La cosmogonia del Nero d’Avola: l’inedita anima di Principi di Butera

I volti del Nero d’Avola dipinti dall’enologo Antonio Paolo Froio hanno sempre le più iridescenti caratterizzazioni ed il valore autentico della rivelazione: la lectio magistralis esclusiva tenutasi ieri al ristorante La Madia di Licata, tratteggiata dalla genialità artistica e dall’innata eleganza compositiva dello chef Pino Cuttaia, ha svelato la polifonia di un vitigno autoctono che ha animato l’evento con inedite nuances.

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Antonio Paolo Froio

La percezione di una mineralità eclatante, cristallina nell’anima platino delle officinali che si sprigionano nitide già nella presa di spuma studiata del NEROLUCE, elicriso-biancospino-more di gelso bianco-benzoino-mandorla acerba, si evolvono con l’affinamento di trentasei mesi sui lieviti del nuovo ed unico pas dosé di Nero d’Avola in allegorie di zagara e lavanda, brillante succosità di yuzu e carezzevole perlage, ed evocare la brezza del primo mattino che porta alle labbra le onde.

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Particelle nettamente distinte per suoli e latitudini, irraggiamento e drenaggio, danno vita ad espressività delle bacche di Nero d’Avola talmente divergenti da meritare micro vendemmie, mono vinificazioni e progetti enologici dedicati a ciascun cru.

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Alla presenza del Dottor Francesco Zonin, sono state messe in luce le recenti evidenze scientifiche delle analogie tra i DNA dei vitigni mediterranei e delle linee evolutive delle bacche bianche e rosse, in rapporto alla diversa destinazione d’uso dei biotipi di Nero d’Avola, che da vino da taglio si è affermato oggi come anima caleidoscopica della provincia nissena e agrigentina.

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Anna Maria Orlando, Pino Cuttaia, Francesco Zonin

Le anime liriche del metodo Charmat lungo del NEROLUCE e del pas dosé di Nero d’Avola Principi di Butera appena presentato, hanno enfatizzato le ricercate ed espressive scelte stilistiche d’apertura dello Chef Pino Cuttaia:

versatilità e contemporanee didascalie sensoriali d’estate a dare l’esatta tipizzazione e la trionfale intensità estiva della Caprese, del tonno Rosso, della Pizzaiola e delle conserve.

Principi di Butera-21.JPGDi tenerumi di zucchina legenaria, di mineralità iodiche della bottarga e della salsa d’acciuga e di tulle di calamaro che si fa ologramma delle tinte più audaci e sofisticate. Un dualismo tantrico che si risolve nell’opulenza sensuale dei crostacei: uno dei piatti storici dello Chef Pino Cuttaia, riscritto sempre nella contemporanea edizione della sua cifra stilistica. Trama di mare e ordito degli orti, che a Licata non hanno soluzione di continuità e filtrati dalla sensibilità eclettica di Pino Cuttaia catturano l’anima, molto più che il palato, distillando una componente emozionale che si tatua tra i desideri perpetui.

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L’esuberanza e la vivacità, l’essenza pura del Nero d’Avola, principe del terroir di Butera. Sa affascinare AMIRA, sa coinvolgere attraverso l’autenticità di sorsi che trasmettono identità e carisma, nell’agilità delle more e delle ciliegie, accarezzate da tannini suadenti ed una salinità austera.

Principi di Butera-27.JPGSpaghetti al pomodoro, si scrive così, e si legge al palato come un’epifania umami: nell’assoluta sintesi estiva dei sapori travolgenti mantecati ad arte.

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DELIELLA 2015 e 2000 hanno suggellato la cosmogonia del Nero d’Avola, con carisma e magistrale esposizione del know how aziendale Principi di Butera. Le scelte drastiche in vigna, l’escursione termica delle colline nissene e la culla ancestrale del vitigno siciliano per antonomasia, traspaiono nella coinvolgente lettura sensoriale, che ha nell’inconsueta eleganza verticale e nell’euforia della struttura un valore aggiunto.

Principi di Butera-37.JPGUn idillio che trova pairing ideale al maialino dei Nebrodi e ai dessert, che narrano l’opulenza dei fichi, del cioccolato e dei frutti rossi.

Storie di Nerelli, tra Etna e Faro Superiore, gli eventi imperdibili ZASH

Storie di Nerelli, un plurale che sancisce le felici divagazioni dei blend che fanno capo alle denominazioni Etna Rosso e Faro, sulle colline messinesi. Nerello Mascalese e le nuances dei suoli e delle latitudini che vibrano nei palpiti delle altre cultivar a bacca rossa più rappresentative: Nero d’Avola, Nerello Cappuccio e Nocera. Terroir, passionalità e gioiosa leggibilità di sorsi che hanno saputo animare il certamen incentrato sugli abbinamenti che l’executive chef di ZASH, Giuseppe Raciti, ha ideato con lirica eleganza ai vini delle cantine PIETRADOLCE e LE CASEMATTE.

