PIANO PRIMO: laboratorio di ricerca e convivialità al ristorante IL SALMORIGLIO

Il desiderio di trasmettere la passione per l’identità del gusto e per la ricerca enologica, le sinergie catalizzatrici di progettualità, la cultura della biodiversità e l’amore per le edizioni limitate stagionali animano le atmosfere conviviali delle nuova avanguardia del panorama enogastronomico siciliano che detta le tendenze: PIANO PRIMO, la cantina-laboratorio del ristorante IL SALMORIGLIO a Porto Empedocle.

Il valore di un vino sta nella sua capacità di trasmettere, in un sorso, l’essenza e l’identità

Attraverso la divulgazione dei principi cardine della viticoltura spontanea, esplorando l’introspettiva essenza dei vitigni e l’evoluzione delle macro ossidazioni, frammentando i microcosmi enologici nelle più iridescenti espressività, durante le cene tematiche di PIANO PRIMO va in scena la coinvolgente riscoperta dell’identità, che si disconnette dall’omologazione.

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Lo chef Alessandro Ravanà, lungimirante ricercatore ed esponente emergente dell’Alta Cucina sostenibile, ha negli ultimi mesi elaborato menù incentrati sulla valorizzazione intimista degli ingredienti, attraverso allitterazioni cosmopolite e tecniche calibrate sull’esaltazione dei sapori, trovando dialogo e preziose ispirazioni nella dialettica dell’enologia intesa come mezzo di divulgazione culturale.

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Attitudine all’ospitalità, carisma interpretativo, audacia espressiva, confronto continuo, orizzonti in divenire e sperimentazione vanno in scena al PIANO PRIMO grazie alla coinvolgente teatralità del gusto e del bere che si snoda tra il banco di preparazione e la tavola conviviale, dove orbitano le etichette selezionate da Giuseppe Cipolla, ricercatore ed esponente di una viticoltura sentimentale ed integra, espressiva ed animata coralmente dalla verità e dal rispetto, che nel tempo trova valore.

 

 

Il pane di grani autoctoni siciliani, le lavorazioni sartoriali del pesce azzurro, i grissini tirati ad arte ed i saggi en primeur inducono sempre a confronti infiniti, animati dalla coralità di ricercate serate che rivisitano sapori ancestrali e divagazioni che abbracciano ogni ambito artististico.

 

Come fosse una porchetta, la spatola vibra della croccantezza pop della cotenna, in un idillio di misticanza e mostarda d’uva, incontrando l’umoralità della salsa ai pinoli: beccafico contemporaneo, eclettismo senza limiti ed espressività sensoriale che tratteggiano la cifra stilistica dello Chef Ravanà.

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Lussuriosa ed iridescente, nelle trame eteree della sfoglia all’uovo e clorofilla e nel voluttuoso ragù di coniglio, dai sussurri umami del fondo bruno e della fonduta: più una millefoglie che un ricordo di lasagne, dall’eleganza che non si dimentica.

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Le ali di razza planano nell’eclettismo della salsa ai capperi screziata di salmoriglio ed agrodolce di cipolla di Castrofilippo. La riedizione del pescato sostenibile che trova slanci coinvolgenti nei sentori mitteleuropei.

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Il rigore ed il classicismo del finacier ispirano un dessert costellato di estro e sensibilità artistica: noci pecan dei colli agrigentini, spezie dolci, cioccolato Dulcey, succosità esperidate e aria di mandorla in un caleidoscopio di trame sensuali.

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Anche stasera, lo Chef Alessandro Ravanà e Giuseppe Cipolla vi aspettano per una nuova cena conviviale al PIANO PRIMO, sempre al ristorante IL SALMORIGLIO a Porto Empedocle, dove la passione è il primo ingrediente manifesto di ogni portata.

