Alessandro Ravanà e Bonetta Dell’Oglio celebrano il #lussonaturale

La convivialità di una serata che ha ristabilito i paradigmi dell’autenticità dell’Alta Cucina, celebrando il foraging e la sostenibilità, l’esaltazione  degli ingredienti stagionali e di prossimità e che diventa ambasciatrice di biodiversità, antropologia, arte ed emblematica bellezza.

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Bellezza, intesa come armonia estetica e sensoriale, come rispetto dell’espressività enologica senza sofisticazioni e dell’evoluzione, che rende i sorsi distinti e rappresentativi dell’hic et nunc.

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L’irripetibilità, l’opera unica, il valore dell’esclusività, che si coglie in assaggi stagionali, in annate di manifesta eloquenza, come il 2016 per il Moscato di Giuseppe Cipolla, che ha intrapreso un percorso di viticoltura che è più un accompagnamento alla crescita delle sue viti nella libera morfologia di alberello, assecondando l’ascesa al sole dei tralci ed adattandosi all’imprevedibilità. Giuseppe Cipolla ha puntato sui  vitigni autoctoni come il Nero d’Avola, il Nerello Mascalese, il Catarratto, l’Inzolia ed il Moscato d’Alessandria, vinificando artigianalmente le uve delle singole particelle in purezza o in blend, sperimentando l’ancestralità e l’affinamento in anfora. Ne risultano vini sentimentali, audaci e sfacciati, carismatici e illuminanti, esuberanti ed indomiti o cangianti ed eleganti elisir che sono ancora in evoluzione ed in fase sperimentale.

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a destra, Giuseppe Cipolla

Al momento la produzione di Giuseppe Cipolla è destinata allo studio e alle degustazioni private, il progetto aziendale nasce in contrada Passofonduto, in agro di Campofranco, tra Caltanissetta ed Agrigento, in territorio collinare che domina da est il fiume Platani, ricco di suoli gessosi destinati al pascolo e dove si estende un bosco di pini ed eucalipti. Nel più totale rispetto della natura dei luoghi e del suolo, in un ecosistema integrato di erbe aromatiche, piante spontanee, cereali antichi, uliveti e frutteti.

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Arancina al nero di seppia con ricotta agrumata, frascatula come fosse una panella e la sfincia di baccalà al caramello di pomodoro hanno accolto i sorrisi ed i primi brindisi augurali della serata del quattordici marzo scorso. Lo Chef Alessandro Ravanà, coadiuvato dalla professionalità dallo Staff e dalla polifonica eleganza in sala orchestrata dalla direzione di Alessandra Zambuto, ha intrattenuto gli ospiti ed i cronisti di settore, aprendo il ristorante Il Salmoriglio di Porto Empedocle a nuove edizioni di certamen culturali sull’arte e l’enogastronomia, approfondendo le unicità di un territorio che da millenni è fucina di contaminazioni e laboratorio d’integrazione.

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Un menù corale, svolto nel ritmo del desiderio di confronto e dell’epifania di sapori assoluti ed identitari, come la granita di senape spontanea – wasabi siciliano – abbinata alle alici, a memento che il continente Sicilia custodisce infinite risorse da esplorare e da rivalutare attraverso la tecnica, la creatività e la magistrale interpretazione, come testimonia Chef Bonetta Dell’Oglio.

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Il carciofo del primo maggio dello Chef Ravanà ha donato all’assaggio la gioia delle grigliate di primavera, attraverso le due cotture di carciofo, la salsa salmoriglio al limone salato fermentato e la mineralità della bottarga e della ciniri di formaggio di capra girgentana.

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Ancora bellezza, ancora esaltazione artistica nel rimando continuo dell’artigianalità di gusto ed elementi in divenire, che attraverso la progettualità e l’abilità sartoriale di Alessandro Di Rosa, si fondono nelle stoviglie Thalass. Un emblematico evocare il mare, nel nome di un concept stilistico di complementi d’arredo e piatti che veicolano attraverso allusive trasparenze, intarsi, cromìe e volumi, il sapore e le fragranze, complessate dalla tattilità, che amplificano la sensorialità a tavola.

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da sinistra, Alessandro Ravanà, Giuseppe Cipolla, Bonetta Dell’Oglio ed Alessandro Di Rosa

 

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Alessandro Ravanà, Minestra di seppie, crema di piselli e favette con finocchietto e Ragusano “racconto dei pescatori di Vigata”

 

Territorialità e tecnica senza confini

Attraverso scelte stilistiche che illustrano la letteratura delle ricette codificate nella memoria contadina e della marineria, lo Chef Alessandro Ravanà narra nei menù del ristorante Il Salmoriglio a Porto Empedocle, i sapori ambasciatori dei luoghi che per eloquenza archeologica, paesaggistica, naturalistica, letteraria ed enogastronomica non sono secondi ad altre realtà siciliane più celebrate.

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Alessandro Ravanà
pesce bianco come fosse uno sfincione, cipolla Paglina di Castrofilippo, pomodoro Siccagnu,
su crema di pane e acciughe.

