Locanda Gulfi, la cosmogonia dell’enologia e del gusto ibleo

Il respiro ibleo che ti accarezza lungo il bucolico percorso che dalla statale ti connette al cuore pulsante della cattedrale dell’enologia ragusana, fino a lasciare spazio allo stupore del magnetismo, che si rivela una volta varcato il cancello della tenuta Gulfi.

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La Locanda Gulfi accoglie con un panorama privilegiato sui vigneti e sull’altopiano, dove il riverbero del mare arriva fino a lasciar scorgere Malta, e l’Etna oltre i boschi e gli uliveti secolari.

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l’executive chef Carmelo Floridia

La moderna e funzionale cantina dialoga senza soluzione di continuità con la monumentale cucina a vista, teatro scenico dell’executive chef Carmelo Floridia, ambassador dell’eclettismo dei vini Gulfi.

Alla lungimiranza imprenditoriale della Famiglia Catania si deve la tutela dei vitigni autoctoni, glorificati dal know how dell’enologo Salvo Foti. Oggi più di settanta ettari di vigneti si estendono nel comprensorio della Sicilia Orientale, e sono emblema di simbiosi con l’ecosistema.

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Dell’antologia della filosofia dello chef Carmelo Floridia, travolge l’anima identitaria di una Sicilia che si manifesta nella passionalità dei sapori, ma che arriva alla sublimazione nell’eleganza della tecnica dell’Alta Scuola francese. Mare e Terra nell’espressività del menù, soavemente accentato dalle spezie e dagli aromi officinali, corale armonia tecnica e brillante autorevolezza esecutiva.

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Fondente e zen, l’alchimia di asparagi bianchi e verdi s’interfaccia al tartufo e sesamo tostato, nella brillante esegesi dell’uovo.

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Analogie e complessità minerali tra seppia e topinambur, idilliache cremosità e tostature che si verticalizzano nel grano soffiato.

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L’anima dei grani autoctoni integrali nei maccheroncini al ragù di cinghiale, rara eleganza ed inedita sottrazione d’opulenza che rivela leggerezza e brio.

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La panure alla carrittera è una didascalia della trinacria, che dona leggibilità ed espressività nella composizione di agnello ibleo. La crema di carote allo zenzero e le doppie chips aromatiche dipingono con estro il classicismo ricercato.

Il carosello dei dessert si apre col voluttuoso sorbetto ai datteri e seduce con una lodevole rilettura di castagne e meringa, nell’abbinamento alla preziosa biodiversità delle meline Cola e delle nocciole dell’Etna. Confidando nel privilegio del pairing del centellinato passito di Nero d’Avola, una riserva di famiglia di indimenticabile fascino.

Il Servizio di Sala accoglie con gioiosa professionalità, rivelando nello studio degli abbinamenti della superba selezione della Cantina Gulfi, l’anima più audace della maison.

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Carjcanti 2015  brilla di una vivacità di rugiada balsamica, nell’adamantina iridescenza di un quarzo citrino. Dipinge le scene più espressive di un vitigno che dall’Etna agli iblei non smette mai di ammaliare.

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tagliolini ceci, triglia, finocchietto e aroma di limone

Tutte le domeniche il belvedere della Locanda Gulfi ospita pranzi tematici per gioire della convivialità di un’esperienza da ripetere al più presto.

Ristorante visitato a dicembre 2018.

Locanda Gulfi

c.da Patria sn,

Chiaramonte Gulfi RG

FUD Bottega Sicula vince il premio alla migliore comunicazione enogastronomica indetto dall’Associazione Italiana Studi Semiotici

La giuria, composta da docenti ed esperti del settore, ha premiato all’unanimità Fud Bottega Sicula per l’innovativa strategia di comunicazione integrata

Un importante riconoscimento quello assegnato ieri, due dicembre presso il Museo delle Marionette di Palermo a conclusione del XLVI congresso annuale dell’Associazione Italiana di Studi Semiotici (AISS), che ogni anno riunisce i maggiori esperti della scienza della significazione, per dibattere sui livelli di senso più profondi legati all’interpretazione dei testi che ci circondano. 

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Il Premio Semiofood in linea con il tema del congresso:

Politiche del gusto: mondi comuni, tra sensibilità estetiche e tendenze alimentari” ha incoronato FUD Bottega Sicula per la migliore comunicazione di brand tra le aziende siciliane nel settore dell’enogastronomia.

La Giuria, composta da Anna Maria Lorusso, presidente dell’Aiss nonché docente di Semiotica all’Università di Bologna, Gianfranco Marrone, docente di Semiotica (Università di Palermo), Rosario Perricone, direttore del Museo Pasqualino (Palermo), Paolo Inglese, docente di Orticoltura (Università di Palermo), Nicola Perullo, docente di Estetica (Università delle Scienze Gastronomiche), Marco Bolasco, responsabile editoriale Giunti Editore, Fabrizio Carrera, giornalista enogastronomico, ha valutato l’intero progetto di comunicazione esaminando tutte le attività di branding dell’azienda con uno storico di oltre cinque anni.