PIETRADOLCE, l’essenza ed il misticismo dell’Etna

“Il valore di un vino sta nella sua capacità di trasmettere, in un sorso, l’essenza ed l’identità”

Il valore di un vino, a PIETRADOLCE s’inserisce in un concept iridescente e sfaccettato, rarefatto nei dogmi dalla travolgente leggibilità, grazie all’opera divulgativa che prende respiro nel carisma dei vigneti centenari e decennali coltivati ad alberello: Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Carricante come ambasciatori dell’identità del versante nord della viticoltura del vulcano.

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Leggibilità enologica che si trasmette attraverso l’identità marcata dei singoli terroir

Vinificando separatamente le uve delle distinte particelle si tratteggiano le nuances caratteristiche, esaltando con incisività la preponderante magmaticità dei suoli vulcanici e l’eleganza strutturale delle latitudini pedemontane. La vivacità geologica ed il peculiare microclima di contrada Rampante, a Solicchiata, e di contrada Zottorinoto, hanno nell’escursione termica e nell’irraggiamento solare due fattori caratterizzanti. Fattori che uniti al desiderio della Famiglia Faro di racchiudere nella produzione della Cantina PIETRADOLCE l’anima dei vitigni autoctoni, trovano nel panorama enologico dell’Etna risalto anche grazie all’affermazione nel mercato internazionale.

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Il design della Cantina rivela l’armonia mistica della fusione al territorio, uno studio stilistico rispettoso e lungimirante ha circoscritto l’avanguardia tecnologica nel paesaggio, nello scrigno di ricerca, accoglienza e divulgazione che è oggi PIETRADOLCE.

 

 

I vini PIETRADOLCE sono stati celebrati durante l’ultima edizione di Contrade dell’Etna ed in diversi eventi collaterali alla manifestazione, che hanno avuto negli spazi polifunzionali della Cantina il privilegiato palcoscenico. Entusiasmo ed attenzione della critica hanno accolto le annate correnti, che evidenziano un know how che si affina e coinvolge nella consapevolezza del valore del sapersi distinguere.

 

PIETRADOLCE

SS120, 174

95012 Contrada Rampante,Castiglione di Sicilia, CT

 

MEMORABILIA ZASH: i dieci cult dello Chef Giuseppe Raciti

 

La sonorità che s’infittisce tra le labbra come un bacio, il fluire alchemico del magnetismo dell’Etna diaframmato dallo Jonio che si svela nell’identità di ZASH, memoria onomatopeica che cattura la brezza tra la zagara in fiore e profuma i desideri.

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ZASH è un eden in cui ritrovarsi, nella spiritualità della SPA, nelle atmosfere cangianti dal risveglio al tramonto, che dietro il vulcano ha nuances sempre nuove, e nella squisita ospitalità di design che gli architetti Carla Maugeri ed Antonio Iraci sanno veicolare con infinita eleganza, nell’armonia tra natura totalizzante e ricercatezza sublimata del boutique hotel.

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Iconici e memorabili, i dieci signature dish presentati in occasione dell’attesa cena conviviale, andata in scena i primi di aprile, sono stati legati ad ad arte in un percorso ideato per trasporre l’emblema della leggibilità contemporanea della creatività dell’executive chef Giuseppe Raciti. Senza l’ancora di una connotazione temporale, le armonie che negli anni hanno trovato espressività nelle composizioni dello Chef, hanno saputo scandire con stile e carisma, il ritmo fine dining, sorprendendo come fossero inedite esecuzioni.

I cocktail curati nella miscelazione officinale e nella scenografia evocativa, audaci nell’aromaticità più sofisticata del Bartender Seby Sorbello, hanno saputo intrattenere gli ospiti nell’atmosfera incantata del palmento storico attorno a cui si snodano le sale, rivelando i volumi enfatizzati dal sapiente recupero stilistico della proprietà.

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pomodoro-fragola-scampo-stracciatella, arancino di alici, iris salata al pistacchio di Bronte e pane cunzatu

Avanguardia nella leggerezza percepita, nell’eleganza delle strutture, nell’interpretazione della stagionalità e nel rimando continuo tra l’internazionalità dello stile, della tecnica e della ricerca, e l’audacia introspettiva degli accenti più intriganti, degli agrodolci siciliani sussurrati attraverso le more di gelso dell’Etna o dell’umami mediterraneo del pomodoro verde che diventa preludio dessert.