Sensibilità artistica che trova espressività nella valorizzazione della biodiversità

Chef Bonetta Dell’Oglio divulga l’etica e la ricerca delle materie stagionali, perpetuando la consapevolezza che l’espressione delle contaminazioni e delle dominazioni siciliane ha nei sapori il più efficace vettore culturale. Nel dessert presentato, il manifesto della sua campagna in tutela della biodiversità di una specie minacciata dai mutamenti climatici e dall’inquinamento, che insieme ad Arturo Genduso e Carlo Amodeo ha salvato dall’estinzione, l’ape Nera sicula.

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Bonetta dell’Oglio, “Pane e latte come da bambini”: un’infusione del favo nel latte, che si trasforma in spuma al sifone, brunoise di pane di grano Russello, distillato di miele, polline e fiori di borragine e di pesco glassati.

Un evento che ha trasmesso messaggi etici e di riflessione, di cui ciascun partecipante è diventato ambasciatore, una cena che ha celebrato il vero lusso, nell’autenticità della natura e dei suoi interpreti illuminati. Un invito a sfogliare le nuove antologie del ristorante Il Salmoriglio a Porto Empedocle, Agrigento.

 

 

Viridior, la quintessenza dell’olio EVO di Castelvetrano

Il Viridior di Dragotto Farm nasce da un sogno e da un desiderio: il sogno di riqualificare l’olio extravergine siciliano ed il desiderio che l’alimento antiossidante emblema della Dieta Mediterranea possa arrivare a tavola mantenendo inalterate le sue peculiari caratteristiche organolettiche e tutte le qualità nutraceutiche.

Da analisi a campione, risulta che su dieci flaconi di olio extravergine di oliva esposti sui banchi della grande distribuzione, ben otto non hanno mantenuto i parametri della denominazione, decadendo ad olio d’oliva o ad olio lampante, a causa delle cattive condizioni di conservazione e stoccaggio e conseguente aumento dell’acidità e delle alterazioni di tipo ossidativo, che indicano degradazione e rancidità.

Tre anni fa, la Famiglia Dragotto ha deciso così d’investire nell’agro trapanese, nel territorio di Castelvetrano, seguendo con dedizione la coltivazione, la raccolta a mano delle singole parcelle e creando speciali blend e grand cru.

Solo sei ore dalla raccolta manuale delle olive allo stoccaggio dell’olio in assenza di ossigeno, che viene imbottigliato al momento dell’ordine, per preservarne inalterata la ricchezza polifenolica.

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Selezione accurata e tecnologia

Dragotto Farm si avvale di un protoreattore per la frangitura e cura la divulgazione e l’evoluzione culturale dell’olio extravergine anche in collaborazione con un team di agronomi dell’Università di Palermo, per migliorare i parametri generali di conservabilità del prezioso alimento.

“L’olio extravergine d’oliva andrebbe scelto, acquistato e conservato con la stessa attenzione che si riserva ad un vino.”

Luca Dragotto esprime così la dedizione ad un alimento che è cultura, che è da valorizzare nelle sue potenzialità e che è da tramandare attraverso la tutela della biodiversità delle cultivar siciliane.

Le cultivar Biancolilla e Nocellara del Belice si esprimono nell’olio Viridior in tutta la loro contemporanea espressività, cultivar naturalizzate in Sicilia occidentale, che hanno caratteristiche complementari e che evidenziano una complessità sensoriale più fruttata per la Biancolilla e più vegetale per la Nocellara.

La cultura della Sicilia si esprime anche e soprattutto attraverso scelte imprenditoriali, che attraverso espressiva identità territoriale e tecnologia d’avanguardia, hanno saputo ricapitalizzare il patrimonio agroalimentare e dichiarare che si può fare impresa scegliendo di non emigrare.

Wine tasting al Ristorante Palazzo Branciforte, con lo chef Gaetano Billeci

Anteprima Fiere Vino, l’iniziativa promossa dal Gambero Rosso per valorizzare il prezioso patrimonio enologico italiano e avvicinare il grande pubblico al bere di qualità.

Dal 26 febbraio al 1 aprile, sul territorio nazionale, la rassegna proporrà un fitto calendario di wine tasting itineranti ed un appuntamento importante avrà luogo anche nel capoluogo siciliano. La tappa palermitana, prevista per domenica 31 marzo, sarà ospitata al Ristorante Palazzo Branciforte in via Bara all’Olivella 2, dove saranno protagoniste importanti etichette selezionate sul territorio italiano e cantine presenti sulla guida Vini d’Italia 2019. Le altre città coinvolte insieme con Palermo saranno Roma, Milano, Torino, Napoli, Lecce e Cesena.

La manifestazione itinerante offrirà l’occasione per avvicinarsi in anteprima alle tendenze protagoniste delle prossime grandi fiere internazionali, ProWein a Düsseldorf e Vinitaly a Verona.

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Ad accompagnare amatori, curiosi ed appassionati, ci saranno gli esperti della redazione vino che guideranno le degustazioni delle etichette più promettenti delle nuove annate. Nel corso dei Grandi Wine Tasting, acquistabili sullo store online di Gambero Rosso, si potrà godere di un percorso di degustazione libero tra i banchi d’assaggio dei produttori. Inoltre, per la tappa palermitana, ci sarà l’opportunità di prenotare un posto per il seminario dedicato ai vini.