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Un premio che ha riconosciuto il valore e la coerenza dei diversi strumenti e delle tante azioni che compongono la strategia di comunicazione integrata dell’azienda, analizzando lo spazio e gli allestimenti dei ristoranti; l’esperimento del FUDDISH ovvero la lingua di Fud dove tutti i termini inglesi della cultura dei burger bar vengono trascritt esattamente come si leggono; il logo e le sue operazioni di disseminazione su gadget e merchandising, prodotti a marchio e all’interno del ristorante;le campagne di social media marketing e la produzione di contenuti video; le attività di PR, Press Office e produzione eventi. 

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“Siamo molto orgogliosi di aver ottenuto un riconoscimento così prestigioso che ci ripaga per un grande lavoro di squadra e per aver raccontato la Sicilia in modo contemporaneo e diverso dai soliti stereotipi – afferma Andrea Graziano, fonder e ideatore del marchio FUD Bottega Sicula voglio condividere questo premio con tutti i nostri fud pipol e con il nostro marketing tim, team che ogni giorno lavora per comunicare al meglio tutto quello che di buono la nostra terra ci offre”.

 

Aspettando Natale, il nuovo menù del Ristorante CROCIFISSO, a Noto

Aspettando Natale, il fascino cosmopolita e ricercato dell’interior design del Ristorante Crocifisso a Noto, capta la festività augurale attraverso l’intimità adamantina e sofisticata delle luci d’atmosfera, magicamente armonizzate dalla raffinatezza sussurrata di Vanessa Cannarella, che orchestra la più indimenticabile ospitalità e gli accenti artistici più preziosi.

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Affidarsi al talento assoluto del Sommelier Gian Marco Iannello, guidati nel proprio personale viaggio nella ricercata carta dei vini, condurrà alla scoperta di una cantina di rara eloquenza e cultura enologica. Selezioni audaci, le più carismatiche etichette nazionali ed internazionali e la cosmogonia dei distillati, saranno enunciate interpretando i desideri degli ospiti.

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Nei volumi polifunzionali delle sale, rivelano le nuances lounge ed il light design che  sottolineano ogni portata che nasce dalla creatività dello chef e patron Marco Baglieri, piatti che sanno sempre captare la sensorialità oltre la componente emozionale, ammaliando anche con la ricercata mise en place, l’eleganza dei lini candidi e la cristalleria.

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Saper narrare l’espressività di ogni singolo ingrediente stagionale, interpretare l’essenza dei grani autoctoni siciliani come mai nessuno prima nel ventennio appena trascorso, esprimere incisività, squisitezza compositiva, magistrale abilità tecnica e rilettura personale della biodiversità del territorio ibleo, che abbraccia mare e altopiano. Esemplarità che descrivono solo alcune delle complesse ed esponenziali sfaccettature dello stile dello chef Marco Baglieri, esponente maximo dell’Alta Cucina di una Città, Noto, emblema UNESCO.

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Lo Chef reinventa il suo benvenuto nello sfavillante mantecato di baccalà, che si verticalizza nella fragranza di un lapillo coronato dal cappero e dalla salsa aioli, a cui si arriva attraverso il dualismo della ventresca di ricciola affinata ed accarezzata dalla verve esperidata dell’arancia e dell’aneto.

Come un diamante aureo, il carciofo incontra la dolcezza minerale della spuma voluttuosa di topinambur, impreziosita dai riflessi umorali ed impalpabili della liquirizia. Climax d’infinite texture ed analogie studiate con rara autorevolezza.

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La rivoluzionaria edizione dell’Uovo68 seduce svelando il simbolismo di una cremosità che è espressione di strutture polifoniche: robiola di capra girgentana montata, fondente armonioso di uovo poché e la tridimensionalità delle spontanee croccanti, della panure mediterranea e della passionalità del tartufo.

Il gulasch ispira la polifonia travolgente della guancia di vitello, fondente e strabiliante nella tessitura, eclettica nel brio della salsa al peperone di fruttata  armonia e delle cime di rapa vibranti di clorofillica mineralità.

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Come fosse una scaccia iblea, la lasagnetta esprime all’assaggio inedita leggerezza: tulle di sfoglia danza tratteggiando la passionalità del maiale battuto al coltello, in un idillio carezzevolmente piccante, che evidenzia la dolcezza dei broccoletti, in un ologramma di ricordi asiatici e partenopei, dipingendo la millenaria cultura siciliana, costellata di contaminazioni del gusto.

