Chef Alessandro Ravanà: l’eclettismo della sostenibilità

Le edizioni contemporanee della sostenibilità fine dining e l’impatto etico del gusto, trovano nelle contaminazioni culturali intriganti spunti, anche per veicolare l’esigenza di scelte più consapevoli sugli equilibri ambientali che riguardano l’educazione alimentare e la valorizzazione delle risorse ittiche, in un momento storico di sfruttamento di depauperamento del mare. Nella rilettura critica ed illuminata degli ingredienti di prossimità, nell’approccio gioioso e ludico alla composizione delle strutture, alla vivacità degli ossimori che si trasformano in assonanze ed allitterazioni sensoriali, s’intersecano le ispirazioni del nuovo menù del ristorante Il Salmoriglio di Porto Empedocle, alle latitudini dove l’estate non sa arrendersi alle primizie dell’autunno, e dove la creatività e la sensibilità artistica intarsiano l’eleganza dei sapori.

Un orizzonte in divenire quello dello chef Alessandro Ravanà, proiettato nel ruolo di ambasciatore della cucina mediterranea e dei valori di rifondazione del gusto, senza tralasciare la sperimentazione e l’evoluzione delle proposte di un menù che ogni giorno si riscrive per enunciare la passionalità delle preparazioni più emblematiche del territorio empedoclino e per portare a tavola il cosmopolitismo che è nel DNA del continente Sicilia.

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Il valore organolettico e nutraceutico del pesce azzurro, l’espressività clorofillica ed esperidata della salsa salmoriglio, la spigolosità delle fermentazioni lattiche e la profondità della tapenade come dichiarazioni d’intenti, in un benvenuto che è ha l’esponenziale valore di enunciare la tradizione senza le sovrastrutture dei dogmi, ma attraverso il brio e la libertà dell’interpretazione.

 

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Il pastrami di razza travolge nella rivelazione inedita delle alchimie speziate ed agrumate, in un continuo rimando tra Mediterraneo ed Americhe, in un’edizione pop e conturbante di un leitmotiv estatico.

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Sussurri d’autunno intarsiano il carpaccio, sussurri come carezze, sussurri di raffinatezza millimetrica nel misurare contrasti, salinità, affumicature, umami e trame che si rivelano oltre l’idillio.

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Stile manifesto e mai ostentato. Palesato nell’attitudine ad arrivare alla componente evocativa degli ingredienti, screziati di accenti aromatici ed rispettati dalla tecnica e dalle cotture magistrali.

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Tartufo ed infusioni balsamiche a controcanto dell’opulenza dei ravioli: sfoglia setosa e minimale a celare la quintessenza della passionalità, preludio di un desiderio perpetuo.

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Il seme di ulivo, la sintesi della cultura mediterranea, si fa polvere rivelatrice sul rombo, e tratteggia l’essenza programmatica del nuovo menù: ricreare e sperimentare, rimasterizzare il sapere e le certezze, per scrivere le nuove pagine della letteratura del gusto e dialogare con le tendenze internazionali.

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Il dinamismo e l’essenzialità dell’osmosi a suggellare il paradigma assoluto che l’identità sa essere totalizzante, come nell’assoluto di frutta e ortaggi, stuzzicato dal sorbetto di pesca gialla a corollario.

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Nella cosmogonia dessert, una parentesi graffa voluttuosa da meditazione: cioccolato, spezie, noci pecan e l’eclettismo dell’infuso lisergico di pepe Sansho giapponese. Musicalità e leggiadria, senza esitazioni, senza sofisticazioni, nella verità e nella sincerità di chi sa essere interprete e mai esecutore.

 

 

Locanda Don Serafino, la cattedrale dell’ospitalità a Ragusa Ibla

Per le scale di Ragusa Ibla ogni scorcio dona prospettive dalle connotazioni spazio-temporali rarefatte ed oniriche, oltre alle stratificazioni architettoniche, antropologiche e paesaggistiche, i panorami s’interfacciano ad uno stile di vita votato a preservare identità culturale, un’identità che nell’enogastronomia ha un vettore d’elezione.

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La Famiglia La Rosa, a Ragusa Ibla ed a Marina di Ragusa, sublima l’accoglienza attraverso una proposta luxury che enuncia carismatica eleganza e stile cosmopolita, intrattenendo attraverso la letteratura del gusto di una cucina dagli orizzonti in divenire, una monumentale selezione di rarità enologiche e la quintessenza del mare a Lido Azzurro, storico avamposto leisure fronte mare.

Non si contano le referenze internazionali ed enunciare l’enciclopedica vastità delle verticali trascende nella mitologia della più carismatica cantina di Sicilia, un’enoteca in cui respirare  la storia ed il culto per la divulgazione del valore culturale del vino.

L’ispirazione creativa dell’executive chef Vincenzo Candiano trascende dai vincoli di prossimità e trova nella vivacità delle cromìe, nell’esegesi della tecnica magistrale e nel rigore della selezione eccelsa degli ingredienti pragmatismo compositivo.

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Eclettica sintesi dei profumi estivi e codificati nella memoria familiare, la pizzaiola destrutturata dello Chef si ricompone nella somma alchemica dei sapori mediterranei emblematici, che si spiralizzano attorno alla trama setosa del manzo scozzese, lisciato all’olio balsamico.

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Ricci e seppia nell’enfasi di una chitarra che scandisce le note passionali del mare, scoglio verace ed umorale, diaframmato all’eleganza delle tessiture ed alla voluttuosa ricotta iblea che ricolloca geograficamente il signature dish dello Chef.