Durante la serata, lo chef del Ristorante, Gaetano Billeci elaborerà una selezione di finger food che saranno serviti agli ospiti in sala, allietati in sottofondo dalle note musicali di un trio jazz.

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L’evento ospitato al Ristorante Palazzo Branciforte sarà suddiviso in due momenti:

il seminario aperto ad un massimo di trenta persone, condotto da Nino Aiello e Pasquale Buffa, dalle 17:30 alle 18:30 ci saranno in degustazione guidata i seguenti vini:

Genagricola Prosecco doc Brut “Tenuta Sant’Anna”

Masottina Prosecco doc Treviso Brut

San Simone Prosecco doc Brut Millesimato “Perlae Naonis”

Bottega Prosecco doc Brut “Il vino dei poeti”

Astoria Prosecco doc Treviso Extra Dry “Galie”

Sui Nui Prosecco doc Extra Dry Millesimato 2018

La Marca Prosecco doc Treviso Extra Dry “La Marca Prestige”

 

Alle 18 prenderà il via il Wine Tasting con le cantine del Consorzio del Prosecco doc:

Astoria Prosecco doc Treviso Extra Dry “Galie”

Bottega Prosecco doc Brut “Il vino dei poeti”

Genagricola Prosecco doc Brut “Tenuta Sant’Anna”

La Marca Prosecco doc Treviso Extra Dry “La Marca Prestige”

Masottina Prosecco doc Treviso Brut Prosecco

Riccardo Prosecco doc Treviso Brut

San Simone Prosecco doc Brut Millesimato “Perlae Naonis”

Serena Wines Prosecco doc Treviso Extra Dry “Terra Serena”

Sui Nui Prosecco doc Extra Dry Millesimato 2018

Viticoltori Ponte Prosecco doc Treviso Extra Dry

 

Fuori dal Consorzio, saranno poi in degustazione i vini:

Conte Collalto: Gaio Extra Dry – Isabella Rive Mill (Veneto)

Agriverde: Riseis Montepulciano d’Abruzzo ’17 – Riseis Pecorino ’18 (Abruzzo)

Marisa Cuomo: Costa d’Amalfi Furore Rosato ’18 – Furore Bianco ’18 (Campania)

Cantina Viticoltori Associati Canicattì: Diodoros ’15 – Diodoros ’18 (Sicilia)

Fazio Wines: PietraSacra ’13 – PietraSacra ’11 (Sicilia)

Tenute Orestiadi: Grillo ’18 – Perricone ’17 (Sicilia)

 

 

 

Il costo del seminario è di 30 euro, quello del wine tasting 20 euro.

 

 

 

La Foresteria Planeta Estate: luxury travel experience

Arrivi a Menfi col riverbero del mare ad accompagnarti lungo i pochi km che da Palermo, Trapani o da Agrigento, ti separano da un wine resort costellato di stile, ricercatezza e dedicata ospitalità. Brezza e sentori balsamici dei percorsi olfattivi, il turchese adamantino del mare di Porto Palo – insignito dei più prestigiosi riconoscimenti naturalistici – il tintinnio di un gregge al pascolo ed il cinguettio degli uccellini a sussurrarti buongiorno, sono solo alcuni riflessi dell’atmosfera bucolica di charme da vivere a La Foresteria Planeta Estate.

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Le camere e le suite del resort si affacciano sui giardini aromatici, impreziositi da essenze officinali, mediterranee e tropicali, con vista sul mare, sulla piscina e sulla campagna di Menfi, di cui godono anche le terrazze panoramiche ed il bar, che invoglia ad aperitivi al tramonto e che intrattiene valorizzando i vini della tenuta.

Ogni camera è arredata secondo le influenze di stile mediterraneo: nuances vitaminiche, ceramiche di manifattura artistica, complementi d’arredo ed amenities di ricerca, creano un sofisticato equilibrio tra atmosfere country e slow living, peculiari dell’ospitalità siciliana.

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La prima colazione è un risveglio sensoriale, un momento rigenerante da condividere nel dehors che regala un panorama totalizzante, degustando le marmellate maison, le torte appena sfornate, le specialità continentali ed il pane di Castelvetrano, accompagnati da una spremuta di agrumi e dalla caffetteria.

Identitaria, armoniosa, autentica e dallo stile cosmopolita, pur rimanendo fedele ai codici del gusto di Casa Planeta: una sintesi della proposta dell’executive chef Angelo Pumilia, che ha saputo valorizzare il patrimonio di una Famiglia che da generazioni, tramanda la cultura contadina contaminata dalla letteratura del gusto aristocratico.

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Audace ed incisiva selezione degli ingredienti di prossimità, esaltazione della biodiversità, qualità senza compromessi, anima siciliana ed eleganza zen, nitore del gusto e tecnica magistrale, esaltazione stilistica ed allusioni artistiche imbastiscono i menù ideati dallo chef Angelo Pumilia, che a pranzo e cena porta in scena la sua filosofia, incantando i palati più esigenti ed intrattenendo la clientela internazionale.

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L’olio extravergine della tenuta ed il pane elaborato con un blend di grani autoctoni, introducono ad un percorso che sa conquistare col vibrante carisma della stagionalità.