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Trasparenza di gambero rosso, mandorle, ricci e mandarino

Il servizio sorprende distinguendosi come sempre per saper intrattenere ed enunciare con puntualità, in sala la professionalità del Sommelier Daniele Forzisi e del Maître Giuseppe Romeo ammaliano con la preziosa attitudine a dipingere attraverso carismatiche ricercatezze enologiche la prossimità e l’internazionalità.

 

Tartufo siciliano e more di gelso rosso, fonduta di formaggio e la croccante veste dell’uovo poché sanno sempre intrigare nella polifonia sensoriale della loro armonia: una portata di valenza emblematica, sempre in bilico tra golosità e tecnica magistrale.

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Setosa e velata, la pasta ripiena si fa scrigno per il fondente cuore e gli asparagi selvatici, nell’esaltazione della loro mineralità attraverso l’umoralità iodica della bottarga di tonno di supremo affinamento.

 

La trama onirica è l’idilliaco pairing alla mousse di Datterino ed al fondente di cipollotto primaverile alla brace, dipingono la valenza della pluma di maialino iberico, liberando la portata dalle connotazioni mainstream e ricomponendo attorno all’eloquenza mediterranea la rilettura del gusto.

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La pasticceria dinamica, la versatilità degli ortaggi e dei piccoli frutti, che si fanno tessere di un mosaico ludico che si spiralizza nel brio dell’effervescenza: sorprende ed incanta lo Chef Giuseppe Raciti, nella percezione della sua gioia compositiva, nella rivelazione della sua raffinatezza e nel sapersi sempre proiettare oltre gli schemi.

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ZASH 

chef Giuseppe Raciti

Strada Provinciale 2/I-II n.60

95018 Archi – Riposto (CT) – Sicilia

tel: +39 095 7828932

mobile: +39 3472765552

email: info@zash.it

MARENEVE, l’anima lirica del supremo Federico Graziani

Ho accarezzato la capsula ancora e ancora prima di perdere i freni inibitori e stappare questo flacone custodito con devozione. Brilla di filosofia, mitologia, paradigmatico intuito e lungimirante personalità artistica. Sotto ogni angolazione, accarezzandolo ancora per non perdermi neanche un riflesso, con lo sguardo, la lente MACRO, il desiderio e la sete di sorprendermi ancora, come ogni volta al cospetto di MARENEVE.

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La cosmogonia del vulcano, le piste innevate che hanno l’unicità dello Jonio all’orizzonte, le latitudini estreme che reinventano i vitigni a bacca bianca autoctoni ed internazionali: queste le coordinate di MARENEVE. Si pronuncia come un bacio, un sussurro che resta tra le labbra e le emozioni non appena si fa luce e sorsi.

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Il 2017 è una preghiera, un’annata trascendentale e mistica, a cui affidare un desiderio:

dimmi che t’incontrerò ancora tra dieci anni”.

Perché nell’estasi della leggibilità contemporanea di MARENEVE c’è anche il riflesso iridescente della sua anima in carismatica evoluzione. 

Lungimiranza esponenzialmente enunciata dalle sue voluttuose e travolgenti acidità iodiche e dalle cangianti balsamicità officinali.

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Quasi ancora ipnotizzata dalle nuances di platino e di yuzu, dalla mineralità zen e briosa della pomice, di una stella cadente che non svanisce senza portarsi via una parte della tua anima.

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Ne scorgi la tensione indomita e volitiva, agile nella carezza glicerica che ha il palpito di un battito d’ali di libellula, di cui si palesa l’eleganza solo appena prima che voli via. MARENEVE ti cattura ad ogni sorso con i riflessi più audaci di un microcosmo di more di gelso bianco e buccia di fichi rugiadosi del primo mattino, di foglie di lavanda che accarezzi passeggiando fino al mare, raccogliendo le mandorle acerbe che profumano di benzoino. Sorsi cangianti, ora enigmatici, ora dichiaratamente seducenti, nella succosa salinità che resta tatuata sul cuore, come la brezza delle spiagge adamantine e selvagge di Vendicari.