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La nuova anima BBQ della ricciola à la matelote dona enfasi alla sensorialità, attraverso un brillante esercizio di stile che preserva la vellutata anima delle fibre del pesce, e dialoga col fondente agrodolce caleidoscopio di capperi, filetti di pomodoro, cipolla e passionale panure alle olive nere iblee.

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La padronanza della tecnica e la sottrazione d’avanguardia delle sovrastrutture e dell’opulenza, affascinano nella doppia trasposizione del maialino: istituzionale nei sentori di rosmarino della pancetta, e totalizzante nella purezza del filetto. Nel sublime purée ai capperi traspare l’eco dell’opera di Joël Robuchon. Le carni si specchiano nel fondo bruno, nelle cipolline confit e nel vibrante ristretto di vino rosso. Gioie e sorprese cangianti al palato.

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Il Ristorante Crocifisso a Noto è sempre la scelta indovinata per perdersi nella sconfinata letteratura del gusto, nell’atmosfera sofisticata ed accogliente di un design curato, contemporaneo e di continua ricerca.  

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Il Servizio di Sala di soave professionalità, è affidato alla solarità di Claudia Consiglio, Salvatore Corsino ed Antonio Infantino, voci corali ed autorevoli ambasciatori dello stile travolgente dello chef Marco Baglieri.

 

Ristorante Crocifisso

Chef Marco Baglieri

Via Principe Umberto 48,

96017 Noto, SR

(+39) 0931 571151       (+39) 338 8530241

info@ristorantecrocifisso.it

Médousa Bistrot&Suites a Taormina

Il turchese e l’acquamarina della baia di Naxos all’orizzonte, i toni citrini degli agrumi sfavillanti del giardino lounge ed i verdi cangianti ed ipnotici delle palme tropicali, cromìe che si riflettono nelle maioliche ammalianti, come la melodia dell’acqua in sottofondo e le atmosfere ricercate e sofisticate di Médousa Bistrot & Suites a Taormina.

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Queste le alchimie che hanno ispirato Christian Sciglio e Thomas Siragò, forti della coralità delle loro esperienze imprenditoriali, hanno saputo interpretare le contemporanee evoluzioni dell’ospitalità nella forma sublimata, che cattura emozionalmente chi sceglie Médousa.

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Ospitalità che si coglie nella profusione di attenzioni dedicate, nell’accogliente design delle Suites e nelle ispirazioni cosmopolite e stagionali della bistronomie dell’executive chef Giovanni Grasso, ambasciatore di contaminazioni che dialogano con l’eclettismo dei cocktail iconici e della carta dei vini di brillante carisma.

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La fragranza dei grani siciliani irradia i pani maison, offerti in degustazione con la pregiata selezione di olio extravergine monocultivar, da assaporare nell’eden incantato del dehors o nelle sale che si snodano attorno alla scenografica cucina a vista, il teatro compositivo dello chef Giovanni Grasso.

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Esperienze internazionali che traspaiono nell’interpretazione siciliana del sushi, che seduce con l’umami fusion e le lisergiche fragranze agrumate.

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Soffici e voluttuosi, gli gnocchi di patate esprimono il dualismo tantrico delle vongole e delle cime di rapa, nell’umorale carezza del carpaccio di gambero rosso: mineralità iodiche e salmastre in un idillio di analogie.

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La quintessenza della letteratura messinese nella composizione che evoca l’allure delle Eolie e ammalia con l’espressività del guazzetto polifonico, regalando assaggi sempre inediti al filetto di ricciola; un fuori menù dedicato ad un desiderio espresso e magistralmente esaudito.

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Perfetta sintesi stagionale nel dessert, che lascia eco alle doti creative  dello Chef: eterea trama di nocciole cela la pera speziata, che si specchia nella crema inglese allo zafferano, e richiama con i suoi sentori dolci di rosa, la vibrante granita al vin brulée. Sospiri, estasi ed ammirato esercizio di stile.

Le selezioni più espressive e vibranti di ingredienti, la briosa antologia del menù che sa soddisfare le voglie più audaci ed i desideri di conoscenza dell’enogastronomia del territorio etneo, la verve mixology e la passionalità enologica: solo alcuni dei motivi per scegliere Taormina 365 giorni l’anno, per scegliere Médousa.

Médousa Bistrot & Suites

Executive chef Giovanni Grasso

Via Sesto Pompeo 1 

Taormina (ME)

Tel. 0942 388738 

Il Re dei Pastry Chef, Andrea Tortora su Sky Uno: inizia gli ARTISTI DEL PANETTONE

Per celebrare il dolce simbolo della pasticceria italiana natalizia va in onda da lunedì 26 novembre in prima tv assoluta su Sky Uno – sarà disponibile anche su Sky On Demand – gli ARTISTI DEL PANETTONE, con i più grandi pasticceri del panorama nazionale ed internazionale.