Un paesaggio marino ricreato attraverso un esercizio di stile che evoca la celebre purée di Robuchon, celata in uno “scoglio” che enfatizza la croccantezza della lampuga affumicata, in un carosello di perlage aromatici: Vincenzo Candiano esprime la propensione artistica mirando alla concettualità del gusto, e nelle architetture compositive ricerca la componente emozionale della lirica.

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Chinotto candito e torrone salato a dare enfasi al maialino, in una somma di essenze che trascendono verso una complessità asiatica di armonie: vivaci, coinvolgenti e rivelatrici.

Virtuosismi francesi ispirano la pasticceria, che celebra l’esperidato degli agrumi a compendio del menù degustazione estivo più articolato.

Ristorante visitato il 23 giugno 2019

Locanda Don Serafino

Hotel: Via XI Febbraio, 15 – 97100 Ragusa Ibla (RG)

Tel: +39 0932 220065 

Ristorante: Via Avv. Giovanni Ottaviano, 13 – 97100 Ragusa Ibla (RG)

Tel +39 0932 248778

Lido Azzurro: Lungomare A.Doria – 97010 Marina di Ragusa (RG)

Tel: +39 0932 239522

GIORNATE FAI DI PRIMAVERA IN SICILIA

 Sostieni la Fondazione con l’iscrizione,

con un contributo facoltativo o,

fino al 31 marzo, invia un sms al 45584

per la campagna di raccolta fondi “Tu che puoi FAI”

Lo splendido paradosso della bellezza italiana è l’essere insieme quotidiana e straordinaria, a volte sontuosa ed esplicita, altre nascosta e ferita, ma sempre così profondamente nostra da definire chi siamo e ricordarci gli innumerevoli intrecci che hanno tessuto le nostre origini, lasciando impronte nel nostro patrimonio culturale quasi fossero indizi.

Sabato 23 e domenica 24 marzo 2019 il FAI – Fondo Ambiente Italiano invita tutti a partecipare alle Giornate FAI di Primavera per guardare l’Italia come non abbiamo mai fatto prima e costruire un ideale Ponte tra culture che ci farà viaggiare in tutto il mondo.

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Giunta ormai alla 27ª edizione, la manifestazione si è trasformata in una grandiosa festa mobile per un pubblico vastissimo, che attende ogni anno di partecipare a questa straordinaria cerimonia collettiva, appuntamento irripetibile del nostro panorama culturale che a partire dal 1993 ha appassionato quasi 11 milioni di visitatori.

Per l’edizione di quest’anno il FAI Sicilia aprirà 122 luoghi in 45 località, grazie alla spinta organizzativa delle 8 Delegazioni FAI siciliane (insieme ai 10 Gruppi e 6 Gruppi Giovani) e grazie ai 1.700 Apprendisti Ciceroni che accompagneranno i visitatori a specchiarsi nella stupefacente varietà della regione, aprendo luoghi spesso inaccessibili ed eccezionalmente visitabili in questo weekend, durante il quale sarà possibile sostenere la Fondazione con un contributo facoltativo o con l’iscrizione.

“Per le Giornate Fai di Primavera in Sicilia – afferma Giuseppe Taibi, Presidente FAI regionale – apriremo luoghi di bellezza che illustreremo grazie all’aiuto degli Apprendisti Ciceroni. Una grande festa alla quale tutti sono invitati a partecipare, anche con l’iscrizione alla Fondazione, per valorizzare insieme il nostro grande patrimonio storico-artistico e paesaggistico. La novità di quest’anno sarà il progetto FAI ponte tra culture che si propone di raccontare, con volontari di origine non italiana, le diverse influenze culturali straniere disseminate in molti dei beni che apriremo. Inoltre le Giornate FAI di Primavera 2019 – conclude Taibi –guardano all’Europa in quanto la Commissione Europea partecipa facendo conoscere i beni italiani che, grazie ai finanziamenti europei, diventano nuovamente accessibili ai cittadini. Quelli siciliani sono: il Porto di Ponto Empedocle, il Giardino Botanico di Agrigento, il Museo naturalistico Francesco Minà Palumbo di Castelbuono e la Chiesa di Casa Professa a Palermo”.

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Per il 2019 la novità sarà appunto il progetto FAI ponte tra culture, che si propone di porre l’attenzione su quei luoghi che testimoniano la ricchezza derivata dall’incontro e dalla fusione tra la nostra tradizione e quella dei paesi europei, asiatici, americani e africani. Ecco perché in alcuni di questi siti le visite saranno curate dai volontari di origine straniera che racconteranno gli aspetti storici, artistici e architettonici tipici della loro cultura di provenienza che, a contatto con la nostra, ha contribuito a dar vita al nostro patrimonio. Ne sono un esempio: il giardino di Villa Genuardi ad Agrigento con influenze dell’Asia e del Sud America; le Latomie dei Niccolini a Marsala utilizzate da gruppi appartenenti a religioni diverse; Piazza Sett’Angeli a Palermo con influssi punici, romani e arabo-normanni; a Catania la Cappella Bonajuto superstite dell’epoca bizantina e la Villa Comunale di Taormina con il giardino all’inglese.

Il catalogo dei beni visitabili durante le Giornate FAI di Primavera raccoglie una proposta così varia e originale che è impossibile da sintetizzare. Ne segnaliamo alcuni:

DELEGAZIONE DI ENNA

Santuario del SS. Crocifisso di Papardura: nell’ameno sito di Papardura, lungo le pendici di Enna sorge il Santuario edificato a seguito della venerazione popolare scaturita dopo il rinvenimento nel 1659 di una sacra immagine. Ogni anno, il 14 settembre, si celebra la solennizzazione della Esaltazione della Croce ovvero la sua esposizione da parte del sacerdote ai fedeli. La festa organizzata dai “Procuratori” presenta ancora oggi elementi arcaici e suscita una grande devozione popolare. La chiesa presenta decorazioni e stucchi eseguiti su disegni del Serpotta ed è ornata da pregevoli quadri e paliotti d’altare.