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A Seby Sorbello il preludio mixology dell’evento, distillato in un drink dall’autenticità siciliana e dal cosmopolitismo degli equilibri, un’ode alla mandorla nella palette sweet&sour che ha accolto gli ospiti nell’atmosfera del palmento costellato dal design e dallo stile del servizio di sala affidato al Maître Giuseppe Romeo e al Sommelier Daniele Forzisi che hanno selezionato i più audaci incipit di pairing.

Ai rosati PIETRADOLCE Etna Rosato 2017 e LE CASEMATTE ROSEMATTE 2017, la liaison all’uovo poché, iridescente negli accenti di lampone, legumi verdi ed asparagi: una riedizione di un masterpiece dello Chef Raciti, che negli esercizi di stile trova sempre evocative e sorprendenti chiavi di lettura.

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Rossini e le voluttuose trame della scaloppa di foie gras sanno sempre ammaliare, ma il valore che fa del burger dello Chef un indelebile assaggio, è la sua attitudine a sedurre attraverso l’evocatività della cucina classica diaframmata al desiderio di giocare con la leggerezza impartita dalla tecnica magistrale: battuto di carne d’asina, fondo bruno e tartufo, in pane soffice al sesamo che eleva la contemporaneità dell’hamburger ad opera antologica.

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PIETRADOLCE Santo Spirito 2016 Peloro Rosso 2016 LE CASEMATTE hanno con incisività valorizzato l’assaggio, con la carezza dei tannini e la rimembranza delle rose rosse recise, come in lungo e passionale bacio.

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La pasta fresca ripiena è un’altra passione dello Chef Raciti, che nell’esperidata anima degli agrumi, nella balsamicità del finocchietto e nell’ombra torrefatta del caffè ha trovato gli accenti più coinvolgenti per dare al ragù di faraona intriganti contrasti.

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Contrada Rampante 2016 di PIETRADOLCE e Faro 2016 LE CASEMATTE hanno dato enfasi al pairing, ora con carisma fumé ora con la profondità torrefatta delle spezie e del cuoio, tra flash fruttati ed eleganza.

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 La Vigna Barbagalli PIETRADOLCE arriva sempre alla sensorialità  più travolgente, che nel filetto alla Bernese ha trovato infiniti rimandi alla complessità speziata e alla conturbante polifonia delle amarene. Stessa annata, la 2015 per il Faro, speziato e salmastro, come la brezza di un’estate tanto attesa.

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Estetica compositiva, seducente tecnica ed amabilità del convivio hanno tratteggiato un evento ZASH che attraverso l’epica dei sapori e la valorizzazione delle selezioni enologiche, ha donato la percezione netta delle caleidoscopiche identità del Nerello Mascalese. Un evento divulgativo, che ha saputo affascinare anche attraverso la coinvolgente narrazione degli Ambassador e dei sapori.

Cioccolato, caramello, ananas e rosmarino gli ingredienti scelti per un dessert costruito sulla somma di tecnica e seducente armonia: lo chef Raciti padroneggia l’arte dell’estro compositivo attraverso dipinti che dal Mediterraneo si proiettano con orizzonti in divenire e sanno sorprendere nella magistrale esecuzione.

 

ZASH 

chef Giuseppe Raciti

Strada Provinciale 2/I-II n.60

95018 Archi – Riposto (CT) – Sicilia

tel: +39 095 7828932

mobile: +39 3472765552

email: info@zash.it

 

PIPERO ROMA, cosmopolita e seducente esegesi fine dining

Ritrovare le travolgenti sinergie di stile, eleganza dell’ospitalità ed eclettismo dei menù e delle selezioni enologiche, nell’enclave fine dining più audace ed iconica della Capitale, ti riconnette con l’esemplarità di tutto ciò che è patrimonio culturale della ristorazione italiana: un’alchimia che si esplicita nella cura dei dettagli che sanciscono il concetto del sublime.

“ Da Pipero esiste solo il massimo, punto.”

                                                           Alessandro

Alessandro Pipero, Achille Sardiello, Ciro Scamardella e l’intero Team, semplificano nell’innata vocazione ad emozionare la scenografia di una raffinatezza mai ostentata, ma sussurrata attraverso la dirompente compiutezza dei sapori e dell’esperienza in toto.

