Il cosmopolitismo SHALAI

La familiarità dell’ospitalità della Famiglia Pennisi impreziosisce ogni dettaglio di un’esperienza di ricercato charme al resort SHALAI, raffinato hotel, SPA e ristorante fine dining nel centro storico di Linguaglossa.

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Dalla ristrutturazione della dimora storica dell’Ottocento alle scelte di interior design, si evidenzia il desiderio di custodire il fascino storico diaframmandolo al cosmopolitismo delle opere d’arte contemporanea, evidenziate dall’armonia dell’atmosfera, in cui professionalità e stile sono sempre percepiti ma mai ostentati.

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La maestria tecnica dello chef Giovanni Santoro traspare dall’audacia compositiva che eleva ogni assaggio ad esperienza. Monumentale la proposta enologica, che non trascura le più prestigiose verticali dei vini dell’Etna e le carismatiche selezioni internazionali. Brillante la proposta al calice, che suggerisce percorsi di desideri in divenire.

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Cura e passione nella panificazione, ricerca nella selezione delle cultivar olearie che tratteggiano i microcosmi regionali,

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preludio dello svolgersi di un menù che ha come ispirazione mare ed anima vulcanica territoriale, negli accenti di coccole di ginepro dell’Etna, nella trama balsamica dell’affumicatura di pino e nell’identità del finocchietto selvatico.

Crostacei, molluschi e le selezioni autoctone delle carni della macelleria Pennisi, un sapere ancestrale che si coniuga alle tinte vibranti della contemporanea sperimentazione.

Le linguine aglio e olio si specchiano nell’opulenza della tartare di gambero di Mazara, in equilibri strutturati e trame multiple dalla panure balsamica.

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Gli spaghettoni acquisicono dimensioni zen, si spiralizzano nella quintessenza di brasato e si spiritualizzano nell’idillio di tartufo bianco pregiato d’Alba. La dimensione tantrica dei desideri perpetui.

Nella costellazione di ortaggi e salsa di sottobosco trova armonia il petto di piccione. In dialogo di cotture e texture con la coscetta stufata.

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Le spontanee dell’Etna portano in trionfo il baccalà aureo di panko e mayo allo zenzero, felice e luminosa edizione di un viaggio tra Sicilia ed Asia, che si verticalizza nei sentori esperidati.

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Allegorie evocative nella crema caramellata, un’espressiva edizione che negli stimoli aromatici trova inedita armonia.

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Una miscela di ricerca viene enunciata dalla fragranza dell’espresso, iridescente dei bijou di piccola pasticceria a corollario.

 

Ristorante visitato a gennaio 2020.

SHALAI

via Guglielmo Marconi 25

Linguaglossa CT

phone +39 095 643128 

resort@shalai.it

 

 

Il senso autentico del Natale per lo chef Antonio Guida

La generosità definisce la grandezza di ciascuno, e nella solarità della personalità di Antonio Guida, executive chef del ristorante fine dining Seta, la generosità arriva a sviluppare la collegialità e le sinergie di una brigata ormai quasi ventennale che caratterizza la famiglia professionale, ma che anche off line struttura i progetti di solidarietà dello chef. Antonio Guida sa sorprenderti attraverso l’esemplarità di ogni sua forma espressiva, nell’enunciare le composizioni artistiche che compongono i menù del ristorante milanese Seta, paradigmatico gioiello di esegesi di stile, ricerca e sublime raffinatezza dell’hotel Mandarin Oriental.

Gli chef Federico Dell’Omarino e Nicola Di Lena, membri del dream team orchestrato da Antonio Guida che conta sul valore di oltre trenta massimi esponenti di tecnica e precisione, e del maestro di sala Manuel Tempesta, restaurant manager del ristorante Seta, cooperano con devozione ed armonia oltre le gerarchie, donando attraverso l’autenticità della loro nobiltà d’animo, il senso autentico della convivialità, che è anche e soprattutto attenzione al prossimo.

Dallo scorso settembre, lo chef Antonio Guida apre le porte della sua casa per divulgare nell’intimità domestica un messaggio di solidarietà: l’intero ricavato dei pranzi della domenica, viene devoluto ad una onlus che crea momenti di socialità per i minori disabili e che si spende per educare la società all’inclusività: L’abilità.

I menù della convivialità s’ispirano all’emblematicità dei piatti della domenica e all’antologia della Via del Seta, la proposta di degustazione che ha fulcro nella genialità dello chef Antonio Guida, di cui sono esempio alcuni dei piatti che trovano espressività nella ricerca e nella luminosità delle strutture, non solo nella cifra stilistica della loro composizione.

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Design e ricerca stilistica che brillano all’unisono nel benvenuto paradigmatico del ristorante Seta, la teatralità eclettica di Fornasetti nella mise en place, come manifesto di  allegorie sofisticate, che che hanno l’infinito come orizzonte.

Allitterazioni, suggestioni, stupefacente evocatività e texture seducenti, nel percorso che va dal sigaro di carbonara alle uova d’aringa, al mediterraneo choux alla polvere lisergica di pomodoro e basilico, planando sull’uovo di quaglia crispy, sul wafer di sottobosco e sulle esperidate nuances della tartare di ricciola.