Luogo normalmente chiuso al pubblico.

 

Granfonte di Leonforte

Uno dei monumenti principali di Leonforte. Costruita nel XVII secolo dal principe Placido Branciforti, fondatore del paese, sui resti di una antica fontana araba chiamata “Fonte di Tavi”, costituiva il luogo abituale di riunione della popolazione e, con le sue ventiquattro cannelle, anche l’abbeveratoio pubblico. Questa maestosa fontana monumentale è in stile barocco. Il prospetto presenta una serie di altorilievi con mascheroni e puttini. Dalle cannelle di bronzo ogni giorno sgorga ininterrottamente acqua limpidissima che si raccoglie nella sottostante vasca rettangolare. Il prospetto, con tre alzate timpanate decorate con bassorilievi, è raccordato ai lati con due volute. Ancora oggi è luogo d’incontro ideale per i cittadini.

 

DELEGAZIONE DI MESSINA

Teatro Vittorio Emanuele, Viaggio dietro le quinte.

La posa della prima pietra del “novello Teatro” di Messina, intitolato a Santa Elisabetta in omaggio a Maria Isabella di Spagna, madre di Ferdinando II, avvenne il 23 aprile 1842. L’inaugurazione fu celebrata il 12 gennaio 1852; nel 1860 tuttavia, con l’annessione al Regno d’Italia, la denominazione del S. Elisabetta fu mutata in “Vittorio Emanuele II”, in occasione dell’annessione del “Regno delle due Sicilie al Regno d’Italia sotto lo scettro costituzionale di Vittorio Emanuele II”. Danneggiato dal terremoto di Messina del 1908 è stato oggetto di un restauro che lo ha quasi interamente ricostruito: all’interno fu ampliato ed il soffitto decorato da Renato Guttuso con la raffigurazione della leggenda di Colapesce. I lavori furono portati a termine solo nel 1980.

 

DELEGAZIONE DI RAGUSA

Nei luoghi dello stile Liberty a Ispica

Una passeggiata artistica lungo le strade di Ispica alla ricerca delle più significative testimonianze dello stile Liberty in città, presso palazzi nobiliari e case private. Una narrazione itinerante tra gli aspetti strutturali e decorativi, nonché dei significati culturali di ogni manufatto, accompagnata e arricchita, nella sede dell’Istituto “Gaetano Curcio”, da una mostra (disegni, progetti, fotografie…) con cui gli studenti hanno voluto offrire il proprio contributo allo studio di questo stile così peculiare.

Il riparo sotto Roccia di Fontana Nova

Tanto celebre tra gli specialisti di tutta Europa quanto pressoché abbandonato, il sito di Fontana Nova (alla periferia di Marina di Ragusa, frazione balneare del capoluogo ibleo), ospita un riparo sotto roccia recante tracce di frequentazione umana, forse il sito più antico finora noto in Sicilia. Nel XIX secolo il barone Arezzo, nobile ragusano appassionato di antichità, scoprì in questa lunga e stretta grotta accennata nel calcare della valletta che conduce al mare, i resti di un focolare fossilizzato. A seguito di accurati studi, ripetuti anche nei decenni successivi, si è datato il sito all’Aurignaziano, un periodo del Paleolitico collocabile tra 40.000 e 18.000 anni fa. Il gruppo umano che qui viveva, si nutriva di cervi e altra cacciagione cotta su tizzoni accesi all’interno della grotta che in origine doveva essere certamente più ampia e profonda. Luogo con criticità.

 

DELEGAZIONE DI SIRACUSA

Sortino diruta, quartieri e strade della città sepolta

Percorrendo le antiche mulattiere che si snodano sinuose e lente lungo le pendici del colle Aita, ci si trova ad un crocevia di storia che abbraccia, in un colpo d’occhio, un arco temporale che supera i tre millenni. In questi luoghi dalla natura amena e dalla pietra bianca, scolpita dalla fatica dell’uomo, sorgeva l’antico abitato di Sortino, una perla incastonata tra le possenti pietre di Pantalica e il monte, un centro rigoglioso circondato da fiumi, torrenti e boschi, che prosperò fino al 1693, quando fu raso al suolo dal disastroso terremoto che colpì tutto il Val di Noto. Dopo il sisma, la nuova città fu edificata sul pianoro soprastante dove tutt’ora esiste, ma il sito non fu mai completamente abbandonato e sono molti i resti della città medievale che ancora oggi si possono ammirare, inseriti in un contesto paesaggistico di notevole valore. La Sortino Diruta si trova incastonata tra la Sortino “Nuova” e la riserva Naturale Orientata della Valle dell’Anapo.

DELEGAZIONE DI TRAPANI

La Tonnara di San Giuliano tra tonni e tartarughe

La più antica tonnara della Sicilia occidentale, sita su Punta Tipa, litorale nord di Trapani, in uno splendido scenario coronato dalle antiche mura a tramontana, dalle isole Egadi e da tramonti spettacolari. Attiva dal XVI sec. fino al 1961 nella pesca, lavorazione e conservazione del tonno, venne edificata attorno alla chiesetta dedicata al martire; la struttura è simile ad un baglio, avente due accessi, uno dalla casa padronale e uno per i lavoranti ed era fornita di un porticciolo naturale. La torre di avvistamento segnava il confine tra Trapani ed Erice. Nella Seconda Guerra Mondiale fu utilizzata dai fascisti per insediamenti bellici. Oggi la tonnara è in abbandono. L’area è caratterizzata da rocce di calcarenite e duna con piante alofite protette e da un ecosistema ancora intatto, di recente scelto da tartarughe caretta-caretta per la deposizione delle uova: spettacolo emozionante è la loro schiusa nella spiaggia. Luogo con criticità. Le condizioni fatiscenti del sito non consentono la visione interna. La passeggiata si snoderà tra lo stabilimento e la scogliera.