Bao di coda alla vaccinara, una bruschetta che sintetizza su “crosta” di pane la quintessenza del pomodoro, uno choux che è un “negativo” di supplì, l’aria di ceci e l’epifania di Pane&Olio sono la punteggiatura della dichiarazione d’intenti del menù degustazione Carta Bianca, perché al cospetto di Alessandro, Achille e Ciro non ci sono “se” e non ci sono “ma“. C’è solo fede e devozione.

Vulcanica sintesi d’identità, trasposta al brio iridescente di primavera 

Trionfate e conturbante, la mozzarella di bufala di Pæstum irradia col suo latticello l’ostrica, specchiandosi nella crema di topinambur e nell’esperidata brunoise di limone pane di Sorrento e cerfoglio. Voluttuosa, sapiosexual ed olografica sintesi della Costiera.

Ispirazione e genialità nell’esaltazione introspettiva della lattuga primaverile, violata nella sua clorofillica dolcezza dal pesto amaricante e liberata dagli stereotipi dal gel aggrumato e dalla croccantezza balsamica della misticanza.

Manzo affumicato, la maionese lisergica del suo estratto e la purezza lattea della mandorla, celati da una nuvola di acetosa: un editto di stile contemporaneo che rimodula gli stereotipi di tartare&carpaccio con allusività indie rock.

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Baccalà e coppiette di maiale come fossero bottarga: il desiderio di esplicitare l’anima romana in una vertigine di umoralità che si risolve nella vena siderale dell’aneto e della maestria tecnica delle cotture millimetriche.

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Inno alla gioia: la genovese di polpo, la salsa del suo fegato come fosse foie gras e la manifesta cifra stilistica dello Chef, in una sintesi emblematica di padronanza totalizzante della letteratura del gusto.

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“Nel piatto ricerco l’equilibrio abbinato sempre all’emozione.” Ciro

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Trilogia di cavoletti di Bruxelles a controcanto del manzo al ginepro e gel di gin: tra graffianti umami ed emblematiche fermentazioni, il carattere speakeasy che ti sorprende ad ogni assaggio da comporre a sentimento.

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La sublimazione tecnica in pasticceria arriva ad ammaliare solo quando nella composizione si percepisce la trasposizione emozionale: le nuances esotiche di litchi e zenzero dialogano ora con la rosa ora coi pop corn, in rimandi tantrici che oltrepassano gli equilibri istrionici dei dessert.

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Il ristorante PIPERO ROMA sa accogliere nel caleidoscopio della professionalità distillata con soave verve, attraverso la memoria ed il carisma di Achille Sardiello e l’acume e l’infinita antologia espressiva dell’ironia di Alessandro Pipero, che condensate al manifesto talento dello Chef Ciro Scamardella, dipingono l’esatta somma dei desideri di chi si accosta alle contemporanee edizioni dell’esemplarità dell’Alta Ristorazione.

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Mecenatismo e design

PIPERO ROMA espone avanguardie stilistiche ed opere di artisti contemporanei, nel sodalizio con importanti gallerie romane. Il ristorante è oggi sede della personale di Francesco Mernini.

Ristorante visitato il 20 maggio 2019.

PIPERO ROMA

Corso Vittorio Emanuele II, 250
Roma

339 7565114

06 68139022

Aperto dal lunedì al sabato
dalle 12:30 alle 14:30 e dalle 19:30 alle 22:30

PIANO PRIMO: laboratorio di ricerca e convivialità al ristorante IL SALMORIGLIO

Il desiderio di trasmettere la passione per l’identità del gusto e per la ricerca enologica, le sinergie catalizzatrici di progettualità, la cultura della biodiversità e l’amore per le edizioni limitate stagionali animano le atmosfere conviviali delle nuova avanguardia del panorama enogastronomico siciliano che detta le tendenze: PIANO PRIMO, la cantina-laboratorio del ristorante IL SALMORIGLIO a Porto Empedocle.

Il valore di un vino sta nella sua capacità di trasmettere, in un sorso, l’essenza e l’identità

Attraverso la divulgazione dei principi cardine della viticoltura spontanea, esplorando l’introspettiva essenza dei vitigni e l’evoluzione delle macro ossidazioni, frammentando i microcosmi enologici nelle più iridescenti espressività, durante le cene tematiche di PIANO PRIMO va in scena la coinvolgente riscoperta dell’identità, che si disconnette dall’omologazione.

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Lo chef Alessandro Ravanà, lungimirante ricercatore ed esponente emergente dell’Alta Cucina sostenibile, ha negli ultimi mesi elaborato menù incentrati sulla valorizzazione intimista degli ingredienti, attraverso allitterazioni cosmopolite e tecniche calibrate sull’esaltazione dei sapori, trovando dialogo e preziose ispirazioni nella dialettica dell’enologia intesa come mezzo di divulgazione culturale.