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Prodotto da Level33, il programma è un viaggio da nord a sud nel Belpaese per scoprire i segreti del panettone artigianale: dagli ingredienti di assoluta qualità ai metodi di lavorazione, dal sapere della tradizione alla passione di chi lo crea. Sono dieci specialidedicati agli artisti del panettone, cui se ne affiancherà uno sul Maestro dei Maestri, Iginio Massari, che avrà anche il ruolo di introdurre e chiudere ogni puntata. Si passa da Milano dove il panettone è re indiscusso della tradizione con i pasticceri Vincenzo Santoro de La Martesana e Maurizio Bonanomi, per poi andare in Alta Badia insieme ad Andrea Tortora dell’hotel Rosa Alpina e del ristorante St. Hubertus, regno dello chef tristellato Norbert Niederkofler.

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A Padova è la volta di Luigi Biasetto, mentre a Torino si incontra Fabrizio Galla. L’amore per il panettone non conosce confini, come dimostrano l’arte pasticcera di Gino Fabbri a Bologna e Paolo Sacchetti a Prato. Non manca una prestigiosa rappresentanza del sud con i campani Alfonso Pepe e Sal De Riso e il lucano Vincenzo Tiri.

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Le prime 10 puntate andranno in onda con cadenza quotidiana dal lunedì al venerdì dal 26 novembre alle ore 19.15, mentre l’ultima con il Maestro Massari andrà in onda sabato 8 dicembre alle ore 18.45. Oltre a mostrare le fasi fondamentali della preparazione di questo lievitato apprezzato in tutto il mondo, gli episodi ci racconteranno la storia e il legame con il territorio dei pasticceri protagonisti. Si andrà alla scoperta dei loro laboratori e anche di altri luoghi per loro significativi, seguendo un ideale e dolcissimo fil rouge. E, dal momento che, dei prodotti di qualità non si spreca nemmeno una briciola, nel finale i 10 pasticceri protagonisti delle puntate proporranno unaloro ricetta realizzata con parte del panettone avanzato.

Martedì quattro dicembre

Andrea Tortora

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Il futuro della pasticceria italiana ha il suo volto. Andrea Tortora, dopo tante esperienze all’estero, approda al St. Hubertus di Norbert Niederkofler, il più recente trivellato d’Italia. La vita professionale di Andrea si divide tra il ristorante e il suo AT Patissier il laboratorio dei lievitati da cui è partito e con cui ha fatto impazzire i gourmet di tutta Italia. I suoi panettoni e colombe sono ricercatissimi – quasi degli oggetti di culto – e pensare che fa solo panettone, pandoro e colomba classici. Fermarsi a una fetta è impossibile.

Il must have: il Panettone tradizionale

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AT Patissier, San Cassiano (BZ)

http://www.andreatortora.com

Artisti del Panettone non è solo un format tv, ma è anche una experience nel cuore di Milano. All’interno di Palazzo dei Giureconsulti – sabato 8 e domenica 9 dicembre – i pasticceri saranno i protagonisti di una serie di incontri, degustazioni, live cooking e talk show che vedranno anche la partecipazione di personaggi dello showbiz. I Maestri pasticceri si confronteranno anche in un concorso che premierà il miglior panettone classico milanese d’Italia. Inoltre – dall’8 al 24 dicembre – nel loggiato del palazzo a pochi passi da Piazza Duomo, verrà allestito il temporary store dove il pubblico avrà l’occasione unica di acquistare i migliori panettoni italiani provenienti da ogni parte del Paese. Dal 26 novembre i panettoni si potranno acquistare anche su DestinationGusto.it, il negozio online di Intesa Sanpaolo.

Gli Artisti del Panettone – ideato e prodotto da Level33 – vede il coinvolgimento di: Intesa Sanpaolo, Agrimontana, CesarinSpa, Cast Alimenti, Hausbrandt, Molino Dallagiovanna, Molino Pasini, Perugina, Valrhona, Valverde Water. I media partner sono: Cook (il mensile food del Corriere della Sera), La Gazzetta dello Sport e RDS.

Le macro-ossidazioni e la cantina di affinamento Baladin

La birra, la terra, l’energia e le idee

Acqua, malti d’orzo, zucchero, luppolo, lieviti, ed il pensiero di Teo Musso. Materie prime agricole ed inevasa genialità, gli ingredienti costituenti di un movimento culturale che spazia dall’arte, alla musica, alla ricerca, alla sostenibilità energetica, arrivando al sociale e alla bioedilizia, oltre, molto oltre la birra. Scelte etiche, consapevoli, di sviluppo e soprattutto ispirate dal propulsore della creatività e dal libero pensiero, ciò che si può semplificare in genialità.