 

Chiesa di Santo Stefano a Marsala

Il complesso edilizio, comprendente la chiesa ed il monastero di Santo Stefano, ricade in una vasta area del centro storico lilibetano, dove probabilmente sorgeva il palazzo degli antichi pretori romani, utilizzato poi dai Saraceni come sede del Governo. Nel XVI secolo venne acquistato dal nobile marsalese Stefano Frisella, che ristrutturò l’edificio e lo adibì a monastero per le Agostiniane Scalze, dove venne accolta la figlia Francesca. Il benefattore fece anche costruire la chiesa che dedicò al santo di cui portava il nome. L’interesse culturale e strategico della chiesa si esprime rispettivamente nella bellezza degli interni e anche nel fascino dei suoi sotterranei, dai quali parte un percorso che collega la vicina Chiesa dell’Itriella e che probabilmente in passato consentiva di raggiungere zone lontane della città. L’edificio appartiene al patrimonio del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno. Luogo normalmente chiuso al pubblico.

 

Iniziative speciali: treno storico per la Valle dei Templi di Agrigento

Domenica 24 marzo l’ottocentesco impianto ferroviario torna a vivere come capolinea di una linea turistica, la “Ferrovia dei Templi”: visite guidate a bordo dei carrelli a motore e a pedale, mostre di cultura, storia e artigianato, aree street food. Itinerario del treno storico: partenza da Palermo Centrale alle ore 8 e arrivo a Porto Empedocle Centrale alle ore 11.35, ritorno da Porto Empedocle Centrale alle ore 18 e arrivo a Palermo Centrale ore 21(Adulto 20€ – Ragazzo 10€). Oltre al treno storico da Palermo, sarà possibile viaggiare tra la stazione di Porto Empedocle Centrale e la Valle dei Templi con prenotazione scrivendo a prenotazioni@fondazionefs.it. Sito restaurato e riqualificato grazie a fondi europei – Fondo europeo di sviluppo regionale.

Gli iscritti alla Fondazione, e chi si iscriverà al FAI in occasione della manifestazione, potranno godere di ingressi dedicati e accessi prioritari. Tra le aperture riservate agli iscritti:

ALCARA LI FUSI (Messina)

Convento di Santa Maria del Rogato 

Contrada Carbuncolo

Sabato: 10:00 – 12:00 / 15:00 – 16:30 

 

CALTAGIRONE

Cripta della Chiesa di San Bonaventura

Largo della Croce 2

Sabato: 10:00 – 13:00 / 15:30 – 18:30

Domenica: 10:00 – 13:00 / 15:30 – 18:30

CATANIA

Chiesa di San Benedetto 

Via Teatro Greco 2

Sabato: 09:30 – 13:00 / 15:00 – 18:30

Iniziative speciali: ore 18 concerto di canti sacri a cura del coro “Nuove dissonanze” di Bruna D’Amico.   

Domenica: 10:30 – 13:00 / 15:00 – 18:30

CORLEONE (Palermo)

Cascata e Canyon delle Due Rocche

Sabato: 10:00 – 13:00

Domenica: 10:00 – 17:00

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PALERMO

Palazzo Drago Airoldi di Santa Colomba

Via Vittorio Emanuele, 382

Domenica: 10:00 – 18:00 (ultimo ingresso 17:30).

Per l’elenco completo delle aperture consultare il sito www.giornatefai.it o telefonare al numero 02/467615399. Invitiamo tutti a diffondere in rete la notizia di questo evento utilizzando l’hashtag #giornatefai.

 

IMPORTANTE: Prima di recarsi a visitare i luoghi è opportuno verificare sul sito web eventuali modifiche di orari di apertura, variazioni di programma in caso di condizioni meteo avverse o imprevisti e la possibile chiusura anticipata delle code a causa della grande affluenza di pubblico.

Il FAI Sicilia ringrazia Province, Comuni, Soprintendenze, Università, Enti Religiosi, le Istituzioni Pubbliche e Private, i privati cittadini e tutte le aziende che hanno voluto appoggiare la Fondazione, e poi le Delegazioni, i Gruppi FAI, Gruppi FAI Giovani, i volontari FAI, molti dei quali sono i mediatori artistico culturali di FAI ponte tra culture, e i volontari della Protezione Civile che con il loro lavoro capillare e la loro collaborazione rendono possibile l’evento. Ad affiancarli, nell’accogliere e guidare i visitatori, ci saranno gli Apprendisti Ciceroni, studenti della scuola di ogni ordine e grado che hanno scelto con i loro docenti di partecipare nell’anno scolastico a un progetto formativo di cittadinanza attiva, un’iniziativa lanciata dal FAI nel 1996, che coinvolge ogni anno studenti felici di poter vivere e raccontare da protagonisti, anche solo per un giorno, le meraviglie del loro territorio.

 

 

 

Il miglior panettone artigianale di Sicilia: Antonio Colombo, VOTAVOTA

Una scatola sofisticata che abbraccia e custodisce un lievitato che sa esprimere lo straordinario entusiasmo ed il sorriso brillante di Antonio Colombo, Pastry Chef dei Ristoranti Votavota a Marina di Ragusa Sampieri.