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Attitudine all’ospitalità, carisma interpretativo, audacia espressiva, confronto continuo, orizzonti in divenire e sperimentazione vanno in scena al PIANO PRIMO grazie alla coinvolgente teatralità del gusto e del bere che si snoda tra il banco di preparazione e la tavola conviviale, dove orbitano le etichette selezionate da Giuseppe Cipolla, ricercatore ed esponente di una viticoltura sentimentale ed integra, espressiva ed animata coralmente dalla verità e dal rispetto, che nel tempo trova valore.

 

 

Il pane di grani autoctoni siciliani, le lavorazioni sartoriali del pesce azzurro, i grissini tirati ad arte ed i saggi en primeur inducono sempre a confronti infiniti, animati dalla coralità di ricercate serate che rivisitano sapori ancestrali e divagazioni che abbracciano ogni ambito artististico.

 

Come fosse una porchetta, la spatola vibra della croccantezza pop della cotenna, in un idillio di misticanza e mostarda d’uva, incontrando l’umoralità della salsa ai pinoli: beccafico contemporaneo, eclettismo senza limiti ed espressività sensoriale che tratteggiano la cifra stilistica dello Chef Ravanà.

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Lussuriosa ed iridescente, nelle trame eteree della sfoglia all’uovo e clorofilla e nel voluttuoso ragù di coniglio, dai sussurri umami del fondo bruno e della fonduta: più una millefoglie che un ricordo di lasagne, dall’eleganza che non si dimentica.

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Le ali di razza planano nell’eclettismo della salsa ai capperi screziata di salmoriglio ed agrodolce di cipolla di Castrofilippo. La riedizione del pescato sostenibile che trova slanci coinvolgenti nei sentori mitteleuropei.

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Il rigore ed il classicismo del finacier ispirano un dessert costellato di estro e sensibilità artistica: noci pecan dei colli agrigentini, spezie dolci, cioccolato Dulcey, succosità esperidate e aria di mandorla in un caleidoscopio di trame sensuali.

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Anche stasera, lo Chef Alessandro Ravanà e Giuseppe Cipolla vi aspettano per una nuova cena conviviale al PIANO PRIMO, sempre al ristorante IL SALMORIGLIO a Porto Empedocle, dove la passione è il primo ingrediente manifesto di ogni portata.

PIETRADOLCE, l’essenza ed il misticismo dell’Etna

“Il valore di un vino sta nella sua capacità di trasmettere, in un sorso, l’essenza ed l’identità”

Il valore di un vino, a PIETRADOLCE s’inserisce in un concept iridescente e sfaccettato, rarefatto nei dogmi dalla travolgente leggibilità, grazie all’opera divulgativa che prende respiro nel carisma dei vigneti centenari e decennali coltivati ad alberello: Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Carricante come ambasciatori dell’identità del versante nord della viticoltura del vulcano.

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Leggibilità enologica che si trasmette attraverso l’identità marcata dei singoli terroir

Vinificando separatamente le uve delle distinte particelle si tratteggiano le nuances caratteristiche, esaltando con incisività la preponderante magmaticità dei suoli vulcanici e l’eleganza strutturale delle latitudini pedemontane. La vivacità geologica ed il peculiare microclima di contrada Rampante, a Solicchiata, e di contrada Zottorinoto, hanno nell’escursione termica e nell’irraggiamento solare due fattori caratterizzanti. Fattori che uniti al desiderio della Famiglia Faro di racchiudere nella produzione della Cantina PIETRADOLCE l’anima dei vitigni autoctoni, trovano nel panorama enologico dell’Etna risalto anche grazie all’affermazione nel mercato internazionale.

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Il design della Cantina rivela l’armonia mistica della fusione al territorio, uno studio stilistico rispettoso e lungimirante ha circoscritto l’avanguardia tecnologica nel paesaggio, nello scrigno di ricerca, accoglienza e divulgazione che è oggi PIETRADOLCE.

 

 

I vini PIETRADOLCE sono stati celebrati durante l’ultima edizione di Contrade dell’Etna ed in diversi eventi collaterali alla manifestazione, che hanno avuto negli spazi polifunzionali della Cantina il privilegiato palcoscenico. Entusiasmo ed attenzione della critica hanno accolto le annate correnti, che evidenziano un know how che si affina e coinvolge nella consapevolezza del valore del sapersi distinguere.