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Una tapenade sfavillante ed una voluttuosa salsa alle mandorle accentano il cavolfiore scottato, donando nuove conturbanti texture agli assaggi e riqualificando le potenzialità degli ortaggi.

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Tagliolini di semola e le prime favette di stagione a ristabilire la poesia primaverile, che si specchia nell’emulsione di ricotta e finocchietto selvatico. Un primo piatto che espone la ricerca espressiva dello Chef nei percorsi narrativi delle Terre Sicane.

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La cottura in foglie di limone seduce evocando fragranze esperidate ed affumicate, e donando alla ricciola dimensioni cangianti di passionalità ed umoralità. Il carciofo Spinoso di Menfi si ispessisce di carisma nella sua salsa, come emblema delle dimensioni multiple degli ingredienti valorizzati da tecniche speculari.

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Arancia e mandorla, in un dualismo che si risolve in eteree consistenze ed allegorie di Sicilia, in un dessert che si fa ricordare per equilibri multipli e fragranze espressive.

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Il Cretto di Burri ha ispirato l’opera omnia di stile ed intelletto dello Chef: bavarese alla salvia, timo e lemon curd, trilogia di autentica dimensione onirica. Le officinali balsamiche come preludio di un fine pasto meditativo, a richiamare un passito di Noto contemplando la magnificenza della natura senza soluzione di continuità.

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La  scelta enologica espone referenze introvabili di Casa Planeta, senza tralasciare attenzioni alloctone, enunciate con carismatica eloquenza da Chiara Bordonaro. Numerose le proposte per imbastire percorsi al calice espressivi delle annate correnti e delle selezioni pregiate della cantina.

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Per ritrovare l’armonia, per rigenerarsi, per dedicarsi attenzioni, per scoprire le città d’arte, i beni archeologici, le spiagge sicane, per celebrare l’anima della Sicilia più incontaminata, per assaporare la cultura del vino e dell’ospitalità, e per godere di autentica felicità, La Foresteria Planeta Estate è la scelta.

 

La Foresteria Menfi

Contrada Passo di Gurra ex S.S. 115 s.p. 79, Km 91

Menfi (Ag)

LA CUCINA DELLE ISOLE: ritornano i grandi appuntamenti gourmet presso le Torri Pellegrino

Domenica 31 marzo un pranzo dedicato ai profumi e ai sapori di Pantelleria.

Mercoledì 8 maggio la cena per celebrare il tonno rosso di Favignana.

 

Cantine Pellegrino rende omaggio alla tradizione gastronomica delle isole siciliane della costa occidentale.

La cucina delle isole, è questo il nome del nuovo format lanciato dallo storico marchio del vino siciliano per celebrare Pantelleria e Favignana, protagoniste dei due appuntamenti gourmet di primavera presso le Torri Pellegrino.

 

 

Si inizia domenica 31 marzo con il pranzo “Cappero!, ideato da Mario Puccio, chef del ristorante I Giardini dei Rodo di Pantelleria. Un percorso degustazione per assaporare i piatti tipici e le specialità della piccola isola vulcanica. Secondo appuntamento mercoledì 8 maggio per la cena “Sfumature di tonno rosso, curata dallo chef Francesco Balzani del ristorante Sottosale di Favignana.

 

 

 

Testimonianza di archeologia industriale, le Torri Pellegrino  ex silos sapientemente ristrutturati secondo i dettami del design minimalista  oggi sono lo spazio dedicato alla cucina d’autore. Da una posizione privilegiata, gli ospiti possono ammirare il panorama mozzafiato dello Stagnone e delle isole Egadi e, al tempo stesso, viaggiare tra i sapori e i profumi dei piatti della tradizione gastronomica siciliana, esaltati dall’abbinamento con i vini di Pellegrino. Una lunga storia di famiglia iniziata nel 1880 con la commercializzazione del leggendario marsala,poi ampliata con la produzione di vini bianchi, rossi, dolci e da meditazione.

 

 

Domenica 31 marzo – ore 13.30 – Torri Pellegrino

Pranzo Cappero! a cura di I Giardini dei Rodo

 

Il legame profondo tra la famiglia Pellegrino e Pantelleria inizia nel 1992, anno di fondazione della cantina di vinificazione sulla via che oggi porta il nome del fondatore Carlo Pellegrino. E proprio alla Perla Nera del Mediterraneo è dedicato il primo appuntamento gourmet alle Torri. La cucina pantesca è l’originale risultato delle influenze culturali dei vari popoli che hanno abitato l’isola. 

 

Il menu Cappero!, elaborato dallo chef Mario Puccio, propone alcune delle specialità più rappresentative di Pantelleria comei ravioli amari e la delicatissima tumma(formaggio locale), a testimonianza della vocazione contadina dell’isola. Produzioni d’eccellenza di Pantelleria sono infatti il capperoe l‘uva zibibbo, simbolo di fatica e pazienza di una agricoltura eroica fatta di terrazzamenti per strappare terra alla roccia. I suoli vulcanici conferiscono unicità ai frutti di questo lembo di terra d’Italia rivolto all’Africa. Un’altra tipicità è il pesto pantesco (ammògghiu), condimento a base di pomodoro crudo, olio d’oliva, aglio, capperi, basilico, mandorle, mentuccia, origano e peperoncino, con cui si condiscono bruschette, pasta e anche i secondi a base di pesce. Molto apprezzati anche l’origano e l’olio extraverginericavato dalla raccolta a mano delle olive biancolilla che crescono su piante basse sferzate dal vento. Il mare regala invece pesce azzurro, polpi, gamberi e calamari. Buonissimo il totanolocale di cui i panteschi vanno ghiotti. Per chiudere in dolcezza i celebri baci, delle croccanti cialde fritte a forma di ruota e ripiene di ricotta.