Dall’eclettismo imprenditoriale di Peppe Causarano ed Antonio Colombo, dalla somma esponenziale delle loro professionalità, del loro talento, della loro lungimiranza e dal valore aggiunto della loro amicizia, ogni stagione s’innova la proposta enogastronomica, di cucina di bordo lungo le rotte del Mediterraneo o del sweet corner di pasticceria, che per questo Natale ha saputo ammaliare con l’essenza più autentica del Panettone Artigianale.

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La superiorità del Panettone siciliano del Pastry Chef Antonio Colombo brilla dell’esegesi delle sua magistrale tecnica, si esprime nella soffice ed aromatica trama che ha l’anima di un lievito madre custodito e mantenuto nella sua esuberanza. All’assaggio si svela l’armonia e la qualità dei pochi ed autorevoli ingredienti naturali, canditi di arancia ed uvetta sultanina, che donano la gioia di un dolce celebrativo e versatile, da abbinare idealmente anche ai formaggi erborinati, al pesce affumicato o ai paté.

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La lunga lievitazione e la cura delle fasi esecutive sanno regalare un Panettone voluttuoso e digeribile, impreziosito da una glassa pralinata alle mandorle e nocciole, a dare brio, dolcezza ed aromaticità. Il formato da 1 kg esprime l’ideale ed armonica sintesi dei sapori e sviluppa una complessità di fragranze e di gusto eccellente.

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Genuinità, ricchezza della tessitura e dei canditi omogeneamente distribuiti, ideale sviluppo in lievitazione e cottura ottimale sono gli indici della memorabile degustazione del miglior panettone artigianale di Sicilia.

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Ristorante Votavota

Lungomare Andrea Doria, 48

Marina di Ragusa, RG

Tel. 334 142 6962

La QUAGLIA A BECCAFICO dello Chef Marco Baglieri #SuperiorTaste2018

La complessità della filosofia e della creatività indomita dello Chef Marco Baglieri,  la lungimiranza del reinventarsi e del mettersi costantemente in gioco, la sete di spingersi oltre le certezze delle tecniche e degli ingredienti amati fin dall’infanzia, sono le tessere del mosaico che si fondono armonicamente nell’impatto sensoriale delle portate del Ristorante Crocifisso a Noto: dichiarazioni di carisma ed intonazioni di gusto nitide e seducenti che ammaliano ad ogni assaggio.

L’Alta Cucina del territorio trova leggibilità contemporanea ed espressionista nella gioiosa interpretazione dei paradigmi della letteratura del gusto:

così le mandorle tostate di Noto, la cangiante dolcezza minerale dell’uvetta nera, l’eleganza affumicata del carciofo, si fanno accenti sensoriali a corollario dei suadenti assaggi della Quaglia a Beccafico.

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L’esegesi delle alchimie di una preparazione che in Sicilia vanta innumerevoli varianti, non prescinde dagli equilibri audaci, armonici agrodolci e fondente opulenza, ma brilla della carezza lisergica del carciofo e della trama della chiffonade di porro, croccante-eterea-dolce-fragrante, come un bacio rubato che perpetua i desideri.

La maestria tecnica sublima la trama delle carni, rivelandone la sofisticata delicatezza e l’umoralità, che trovano onirico pairing nella spontanea integrità del Barbacarlo 1994, idealmente stilizzato dall’eclettismo del Sommelier Gian Marco Iannello.

 

Ristorante Crocifisso

Chef Marco Baglieri

Via Principe Umberto 48,

96017 Noto, SR

(+39) 0931 571151       (+39) 338 8530241

info@ristorantecrocifisso.it

#CALDOMARE : l’hashtag della quintessenza del mare dello Chef Pino Cuttaia

Al cospetto di Pino Cuttaia traspare dirompente la consapevolezza dell’indissolubile legame tra Gusto e Arte, che trascende la creatività attraverso la più iridescente componente emozionale.

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Il Maestro dell’Alta Cucina italiana, executive chef e patron del Ristorante La Madia, che in un ventennio ha saputo attrarre il mondo intero a Licata, Agrigento, scompone le architetture che diaframmano eleganza e spontaneità, donando nella percezione della sensorialità, memorie sopite e tessere che compongono il mosaico del sublime.

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La cucina colta ed ispirata dello chef Pino Cuttaia, narra la biodiversità e la stagionalità esclusiva dei sapori identitari del territorio, impreziosendoli dell’inevasa attitudine a superare costantemente la perfezione, che si traduce in assaggi sempre stupefacenti dei piatti che appartengono all’antologia del Ristorante La Madia, in dialogo con le estemporanee creazioni. 

La contemporanea missione dello Chef supera la valorizzazione del patrimonio antropologico e culturale, individuando nelle essenze e nei sapori più autentici e vibranti, l’approccio etico e l’essere ambasciatore di un messaggio universale di responsabilità, nell’ideazione del congresso Cookin’Med e nella rilettura sostenibile degli ingredienti e di tutto ciò che orbita attorno alla sua filosofia di cucina.

Nel menù del Pranzo di Natale 2018 sono state svelate le nuove sinergie comunicative della quintessenza del mare: #CALDOMARE esprime in un hashtag tematico e programmatico, il paradigma dell’insalata di mare contemporanea.

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Un tulle di seppia increspato come le onde che s’infrangono testarde sugli scogli, a celare l’audacia della triglia, la polifonia dei mitili, la dolcezza umorale dei crostacei e la travolgente carnalità dei tentacoli dei molluschi. Un idillio cangiante, che abbaglia per la maestria tecnica delle monocotture, il brio dell’acqua di mare prezzemolata e la multidimensionalità delle cozze, che si fanno anche croccanti lapilli di un’eruzione marina.

Molte delle portate sono state impreziosite dal tartufo bianco e nero, a donare accenti di sensualità alla festività del merluzzo all’affumicatura di pigna, ai plin di cappone e al falsomagro trionfale.