 

PIETRADOLCE

SS120, 174

95012 Contrada Rampante,Castiglione di Sicilia, CT

 

La Foresteria Planeta Estate: luxury travel experience

Arrivi a Menfi col riverbero del mare ad accompagnarti lungo i pochi km che da Palermo, Trapani o da Agrigento, ti separano da un wine resort costellato di stile, ricercatezza e dedicata ospitalità. Brezza e sentori balsamici dei percorsi olfattivi, il turchese adamantino del mare di Porto Palo – insignito dei più prestigiosi riconoscimenti naturalistici – il tintinnio di un gregge al pascolo ed il cinguettio degli uccellini a sussurrarti buongiorno, sono solo alcuni riflessi dell’atmosfera bucolica di charme da vivere a La Foresteria Planeta Estate.

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Le camere e le suite del resort si affacciano sui giardini aromatici, impreziositi da essenze officinali, mediterranee e tropicali, con vista sul mare, sulla piscina e sulla campagna di Menfi, di cui godono anche le terrazze panoramiche ed il bar, che invoglia ad aperitivi al tramonto e che intrattiene valorizzando i vini della tenuta.

Ogni camera è arredata secondo le influenze di stile mediterraneo: nuances vitaminiche, ceramiche di manifattura artistica, complementi d’arredo ed amenities di ricerca, creano un sofisticato equilibrio tra atmosfere country e slow living, peculiari dell’ospitalità siciliana.

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La prima colazione è un risveglio sensoriale, un momento rigenerante da condividere nel dehors che regala un panorama totalizzante, degustando le marmellate maison, le torte appena sfornate, le specialità continentali ed il pane di Castelvetrano, accompagnati da una spremuta di agrumi e dalla caffetteria.

Identitaria, armoniosa, autentica e dallo stile cosmopolita, pur rimanendo fedele ai codici del gusto di Casa Planeta: una sintesi della proposta dell’executive chef Angelo Pumilia, che ha saputo valorizzare il patrimonio di una Famiglia che da generazioni, tramanda la cultura contadina contaminata dalla letteratura del gusto aristocratico.

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Audace ed incisiva selezione degli ingredienti di prossimità, esaltazione della biodiversità, qualità senza compromessi, anima siciliana ed eleganza zen, nitore del gusto e tecnica magistrale, esaltazione stilistica ed allusioni artistiche imbastiscono i menù ideati dallo chef Angelo Pumilia, che a pranzo e cena porta in scena la sua filosofia, incantando i palati più esigenti ed intrattenendo la clientela internazionale.

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L’olio extravergine della tenuta ed il pane elaborato con un blend di grani autoctoni, introducono ad un percorso che sa conquistare col vibrante carisma della stagionalità.

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Una tapenade sfavillante ed una voluttuosa salsa alle mandorle accentano il cavolfiore scottato, donando nuove conturbanti texture agli assaggi e riqualificando le potenzialità degli ortaggi.

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Tagliolini di semola e le prime favette di stagione a ristabilire la poesia primaverile, che si specchia nell’emulsione di ricotta e finocchietto selvatico. Un primo piatto che espone la ricerca espressiva dello Chef nei percorsi narrativi delle Terre Sicane.

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La cottura in foglie di limone seduce evocando fragranze esperidate ed affumicate, e donando alla ricciola dimensioni cangianti di passionalità ed umoralità. Il carciofo Spinoso di Menfi si ispessisce di carisma nella sua salsa, come emblema delle dimensioni multiple degli ingredienti valorizzati da tecniche speculari.

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Arancia e mandorla, in un dualismo che si risolve in eteree consistenze ed allegorie di Sicilia, in un dessert che si fa ricordare per equilibri multipli e fragranze espressive.

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Il Cretto di Burri ha ispirato l’opera omnia di stile ed intelletto dello Chef: bavarese alla salvia, timo e lemon curd, trilogia di autentica dimensione onirica. Le officinali balsamiche come preludio di un fine pasto meditativo, a richiamare un passito di Noto contemplando la magnificenza della natura senza soluzione di continuità.

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La  scelta enologica espone referenze introvabili di Casa Planeta, senza tralasciare attenzioni alloctone, enunciate con carismatica eloquenza da Chiara Bordonaro. Numerose le proposte per imbastire percorsi al calice espressivi delle annate correnti e delle selezioni pregiate della cantina.

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Per ritrovare l’armonia, per rigenerarsi, per dedicarsi attenzioni, per scoprire le città d’arte, i beni archeologici, le spiagge sicane, per celebrare l’anima della Sicilia più incontaminata, per assaporare la cultura del vino e dell’ospitalità, e per godere di autentica felicità, La Foresteria Planeta Estate è la scelta.