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Ostriche e caviale esaltati dal compendio eclettico dello Champagne, astice blu  e voluttuoso zabajone al passito, miso bianco e tè Matcha fanno da ouverture ad una proposta di degustazione che vibra del lirismo dello chef Antonio Guida, e della sua sinfonica abilità nell’armonizzare la passionalità mediterranea al gusto cosmopolita.

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L’emblematico riso in cagnone con crema di erbette, mantecato al Maccagno ed iridescente di polvere di lampone giunge per esaudire un desiderio iconico: un risotto che dipinge un caleidoscopio sensoriale di stupefacenti contrasti, diaframmati dall’eleganza e dall’iconica riedizione della letteratura del gusto lombarda.

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I tortelli d’anatra si specchiano nella cremosità della zucca e pecorino, screziata dalla riduzione al vino rosso: seducente manifestazione di compitezza e leggiadra espressività.

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Anteprime e fuori menù narrano l’inevasa attitudine dello chef Antonio Guida a narrare attraverso la sua sensibilità artistica gli ingredienti più iconici, nell’idillio di uno stile che ammalia attraverso le texture ed i contrasti risolti nella raffinatezza.

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Oltre cinquecento etichette impreziosiscono la carta dei vini curata dalla ricerca enologica del brillante sommelier Andrea Loi, sommo esponente di una cultura del vino che va oltre l’accademica impeccabilità, una cultura che mette in luce selezioni di Champagne e microcosmi italiani ed internazionali di autorevolezza e personalità.

 

Il pasty chef Nicola Di Lena cura con inarrivabile maestria le composizioni dessert, che nel sincronismo tra sublimazione della tecnica ed accenti stilistici, armonizzano Europa e Asia, nelle esperienze emozionali di una pasticceria dinamica che al piatto si fa indimenticabile ed evocativa sensorialità.

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Nicola Di Lena espone architetture che superano i dogmi della pasticceria, tratteggia le sue creazioni con leggiadra personalità, seducendo attraverso l’identità degli aromi e l’eleganza delle trame: avanguardia esemplare e travolgente espressività in ogni linea di produzione, dalla prima colazione al bistrot, coadiuvato dalla preziosa collaborazione di Marco Pinna.

 

Ristorante visitato a dicembre 2019, 

foto di copertina di Stephanie Greger.

Per info e prenotazioni

Mandarin Oriental Milan

 

Enrico Bartolini MUDEC, l’universo a Milano.

Il sancta sanctorum che custodisce la più universale esegesi del gusto, emulsionando design, arte, brio compositivo, lussuriosa leggibilità, superando la perfezione nella maestria tecnica, esponendo attraverso la sensorialità, eleganza innata e rivelazione di identità degli ingredienti di ricerca.

La cifra stilistica di Enrico Bartolini si manifesta anche attraverso performance sincrone tra cucina e sala, che all’unisono espletano totalizzante, coinvolgente ed incantevole armonia.

La centralità ed il protagonismo dei sapori si verticalizza nel lirismo di un’audace consapevolezza: la percezione sinfonica del talento, vivacizzato dalla lungimiranza delle sinergie e delle sintonie di un dream team che nella coralità trova consacrazione: l’executive chef Remo Capitaneo da dieci anni dona anima, mente, maestria e dedizione ai dettagli. Stacanovismo che è viscerale fluire di creatività, accentato dall’intelligenza e dalla filosofia della divulgazione, che abbraccia le professionalità eclettiche di Mario Capitaneo e di Sebastien Ferrara, sommo manager di sala.

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Pixel che si fanno nitidi nella manifesta esemplarità di paradigmatica compiutezza, espressiva di un manifesto intellettuale titanico:

il vettore dell’enogastronomia del ristorante Enrico Bartolini MUDEC è la genialità

nella sua forma più iridescente, che compenetra la letteratura classica del gusto alla soave avanguardia, esponendola attraverso la più seducente naturalezza. Superando la dimensione astratta e concettuale della cucina, enucleando le distorsioni, le desaturazioni molecolari, le esasperazioni e le orbite che distolgono dal protagonismo dei sapori.

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Nella magnificenza del benvenuto si leggono a chiare lettere le più rivelatrici sintesi dell’espressività mediterranea e del tributo a mentore Marchesi, tratteggiate da voluttuose e spigolose allegorie, variazioni di registro che arrivano all’anima del commensale e lo proiettano nell’universo Bartolini.

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Dalla teca dei grissini ricavata da uno scrigno appartenuto a Frida Kahlo agli ostensori dell’eucarestia di zafferano e menta: il misticismo si svela in ologrammi di viaggio, conturbanti della passionalità della melanzana alla brace, un gioiello di onice suadente lisergicamente baciato dal pompelmo e dall’umoralità della perla di scampi e caviale. Nella carezza dell’olio evo e della crema di castagne in degustazione, a riconnettere il palato ed il cuore con la stagionalità terrena.