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Di mare e di neve, in una dicotomia perpetua che ti fa desiderare la felicità con cui sa dialogare coi crostacei, i ricci, i risotti, i fritti augurali, i masala thai, i formaggi allo zafferano e la pasticceria.

MARENEVE, l’anima lirica del supremo Federico Graziani.

Per info

http://fedegraziani.it/contatti/

Locanda Gulfi, la cosmogonia dell’enologia e del gusto ibleo

Il respiro ibleo che ti accarezza lungo il bucolico percorso che dalla statale ti connette al cuore pulsante della cattedrale dell’enologia ragusana, fino a lasciare spazio allo stupore del magnetismo, che si rivela una volta varcato il cancello della tenuta Gulfi.

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La Locanda Gulfi accoglie con un panorama privilegiato sui vigneti e sull’altopiano, dove il riverbero del mare arriva fino a lasciar scorgere Malta, e l’Etna oltre i boschi e gli uliveti secolari.

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l’executive chef Carmelo Floridia

La moderna e funzionale cantina dialoga senza soluzione di continuità con la monumentale cucina a vista, teatro scenico dell’executive chef Carmelo Floridia, ambassador dell’eclettismo dei vini Gulfi.

Alla lungimiranza imprenditoriale della Famiglia Catania si deve la tutela dei vitigni autoctoni, glorificati dal know how dell’enologo Salvo Foti. Oggi più di settanta ettari di vigneti si estendono nel comprensorio della Sicilia Orientale, e sono emblema di simbiosi con l’ecosistema.

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Dell’antologia della filosofia dello chef Carmelo Floridia, travolge l’anima identitaria di una Sicilia che si manifesta nella passionalità dei sapori, ma che arriva alla sublimazione nell’eleganza della tecnica dell’Alta Scuola francese. Mare e Terra nell’espressività del menù, soavemente accentato dalle spezie e dagli aromi officinali, corale armonia tecnica e brillante autorevolezza esecutiva.

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Fondente e zen, l’alchimia di asparagi bianchi e verdi s’interfaccia al tartufo e sesamo tostato, nella brillante esegesi dell’uovo.

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Analogie e complessità minerali tra seppia e topinambur, idilliache cremosità e tostature che si verticalizzano nel grano soffiato.

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L’anima dei grani autoctoni integrali nei maccheroncini al ragù di cinghiale, rara eleganza ed inedita sottrazione d’opulenza che rivela leggerezza e brio.

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La panure alla carrittera è una didascalia della trinacria, che dona leggibilità ed espressività nella composizione di agnello ibleo. La crema di carote allo zenzero e le doppie chips aromatiche dipingono con estro il classicismo ricercato.

Il carosello dei dessert si apre col voluttuoso sorbetto ai datteri e seduce con una lodevole rilettura di castagne e meringa, nell’abbinamento alla preziosa biodiversità delle meline Cola e delle nocciole dell’Etna. Confidando nel privilegio del pairing del centellinato passito di Nero d’Avola, una riserva di famiglia di indimenticabile fascino.

Il Servizio di Sala accoglie con gioiosa professionalità, rivelando nello studio degli abbinamenti della superba selezione della Cantina Gulfi, l’anima più audace della maison.

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Carjcanti 2015  brilla di una vivacità di rugiada balsamica, nell’adamantina iridescenza di un quarzo citrino. Dipinge le scene più espressive di un vitigno che dall’Etna agli iblei non smette mai di ammaliare.

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tagliolini ceci, triglia, finocchietto e aroma di limone

Tutte le domeniche il belvedere della Locanda Gulfi ospita pranzi tematici per gioire della convivialità di un’esperienza da ripetere al più presto.