 

La Foresteria Menfi

Contrada Passo di Gurra ex S.S. 115 s.p. 79, Km 91

Menfi (Ag)

MARENEVE, l’anima lirica del supremo Federico Graziani

Ho accarezzato la capsula ancora e ancora prima di perdere i freni inibitori e stappare questo flacone custodito con devozione. Brilla di filosofia, mitologia, paradigmatico intuito e lungimirante personalità artistica. Sotto ogni angolazione, accarezzandolo ancora per non perdermi neanche un riflesso, con lo sguardo, la lente MACRO, il desiderio e la sete di sorprendermi ancora, come ogni volta al cospetto di MARENEVE.

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La cosmogonia del vulcano, le piste innevate che hanno l’unicità dello Jonio all’orizzonte, le latitudini estreme che reinventano i vitigni a bacca bianca autoctoni ed internazionali: queste le coordinate di MARENEVE. Si pronuncia come un bacio, un sussurro che resta tra le labbra e le emozioni non appena si fa luce e sorsi.

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Il 2017 è una preghiera, un’annata trascendentale e mistica, a cui affidare un desiderio:

dimmi che t’incontrerò ancora tra dieci anni”.

Perché nell’estasi della leggibilità contemporanea di MARENEVE c’è anche il riflesso iridescente della sua anima in carismatica evoluzione. 

Lungimiranza esponenzialmente enunciata dalle sue voluttuose e travolgenti acidità iodiche e dalle cangianti balsamicità officinali.

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Quasi ancora ipnotizzata dalle nuances di platino e di yuzu, dalla mineralità zen e briosa della pomice, di una stella cadente che non svanisce senza portarsi via una parte della tua anima.

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Ne scorgi la tensione indomita e volitiva, agile nella carezza glicerica che ha il palpito di un battito d’ali di libellula, di cui si palesa l’eleganza solo appena prima che voli via. MARENEVE ti cattura ad ogni sorso con i riflessi più audaci di un microcosmo di more di gelso bianco e buccia di fichi rugiadosi del primo mattino, di foglie di lavanda che accarezzi passeggiando fino al mare, raccogliendo le mandorle acerbe che profumano di benzoino. Sorsi cangianti, ora enigmatici, ora dichiaratamente seducenti, nella succosa salinità che resta tatuata sul cuore, come la brezza delle spiagge adamantine e selvagge di Vendicari.

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Di mare e di neve, in una dicotomia perpetua che ti fa desiderare la felicità con cui sa dialogare coi crostacei, i ricci, i risotti, i fritti augurali, i masala thai, i formaggi allo zafferano e la pasticceria.

MARENEVE, l’anima lirica del supremo Federico Graziani.

Per info

http://fedegraziani.it/contatti/

Locanda Gulfi, la cosmogonia dell’enologia e del gusto ibleo

Il respiro ibleo che ti accarezza lungo il bucolico percorso che dalla statale ti connette al cuore pulsante della cattedrale dell’enologia ragusana, fino a lasciare spazio allo stupore del magnetismo, che si rivela una volta varcato il cancello della tenuta Gulfi.

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La Locanda Gulfi accoglie con un panorama privilegiato sui vigneti e sull’altopiano, dove il riverbero del mare arriva fino a lasciar scorgere Malta, e l’Etna oltre i boschi e gli uliveti secolari.

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l’executive chef Carmelo Floridia

La moderna e funzionale cantina dialoga senza soluzione di continuità con la monumentale cucina a vista, teatro scenico dell’executive chef Carmelo Floridia, ambassador dell’eclettismo dei vini Gulfi.

Alla lungimiranza imprenditoriale della Famiglia Catania si deve la tutela dei vitigni autoctoni, glorificati dal know how dell’enologo Salvo Foti. Oggi più di settanta ettari di vigneti si estendono nel comprensorio della Sicilia Orientale, e sono emblema di simbiosi con l’ecosistema.

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Dell’antologia della filosofia dello chef Carmelo Floridia, travolge l’anima identitaria di una Sicilia che si manifesta nella passionalità dei sapori, ma che arriva alla sublimazione nell’eleganza della tecnica dell’Alta Scuola francese. Mare e Terra nell’espressività del menù, soavemente accentato dalle spezie e dagli aromi officinali, corale armonia tecnica e brillante autorevolezza esecutiva.

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Fondente e zen, l’alchimia di asparagi bianchi e verdi s’interfaccia al tartufo e sesamo tostato, nella brillante esegesi dell’uovo.

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Analogie e complessità minerali tra seppia e topinambur, idilliache cremosità e tostature che si verticalizzano nel grano soffiato.