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Il menù degustazione Pesci e Crostacei esplora oceani e scogli mediterranei, esotismo e ludiche allitterazioni di travolgente umami.

 

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Astice blu cotto nel cedro con elisir di fico verde, la sceneggiatura di un peregrinar odisseo tra gli arcipelaghi della Maddalena e delle Cicladi, tra sentori sublimati di mirto e  la mineralità delle lenticchie Beluga.

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Choux diafani di riso celano scampo Reale e foie gras, erbe e finger lime a diaframmare l’eloquente opulenza dei crostacei. Volumi eterei e carezze conturbanti, acidità eleganti e coscienza di desideri perpetui.

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I ravioli di arachidi toscane ai ricci di mare e ristretto di pollo ruspante descrivono la più espressiva manifestazione della genialità dei pairing tra gli elementi: didascalie iodiche, minerali ed allusive, nel medium di cristallina enfasi iconografica di un masterpiece.

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Peperoni di grano, un formato di pasta che reinventa la volumetria e dona nuovi orizzonti alla pasta di trafila, celando un cuore di ostriche e specchiandosi nella totalizzante espressività della salsa barbecue ai peperoni cruschi.

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Il “pesce dente” alla milanese trova consacrazione nel “risotto” di finocchi e nella texture  del carpaccio di funghi porcini ed orchidea: un costructo polifonico che attorno alla fondente rivelazione del filetto di pesce australiano, svela un caleidoscopio di sensorialità cosmopolite.

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Menzione speciale per il servizio del pane, dell’olio e dei burri

A scandire il ritmo della successione delle vivande, dalla cucina giunge lo Chef responsabile della panificazione ad esprimere la suprema eloquenza delle lievitazioni:

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grissini dalla friabilità ricercata e pani ai cereali impreziositi da spezie balsamiche a donare tridimensionalità ai compendi, su tutti, il burro alla glassa di aceto di lampone e montato al tè Matcha ed alghe, che da solo merita devozione.

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Nuvola di bosco è un dessert che compone attorno alla meringa, ai funghi, alle more e al tartufo bianco, un’esperienza trascendentale. La pasticceria dinamica che nella composizione al piatto dialoga senza soluzione di continuità con le partiture del menù, sottolineandone adagi ed inflessioni, esponendone acuti e simmetrie, nell’empireo di una memoria che si tatua nell’anima.

To be continued…

ENRICO BARTOLINI – MUDEC

 Via Tortona 56,  Milano (MI)

Chiuso il lunedì a pranzo e la domenica

 

Ristorante visitato a novembre 2019

Terrazza Costantino new style

Tornare a Terrazza Costantino regala sempre un’emozione rara, perché lungo un percorso di incontaminata, aspra e cangiante natura, respiri autenticità ed un’atmosfera istoriata dal desiderio di narrare attraverso la biodiversità, una Sicilia non barocca e più audace.

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uovo, aria Parmentier, pesto e tartufo

Giuseppe Costantino, chef e patron del ristorante, ha affinato stile e leggiadria: nei suoi orizzonti contemporanei espone libertà dai dogmi e si dedica a svelare lungo il percorso di degustazione, sfaccettature cosmopolite degli ingredienti di prossimità.

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Le Alici, microcosmi mediterranei e redzepiani all’unisono: sì ancorate alle vulcaniche brezze dei cucunci e dell’origano delle Eolie, ma nella diaframmata trasparenza balsamica del pesto e della cipolla in osmosi. Un signature dish che resta nei desideri.

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Ologramma di quintessenza di gambero di Mazara, nel percorso emozionale di tortelli di foie gras d’anatra in purezza, code di gamberi, tartufo ennese e sumac a km zero. Idillio per scomposizione, manifesto di ricerca e di allegorie.

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Nelle carni la leggiadra verve ruba la scena al manierismo, nella suprême di pollo ai porcini e misticanza delle Madonie, in salsa di uova di pesce, e negli accenti di cardamomo dell’agnello.

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Scelte identitarie, che elaborano le razze autoctone e ne valorizzano l’unicità della trama e dei sapori non omologati.

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Gli agrumi trionfano nel carosello dei dessert, nello shot di pompelmo e pesca e nell’assoluto di arancia: variazioni di trame e acidità lattee e voluttuose, impreziosite della citronella e dall’essenza di arancia amara.

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Cantina di respiro internazionale, ricercata nelle selezioni dei millesimi importanti. Servizio di sala premuroso e professionale, ospitalità e dinamismo.

 

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Chef Giuseppe Costantino

Rione Sant’Antonio, 24

Sclafani Bagni (PA)

mobile 339 1155915

 

Aperto a cena, domenica a pranzo.

Ristorante visitato ad ottobre 2019.

Le sinfonie d’autunno da ZASH

Ottobre alle pendici dell’Etna assume nuances cangianti, accarezzate da una luce meno perpendicolare ed iridescente degli agrumi che virano all’oro. A queste latitudini l’estate non si arrende, ma i tartufi e i porcini dei boschi ispirano nuove texture nel menù.