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Sono approdata al mondo Baladin attraverso un’altra genialità affine, quella del magnifico Simone Sabaini, che ispirandosi alle fermentazioni eclettiche e alla polifonia d’interazione, ha ideato una linea di cioccolato complementare alla degustazione. Assaggi da cui non si torna indietro e che diventano faro di qualità e desiderio, non a caso, da quando esiste, il cioccolato Sabadì vince il premio Miglior Cioccolato di Modica.

Le macro-ossidazioni e la cantina di affinamento

La seconda epifania emozionale mi ha travolta durante le sessioni del Merano WineFestival 2018, scoprendo il mondo parallelo delle macro-ossidazioni e della cantina di affinamento Baladin.

Una detonante rivelazione che mi ha enunciato le potenzialità delle birre non pastorizzate, della ricerca sulle tecnologie di controllo dell’ossidazione del mosto in fermentazione e della birra, che permettono lo sviluppo di nuove alchimie sensoriali. La birra affinata acquisisce antiossidanti naturali capaci di preservarne le caratteristiche qualitative nel tempo e di sviluppare caratteristiche organolettiche che la rendono amabile alla stregua dei vini da meditazione, rimando alla gradazione alcolica di 14°.

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La Cantina Baladin è una cattedrale per il culto delle ossidazioni, un laboratorio di ricerca e sviluppo di nuove frontiere della fermentazione, e di studio dell’evoluzione di tecniche di macro-ossidazione applicate alla birra. La fase più delicata e caratterizzante di fermentazione naturale ed affinamento, si evolve principalmente in botti di legno di differente calibro, che possono aver già acquisito carattere da precedenti utilizzi. Il fattore tempo è la variabile costitutiva di Cantina Baladin. Tempo che diventa ingrediente di conoscenza ed innovazione.

Birra da meditazione

Una birra che non c’era, un prodotto polifonico, versatile e conturbante, una birra viva ad alta fermentazione, brillante, limpida, priva di schiuma e gas. Vellutata, intensamente ambrata nel riflessi. Ricca di fragranze festive, floreali e di pasticceria, frutta secca e miele.

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Cico Fallarini

La birra Xyauyù viene impreziosita anche da un prodotto autentico dell’innovazione agricola italiana: il tabacco Kentucky, infuso a freddo in barrique di rovere. Nasce così un elisir dalle nuances carismatiche e cupe del cuoio, ma che al palato rivela anche l’essenza vegetale del tabacco. Al calice se ne ammira la luminosità ramata, è una birra naturalmente priva di schiuma e gas. Profuma di marasche e tabacco macerato, conserva la carezza vanigliata ed il ricordo del pepe esperidato di Timut.

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La linea di produzione Baladin non ha limiti né orizzonti, spazia dalle birre rifermentate in bottiglia al rivoluzionario Metodo Classico, spingendosi ben oltre ai confini dei distillati con il miracolo del Beermouth.

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Dove la genialità di Teo Musso ci condurrà? Lo scopriremo presto…

Feudi di San Gregorio al Merano WineFestival 2018

Il Merano WineFestival 2018 appena concluso ha sancito l’indiscusso successo del simposio food&wine più glamour d’Italia, in termini di partecipazione ed eccellenza espositiva, vantando una selezione di quasi mille case vitivinicole tra le migliori in Italia e nel mondo, e di un centinaio di artigiani del gusto. 

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Tra gli appuntamenti più importanti del ricco programma del WineFestival, particolare richiamo etico e divulgativo ha avuto la tavola rotonda sul futuro del vino, prendendo atto del possibile impatto del cambiamento climatico sulla vinificazione. Le nuove opportunità nella produzione suggerite dai mutamenti climatici, la valorizzazione dell’anima dei vitigni Irpini e l’identità stilistica sono da sempre risorse di Feudi di San Gregorio.

La nascita di un vino ha lo stesso processo creativo di un’opera d’arte.

“L’amore e la passione nella cura delle piante, l’impegno nella raccolta dell’uva e la pazienza nell’attesa che il vino sia maturo, fanno sì che ogni bottiglia esprima la sua personalità e diventi un’opera d’arte.”

È con questo approccio che a Feudi di San Gregorio nascono le collaborazioni con grandi maestri e giovani di talento, volte a continuare e far crescere la volontà di uno scambio continuo di conoscenza e creatività fra il vino e l’arte. Gli stessi sentimenti ed emozioni che conducono il percorso creativo di un artista, che ha la finalità di realizzare una scultura, uno scatto fotografico, un quadro, un’installazione, hanno espressione nella vinificazione.

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Al Merano WineFestival 2018, ho avuto il privilegio e l’opportunità di confrontarmi con la lungimirante visione artistica e programmatica di Federico Graziani ed Alessandro Palmieri, Ambassador di Feudi di San Gregorio e massimi esponenti dell’enologia italiana.