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L’anima dei grani autoctoni integrali nei maccheroncini al ragù di cinghiale, rara eleganza ed inedita sottrazione d’opulenza che rivela leggerezza e brio.

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La panure alla carrittera è una didascalia della trinacria, che dona leggibilità ed espressività nella composizione di agnello ibleo. La crema di carote allo zenzero e le doppie chips aromatiche dipingono con estro il classicismo ricercato.

Il carosello dei dessert si apre col voluttuoso sorbetto ai datteri e seduce con una lodevole rilettura di castagne e meringa, nell’abbinamento alla preziosa biodiversità delle meline Cola e delle nocciole dell’Etna. Confidando nel privilegio del pairing del centellinato passito di Nero d’Avola, una riserva di famiglia di indimenticabile fascino.

Il Servizio di Sala accoglie con gioiosa professionalità, rivelando nello studio degli abbinamenti della superba selezione della Cantina Gulfi, l’anima più audace della maison.

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Carjcanti 2015  brilla di una vivacità di rugiada balsamica, nell’adamantina iridescenza di un quarzo citrino. Dipinge le scene più espressive di un vitigno che dall’Etna agli iblei non smette mai di ammaliare.

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tagliolini ceci, triglia, finocchietto e aroma di limone

Tutte le domeniche il belvedere della Locanda Gulfi ospita pranzi tematici per gioire della convivialità di un’esperienza da ripetere al più presto.

Ristorante visitato a dicembre 2018.

Locanda Gulfi

c.da Patria sn,

Chiaramonte Gulfi RG

Aspettando Natale, il nuovo menù del Ristorante CROCIFISSO, a Noto

Aspettando Natale, il fascino cosmopolita e ricercato dell’interior design del Ristorante Crocifisso a Noto, capta la festività augurale attraverso l’intimità adamantina e sofisticata delle luci d’atmosfera, magicamente armonizzate dalla raffinatezza sussurrata di Vanessa Cannarella, che orchestra la più indimenticabile ospitalità e gli accenti artistici più preziosi.

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Affidarsi al talento assoluto del Sommelier Gian Marco Iannello, guidati nel proprio personale viaggio nella ricercata carta dei vini, condurrà alla scoperta di una cantina di rara eloquenza e cultura enologica. Selezioni audaci, le più carismatiche etichette nazionali ed internazionali e la cosmogonia dei distillati, saranno enunciate interpretando i desideri degli ospiti.

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Nei volumi polifunzionali delle sale, rivelano le nuances lounge ed il light design che  sottolineano ogni portata che nasce dalla creatività dello chef e patron Marco Baglieri, piatti che sanno sempre captare la sensorialità oltre la componente emozionale, ammaliando anche con la ricercata mise en place, l’eleganza dei lini candidi e la cristalleria.

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Saper narrare l’espressività di ogni singolo ingrediente stagionale, interpretare l’essenza dei grani autoctoni siciliani come mai nessuno prima nel ventennio appena trascorso, esprimere incisività, squisitezza compositiva, magistrale abilità tecnica e rilettura personale della biodiversità del territorio ibleo, che abbraccia mare e altopiano. Esemplarità che descrivono solo alcune delle complesse ed esponenziali sfaccettature dello stile dello chef Marco Baglieri, esponente maximo dell’Alta Cucina di una Città, Noto, emblema UNESCO.

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Lo Chef reinventa il suo benvenuto nello sfavillante mantecato di baccalà, che si verticalizza nella fragranza di un lapillo coronato dal cappero e dalla salsa aioli, a cui si arriva attraverso il dualismo della ventresca di ricciola affinata ed accarezzata dalla verve esperidata dell’arancia e dell’aneto.

Come un diamante aureo, il carciofo incontra la dolcezza minerale della spuma voluttuosa di topinambur, impreziosita dai riflessi umorali ed impalpabili della liquirizia. Climax d’infinite texture ed analogie studiate con rara autorevolezza.

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La rivoluzionaria edizione dell’Uovo68 seduce svelando il simbolismo di una cremosità che è espressione di strutture polifoniche: robiola di capra girgentana montata, fondente armonioso di uovo poché e la tridimensionalità delle spontanee croccanti, della panure mediterranea e della passionalità del tartufo.

Il gulasch ispira la polifonia travolgente della guancia di vitello, fondente e strabiliante nella tessitura, eclettica nel brio della salsa al peperone di fruttata  armonia e delle cime di rapa vibranti di clorofillica mineralità.

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Come fosse una scaccia iblea, la lasagnetta esprime all’assaggio inedita leggerezza: tulle di sfoglia danza tratteggiando la passionalità del maiale battuto al coltello, in un idillio carezzevolmente piccante, che evidenzia la dolcezza dei broccoletti, in un ologramma di ricordi asiatici e partenopei, dipingendo la millenaria cultura siciliana, costellata di contaminazioni del gusto.