Ristorante visitato a dicembre 2018.

Locanda Gulfi

c.da Patria sn,

Chiaramonte Gulfi RG

Aspettando Natale, il nuovo menù del Ristorante CROCIFISSO, a Noto

Aspettando Natale, il fascino cosmopolita e ricercato dell’interior design del Ristorante Crocifisso a Noto, capta la festività augurale attraverso l’intimità adamantina e sofisticata delle luci d’atmosfera, magicamente armonizzate dalla raffinatezza sussurrata di Vanessa Cannarella, che orchestra la più indimenticabile ospitalità e gli accenti artistici più preziosi.

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Affidarsi al talento assoluto del Sommelier Gian Marco Iannello, guidati nel proprio personale viaggio nella ricercata carta dei vini, condurrà alla scoperta di una cantina di rara eloquenza e cultura enologica. Selezioni audaci, le più carismatiche etichette nazionali ed internazionali e la cosmogonia dei distillati, saranno enunciate interpretando i desideri degli ospiti.

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Nei volumi polifunzionali delle sale, rivelano le nuances lounge ed il light design che  sottolineano ogni portata che nasce dalla creatività dello chef e patron Marco Baglieri, piatti che sanno sempre captare la sensorialità oltre la componente emozionale, ammaliando anche con la ricercata mise en place, l’eleganza dei lini candidi e la cristalleria.

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Saper narrare l’espressività di ogni singolo ingrediente stagionale, interpretare l’essenza dei grani autoctoni siciliani come mai nessuno prima nel ventennio appena trascorso, esprimere incisività, squisitezza compositiva, magistrale abilità tecnica e rilettura personale della biodiversità del territorio ibleo, che abbraccia mare e altopiano. Esemplarità che descrivono solo alcune delle complesse ed esponenziali sfaccettature dello stile dello chef Marco Baglieri, esponente maximo dell’Alta Cucina di una Città, Noto, emblema UNESCO.

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Lo Chef reinventa il suo benvenuto nello sfavillante mantecato di baccalà, che si verticalizza nella fragranza di un lapillo coronato dal cappero e dalla salsa aioli, a cui si arriva attraverso il dualismo della ventresca di ricciola affinata ed accarezzata dalla verve esperidata dell’arancia e dell’aneto.

Come un diamante aureo, il carciofo incontra la dolcezza minerale della spuma voluttuosa di topinambur, impreziosita dai riflessi umorali ed impalpabili della liquirizia. Climax d’infinite texture ed analogie studiate con rara autorevolezza.

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La rivoluzionaria edizione dell’Uovo68 seduce svelando il simbolismo di una cremosità che è espressione di strutture polifoniche: robiola di capra girgentana montata, fondente armonioso di uovo poché e la tridimensionalità delle spontanee croccanti, della panure mediterranea e della passionalità del tartufo.

Il gulasch ispira la polifonia travolgente della guancia di vitello, fondente e strabiliante nella tessitura, eclettica nel brio della salsa al peperone di fruttata  armonia e delle cime di rapa vibranti di clorofillica mineralità.

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Come fosse una scaccia iblea, la lasagnetta esprime all’assaggio inedita leggerezza: tulle di sfoglia danza tratteggiando la passionalità del maiale battuto al coltello, in un idillio carezzevolmente piccante, che evidenzia la dolcezza dei broccoletti, in un ologramma di ricordi asiatici e partenopei, dipingendo la millenaria cultura siciliana, costellata di contaminazioni del gusto.

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La nuova anima BBQ della ricciola à la matelote dona enfasi alla sensorialità, attraverso un brillante esercizio di stile che preserva la vellutata anima delle fibre del pesce, e dialoga col fondente agrodolce caleidoscopio di capperi, filetti di pomodoro, cipolla e passionale panure alle olive nere iblee.