Lo Chef Giuseppe Raciti ha elaborato una palette sensoriale che vira all’esaltazione dei ricercati ingredienti primari attraverso minimalismo nell’elaborazione e caleidoscopici accenti, per arricchire di unicità ed inedite allegorie ogni assaggio.

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Parmentier al rosmarino e panelle a donare voluttuosa e suadente alchimia ad un masterpiece di ricercata tecnica, che trova riflessi asiatici nell’agrodolce esperidato.

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La passionalità sfrigolante della tuma fondente e l’eleganza del limone in due partiture – candito ed in gel – vivacizzano la battuta di manzo e ne arricchiscono di carattere la degustazione. Nel taglio e nella frollatura la suprema sintesi di un esercizio di stile.

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Anacardi tostati, zucca e capasanta: una trilogia di analogie che varia registri armonici nell’onda del risotto e nel garam masala.

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Vongole e ceci, l’opulenza minerale ed il brio della panure al finocchietto hanno l’eco dei faraglioni di Acitrezza e di quell’identità verista e è emblema autentico della letteratura del gusto siciliano.

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Una sofficissima trama si spiralizza nell’idillio del ragù battuto al coltello e nella dolcezza pungente delle albicocche, nell’ode balsamica dell’anice stellato: gli gnocchi che non dimenticherai mai, perché già dal primo si tatuano tra i desideri perpetui.

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Le molteplicità fondenti della spuma di formaggio e dell’uovo poché, si rivelano cangianti nel connubio alla sfrigolante panatura ed alla sorpresa delle more di gelso e tartufo. Coinvolgente e sempre irresistibile in ogni variante, ma è nella sua veste autunnale che l’uovo dello Chef Raciti esprime la sua più eclettica armonia.

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Non occorre enunciare, perché nella sua essenza risiede la padronanza tecnica dell’Alta Scuola: lo Chef Raciti con stile e leggiadria, interpreta il filetto di manzo, il foie gras e con l’umbratile generosità del tartufo siciliano ne fa un’opera omnia.

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Lamponi, biscotto Novecento, gelato allo yogurt e la commozione dell’olio extravergine: il dessert perfetto che esprime senza veli l’arte di sedurre attraverso lo stile, l’espressività dell’eleganza ed il carisma della celebrazione della maturità artistica.

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La proposta fine dining del ristorante Zash brilla di un calendario di eventi tematici di respiro internazionale, in un luogo di culto del design e dell’ospitalità.

Lo Chef Giuseppe Raciti coordina un team di cucina che brilla della costante ricerca e dell’armonia tra Rosita Cavallaro, Agatino Bruno e Giuseppe Ferlito.

In sala, charme e professionalità si rivelano nello stile del Sommelier Daniele Forzisi che cura una cantina di sofisticata personalità, e del Maître Giuseppe Romeo, coadiuvati da Marco Sciacca.

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ZASH 

chef Giuseppe Raciti

Strada Provinciale 2/I-II n.60

95018 Archi – Riposto (CT) – Sicilia

tel: +39 095 7828932

mobile: +39 3472765552

email: info@zash.it

 

Gli Chef Aliberti, Ravanà e Visciola: l’etica e la sostenibilità fine dining

La serie di eventi in itinere Sinergie è nata dal desiderio di divulgare attraverso i vettori del gusto e della convivialità i paradigmi di una contemporanea edizione di approfondimenti enogastronomici, una rassegna di valorizzazione dell’emblematicità di ricette tradizionali, interpretate dallo stile e dalla personalità eclettica di tre Chef d’avanguardia: Franco Aliberti, Alessandro Ravanà e Marco Visciola, in una triangolazione culturale che ricompone il patrimonio del gusto italiano nella sua poliedricità.

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Gli Chef insieme al Dott. Mario Cucci intervenuto all’evento

La dialettica tra i professionisti fine dining, anche in occasione della tappa di Porto Empedocle presso il ristorante Il Salmoriglio, si è misurata sul tema della sostenibilità delle scelte alimentari, sul pescato a miglio zero, sullo sfruttamento delle specie ittiche e sull’evocatività delle percezioni sensoriali che riconnettono alle memorie di ciascuno, senza mai perdere il focus sulla filiera corta, la ricerca dei produttori etici e la stagionalità degli ingredienti.

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La zuppa di pesce è la sublimazione del pescato della marineria empedoclina, una magmatica estrazione e concentrazione di essenze e passionalità che danno all’assaggio l’emblematicità mediterranea, imprescindibile leitmotiv della seconda tappa siciliana di Sinergie. L’attualità dei disperati flussi migratori africani e degli sbarchi di fortuna sulle coste di Agrigento ha ispirato l’Altra Marea, la riedizione dello chef Alessandro Ravanà.

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Vortici cromatici al nero di seppia e clorofilla, seppioline arrosto – umorali delle loro interiora – come allegoria di un momento geopolitico in divenire, in uno specchio di parmentier speziata all’anice e cardamomo. La risoluzione esperidata del limone fermentato a suggellare che il Mediterraneo è da millenni laboratorio culturale e d’integrazione.