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La nuova anima BBQ della ricciola à la matelote dona enfasi alla sensorialità, attraverso un brillante esercizio di stile che preserva la vellutata anima delle fibre del pesce, e dialoga col fondente agrodolce caleidoscopio di capperi, filetti di pomodoro, cipolla e passionale panure alle olive nere iblee.

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La padronanza della tecnica e la sottrazione d’avanguardia delle sovrastrutture e dell’opulenza, affascinano nella doppia trasposizione del maialino: istituzionale nei sentori di rosmarino della pancetta, e totalizzante nella purezza del filetto. Nel sublime purée ai capperi traspare l’eco dell’opera di Joël Robuchon. Le carni si specchiano nel fondo bruno, nelle cipolline confit e nel vibrante ristretto di vino rosso. Gioie e sorprese cangianti al palato.

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Il Ristorante Crocifisso a Noto è sempre la scelta indovinata per perdersi nella sconfinata letteratura del gusto, nell’atmosfera sofisticata ed accogliente di un design curato, contemporaneo e di continua ricerca.  

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Il Servizio di Sala di soave professionalità, è affidato alla solarità di Claudia Consiglio, Salvatore Corsino ed Antonio Infantino, voci corali ed autorevoli ambasciatori dello stile travolgente dello chef Marco Baglieri.

 

Ristorante Crocifisso

Chef Marco Baglieri

Via Principe Umberto 48,

96017 Noto, SR

(+39) 0931 571151       (+39) 338 8530241

info@ristorantecrocifisso.it

Feudi di San Gregorio al Merano WineFestival 2018

Il Merano WineFestival 2018 appena concluso ha sancito l’indiscusso successo del simposio food&wine più glamour d’Italia, in termini di partecipazione ed eccellenza espositiva, vantando una selezione di quasi mille case vitivinicole tra le migliori in Italia e nel mondo, e di un centinaio di artigiani del gusto. 

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Tra gli appuntamenti più importanti del ricco programma del WineFestival, particolare richiamo etico e divulgativo ha avuto la tavola rotonda sul futuro del vino, prendendo atto del possibile impatto del cambiamento climatico sulla vinificazione. Le nuove opportunità nella produzione suggerite dai mutamenti climatici, la valorizzazione dell’anima dei vitigni Irpini e l’identità stilistica sono da sempre risorse di Feudi di San Gregorio.

La nascita di un vino ha lo stesso processo creativo di un’opera d’arte.

“L’amore e la passione nella cura delle piante, l’impegno nella raccolta dell’uva e la pazienza nell’attesa che il vino sia maturo, fanno sì che ogni bottiglia esprima la sua personalità e diventi un’opera d’arte.”

È con questo approccio che a Feudi di San Gregorio nascono le collaborazioni con grandi maestri e giovani di talento, volte a continuare e far crescere la volontà di uno scambio continuo di conoscenza e creatività fra il vino e l’arte. Gli stessi sentimenti ed emozioni che conducono il percorso creativo di un artista, che ha la finalità di realizzare una scultura, uno scatto fotografico, un quadro, un’installazione, hanno espressione nella vinificazione.

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Al Merano WineFestival 2018, ho avuto il privilegio e l’opportunità di confrontarmi con la lungimirante visione artistica e programmatica di Federico Graziani ed Alessandro Palmieri, Ambassador di Feudi di San Gregorio e massimi esponenti dell’enologia italiana.

Ho imparato che l’asprezza di un territorio come l’Irpinia sa esprimersi artisticamente, in una palette sensoriale intarsiata di cultura ed ancestralità. La ritualità acquisita dal patrimonio culturale ed il mutevole fattore climatico hanno esponenziale riscontro sui vitigni autoctoni Fiano e Greco, caratterizzati dalla seducente espressività di latitudini mediterranee che incontrano la mineralità vulcanica di Feudi di San Gregorio.

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Campanaro 2017 in degustazione è l’emblema della denominazione Irpinia Bianco DOC, lucente di un’eleganza innata, che sa donarsi nell’eclettismo di una mineralità mai sottotono, costellata di brio e vivacità. Al calice svela i riflessi dei diamanti gialli, la calda audacia della cera d’api e dei gelsomini, sorprendendo attraverso la carezza balsamica della lavanda e gli accenti esperidati del pompelmo. Seduce col la morbidezza glicerica più introversa, che sa dare spazio alla complessità sfaccettata che custodisce l’alchemica sapienza degli Artisti del Vino di Feudi di San Gregorio.