Brilla la ninfea di carciofo Spinello di Licata, iconica sintesi di terra e mare, e sinergica consacrazione della mineralità ferrica del carciofo e della più soave bottarga siciliana, affinata dalla sensibilità dello chef Pino Cuttaia.

Al Ristorante La Madia sorprende sempre la familiarità dell’eleganza, che accarezza ogni dettaglio dell’ospitalità. Ammalia la genialità dello chef Pino Cuttaia, mentore, ispiratore e libero pensatore, che sa essere come nessun altro, carismatico, collegiale e lungimirante Rex Siciliae.

Ristorante La Madia

Corso Filippo Re Capriata, 22

Licata (AG)

tel. 0922 771443

chiuso martedì

#SAVETUMAPERSA, un hashtag per salvare un presidio di biodiversità

La TUMA PERSA è un formaggio simbolo del patrimonio culturale del gusto siciliano, una produzione artigianale che rischiamo di non poter più assaporare a causa dell’isolamento del caseificio Passalacqua.

Salvatore Passalacqua

Castronovo, il piccolo paese in provincia di Palermo dove si produce la TUMA PERSA, subisce un grave dissesto infrastrutturale a causa di uno smottamento avvenuto durante le alluvioni di novembre. Un assurdo immobilismo burocratico e una stasi politica che sono state affrontate nelle inchieste giornalistiche di Clara Minissale e che hanno avuto eco anche sulla stampa nazionale.

Una produzione di nicchia, che rischia di scomparire per sempre e che Salvatore Passalacqua produce da diciotto anni e distribuisce in Italia e all’estero.

O meglio produceva e distribuiva, perché oggi il latte non arriva più in azienda, e l’isolamento dovuto alla frana impedisce anche la commercializzazione.

“Continuando così rischiamo la chiusura del caseificio – racconta preoccupato il Casaro – siamo a quattro chilometri dal centro abitato e ad otto dalla Strada Statale 189, eppure siamo costretti a percorrere circa cinquanta chilometri in più per aggirare la frana e tornare a casa, per distribuire i nostri prodotti o per farci consegnare il latte, che devo acquistare ad un prezzo maggiorato dalle difficoltà di trasporto”

L’illustrazione della Chef Valentina Chiaramonte FUD OFF

Ma la Tuma Persa non può andare persa veramente!

Cosi FUD BOTTEGA SICULA grazie alla genialità di Andrea Graziano, founder ed ideatore del marchio, ha lanciato una campagna social per sostenere Salvatore e il suo formaggio, che è già virale.

L’Ambasciatore del Gusto Andrea Graziano

Tantissimi tra chef, produttori, giornalisti ed appassionati del settore hanno già aderito alla campagna.

Chef Joseph Micieli
Chef Marco Baglieri
Chef Lorenzo Ruta
Chef Carmelo Trentacosti
Chef Gaetano Billeci e la brigata
Chef Teresa, Giovanni e Vania Morello
Chef Pino Cuttaia

“Partecipare è facile – dice Andrea Graziano – basta prendere un foglio, un cartello o quello che si vuole e scrivere #Savetumapersa, fare una foto o un video e metterci la faccia, condividendo il proprio contenuto sui social e utilizzando l’hashtag #Savetumapersa. Un gesto semplice che ci consente però di poter non solo manifestare solidarietà nei confronti di un produttore che ha sempre fatto bene il suo lavoro e che adesso si trova in difficoltà economiche per una fatalità che potrebbe accadere a chiunque, ma anche di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle mancanze di un sistema statale e governativo che lascia sempre più soli gli imprenditori. Speriamo che dopo tanta mobilitazione, qualcosa si muova e si possa ripristinare al più presto la viabilità della strada per consentire a Salvatore di continuare a produrre la sua Tuma Persa.”

Non perdiamo la tuma persa!

Locanda Gulfi, la cosmogonia dell’enologia e del gusto ibleo

Il respiro ibleo che ti accarezza lungo il bucolico percorso che dalla statale ti connette al cuore pulsante della cattedrale dell’enologia ragusana, fino a lasciare spazio allo stupore del magnetismo, che si rivela una volta varcato il cancello della tenuta Gulfi.

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La Locanda Gulfi accoglie con un panorama privilegiato sui vigneti e sull’altopiano, dove il riverbero del mare arriva fino a lasciar scorgere Malta, e l’Etna oltre i boschi e gli uliveti secolari.

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l’executive chef Carmelo Floridia

La moderna e funzionale cantina dialoga senza soluzione di continuità con la monumentale cucina a vista, teatro scenico dell’executive chef Carmelo Floridia, ambassador dell’eclettismo dei vini Gulfi.

Alla lungimiranza imprenditoriale della Famiglia Catania si deve la tutela dei vitigni autoctoni, glorificati dal know how dell’enologo Salvo Foti. Oggi più di settanta ettari di vigneti si estendono nel comprensorio della Sicilia Orientale, e sono emblema di simbiosi con l’ecosistema.

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Dell’antologia della filosofia dello chef Carmelo Floridia, travolge l’anima identitaria di una Sicilia che si manifesta nella passionalità dei sapori, ma che arriva alla sublimazione nell’eleganza della tecnica dell’Alta Scuola francese. Mare e Terra nell’espressività del menù, soavemente accentato dalle spezie e dagli aromi officinali, corale armonia tecnica e brillante autorevolezza esecutiva.

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Fondente e zen, l’alchimia di asparagi bianchi e verdi s’interfaccia al tartufo e sesamo tostato, nella brillante esegesi dell’uovo.

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Analogie e complessità minerali tra seppia e topinambur, idilliache cremosità e tostature che si verticalizzano nel grano soffiato.