Ho imparato che l’asprezza di un territorio come l’Irpinia sa esprimersi artisticamente, in una palette sensoriale intarsiata di cultura ed ancestralità. La ritualità acquisita dal patrimonio culturale ed il mutevole fattore climatico hanno esponenziale riscontro sui vitigni autoctoni Fiano e Greco, caratterizzati dalla seducente espressività di latitudini mediterranee che incontrano la mineralità vulcanica di Feudi di San Gregorio.

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Campanaro 2017 in degustazione è l’emblema della denominazione Irpinia Bianco DOC, lucente di un’eleganza innata, che sa donarsi nell’eclettismo di una mineralità mai sottotono, costellata di brio e vivacità. Al calice svela i riflessi dei diamanti gialli, la calda audacia della cera d’api e dei gelsomini, sorprendendo attraverso la carezza balsamica della lavanda e gli accenti esperidati del pompelmo. Seduce col la morbidezza glicerica più introversa, che sa dare spazio alla complessità sfaccettata che custodisce l’alchemica sapienza degli Artisti del Vino di Feudi di San Gregorio.

L’audacia FUD OFF in trasferta da Charme Officina Cucina

Una cena eccentrica, innovativa, rivoluzionaria e travolgente, ieri sera sono stati presentati piatti che forse idealmente non scegliereste mai leggendo gli ingredienti, o forse sì, stimoli anche estremi e fuori dagli schemi. Una rivoluzione che permea l’anima di FUD OFF, un format che forse non c’era e che è ancora in divenire, un ristorante di sperimentazione ed ispirazione, contemporaneo e trasgressivo, che sicuramente crea dipendenza!

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Un evento lounge e dalle tinte OFF, neon, brillanti, carnali, espressioniste e graffianti, raccontato su un palcoscenico d’eccezione: Charme Officina Cucina. Una Sicilia cosmopolita ed avanguardista quella narrata da Gabriella e Daniele Siena, cultori dell’arte del saper vivere e dell’ospitalità, che hanno ideato ad Alcamo un luogo d’elezione dove incontrarsi, dove le idee, l’interior design e le moderne tecnologie di cucina diventano leitmotiv di convivialità.

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Paradigmi condivisi dall’Ambasciatore del Gusto Andrea Graziano che solo per una notte, ha dipinto le atmosfere FUD OFF in trasferta: chef Valentina Chiaramonte ed il bartender Domenico Cosentino, executive manager, con la preziosa collaborazione dei pilastri FUD OFF, in sfavillante sinergia con lo Staff di Officina Cucina Charme, hanno portato in scena un evento sensoriale a 360°. 

Birra Tarì Maris, Mandorle Tuono di Barrafranca affinate allo zenzero e la fragranza sexy e conturbante di OFF, hanno fatto scoprire ed introdotto gli ospiti alle alchimie catanesi. Un’essenza d’ambiente che racconta e riassume il design di FUD OFF, dall’aperitivo, alla cena, al cocktail bar, fruibilità permeate dalle imprescindibili ed evocative suggestioni della cucina colta, complessa e sfaccettata della chef Valentina Chiaramonte.

Le note olfattive studiate in collaborazione con  l’artigiano del profumo Antonio Alessandria, stilista sensoriale di Boudoir 36 in via Santa Filomena a Catania, raccontano dell’espressività materica del ferro, delle mura vissute, la rifrangenza degli specchi, l’anima dry del cedro legnoso, le nuances torrefatte del vetiver di Giava, che racchiudono l’identità dolce, salata e burrosa dell’arachide dei cocktail e l’affumicato delle balsamiche officinali elaborate dal bartender Domenico Cosentino.

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Le panelle, il gambero rosso e i ricci, in pane soffice ai semi e nelle analogie trionfali del pairing alla Tarì Maris, una birra blanche creata dalla visionaria esigenza di portare nell’enclave milanese FUD BOTTEGA SICULA la brezza siciliana.

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Ricciola/Cavolo/Umeboshi, orizzonti in divenire per la verticalità di sapori che esprimono l’umami più audace, la lungimiranza delle fermentazioni e l’opulenza dei sapori che si spiralizzano nel sublime.

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Voria è l’anima audace del Catarratto sur lie, il rifermentato in bottiglia che nasce dall’intuito di Andrea Graziano e Marco Sferlazzo, di superare i classicismi e di godere delle avanguardie.

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Caesar Mary è l’eclettico e vibrante drink che valorizza due delle portate successive: Domenico Cosentino mixa acqua di pomodoro, sake, yuzu, acqua marina e soda al cetriolo esprimendo l’ideale sintesi di una mineralità esperidata e dry che ingolosisce e seduce.