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Si può evocare il mare e perpetuare la componente emozionale del gusto in un ologramma, anche attraverso l’umami del pomodoro dei coralli ideati da Franco Aliberti, executive chef del ristorante Tre Cristi a Milano. Una missione divulgativa e di sensibilizzazione, che nel simbolismo della fragilità di un ecosistema come quello dei reef delle barriere coralline, individua una sintesi parallela della zuppa di pesce, menzionando le specie ittiche in estinzione.

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Eclettismo artistico, ricerca dei contrasti incisivi, tecnica magistrale nel sintetizzare nella leggibilità di un assaggio l’armonia e la tattilità del gusto. Strutture complementari, molteplicità nei registri, assonanze minerali adamantine tra le alghe e l’eleganza della fermentazione del brodo, accentate dall’umbratilità delle uova di lumaca.

Il mare che vorrei è il manifesto allegorico di ciò che oggi non può più essere ignorato, una creazione ideata proprio durante la settimana Internazionale dei lavori sui cambiamenti climatici, che espone l’impoverimento della flora e della fauna marina per il surriscaldamento globale.

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Abissi trae invece ispirazione dalla cultura zen dello chef Marco Visciola: tecniche orientali nella elaborazione minimalista dei molluschi e dei crostacei, diaframmati alla passionalità dell’emulsione montata ai ricci di mare ed olio di vinaccioli ed al medium carismatico di lische ed alghe.

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Marco Visciola, chef del ristorante di Genova Il Marin, ha proposto una sinfonia del pescato stagionale: gamberi, cozze, cannolicchi, triglie e scorfano. La preparazione è stata impreziosita dalle chips al nero di seppia, alghe e salicornia, ad arricchire di nuances iodiche e registri sensoriali la sue rimasterizzazione della zuppa di pesce.

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Durante l’evento, Anna Alessandro dell’azienda enologica Alessandro di Camporeale, ha presentato le caratteristiche peculiari del Grillo e del Catarratto Vigna di Mandranova,  vini biologici selezionati in abbinamento alle portate rivisitate della serata.

 

La Ghiotta alla Marinisa, la tradizionale zuppa marinara empedoclina, arricchita dalle curve Mancini, elaborata dal resident chef Alessandro Ravanà ha lasciato nella memoria degli ospiti un messaggio programmatico: l’economia locale, l’ecosistema marino, il perpetuarsi dei sapori tradizionali è oggi responsabilità comune.

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L’eleganza e la passionalità dell‘Etna Rosso MONTELEONE ha suggellato l’assaggio della più umorale delle zuppe, un vino rosso che rivela ad ogni sorso identità vulcanica ed affinamento del progetto aziendale: Giulia Montelone cura con dedizione i vigneti etnei ed opera microvinificazioni per preservare il valore delle cultivar autoctone e delle contrade di provenienza.

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da sx Marco Visciola, Anna Alessandro, Franco Aliberti, Alessandro Ravanà e Giulia Monteleone

Nei sorrisi dei protagonisti il senso dell’evento: la gioia della divulgazione e della cultura alimentare che si fa convivialità e sensibilizzazione etica, con gusto!

DONNA CARMELA experience: i tropici tra l’Etna e lo Jonio

Il microcosmo celato tra il magmatico vulcano Etna ed il blu lapis dello Jonio incanta da ogni prospettiva e nell’immensità tropicale del parco delle tenute Faro rapisce ogni desiderio.

Donna Carmela è un resort di charme a Carruba di Riposto, Giarre, che si sviluppa attorno ad una dimora storica ottocentesca, e dalla pietra lavica e dall’incanto naturalistico trae infiniti rimandi di eloquente meraviglia ed è meta ideale anche per chi desidera visitare l’Etna, Catania, Taormina e la costa ionica.

Camere full comfort, ville private e lodge totalmente immersi nel parco, si integrano nell’atmosfera onirica del boutique hotel, che ha nel valore dell’accoglienza e nella sublime ospitalità la magnificenza.

La Prima Colazione

Infinitamente oltre i confini continental breakfast, la cosmogonia dolce e salata delle tipicità siciliane e della fragrante pasticceria: un risveglio che non si dimentica, per la trionfale espressività delle torte, della rosticceria e delle irresistibili selezioni del buffet, che si arricchiscono della carta delle uova e delle specialità internazionali, istoriate dalla frutta appena colta, dalle spremute e centrifugati, nel contesto incantato del dehors che ha il respiro della natura etnea.

Servizi & Attività

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Donna Carmela è una struttura ricettiva ideale anche per eventi, ricerca di benessere, leisure e slow living. Dispone di piscina e solarium panoramici, su richiesta si organizzano masterclass enologiche, visite in cantina nel territorio dell’Etna, percorsi  botanici, escursioni culturali, pesca turismo e mini crociere.

Il Ristorante:

La Cucina di Donna Carmela

Eclettica, di travolgente espressività tecnica, maestria compositiva e raffinatezza esecutiva: la cifra stilistica degli chef Rosario Parisi e Piergiorgio Alecci ha la connotazione del sublime, seduce nei riflessi adamantini di orizzonti in divenire, istoriati da un talento di abbagliante unicità.