 

 

 

 

 

 

I vini

Per esaltare i piatti della cucina pantesca proposti in menù, lo chef ha appositamente studiato i migliori abbinamenti, per ogni portata, con le etichette di Cantine Pellegrino. Protagonisti indiscussi i vini prodotti con lo zibibbo diPantelleria, uva dolce e aromatica, coltivata ad alberello su terreni scoscesi, duri da lavorare e sferzati dal vento. Una pratica agricola considerata eroica e riconosciuta patrimonio dell’Unesco. In degustazione Gibelè, bianco secco e fresco, con intensi profumi di gelsomino e Nes, passito pluripremiato e punta di diamante della produzione di Cantine Pellegrino a Pantelleria. Le uve sono essiccate al caldo sole d’estate su graticci di canne e girate a mano grazie al paziente lavoro dei viticoltori panteschi. Un grande vino da dessert, abbinato ai baci panteschi, per chiudere in dolcezza questo primo appuntamento gourmet di primavera.

 

 

Prezzo: 50€ a persona

 

Cantine Pellegrino: via Battaglia delle Egadi 10, Marsala.

 

Prenotazione obbligatoria 

 

al tel. 0923 719970/80

 

o via email pubblicherelazioni@carlopellegrino.it

 

 

 

 

 

 

 

“La Sicilia periferia del mondo o centro del Mediterraneo? Il ruolo determinante del turismo” venerdì 15 marzo a Taormina

Venerdì prossimo, quindici marzo alle ore dieci, nelle sale di Palazzo Duchi di Santo Stefano, in via De Spuches a Taormina, si terrà il Convegno regionale

“La Sicilia periferia del mondo o centro del Mediterraneo? Il ruolo determinante del turismo”

Questo il tema del convegno regionale organizzato da ACT, l’Associazione Commercianti di Taormina, alla presenza, tra gli altri, dell’assessore al Turismo della Regione Siciliana, Sandro Pappalardo e del sindaco di Taormina, Mario Bolognari.

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Dopo i saluti degli organizzatori, Antonino Scandurra e Pietro D’Agostino, presidente e vicepresidente di ACT, seguirà la tavola rotonda, moderata dal vice caporedattore redazione Rai Catania Guglielmo Troina, con  gli interventi di Ivo Blandina presidente della Camera di Commercio di Messina e vicepresidente vicario di Unioncamere Sicilia, Antonella Bertossi, Partner Relationships & Marketing Manager Global Blue, Nerina Di Nunzio esperta in marketing e turismo enogastronomico, Italo Mennella, presidente Federalberghi Taormina, Mario Bevacqua Presidente di Uftaa – Federazione mondiale degli Agenti di Viaggio.

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Un momento di dibattito e confronto attorno al quesito centrale se l’isola abbia o meno gli strumenti per diventare la capitale del turismo nel Mediterraneo, aldilà delle naturali e legittime ambizioni, o sia destinata a rimanere ai margini del palcoscenico, incapace di intercettare l’economia che si muove attorno ai flussi turistici internazionali.

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Il caso Taormina, già esaminato da Act lo scorso anno, resta sempre sul tappeto, emblema dello stato di salute dell’intera Sicilia, incapace di innalzare gli standard qualitativi del “prodotto turistico”, nonostante possa godere di un enorme bagaglio artistico-culturale come poche altre località e di una riconoscibilità nel mondo come terra di arte, cultura, mare, eccellenze enogastronomiche. Che cosa serve? Quali bisogni il tessuto economico-imprenditoriale non ha saputo trasmettere alla macchina istituzionale? E la politica, quale visione strategica non ha saputo intercettare e proporre? Sono solo alcuni degli interrogativi che l’associazione Act si pone e su cui attraverso il convegno prova a sollecitarne risposte e input propositivi.

 

L’Associazione LE SOSTE DI ULISSE celebra la Festa del Mandorlo in Fiore

Una serata conviviale ed una celebrazione corale della primavera nel parco della Valle dei Templi, quella appena andata in scena, in occasione della Festa del Mandorlo in Fiore, al Ristorante La Terrazza degli Dei all’Hotel Villa Athena di Agrigento, per una luxury experience stelle immersa nel cuore del parco archeologico e naturalistico che in questo periodo espone la poesia di un hanami tutto siciliano, bene culturale dichiarato dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

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Un evento che ha visto protagonisti cinque Chef dell’Associazione Le Soste di Ulisse e che ha presentato alla stampa di settore e agli ospiti in nuovo Executive Chef di Villa Athena, Nino Ferreri, giovanissimo talento dell’Alta Cucina, che si è formato nella brigata del Ristorante Cuvée du Jour al fianco dell’Executive Chef Carmelo Trentacosti e dello Chef Salvatore Garbo, pronti ad una nuova stagione di attesi eventi a Villa Igiea a Palermo.