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La tartare di cavallo e la sua consacrazione nell’idillio di telline, umoralità iodica e allusività sensuale in un rimando tantrico. 

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Il baccalà alla pizzaiola, schiaffeggia il palato con equilibri di genialità sfacciata: la salsa all’origano abbraccia la passionalità del guanciale e la piccante setosità del formaggio di capra girgentana. Acidità raffinate e sospiri mediterranei che superano le avanguardie basche, soavemente impreziosite dalla nebulizzazione di “pizza margherita appena sfornata” di Renato Bosco.

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Bee Beep è un’ode al dio delle api Andrea Paternoster, idromiele, gin, base amaricante, ginger beer, bergamotto e pepe nero a dare slancio e un cuore pulp alla Chorba ideata dalla chef Valentina Chiaramonte.

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CHORBA è Maghreb, Armenia, Balcani, Est Europa e profondamente Sicilia. Una zuppa che esprime la cultura musulmana ed il sentire univoco delle due sponde del Mediterraneo, sapori carismatici, umorali ed identitari che sublimano il grano ed il pescato sostenibile, vivacizzati dai ceci speziato e dall’accento lisergico del latte fermentato.

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Polline, rarissimo ed etereo burro di capra montato, torrone salato, miele ed agrumi: il signature pre dessert è una sinfonia indelebile di raffinatezza ed un messaggio di tutela di biodiversità.

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TIRAMI-OFF è amore perpetuo, un’epifania voluttuosa di crema al caffè da raccogliere fino all’ultimo assaggio con la nuvola di cioccolato, nel vivace controcanto della granella di fave di cacao.

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Sentori che ritornano nelle sinfonie di mandorla, caramello salato ed espresso del drink di congedo, il Caffè Mantuano, servito nei preziosi glass Spiegelau.

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Una straordinaria esperienza sensoriale quella appena trascorsa, un menù sperimentale e ludico, fatto di suggestioni, messaggi carismatici, drink, vini e birre uniche, per una cena dinamica e che si spera possa ritornare, in altre edizioni, in altri luoghi, in divenire.

Il fenomenale talento dello chef JOSEPH MICIELI: Scjàbica Cuoco Pescatore

Arrivi a Punta Secca col mare che ti accompagna lungo gli ultimi km che ti separano dall’atmosfera onirica, di una Cittadina che oggi è apprezzata soprattutto per la straordinaria e travolgente proposta enogastronomica dello chef Joseph Micieli.

Istinto, desiderio, immediatezza… grande ricerca e selezione di materia prima locale, dal fascino così travolgente che mi fa scattare costantemente una molla. I piatti migliori sono stati creati di getto, qualcuno è nato perché l’ho dedicato.

Brillante attitudine a stupire sempre l’ospite, attraverso una creatività che è emblema di magistrale tecnica, sfavillante estro compositivo e perpetua ricerca degli ingredienti d’eccellenza, che sanno raccontare il territorio ibleo ma seducono attraverso intriganti ispirazioni senza limiti e confini.

Lo chef Joseph Micieli sceglie le cultivar olearie e le farine autoctone molite a pietra più espressive, per i pani gioiello a lievitazione naturale dalla fragranza conturbante, e per la pasta fresca di trafila propria. Cura e dedizione che si percepiscono nettamente all’assaggio, donando l’anima autentica di un eden racchiuso tra monti e mare.

 

 

La carta dei vini ammalia per l’esclusiva antologia dei microcosmi enologici siciliani e per i ricercati Riesling e Champagne, senza tralasciare l’Alsazia, la Loira e la Borgogna. Carismatica la sezione TRIPLE A, ideale per seguire i percorsi artistici dello Chef, ispirati dal pescato di giornata e dalla ricercatezza delle materie prime iblee.

 

Una nuvola di pan brioche porta in trionfo l’idillio di sarda affumicata e maionese di capperi, un assaggio indelebile che svela un caleidoscopio di sensorialità cosmopolite.

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Arriva sfrigolante, ed anticipata dalla passionale nota affumicata del pimenton, voluttuosa ed irresistibile nell’abbinamento alla crema di carota speziata, la crocchetta di ricotta. Un sussurro mistico dell’entroterra, vivacizzato dalla clorofillica freschezza dei germogli di piselli.

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Ogni crostaceo preserva intatta la sua verve, in una tartare che esprime la quintessenza mediterranea e la conturbante polifonia del gazpacho.

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Trame sorprendenti al palato che si amplificano in contrasti audaci: nivea e cremosa ricotta a prolungare le identitarie percezioni di suprema estasi.