Oltre gli equilibri, oltre i puntuali e vivaci bilanciamenti, oltre l’eleganza e le armonie, traspare la vivacità, la solarità e la purezza di un’anima ispirata all’esaltazione dell’ingrediente di prossimità, alla biodiversità ed al culto della stagionalità.

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Una carezza mantecata, una sontuosa acidità fruttata e l’opulenza della seppia: il Risotto al nero si reinventa nell’idillio della mela, nell’audacia indelebile di una dichiarazione d’amore perpetuo.

 

Estetica compositiva ed architetture sensoriali si fanno concentrici, nel dualismo crudo-cotto del pescato: la tartare di branzino trova enfasi nella bisque, nell’opulenza dei mitili e nella vivacità dello scoglio e dei crostacei.

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La sala del ristorante La Cucina di Donna Carmela non ha soluzione di continuità col fascino del parco di ulivi secolari, dove è possibile anche cenare sotto il cielo stellato e dedicarsi alla degustazione delle carismatiche selezioni enologiche, che si impreziosiscono di rare cuvée di Champagne e di verticali della Cantina PIETRADOLCE, guidati dalla sapienza e dallo stile di Alessandro Mancuso ed Alessia Zuppelli.

Il team di cucina, supervisionato dagli chef Piergiorgio Alecci e Rosario Parisi, si avvale della professionalità di Enrico Ragusa, William Macchi e della sensibilità artistica della pastry chef Annalisa Volpe.

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L’Etna, altera, passionale e carismatica nella soave mousse di ricotta, cristalli di zenzero e rapa rossa: un dessert iconico che riscrive i paradigmi della pasticceria siciliana contemporanea.

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Perfezione tecnica ed infiniti rimandi ludici e voluttuosi nell’assoluto di nocciola, cioccolato, caramello salato e gelatina Nepèta. Vivacità esperidata e balsamica a controcanto della lussuriosa alchimia della ganache.

Brio, espressività, eloquenza tecnica, abilità interpretativa, cosmopolitismo, personalità e indomito talento: gli  ingredienti degli esercizi di stile della brigata di cucina del ristorante La Cucina di Donna Carmela, che i professionisti che vi operano ai vertici degli Chef emergenti di Sicilia.

 

Storie di Nerelli, tra Etna e Faro Superiore, gli eventi imperdibili ZASH

Storie di Nerelli, un plurale che sancisce le felici divagazioni dei blend che fanno capo alle denominazioni Etna Rosso e Faro, sulle colline messinesi. Nerello Mascalese e le nuances dei suoli e delle latitudini che vibrano nei palpiti delle altre cultivar a bacca rossa più rappresentative: Nero d’Avola, Nerello Cappuccio e Nocera. Terroir, passionalità e gioiosa leggibilità di sorsi che hanno saputo animare il certamen incentrato sugli abbinamenti che l’executive chef di ZASH, Giuseppe Raciti, ha ideato con lirica eleganza ai vini delle cantine PIETRADOLCE e LE CASEMATTE.

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A Seby Sorbello il preludio mixology dell’evento, distillato in un drink dall’autenticità siciliana e dal cosmopolitismo degli equilibri, un’ode alla mandorla nella palette sweet&sour che ha accolto gli ospiti nell’atmosfera del palmento costellato dal design e dallo stile del servizio di sala affidato al Maître Giuseppe Romeo e al Sommelier Daniele Forzisi che hanno selezionato i più audaci incipit di pairing.

Ai rosati PIETRADOLCE Etna Rosato 2017 e LE CASEMATTE ROSEMATTE 2017, la liaison all’uovo poché, iridescente negli accenti di lampone, legumi verdi ed asparagi: una riedizione di un masterpiece dello Chef Raciti, che negli esercizi di stile trova sempre evocative e sorprendenti chiavi di lettura.

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Rossini e le voluttuose trame della scaloppa di foie gras sanno sempre ammaliare, ma il valore che fa del burger dello Chef un indelebile assaggio, è la sua attitudine a sedurre attraverso l’evocatività della cucina classica diaframmata al desiderio di giocare con la leggerezza impartita dalla tecnica magistrale: battuto di carne d’asina, fondo bruno e tartufo, in pane soffice al sesamo che eleva la contemporaneità dell’hamburger ad opera antologica.

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PIETRADOLCE Santo Spirito 2016 Peloro Rosso 2016 LE CASEMATTE hanno con incisività valorizzato l’assaggio, con la carezza dei tannini e la rimembranza delle rose rosse recise, come in lungo e passionale bacio.

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La pasta fresca ripiena è un’altra passione dello Chef Raciti, che nell’esperidata anima degli agrumi, nella balsamicità del finocchietto e nell’ombra torrefatta del caffè ha trovato gli accenti più coinvolgenti per dare al ragù di faraona intriganti contrasti.

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Contrada Rampante 2016 di PIETRADOLCE e Faro 2016 LE CASEMATTE hanno dato enfasi al pairing, ora con carisma fumé ora con la profondità torrefatta delle spezie e del cuoio, tra flash fruttati ed eleganza.