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L’antipasto elaborato dall’Executive Chef di Villa Igiea, Carmelo Trentacosti, ha condotto gli ospiti attraverso le atmosfere oniriche del suo scrigno fine dining, il ristorante Cuvée du Jour: il tonno speziato ai sentori peruviani, ha entusiasmato gli assaggi con la sensorialità passionale delle sue uova ed attraverso la matrice panormita della cipollata in agrodolce, diaframmata dalla cosmopolita visione dello Chef.

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La letteratura del gusto trapanese da sempre brilla nella cucina intellettuale dello Chef Gaetano Basiricò, ambasciatore dell’integrazione gastronomica di un Nordafrica – che alle nostre latitudini – ha un sentire condiviso nell’umoralità della cucina marinara. Nell’intensità del ristretto di molluschi all’aglio rosso di Nubia, la croccatezza dei ceci tostati e la purezza mandorla hanno saputo contestualizzare la classicità in un’edizione di ricordi e folklore, evocando càlia e simènza e la gioia celebrativa della fioritura dei mandorli.

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La brezza del mare caraibico di Terrasini, in un respiro di salsedine, mitili e verace intensità: la creatività dello Chef Giuseppe Costa ha saputo narrare la mineralità espressiva degli ortaggi clorofillici e delle cozze, in un dualismo di brio e vivacità, nell’allusività della pasta fresca a mimare la morfologia dei molluschi bivalvi.

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Nino Ferreri torna in Sicilia grazie alla Famiglia D’Alessandro, dopo tanti anni al fianco dello Chef Felice Lo Basso, ha lasciato le guglie del Duomo di Milano per rivalutare la cucina siciliana, in un contesto di ospitalità ricercata e culturalmente emblematico: Villa Athena si proietta sul Tempio della Concordia, e gode di un orto, di un uliveto e di un agrumeto che promettono di assaporare l’essenza della Valle dei Templi.

La pasta con le sarde, in transizione tra inverno e primavera, fiorita nel tortelli e nell’infusione di limone e finocchietto selvatico. Un tributo alla ritrovata Sicilia.

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L’esperienza di una scampagnata primaverile e della convivialità delle grigliate sulle braci ardenti, tatuate all’assaggio con l’emblematica essenza affumicata dell’olio extravergine delle Terre di Shemir. Dal recupero etico dell’endocarpo legnoso della mandorla e dalle storie che i tangini siciliani custodiscono, nasce il filetto dell’Executive Chef del ristorante La Madia, due stelle Michelin a Licata.

Il Presidente dell’Associazione Le Soste di Ulisse Pino Cuttaia, ha portato in trionfo anche un ingrediente di prossimità, il carciofo spinello di Licata, fondente e conturbante  nella sua caratterialità salmastra e paradigma di biodiversità.

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Gelatina di amarene, salsa d’arancia ed agrumi a vivacizzare la perlescenza della mousse alla mandorla, in un dessert che ha esposto l’Alta Scuola del Pastry Chef Giovanni Cappello, nell’estetica dei volumi, nell’equilibrio dei bilanciamenti tecnici ed aromatici e nell’idillio del sablée: una frolla di magistrale esercizio di stile.

 

 

Le portate sono state impreziosite dal pairing ai vini Duca di Salaparuta, Firriato, Cusumano, Donnafugata e Florio.

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Appuntamento all’atteso evento internazionale di fine mese a Siracusa!

L’Associazione Le Soste di Ulisse accoglie sei nuovi associati tra Ristoranti e charming hotel, che saranno proclamati in occasione dell’evento “Sicilia da vivere: Terre, Mare, Uomini.”

L’evento del trentuno marzo e del primo aprile prossimi, che si svolgerà al Grand Hotel Minareto di Siracusa, celebrerà le più esclusive strutture di ospitalità e ristorazione di Sicilia, attraverso la partecipazione dei quarantuno associati a Le Soste di Ulisse ed sarà l’occasione per accogliere i sei nuovi soci, che saranno presentati al pubblico e alla stampa.

Per l’occasione si svolgeranno grandi eventi di celebrativi con giornata dedicata allo Street Food ed una serata che culminerà con la Cena di Gala.

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Sono sei i nuovi soci che contribuiranno a portare sempre più in alto il territorio siciliano e le eccellenze che questo racchiude in sé attraverso il brand dell’Associazione Le Soste di Ulisse. Un prestigioso riconoscimento per i nuovi associati, che entrano a far parte di questo gruppo attivo dal 2002, che si afferma sempre più come sinonimo di assoluta qualità in terra di Sicilia.

Dall’attenzione per la regionalità e la valorizzazione delle province di appartenenza nell’offerta enogastronomica alla selezione del personale qualificato e all’attenzione del servizio offerto.

Sono criteri molto selettivi quelli stabiliti per vagliare le candidature e per accogliere i membri dell’Associazione Le Soste di Ulisse. L’obiettivo è quello di offrire ospitalità di altissimo livello, fatta di serenità e sicurezza, luoghi in cui gli ospiti possano ritrovare tutta l’autenticità della Sicilia attraverso le pietanze e gli ambienti in cui soggiornano.