 

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La Milanese di Triglia rivela l’inarrivabile padronanza tecnica dello Chef nel saper valorizzare la trama unica dei filetti di pesce, che nella frittura trovano sublime consacrazione. Eterea e caratterizzante all’unisono, la panure aurea e croccante, lascia con la sua leggerezza nitidi i mille sapori della triglia: dolce e iodica, fugace e lussuriosa. La struttura tridimensionale della salsa ketchup maison amplifica l’esperienza, attraverso la vibrante concentrazione degli ortaggi, in un agrodolce da godere fino all’ultimo sospiro.

 

 

L’ArancinO d’A-Mare dello Chef ha un’anima fondente di provola ragusana, gambero rosso e cozze, nell’abbraccio del riso mantecato in bisque di crostacei. Panatura fragrante e la mineralità della salsa alle erbette spontanee completano l’alchimia di perfezione.

 

 

La raffinatezza delle fettuccine tirate ad arte dallo Chef incontra l’eloquenza della lampuga accarezzata dai fuochi, le acciughe del Cantabrico come accento umami, che si specchia nel pesto etereo di finocchietto selvatico. Un primo piatto che danza oltre i vertici della più sofisticata leggerezza, per amplificare l’essenza degli ingredienti.

 

 

L’eleganza esperidata del limone candito a dare brio ai monumentali Paccheri della domenica: l’opulenza del ragù di ricciola e voluttuosa fonduta di caprino, diventano complici e mai antagonisti, nell’estrema espressività di un signature dish trionfale.

In sala ammirando la spettacolare cucina a vista e nello scenografico dehors, è possibile godere della travolgente esperienza enogastronomica di Scjàbica Cuoco Pescatore, a pranzo e a cena, sul mare e in riva all’estasi sensoriale di un’estate che a queste latitudini non sa finire.

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Il servizio di sala affidato alla professionalità di Alessio Micieli e Salvatore Abate sa intrattenere con dedizione, discrezione ad ammirevole eloquenza tecnica.

La brigata di cucina si avvale anche della preziosa bravura di Agata Rizza e Peppe Bellina, virtuosi e giovanissimi Collaboratori dello Chef Joseph Micieli.

Il Ristorante Scjàbica Cuoco Pescatore a Punta Secca è una meta imprescindibile di Sicilia, 365 giorni l’anno.

 

Ristorante Scjàbica Cuoco Pescatore 

Lungomare Amerigo Vespucci

97017 Punta Secca (RG)

T. +39­ 0932­ 1836006­

info@josephmicieli.it

http://www.josephmicieli.it

chiuso il mercoledì

Il Congresso Nazionale della Federazione Italiana Cuochi dal 31 marzo al 2 aprile 2019 a Catania

“Siamo già a lavoro da mesi – sottolinea il Presidente di FIC Promotion Seby Sorbelloperché l’appuntamento nazionale riesca nel migliore dei modi, come è sempre stato nello stile FIC. Per questo ringraziamo sin d’ora tutti i protagonisti che stanno creando questo forte gioco di squadra, facendo comprendere quanto la cucina italiana appartenga a tutti e non solo ai cuochi”.

Gusto in Scena: è questo il tema del prossimo Congresso della Federazione Nazionale Cuochi e l’intera Sicilia sarà rappresentata dal patrimonio culturale del gusto.

CIBO NOSTRUM, per l’occasione, si trasferirà da Taormina ai giardini di Villa Bellini e al Teatro Massimo di Catania, mentre le attività congressuali si svolgeranno presso il complesso delle Ciminiere.

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Il Congresso FIC e CIBO NOSTRUM trasformeranno Catania nella capitale del gusto, aprendo le porte non soltanto ai cuochi e agli addetti ai lavori ma anche al grande pubblico, con incontri, dibattiti, approfondimenti sui temi di enogastronomia, turismo, economia, sviluppo del territorio nel contesto euromediterraneo. Tutti temi in cui la cucina ed i cuochi rivestono un ruolo fondamentale.

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La conferenza stampa di presentazione del Congresso è stata moderata dai giornalisti Clara Minissale ed Antonio Icona, che hanno messo in luce gli aspetti salienti del doppio prestigioso evento della prossima primavera catanese, non solo a livello enogastronomico, ma anche sotto il profilo culturale e turistico. Gli ingredienti saranno i profumi, i colori e i sapori siciliani ed italiani, ed i Cuochi FIC racconteranno attraverso il gusto e la creatività il territorio siciliano.

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Il Congresso FIC si svilupperà nei tre giorni, dal 31 marzo al 2 aprile 2019. Ad essere svelati durante la conferenza stampa di sabato scorso, sono stati anche i nuovi dettagli di una delle manifestazioni più attese a marchio FIC, cresciuta negli anni anche per partecipazione internazionale. Il riferimento ovviamente è alla Grande Festa della Cucina Italia, CIBO NOSTRUM, che quest’anno cambierà location e programma. Catania lavora già per  accogliere la grande festa della cucina italiana.