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La padronanza della tecnica e la sottrazione d’avanguardia delle sovrastrutture e dell’opulenza, affascinano nella doppia trasposizione del maialino: istituzionale nei sentori di rosmarino della pancetta, e totalizzante nella purezza del filetto. Nel sublime purée ai capperi traspare l’eco dell’opera di Joël Robuchon. Le carni si specchiano nel fondo bruno, nelle cipolline confit e nel vibrante ristretto di vino rosso. Gioie e sorprese cangianti al palato.

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Il Ristorante Crocifisso a Noto è sempre la scelta indovinata per perdersi nella sconfinata letteratura del gusto, nell’atmosfera sofisticata ed accogliente di un design curato, contemporaneo e di continua ricerca.  

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Il Servizio di Sala di soave professionalità, è affidato alla solarità di Claudia Consiglio, Salvatore Corsino ed Antonio Infantino, voci corali ed autorevoli ambasciatori dello stile travolgente dello chef Marco Baglieri.

 

Ristorante Crocifisso

Chef Marco Baglieri

Via Principe Umberto 48,

96017 Noto, SR

(+39) 0931 571151       (+39) 338 8530241

info@ristorantecrocifisso.it

Feudi di San Gregorio al Merano WineFestival 2018

Il Merano WineFestival 2018 appena concluso ha sancito l’indiscusso successo del simposio food&wine più glamour d’Italia, in termini di partecipazione ed eccellenza espositiva, vantando una selezione di quasi mille case vitivinicole tra le migliori in Italia e nel mondo, e di un centinaio di artigiani del gusto. 

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Tra gli appuntamenti più importanti del ricco programma del WineFestival, particolare richiamo etico e divulgativo ha avuto la tavola rotonda sul futuro del vino, prendendo atto del possibile impatto del cambiamento climatico sulla vinificazione. Le nuove opportunità nella produzione suggerite dai mutamenti climatici, la valorizzazione dell’anima dei vitigni Irpini e l’identità stilistica sono da sempre risorse di Feudi di San Gregorio.

La nascita di un vino ha lo stesso processo creativo di un’opera d’arte.

“L’amore e la passione nella cura delle piante, l’impegno nella raccolta dell’uva e la pazienza nell’attesa che il vino sia maturo, fanno sì che ogni bottiglia esprima la sua personalità e diventi un’opera d’arte.”

È con questo approccio che a Feudi di San Gregorio nascono le collaborazioni con grandi maestri e giovani di talento, volte a continuare e far crescere la volontà di uno scambio continuo di conoscenza e creatività fra il vino e l’arte. Gli stessi sentimenti ed emozioni che conducono il percorso creativo di un artista, che ha la finalità di realizzare una scultura, uno scatto fotografico, un quadro, un’installazione, hanno espressione nella vinificazione.

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Al Merano WineFestival 2018, ho avuto il privilegio e l’opportunità di confrontarmi con la lungimirante visione artistica e programmatica di Federico Graziani ed Alessandro Palmieri, Ambassador di Feudi di San Gregorio e massimi esponenti dell’enologia italiana.

Ho imparato che l’asprezza di un territorio come l’Irpinia sa esprimersi artisticamente, in una palette sensoriale intarsiata di cultura ed ancestralità. La ritualità acquisita dal patrimonio culturale ed il mutevole fattore climatico hanno esponenziale riscontro sui vitigni autoctoni Fiano e Greco, caratterizzati dalla seducente espressività di latitudini mediterranee che incontrano la mineralità vulcanica di Feudi di San Gregorio.

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Campanaro 2017 in degustazione è l’emblema della denominazione Irpinia Bianco DOC, lucente di un’eleganza innata, che sa donarsi nell’eclettismo di una mineralità mai sottotono, costellata di brio e vivacità. Al calice svela i riflessi dei diamanti gialli, la calda audacia della cera d’api e dei gelsomini, sorprendendo attraverso la carezza balsamica della lavanda e gli accenti esperidati del pompelmo. Seduce col la morbidezza glicerica più introversa, che sa dare spazio alla complessità sfaccettata che custodisce l’alchemica sapienza degli Artisti del Vino di Feudi di San Gregorio.