Ed è proprio basandosi su questi criteri che il Consiglio Direttivo presieduto dallo Chef Pino Cuttaia ha valutato per tutto il 2018 le strutture siciliane. Al termine delle valutazioni ne sono state scelte sei, due hotel e quattro ristoranti, che in occasione della Cena di Gala del primo aprile, durante l’evento di festa e promozione

“Sicilia da vivere: Terre, Mare, Uomini”

saranno insignite del riconoscimento come nuovi membri dell’associazione.

Per la sezione hotel, i nuovi ingressi sono il Grand Hotel Minareto di Siracusa, struttura che tra l’altro ospiterà il grande evento di festa dal trentuno marzo al primo aprile e l’Hotel Monaci delle Terre Nere di Zafferana Etnea (CT).

Il primo è un luxury resort sul mare con vista sull’isola di Ortigia, la parte più antica della città di Siracusa, mentre il secondo è un boutique hotel realizzato in un’antica tenuta siciliana alle pendici dell’Etna.

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Per quanto riguarda la sezione ristorazione, i nuovi associati sono Vicari di Noto (SR) dello chef patron Salvatore Vicari,

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Ristorante Vicari, Noto.

 

Terrazza Costantino di Sclafani Bagni (PA) dello chef patron Giuseppe Costantino,

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Ristorante Terrazza Costantino, Sclafani Bagni

 

Cortile Pepe di Cefalù (PA) guidato da Toti Fiduccia, in cucina lo chef Giovanni Lullo

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Ristorante Cortile Pepe, Cefalù

e Modì di Torregrotta (ME), guidato dallo chef Giuseppe Geraci ed Alessandra Quattrocchi.

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Ristorante Modì, Torregrotta.

Si tratta di ristoranti caratterizzati dalla presenza di giovani chef di alto livello e di notevole esperienza. Ambienti unici e caratteristici, uniti dalla passione per la propria terra e per le sue radici culinarie, ma con uno sguardo alla contemporaneità.

L’immensa tradizione enogastronomica siciliana insieme all’accoglienza autentica delle sue residenze di charme: è questo ciò che troveranno i partecipanti all’evento

“Sicilia da vivere: Terre, Mare, Uomini” dal trentuno marzo al primo aprile a Siracusa.

Un’occasione unica, in cui immergersi completamente, per scoprire luoghi, bellezze, storie e tradizioni, eccellenze che vanno dal cibo e dalle materie prime all’accoglienza.

Il tutto garantito dal brand di eccellenza Le Soste di Ulisse.

Info e prenotazioni per gli eventi di Street Food e Cena di Gala presso il

Grand Hotel Minareto.

http://www.lesostediulisse.it

VOLCANO, Etna Dry Gin

Visceralmente etneo, un tributo d’amore al territorio ed all’arte della distillazione, la più spirituale ed evocativa tecnica estrattiva che dialoga con l’anima e la complessità volatile delle  essenze da cogliere in un sorso: VOLCANO, Etna Dry Gin.

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Un’armonia rara, come l’amicizia che lega Alessandro Malfitana, Diego Pollicina, Stefano Lo Giudice ed il mastro distillatore Mariano Caggegi, carismatici imprenditori, i primi ad aver ideato e prodotto in Sicilia un distillato di caratura internazionale nelle nuances degustative, sperimentando l’utilizzo delle materie prime dell’Etna, in edizioni travolgenti ed in chiave innovativa ed originale.

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Ad illustrare la valenza di VOLCANO GIN, che si esprime non solo ecletticamente in purezza, grazie alla peculiare morbidezza moderata dal titolo alcolico che mette in luce l’espressività aromatica di un gin passionale e volitivo come l’Etna, ma che si presta idealmente alla miscelazione, i due brand ambassador, Flavio Giamporcaro di Mazzini 30 a Palermo, e Gianpaolo Russo per la Sicilia orientale, che hanno ideato drink ideali per valorizzarne la versatilità.

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In un gioco di equilibri, ogni componente botanica che cresce sul suolo vulcanico, viene lasciata esprimere sia nelle sue caratteristiche peculiari, sia attraverso l’attento studio delle dosi, per armonizzarsi alle altre essenze costitutive rigorosamente endemiche dell’Etna: ginepro selvatico identitario, ginestra ambrata, soavemente amara e floreale, finocchietto selvatico armonico nella fredda balsamicità, arancia amara esperidata e briosa e nocciola a dare quella rotondità ricercata.

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Il packaging definisce l’eleganza ed i profili cangianti dell’Etna, linee volutamente retrò che possano evocare le atmosfere dello speakeasy, l’era del proibizionismo, quando il “Bere Bene” è diventato cultura ed un fenomeno elettivo.

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Un flacone sfaccettato che enfatizza i riflessi adamantini del distillato, un tappo gioiello che ha matrice vulcanica e che geolocalizza l’elisir contenuto, così che con ogni flacone di VOLCANO GIN viaggi ed arrivi tutto ciò che identifichi il territorio dell’Etna.