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L’anima dei grani autoctoni integrali nei maccheroncini al ragù di cinghiale, rara eleganza ed inedita sottrazione d’opulenza che rivela leggerezza e brio.

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La panure alla carrittera è una didascalia della trinacria, che dona leggibilità ed espressività nella composizione di agnello ibleo. La crema di carote allo zenzero e le doppie chips aromatiche dipingono con estro il classicismo ricercato.

Il carosello dei dessert si apre col voluttuoso sorbetto ai datteri e seduce con una lodevole rilettura di castagne e meringa, nell’abbinamento alla preziosa biodiversità delle meline Cola e delle nocciole dell’Etna. Confidando nel privilegio del pairing del centellinato passito di Nero d’Avola, una riserva di famiglia di indimenticabile fascino.

Il Servizio di Sala accoglie con gioiosa professionalità, rivelando nello studio degli abbinamenti della superba selezione della Cantina Gulfi, l’anima più audace della maison.

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Carjcanti 2015  brilla di una vivacità di rugiada balsamica, nell’adamantina iridescenza di un quarzo citrino. Dipinge le scene più espressive di un vitigno che dall’Etna agli iblei non smette mai di ammaliare.

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tagliolini ceci, triglia, finocchietto e aroma di limone

Tutte le domeniche il belvedere della Locanda Gulfi ospita pranzi tematici per gioire della convivialità di un’esperienza da ripetere al più presto.

Ristorante visitato a dicembre 2018.

Locanda Gulfi

c.da Patria sn,

Chiaramonte Gulfi RG

Aspettando Natale, il nuovo menù del Ristorante CROCIFISSO, a Noto

Aspettando Natale, il fascino cosmopolita e ricercato dell’interior design del Ristorante Crocifisso a Noto, capta la festività augurale attraverso l’intimità adamantina e sofisticata delle luci d’atmosfera, magicamente armonizzate dalla raffinatezza sussurrata di Vanessa Cannarella, che orchestra la più indimenticabile ospitalità e gli accenti artistici più preziosi.

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Affidarsi al talento assoluto del Sommelier Gian Marco Iannello, guidati nel proprio personale viaggio nella ricercata carta dei vini, condurrà alla scoperta di una cantina di rara eloquenza e cultura enologica. Selezioni audaci, le più carismatiche etichette nazionali ed internazionali e la cosmogonia dei distillati, saranno enunciate interpretando i desideri degli ospiti.

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Nei volumi polifunzionali delle sale, rivelano le nuances lounge ed il light design che  sottolineano ogni portata che nasce dalla creatività dello chef e patron Marco Baglieri, piatti che sanno sempre captare la sensorialità oltre la componente emozionale, ammaliando anche con la ricercata mise en place, l’eleganza dei lini candidi e la cristalleria.

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Saper narrare l’espressività di ogni singolo ingrediente stagionale, interpretare l’essenza dei grani autoctoni siciliani come mai nessuno prima nel ventennio appena trascorso, esprimere incisività, squisitezza compositiva, magistrale abilità tecnica e rilettura personale della biodiversità del territorio ibleo, che abbraccia mare e altopiano. Esemplarità che descrivono solo alcune delle complesse ed esponenziali sfaccettature dello stile dello chef Marco Baglieri, esponente maximo dell’Alta Cucina di una Città, Noto, emblema UNESCO.

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Lo Chef reinventa il suo benvenuto nello sfavillante mantecato di baccalà, che si verticalizza nella fragranza di un lapillo coronato dal cappero e dalla salsa aioli, a cui si arriva attraverso il dualismo della ventresca di ricciola affinata ed accarezzata dalla verve esperidata dell’arancia e dell’aneto.

Come un diamante aureo, il carciofo incontra la dolcezza minerale della spuma voluttuosa di topinambur, impreziosita dai riflessi umorali ed impalpabili della liquirizia. Climax d’infinite texture ed analogie studiate con rara autorevolezza.

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La rivoluzionaria edizione dell’Uovo68 seduce svelando il simbolismo di una cremosità che è espressione di strutture polifoniche: robiola di capra girgentana montata, fondente armonioso di uovo poché e la tridimensionalità delle spontanee croccanti, della panure mediterranea e della passionalità del tartufo.

Il gulasch ispira la polifonia travolgente della guancia di vitello, fondente e strabiliante nella tessitura, eclettica nel brio della salsa al peperone di fruttata  armonia e delle cime di rapa vibranti di clorofillica mineralità.

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Come fosse una scaccia iblea, la lasagnetta esprime all’assaggio inedita leggerezza: tulle di sfoglia danza tratteggiando la passionalità del maiale battuto al coltello, in un idillio carezzevolmente piccante, che evidenzia la dolcezza dei broccoletti, in un ologramma di ricordi asiatici e partenopei, dipingendo la millenaria cultura siciliana, costellata di contaminazioni del gusto.

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La nuova anima BBQ della ricciola à la matelote dona enfasi alla sensorialità, attraverso un brillante esercizio di stile che preserva la vellutata anima delle fibre del pesce, e dialoga col fondente agrodolce caleidoscopio di capperi, filetti di pomodoro, cipolla e passionale panure alle olive nere iblee.

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La padronanza della tecnica e la sottrazione d’avanguardia delle sovrastrutture e dell’opulenza, affascinano nella doppia trasposizione del maialino: istituzionale nei sentori di rosmarino della pancetta, e totalizzante nella purezza del filetto. Nel sublime purée ai capperi traspare l’eco dell’opera di Joël Robuchon. Le carni si specchiano nel fondo bruno, nelle cipolline confit e nel vibrante ristretto di vino rosso. Gioie e sorprese cangianti al palato.

