Ortygia, tra abbagli naturalistici e vibrazioni artistiche.

Ortygia è la perla mistica dello Ionio, difesa dalla fortezza sveva del Castello Maniace e circoscritta in un chilometro quadrato, in cui si alternano i vicoli più intimi della Giudecca – che ti conducono alla scogliera di Levante – e le piazze barocche inondate di luce abbacinante.

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Stratificazioni architettoniche e incanto naturalistico si fondono in un’armonia museale a cielo aperto, contaminazioni artistiche che dallo stile dorico si ingioiellano di barocco ed istallazioni di arte contemporanea senza soluzione di continuità.

Un dedalo di chiaroscuri da scoprire a piedi, respirando la brezza del mare, i profumi che arrivano dal mercato e le fragranze che si sprigionano dalle cucine domestiche, dalle limonaie pensili e dai giardini mediterranei nascosti all’interno dei palazzi storici, arrivando al papireto della Fonte Aretusa, che delimita la terraferma dall’area marina protetta del Plemmirio.

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Ortygia ammalia e regala silenzi e voci colorate, luci calde di tramonti infiniti, di mezzogiorni abbaglianti e dimensioni temporali ovattate, ipnotizza con i riflessi del mare ad ogni orizzonte, brilla di cromie indelebili e trasmette il desiderio di restare.

O di tornare presto.

Warhol è Noto, il barocco immaginario

L’iconografia di Warhol irrompe a tinte fluorescenti sul mercato degli anni Cinquanta, tra i plissé del consumismo e la serialità. Una riproducibilità che non svilisce il senso artistico, Warhol intercetta e addomestica il bombardamento pubblicitario facendone personale strumento di comunicazione.
Sancisce attraverso la Pop Art che non è l’originalità di un soggetto inedito a dare valore all’opera, ma la tecnica d’esecuzione, elevata all’infinito ossessivo della riproducibilità.

Il barocco di Noto si colora del concetto democratico della stampa in serie, espressione  pop up dell’era degli elettrodomestici, dei cibi in scatola e delle serigrafie, che arrivano a sintetizzano in poster i dipinti di Leonardo, Botticelli o Raffaello.Un’esposizione che è il negativo dei protagonisti dell’epoca. Warhol detronizza icone ideologiche e divi del rock e di Hollywood, assimilandoli a dollari e lattine di zuppa.

Fa proprie tematiche sociali e nichilistiche, delinea in una composizione di pixel una raggelante sedia elettrica, dimostrando che è l’insieme a rendere l’aura efficace, dandole senso.
Allo stesso modo un’angosciante rappresentazione viene frantumata, azzerandone la connotazione negativa.

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Il colore saturo e massivo di fiori rappresentati annulla ogni prospettiva, macchie stilizzate che valorizzando l’impatto visivo e comunicativo delle tinte.
Una superficialità solo formale, è in realtà diluizione del mito, è irriverente critica al conformismo, è il suggerimento manifesto di dominare gli eventi con senso critico e accesa personalità.


Warhol è Noto, il barocco immaginario

7 maggio- 28 agosto 2016

Ex Convitto Ragusa
corso Vittorio Emanuele, 91
Noto, SR

Ibla per immagini

Bisognerebbe indugiare tra i vicoli almeno fino al tramonto, quando la luce abbacinante si sfuma e tutto si fa lieve.

Fuori dall’ombra e dal misticismo del Duomo, il dedalo di gradini ti porta agli scorci più autentici, tra le rovine che segnano l’ora seicentesca del terremoto e gli angoli valorizzati.

Ibla la sera è un presepe, da contemplare:

dopo averla scoperta dal cielo alle gole, dopo averne captato il profumo di zagara dai giardini segreti, dopo averla assaggiata.

Resterà tua, aspra e magnifica, elementare e complessa, stratificata e baroccamente manifesta.

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