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La sensorialità di VOLCANO GIN è in continua evoluzione, in anteprima è stata fatta menzione di VOLCANO PROFUMO: in un flacone artistico verrà custodita l’anima aromatica caratterizzante, da vaporizzare anche sulla pelle, non solo sulle pietanze e sui drink.

@Rossana Brancato

Trinacria è il nome del cocktail sour elaborato da Flavio Giamporcaro, bartender di Mazzini 30, che oltre a VOLCANO GIN, annovera il liquore al finocchietto selvatico Giardini d’Amore, spremuta di limone e di pompelmo rosa. In coppa gelata si esprime nella molteplicità delle fragranze, che evolvono in alchimie cangianti e seducenti, balsamiche e vibranti, rivelando raffinatezza, freschezza e setosa audacia.

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Germania, America e Regno Unito sono già mercati di diffusione del gin, di un gin nato prima di tutto come prodotto dell’Etna e che nell’internazionalità del suo nome, VOLCANO, esprime il suo essere stato creato per esserne ambasciatore nel mondo.

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Monaci delle Terre Nere, dove l’amore trionfa

Food & Wedding, un luogo magico e una cucina dai sapori mediterranei, cresce il numero degli stranieri che scelgono Monaci delle Terre Nere per festeggiare il giorno più bello

“Un pezzo di Sicilia dove si respira tradizione e internazionalità”

parola del founder Guido Alessandro Coffa, il manager trapiantato in America che ha mollato tutto per tornare ad innamorarsi della sua terra, Zafferana Etnea, dove l’orizzonte si divide tra il magnetismo del vulcano e lo Jonio.

Basta una passeggiata tra i sentieri della tenuta Monaci delle Terre Nere, per immaginarsi il giorno più bello, quello del fatidico sì, pronunciato sullo sfondo di una cima innevata, quella del vulcano più alto d’Europa che guarda al mare, a quel mare  che accoglie come un abbraccio e riporta ad una terra che da sempre è crocevia di popoli, di tradizioni, simbolo delle contaminazioni culturali, dei sapori e delle fragranze che si armonizzano. Un luogo che sa di dono della natura e di amore, tra il profumo dei fiori di zagara, dell’uva al tempo della vendemmia, dei fichi raccolti e delle ceste di vimini bagnate o del pane appena sfornato.

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L’hanno immaginata e l’hanno fatta quella promessa d’amore decine di coppie straniere provenienti da Australia, Stati Uniti, Inghilterra, Francia e Austria che hanno scelto Monaci delle Terre Nere, e la cucina del ristorante Locanda Nerello, come location per celebrare il loro matrimonio da favola.

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“Il numero delle coppie di sposi che hanno scelto Monaci è cresciuto molto in questi ultimi mesi, piace questo pezzo di Sicilia che è insieme territorio, tradizione e internazionalità, grazie agli standard che riusciamo a garantire, offrendo un luogo magico ed una cucina dai sapori mediterranei”.

Nei suoi ventiquattro ettari di uliveti, agrumeti e vigneti, trasformati in una tenuta biologica, fonte di ispirazione e di materie prime eccellenti, Monaci delle Terre Nere è dimora e rifugio, ed il suo nome riporta alla storia centenaria dei luoghi, di terre fertili ai piedi del monte Etna, e di mura che hanno accolto la preghiera e l’opera dei frati. Presente e passato si fondono, con la stessa anima. Anche le materie prime, trasformate dalle sapienti mani degli chef di Locanda Nerello, diventano percorsi di gusto e non semplici piatti da portare in tavola. Menù dai sapori mediterranei che rispettano la stagionalità, esaltano il territorio, con tante verdure dell’orto, le carni tipiche della zootecnia locale e naturalmente, tanto pesce. Il pescato del giorno, scelto con cura dalla brigata, proviene dal mercato della “pescheria” di Catania, Riposto e Giardini Naxos.
Tra i piatti proposti da Locanda Nerello e particolarmente apprezzati dagli sposi per il loro wedding, sono i “fusilloni di Gragnano con frutti di mare crudi e cotti e cime di rapa”.

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Gli chef del ristorante di Locanda Nerello hanno scelto dal paniere delle primizie coltivate e raccolte dal vicino orto biologico, le cime di rapa, che in questo periodo dell’anno danno organoletticamente il massimo. Versatili nell’abbinamento ai frutti di mare, mitili e molluschi stagionali come cozze, vongole, calamari, che esprimono la stessa mineralità e conferiscono alla pietanza gusto e personalità.
Un altro piatto che evidenzia la filosofia di Locanda Nerello e le analogie tra terra e mare, è la “Triglia maggiore con panzanella di pomodoro appeso e bietoline rosse all’aglio”.

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I vini prodotti nella Tenuta nascono da diverse cultivar autoctone del microcosmo dell’Etna, come il Nerello Mascalese e il Carricante, una varietà d’uva a bacca bianca esclusiva del Vulcano.

Agli ospiti di Monaci Delle Terre Nere vengono anche proposte degustazioni di vini all’interno della Tenuta e presso cantine del territorio, ma anche corsi affiancati da Sommelier ed eventi tematici.

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Monaci delle Terre Nere

di Guido Alessandro Coffa

info@monacidelleterrenere.it | +39 095 708 3638 | +39 331 136 5016

Via Monaci, 95019, Zafferana Etnea (CT)