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Il Ristorante Crocifisso a Noto è sempre la scelta indovinata per perdersi nella sconfinata letteratura del gusto, nell’atmosfera sofisticata ed accogliente di un design curato, contemporaneo e di continua ricerca.  

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Il Servizio di Sala di soave professionalità, è affidato alla solarità di Claudia Consiglio, Salvatore Corsino ed Antonio Infantino, voci corali ed autorevoli ambasciatori dello stile travolgente dello chef Marco Baglieri.

 

Ristorante Crocifisso

Chef Marco Baglieri

Via Principe Umberto 48,

96017 Noto, SR

(+39) 0931 571151       (+39) 338 8530241

info@ristorantecrocifisso.it

Ristorante I PUPI, la teatralità del Gusto panormita

Quando i programmi della serata saltano, prendono spazio le opportunità, si sincronizzano tempo e luogo, ed alle venti di una sera di vibrante autunno palermitano mi son ritrovata ad ammirare ancora una volta, la carismatica carta delle vivande del RISTORANTE I PUPI, a Bagheria.

L’enciclopedia della letteratura del gusto panormita, la voce dei sapori codificati nella memoria familiare e nel trionfale ed evocativo fascino dei convivi gattopardiani, l’eco a tinte forti dello street food, le ispirate scene cinematografiche delle persiane siciliane, che scompongono la triglia tra le luci scenografiche della salse agrodolci e le ombre delle conturbanti trame dei filetti e delle chips di grano.

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Dichiarato amore per l’Arte che si apprezza nei dettagli di una mise en place di squisita eleganza: lino candido, luci puntuali, cristalli, sedute di comfort assoluto e le esposizioni di pittura d’avanguardia ad impreziosire le pareti ed a captare la nuova onda espressiva di Bagheria, città di liberi pensatori e fulcro d’intelligencija.

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In sala, la professionalità della Sommelier Valentina Purpura e del Personale di leggiadra classe e puntualità, sotto la direzione di Laura Codogno, premiata dalla corrente edizione della Guida dell’Espresso col riconoscimento Fattore Donna. Una sala al femminile, che accoglie e sa illustrare alla clientela internazionale l’enciclopedica e studiata proposta della Cantina, scrigno di unicità dei microcosmi siciliani ed internazionali, e che sa sedurre con la sfavillante selezione di Champagne e distillati.

 

La teatralità del benvenuto dello Chef Tony Lo Coco narra l’epopea delle panelle, delle arancine, del pesce azzurro di Aspra, dei cannoli petit four, dell’iris e del grano spezzato, che da una sponda all’altra del Mediterraneo veicola cultura ed integrazione.

Ogni assaggio brilla di accenti aromatici e di magistrale tecnica esecutiva, sorprendendo con la polifonia dei ricordi di viaggio e delle nuances esperidate dei giardini della Conca d’Oro.

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La supremazia dei pani, l’ambasciata dei grani autoctoni siciliani giunge a tavola fragrante ed espressiva, a donare la sensorialità di frutta a guscio, camomilla e ginestra, estati assolate e sapori indelebili ed identitari, che si svelano dall’assaggio dei grissini di oreficeria e dei lievitati di commovente perfezione, ingioiellati di sesamo e di un perlage che è espressione di lievito madre.

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Come fosse uno spaghetto alla chitarra, il tonno sorprende per l’inedita trama e la sensorialità che rivela ispirazione e magistrale padronanza tecnica, un assaggio che dona sinestesie orientali nel travolgente umami di bottarga e nel sofisticato accento esperidato della perla di yuzu.

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Seppia e ricci: quintessenza salmastra, umoralità domata da antitetiche trame e temperature, un bon bon sfrigolante ed uno shot gelato, trionfali sulle vertebre di pesce, idilliaci e funzionali compendi.

Tutto il carisma della Norma: melanzana, pomodoro e latticini mixati e solisti, ambasciatori di mediterranea eloquenza. 

 

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Tortelli che con eleganza e fragranze oniriche dei pomodori alla brace e delle chips di melanzana, verticalizzano la nuova edizione di un imprescindibile assaggio.

Il timballo di anelletti: l’emotività festiva, la convivialità, la sfavillante sintesi di una portata celebrativa che si ricompone attorno all’essenza di un formato di pasta simbolico.

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Come anelli di una spirale di passionalità senza fine, legati dal fondente formaggio e dal ragù di tonno, ingioiellati da una panure che racchiude l’essenza dei sapori contesi e desiderati.

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Omaggio a Don Ciccio: l’involtino alla brace è un viaggio nella cultura del ricreare, una prova di cucina molecolare ante litteram, che ricrea attraverso ingredienti “poveri”, l’ologramma della “sostanza”, in un ripieno screziato di pinoli, mollata e genialità, che si traduce in una pepita aurea, cesellata di briciole di pane soffiato e voluttuoso tartufo candito.

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I dessert dipingono la stagionalità sintetizzandone la caleidoscopica biodiversità, le conturbanti pesche di Leonforte in un sorbetto che respira la fragranza delle rose del cremoso allo zafferano e i fichidindia rossi, in crema gelata e gel a dare le emozioni di un’estate che a queste latitudini non sa finire.

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E nella destrutturazione del Buccellato, ritrovi il paradigma di un dolce iconico, comunicato nell’essenza degli aromi e degli ingredienti: sablée eterea e fragrante, scrigno di crema agli agrumi e gelato al buccellato, un dessert che negli anni ha affinato registro e forme, e che oggi ha ancora il carisma dell’epifania irresistibile della dolcezza.

 

Ristorante I Pupi

Via del Cavaliere, 59
90011 Bagheria (Palermo)
info@ipupiristorante.it

+39 091 902579