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 La Vigna Barbagalli PIETRADOLCE arriva sempre alla sensorialità  più travolgente, che nel filetto alla Bernese ha trovato infiniti rimandi alla complessità speziata e alla conturbante polifonia delle amarene. Stessa annata, la 2015 per il Faro, speziato e salmastro, come la brezza di un’estate tanto attesa.

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Estetica compositiva, seducente tecnica ed amabilità del convivio hanno tratteggiato un evento ZASH che attraverso l’epica dei sapori e la valorizzazione delle selezioni enologiche, ha donato la percezione netta delle caleidoscopiche identità del Nerello Mascalese. Un evento divulgativo, che ha saputo affascinare anche attraverso la coinvolgente narrazione degli Ambassador e dei sapori.

Cioccolato, caramello, ananas e rosmarino gli ingredienti scelti per un dessert costruito sulla somma di tecnica e seducente armonia: lo chef Raciti padroneggia l’arte dell’estro compositivo attraverso dipinti che dal Mediterraneo si proiettano con orizzonti in divenire e sanno sorprendere nella magistrale esecuzione.

 

ZASH 

chef Giuseppe Raciti

Strada Provinciale 2/I-II n.60

95018 Archi – Riposto (CT) – Sicilia

tel: +39 095 7828932

mobile: +39 3472765552

email: info@zash.it

 

PIPERO ROMA, cosmopolita e seducente esegesi fine dining

Ritrovare le travolgenti sinergie di stile, eleganza dell’ospitalità ed eclettismo dei menù e delle selezioni enologiche, nell’enclave fine dining più audace ed iconica della Capitale, ti riconnette con l’esemplarità di tutto ciò che è patrimonio culturale della ristorazione italiana: un’alchimia che si esplicita nella cura dei dettagli che sanciscono il concetto del sublime.

“ Da Pipero esiste solo il massimo, punto.”

                                                           Alessandro

Alessandro Pipero, Achille Sardiello, Ciro Scamardella e l’intero Team, semplificano nell’innata vocazione ad emozionare la scenografia di una raffinatezza mai ostentata, ma sussurrata attraverso la dirompente compiutezza dei sapori e dell’esperienza in toto.

Bao di coda alla vaccinara, una bruschetta che sintetizza su “crosta” di pane la quintessenza del pomodoro, uno choux che è un “negativo” di supplì, l’aria di ceci e l’epifania di Pane&Olio sono la punteggiatura della dichiarazione d’intenti del menù degustazione Carta Bianca, perché al cospetto di Alessandro, Achille e Ciro non ci sono “se” e non ci sono “ma“. C’è solo fede e devozione.

Vulcanica sintesi d’identità, trasposta al brio iridescente di primavera 

Trionfate e conturbante, la mozzarella di bufala di Pæstum irradia col suo latticello l’ostrica, specchiandosi nella crema di topinambur e nell’esperidata brunoise di limone pane di Sorrento e cerfoglio. Voluttuosa, sapiosexual ed olografica sintesi della Costiera.

Ispirazione e genialità nell’esaltazione introspettiva della lattuga primaverile, violata nella sua clorofillica dolcezza dal pesto amaricante e liberata dagli stereotipi dal gel aggrumato e dalla croccantezza balsamica della misticanza.

Manzo affumicato, la maionese lisergica del suo estratto e la purezza lattea della mandorla, celati da una nuvola di acetosa: un editto di stile contemporaneo che rimodula gli stereotipi di tartare&carpaccio con allusività indie rock.

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Baccalà e coppiette di maiale come fossero bottarga: il desiderio di esplicitare l’anima romana in una vertigine di umoralità che si risolve nella vena siderale dell’aneto e della maestria tecnica delle cotture millimetriche.

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Inno alla gioia: la genovese di polpo, la salsa del suo fegato come fosse foie gras e la manifesta cifra stilistica dello Chef, in una sintesi emblematica di padronanza totalizzante della letteratura del gusto.

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“Nel piatto ricerco l’equilibrio abbinato sempre all’emozione.” Ciro

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Trilogia di cavoletti di Bruxelles a controcanto del manzo al ginepro e gel di gin: tra graffianti umami ed emblematiche fermentazioni, il carattere speakeasy che ti sorprende ad ogni assaggio da comporre a sentimento.

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La sublimazione tecnica in pasticceria arriva ad ammaliare solo quando nella composizione si percepisce la trasposizione emozionale: le nuances esotiche di litchi e zenzero dialogano ora con la rosa ora coi pop corn, in rimandi tantrici che oltrepassano gli equilibri istrionici dei dessert.

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Il ristorante PIPERO ROMA sa accogliere nel caleidoscopio della professionalità distillata con soave verve, attraverso la memoria ed il carisma di Achille Sardiello e l’acume e l’infinita antologia espressiva dell’ironia di Alessandro Pipero, che condensate al manifesto talento dello Chef Ciro Scamardella, dipingono l’esatta somma dei desideri di chi si accosta alle contemporanee edizioni dell’esemplarità dell’Alta Ristorazione.

