraverso orizzonti in divenire e rotte – come le incisive diagonali compositive dei dressage delle portate – che seguono le coordinate del talento dello Chef.

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Lo Chef Eugenio Boer

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La fonetica come manifesto di sensorialità: due punti scarlatti, a perpetuare la lunghezza della sonorità di un respiro, da cui traspare tutta la dedizione introspettiva nei confronti degli ingredienti e l’attitudine esplicativa del desiderio di donarsi nell’epifania del gusto.

Sonorità tatilli, carezzevoli, eleganti, tantriche: sinestesie che coinvolgono le acidità zen, l’esperidata luce degli agrumi, la sapidità umeboshi e la iodica lussuria del caviale: il preludio delle suggestioni.

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Il bianco e il nero di seppia, molto più che un omaggio a Gualtiero Marchesi, un microcosmo umorale che si spiralizza nei volumi, nella vertigine umami e nel dualismo passionale che sempre si palesa nelle composizioni.

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Ostrica e terrina di maiale, l’Irlanda delle scogliere e del vento, di una tempesta carismatica di opulenza al palato, che si ricompone nel trascendentale ricordo del mare d’inverno e che appaga nella gloriosa antologia di strutture.

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Cacciagione e frivolezza, dolcezze che ammiccano alle sceneggiature di Quentin Tarantino, trame cupe e suadenti di cuore e fegato di piccione, eclettiche e voluttuose che si placano nelle ombre di grué di fave di cacao, nell’esegesi dei miei venerati Macaron.

 

Toni di Viola si snoda tra rapa rossa, more e rombo, accentando con preziosi registri la vibrante texture del filetto di pesce, rimodulando il classicismo con ologrammi pulp ed armonie di sottobosco screziate di rugiada dolceagra.

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Piccione, perle di foie gras, sedano rapa ed umeboshi, sartorialità e paradigma di contaminazioni auliche, evoluzioni di genialità e di sapere nell’impeccabile esecuzione e nei continui rimandi ad inedite allegorie.

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Omaggio a Nino Bergese: a chiudere il menù il risotto che evoca l’autorevolezza della cucina e la consapevolezza dell’evoluzione, la suggestione ispirata al fondatore del primo ristorante che si sia mai differenziato dalle trattorie italiane, il cuoco dell’aristocrazia e il precursore del rigore tecnico, dello studio sperimentale e dell’ambizione alla raffinatezza. Sorprende per il lisergico bilanciamento agrumato, il risotto mantecato al timo ed ispessito di carisma dal fondo bruno.

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Nello svelarsi della polifonia dei dessert, le proiezione dei percorsi più intimi della carriera di Eugenio Boer, istoriate di gioia compositiva e dinamismo.

Ristorante [ b u : r ]

chef Eugenio Boer

via Mercalli ang. Via S. F. D’Assisi
20122 Milano

Per info e prenotazioni:

tel. +39 02 62 06 53 83

Orari

dal lunedì al venerdì 12:30–14, 19:30–22
sabato 19:30–22
domenica chiuso