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Mecenatismo e design

PIPERO ROMA espone avanguardie stilistiche ed opere di artisti contemporanei, nel sodalizio con importanti gallerie romane. Il ristorante è oggi sede della personale di Francesco Mernini.

Ristorante visitato il 20 maggio 2019.

PIPERO ROMA

Corso Vittorio Emanuele II, 250
Roma

339 7565114

06 68139022

Aperto dal lunedì al sabato
dalle 12:30 alle 14:30 e dalle 19:30 alle 22:30

Ristorante [ b u : r ], al cospetto del Magnifico Eugenio Boer

Tanto ambita, tanto desiderata, tanto sognata fin dall’apertura del ristorante nel giugno 2018, e rivelata nell’esclusività di un evento irripetibile, lo svolgersi di un percorso enogastronomico studiato alla luce di un memorabilia, che ha enunciato la coralità delle sinergie che accentano la cifra stilistica dell’executive chef del ristorante [ b u : r ] a Milano, Eugenio il Magnifico, Eugenio Boer.

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L’anima, la luce rivelatrice dell’anima di Eugenio Boer, il lirismo adamantino che trae infinita espressività nel dualismo delle indissolubili matrici, quella olandese e quella mediterranea, profondamente legata alla nostra Sicilia.

Una sensibilità magnetica e magmatica, il senso d’inedita meraviglia travolge ad ogni assaggio, negli idilli che orbitano attorno ad un ingrediente raro: la libertà.

Libertà dalle sovrastrutture che ingabbiano la cucina italiana contemporanea, libertà dagli abbinamenti codificati, libertà dallo svolgersi iconografico di ricette immutabili nella memoria collettiva ed audace stile travolgente, punteggiato di sublimazione tecnica ed esegesi magistrale dell’ospitalità, mediata da un servizio di sala brillante nel coinvolgere, espressivo nel divulgare la monumentale carta dei vini e puntuale nel ritmo di gestione del teatro del gusto.

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Il ristorante [ b u : r ] a Milano è enclave di alta cucina d’avanguardia e di storia della letteratura enogastronomica cosmopolita, all’unisono, senza collisioni, attraverso orizzonti in divenire e rotte – come le incisive diagonali compositive dei dressage delle portate – che seguono le coordinate del talento dello Chef.

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Lo Chef Eugenio Boer

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La fonetica come manifesto di sensorialità: due punti scarlatti, a perpetuare la lunghezza della sonorità di un respiro, da cui traspare tutta la dedizione introspettiva nei confronti degli ingredienti e l’attitudine esplicativa del desiderio di donarsi nell’epifania del gusto.

Sonorità tatilli, carezzevoli, eleganti, tantriche: sinestesie che coinvolgono le acidità zen, l’esperidata luce degli agrumi, la sapidità umeboshi e la iodica lussuria del caviale: il preludio delle suggestioni.

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Il bianco e il nero di seppia, molto più che un omaggio a Gualtiero Marchesi, un microcosmo umorale che si spiralizza nei volumi, nella vertigine umami e nel dualismo passionale che sempre si palesa nelle composizioni.

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Ostrica e terrina di maiale, l’Irlanda delle scogliere e del vento, di una tempesta carismatica di opulenza al palato, che si ricompone nel trascendentale ricordo del mare d’inverno e che appaga nella gloriosa antologia di strutture.

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Cacciagione e frivolezza, dolcezze che ammiccano alle sceneggiature di Quentin Tarantino, trame cupe e suadenti di cuore e fegato di piccione, eclettiche e voluttuose che si placano nelle ombre di grué di fave di cacao, nell’esegesi dei miei venerati Macaron.

 

Toni di Viola si snoda tra rapa rossa, more e rombo, accentando con preziosi registri la vibrante texture del filetto di pesce, rimodulando il classicismo con ologrammi pulp ed armonie di sottobosco screziate di rugiada dolceagra.

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Piccione, perle di foie gras, sedano rapa ed umeboshi, sartorialità e paradigma di contaminazioni auliche, evoluzioni di genialità e di sapere nell’impeccabile esecuzione e nei continui rimandi ad inedite allegorie.

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Omaggio a Nino Bergese: a chiudere il menù il risotto che evoca l’autorevolezza della cucina e la consapevolezza dell’evoluzione, la suggestione ispirata al fondatore del primo ristorante che si sia mai differenziato dalle trattorie italiane, il cuoco dell’aristocrazia e il precursore del rigore tecnico, dello studio sperimentale e dell’ambizione alla raffinatezza. Sorprende per il lisergico bilanciamento agrumato, il risotto mantecato al timo ed ispessito di carisma dal fondo bruno.

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Nello svelarsi della polifonia dei dessert, le proiezione dei percorsi più intimi della carriera di Eugenio Boer, istoriate di gioia compositiva e dinamismo.

Ristorante [ b u : r ]

chef Eugenio Boer

via Mercalli ang. Via S. F. D’Assisi
20122 Milano

Per info e prenotazioni:

tel. +39 02 62 06 53 83

Orari

dal lunedì al venerdì 12:30–14, 19:30–22
sabato 19:30–22
domenica chiuso